Archivio per ottobre 2015

Raffaele Cantone: “Milano Capitale Morale d’Italia” – Colombo Clerici presidente di Assoedilizia commenta

ottobre 29, 2015

A s s o e d i l i z i a

Rispondendo alla gradita affermazione di Cantone “Milano è tornata ad essere capitale morale del Paese”

COLOMBO CLERICI: MANI PULITE, UNA CURA DOLOROSA PER LA RINASCITA

L’affermazione di Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione, secondo la quale “Milano è tornata ad essere la capitale morale del Paese” è stata accolta con netta soddisfazione negli ambienti politici e imprenditoriali della città.

“Milano si è rigenerata da tangentopoli ad ora. Dal fondo del baratro ai nostri giorni sono passati più di vent’anni durante i quali c’è stata una profonda catarsi, tanto più profonda quanto lo è stata l’azione chirurgica, a tappeto condotta da mani pulite.
Il tessuto sociale nel suo complesso ne è rimasto inciso.” afferma il presidente di Assoedilizia  Achille Colombo Clerici. Che così prosegue: “E’ purtroppo nella fisiologia delle vicende umane il guastarsi, il degradarsi del senso morale dell’autodisciplina quando per lungo periodo la società si addormenta sul proprio benessere diventando preda di un progressivo lassismo.

Milano, non dimentichiamolo, ha pagato molto duramente la “purga del ’94” rimanendo quasi paralizzata per 10 anni nel suo processo di sviluppo soprattutto nel campo dell’economia immobiliare: che, non dimentichiamolo, è trainante di tutta l’economia.
Ma non ha pagato invano.
Allora sembrava che anch’essa non avesse anticorpi.
Li ha trovati soffrendo come individualità e come collettività.
Tangentopoli è stata veramente il giro di boa dall’ euforia acritica del boom degli anni ’60, alla consapevolezza che dovrà contraddistinguere gli anni a venire.

L’ossatura portante della sua rinascita economica e morale è rappresentata dalla rete di quella miriade di operatori privati che, forti solo della propria energia, della propria intraprendenza, della propria laboriosità, hanno saputo tenere in vita e rafforzare il reticolo virtuoso della operosità lombarda.

Expo è la visualizzazione di questa rinascita.

Anche Roma, se l’azione purificatrice in corso sarà efficace, troverà i suoi anticorpi, stiamone certi.”

foto presidente 87

 

“Unione europea e Stati di fronte alle sfide dell’immigrazione”. Università Studi di Milano – Convegno, “Destination Europe: how to cope with the Migrant Crisis” Valerio Onida e Marilisa d’Amico

ottobre 28, 2015

Istituto Europa Asia
Europasia
Europe Asia Institute

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di Benito Sicchiero

Un ciclo di workshop internazionali all’Università Statale di Milano

IL CICLONE IMMIGRAZIONE E L’ INTEGRAZIONE: LA RISPOSTA ITALIANA ED EUROPEA

Riflettere sul tema dell’immigrazione e dell’integrazione a partire dalle ricerche in corso, dai resoconti sul ruolo delle istituzioni e dall’analisi di progetti di governance e relativo impatto a livello locale, nazionale ed europeo.
È l’obiettivo del ciclo di workshop internazionali dal titolo Destination Europe: how to cope with the Migrant Crisis nell’Università Statale di Milano.
Promossi da DIReCT (Discrimination and Inequalities Research StrategiC Team), gruppo di ricerca strategica dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con il Centro Politeia e i dipartimenti di Scienze giuridiche “C. Beccaria”, di Scienze sociali e politiche, di Studi internazionali, giuridici e storico-politici e di Diritto pubblico italiano e sovranazionale,  gli incontri riuniscono studiosi ed esperti italiani e stranieri di varie discipline – filosofia politica, etica pubblica, diritto costituzionale e dell’Unione Europea, scienza politica, sociologia, antropologia e demografia – chiamati a confrontarsi su un tema centrale nel dibattito politico d’oggi.

