“Una politica per gli affitti” – QN Giorno, Resto del Carlino, La Nazione – 26 Settembre 2015 – Mobilità abitativa per lavoro, studio… – Achille Colombo Clerici

di Achille Colombo Clerici

Il censimento del 2011 ci offre i dati della mobilità abitativa su base annua in Italia, dai quali risulta che  hanno cambiato casa/residenza nell’anno precedente la rilevazione, per motivi fra i quali il principale dovrebbe esser quello di lavoro, solo 5,5 abitanti su cento. Esclusi emigranti, immigrati e nuovi nati.

Secondo i dati Istat Datawarehouse per l’Italia – Eurostat Population and Housing Census per gli altri Paesi europei – ACS per gli Stati Uniti – siamo il fanalino di coda del mondo occidentale. A cambiar casa nei PAESI BASSI sono 7,9 abitanti su cento; nel BELGIO  9,5; In FRANCIA  10,9; nel REGNO UNITO  11; in PORTOGALLO  11,2; in SVEZIA 11,4; in DANIMARCA 12,1; negli STATI UNITI sono 14,5.

Uno dei principali motivi della “staticità” degli italiani è il fatto di essere proprietari dell’abitazione nella quale vivono, fenomeno che vede l’Italia ai primissimi posti in classifica, con oltre il 74% (un altro 9% abita in case a titolo in qualche modo equivalente alla proprietà) delle famiglie che si trova in questa condizione.

E’ evidente che in una fase storica quale l’attuale, in cui si accentua ogni tipo di disuguaglianza anche grazie al crearsi di aree a forte sviluppo occupazionale contrapposte ad altre che presentano una spiccata assenza di fonti di lavoro, occorre permettere ai lavoratori di seguire l’offerta di lavoro.

E gli stessi processi di ristrutturazione aziendale o istituzionale sono favoriti se c’è la mobilità abitativa.

La recente vicenda degli insegnanti costretti a trasferimenti anche di centinaia di chilometri dal luogo di residenza ne è la cruda rappresentazione.

Ma non è semplice trasferirsi quando si è proprietari di una casa della quale magari si sta ancora pagando il mutuo.

L’ alta percentuale di abitazioni occupate a titolo di proprietà è il frutto di una politica pluridecennale che ha favorito l’acquisto a scapito della locazione.
Le esenzioni dalla Imu e dalla Tasi promesse dal Governo Renzi e non accompagnate da un parallelo e contestuale alleggerimento del carico fiscale sulle locazioni sono l’esempio di un provvedimento dalle buone intenzioni che in pratica, però, accentuerà lo squilibrio esistente.

E’ prioritario quindi rilanciare l’affitto per favorire la mobilità del lavoro come ha recentemente sostenuto all’annuale convegno di Confedilizia a Piacenza il viceministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Morando. Una tesi da noi sempre sostenuta.
Punto da cui partire è garantire, all’investitore negli immobili destinati alla locazione, un rendimento pari a quello offerto da altre forme di investimento, riducendo l’abnorme tassazione che  grava sulle cosiddette “seconde case”, quali sono gli alloggi in locazione considerati dal Fisco alla stregua delle ville al mare e ai monti.

Poi bisogna garantire al proprietario il rispetto dei termini contrattuali, in altre parole   la disponibilità dell’immobile al termine della locazione. Casi di particolare fragilità sociale – famiglie che per perdita del posto di lavoro, malattie od altro meritano particolare attenzione e riguardo – non vanno accollati all’incolpevole “padrone di casa” chiamato a svolgere una funzione sociale che non gli compete – ma sostenute da politiche sociali attive.

foto presidente 131

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