Iniziato con il workshop dal titolo “Immigration, Democracy and Justice”, di taglio prevalentemente filosofico-politico, il ciclo si conclude il 28 ottobre con “Immigrazione tra politica e governance: quale integrazione?” incentrato sui progetti di governance e sostenibilità a livello internazionale delle politiche sui flussi migratori.

In mezzo – secondo incontro – l’analisi del ruolo delle istituzioni europee e italiane in materia di immigrazione dal titolo “Unione europea e Stati di fronte alle sfide dell’immigrazione”.
La sessione pomeridiana, introdotta da Maria Elisa D’Amico della Statale e conclusa da Valerio Onida, Presidente emerito della Corte Costituzionale, ha affrontato il tema “Flussi migratori e status dello straniero: il punto di vista del Diritto Costituzionale”.

Va detto anzitutto che i dettati contenuti nella nostra Costituzione, a suo tempo da taluni considerati talvolta fuori dalla realtà, si sono dimostrati profetici nell’attuale emergenza-immigrazione. Anche le leggi che regolamentano il fenomeno sono adeguate, quello che manca è la capacità organizzativa. Ad esempio: a fronte di circa 60.000 richieste di asilo politico – ciascuna delle quali abbisogna di una specifica istruttoria – sono a disposizione non più di 30.000 posti nei centri di accoglienza. Gli altri richiedenti vengono ospitati in strutture private (alberghi, campeggi ecc.) con considerevole spreco di risorse e magari arricchimenti illeciti come testimoniano il Cara di Mineo (Sicilia) e mafia Capitale a Roma. Le commissioni sono poche e composte da funzionari distaccati “part time” da altri uffici. D’altro canto, non c’è il diritto di trattenere l’immigrato oltre un ragionevole periodo; mentre il respingimento quando viene operato dalla Questura viola l’art. 13 della Costituzione perché non preceduto da sentenza del giudice. E comunque il respingimento viene espressamente indicato come episodio eccezionale.
Sui diritti e doveri. Pur essendo garantiti i diritti fondamentali a tutti – cittadini italiani ed immigrati – c’è distinzione tra le due categorie di residenti: ad esempio, il diritto elettorale. Uguaglianza non sempre è equiparazione.  Ma lo stato delle cose è in continuo cambiamento; una recente sentenza consente anche agli stranieri il servizio civile.

Sempre secondo la Costituzione i rapporti internazionali sono regolati dal rapporto con le persone, non con gli Stati che le rappresentano.  Ciò risponde alle obiezioni sulla reciprocità: perché noi concediamo ai musulmani sul territorio italiano diritti che a noi non vengono riconosciuti negli stati islamici? Perché ciascuno Stato regola come vuole i rapporti con i residenti entro i propri confini.

L’attuale flusso migratorio è diverso da quello del secolo scorso quando i Paesi avevano bisogno di manodopera (Usa, Brasile, Canada, Argentina, Francia, Germania, Svizzera ecc.) perché la loro popolazione era insufficiente allo sviluppo economico. Oggi i flussi – alimentati dalla globalizzazione dell’informazione – generati da ragioni economiche e sociali, puntano su Paesi talvolta in difficoltà per conto loro.

Allora, alle immigrazioni i Paesi ospiti avevano risposto, sostanzialmente, con modelli culturali diversi che possiamo definire, semplificando, Assimilazione e Separazione.

Assimilazione è il modello francese. Si dice all’immigrato: hai gli stessi diritti, ma anche gli stessi doveri dei cittadini francesi. Ad esempio, essendo la Francia uno Stato laico, nessuna esibizione di simboli religiosi: velo islamico, kippah, crocefisso. Uguaglianza, ma si disconoscono i diritti individuali, nel caso la libertà di esprimere la propria fede.

Separazione è il modello Usa. Si consente all’immigrato, che comunque ha giurato di rispettare la Costituzione, di mantenere propri usi e costumi: così sono nate le Little Italy, le China Town. Diritto cioè alla differenza, libertà individuale e collettiva. Ciò ha però generato forme di separazione e di razzismo: mezzi pubblici, ospedali, scuole, persino servizi igienici riservati esclusivamente alla popolazione di colore.

Foto: Il presidente di Europasia Achille Colombo Clerici con Valerio Onida e Marilisa d’Amico

Colombo Clerici con Onida e D'Amico

 

Laura Boldrini all’ Ispi Milano – Lectio magistralis: “Quale Europa per affrontare le sfide globali”

ottobre 28, 2015

Istituto Europa Asia
Europasia
Europe Asia Institute

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Laura Boldrini all’Ispi sull’Europa alle prese con sfide globali RISCOPRIRE LA GRANDE UTOPIA DEI PADRI FONDATORI

Benito Sicchiero

Nel 1941, mentre i popoli europei si massacravano nella Seconda Guerra Mondiale, che per l’Europa si ridusse ad essere una guerra civile, un gruppo di giovani utopisti – Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann – confinati dal fascismo nell’isola di Ventotene elaborarono un Manifesto che divenne anni dopo, a tragedia conclusa, l’ispiratore dell’odierna Unione Europea. Altri confinati ed esponenti antifascisti contribuirono alle discussioni che portarono alla definizione del testo. La “follia” vinse. Ed è a questa santa follia che Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, ha fatto appello nella lectio magistralis “Quale Europa per affrontare le sfide globali” rivolgendosi ad altri giovani, gli allievi del Master in Diplomacy e del Master in International Cooperation dell’Ispi di Milano. Come ha ricordato l’ambasciatore Giancarlo Aragona, presidente dell’Ispi, l’iniziativa si inserisce nell’ambito di incontri con alti esponenti delle Istituzioni per offrire occasioni di dialogo su temi di rilievo per lo scenario globale. Presenti Autorità Civili e Militari, ed il Prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca.

Oggi sull’Europa non piovono bombe – per fortuna – ma gravi emergenze che rischiano di mandare in frantumi quell’Unione nata dal sangue e dalla saggezza dei padri. Le principali si chiamano strapotere della finanza ed immigrazione.

La disuguaglianza in Italia è aumentata del 33% dal1980 ad oggi, mentre in Europa “solo” del 12%; il ceto medio sta scomparendo con una piccola parte che si arricchisce mentre la maggioranza scivola verso la povertà: negli anni della crisi il 10% più povero ha perso il 27% del potere d’acquisto, il 10% più benestante il 5%;  oltre il 40% dei giovani è senza lavoro, e – peggio – senza speranza.  Una parte dell’Europa, quella dell’Est più decisamente anticomunista, eleva muri e filo spinato per difendersi dai profughi (difendersi da chi, quando i profughi, secondo i trattati internazionali, vanno protetti, non respinti) invece di concorrere a creare corridoi umanitari in grado di evitare migliaia di tragedie. Un numero grande sì, forse uno-due milioni, che resta sempre una percentuale dello zero virgola per un continente di mezzo miliardo di abitanti.

Ebbene questi grossi buchi neri dell’Europa sembrano far dimenticare quanto essa di buono ha fin qui prodotto: una pace che dura da 70 anni – se non si considerano Jugoslavia e Ucraina le cui responsabilità vanno cercate altrove – , un  benessere mai registrato nella storia, una moneta unica e la possibilità di viaggiare senza confini in 19 Paesi, Erasmus e quant’altro.

Ciononostante l’Europa si sta dividendo: nord contro sud per le politiche economiche e fiscali (ancora pochi mesi or sono alcuni governi ipotizzavano la cacciata della Grecia dall’UE), est contro ovest per la politica sull’immigrazione. E sempre i governi ci dicono: Questa scelta sgradevole ce la impone l’Europa. Ma quale Europa se l’Europa sono essi stessi? In realtà non intendono rinunciare ai loro poterucoli locali, si battono l’un contro l’altro boicottando una comune politica: difesa, economia, fiscale, estera. Per accontentare i loro elettori, non per il bene dei loro figli.

Oggi l’Unione Europea è in mezzo al guado. Può diventare, avendone tutte le possibilità, grande interlocutore tra i grandi; o dissolversi a favore dei poteri forti mondiali. E’ indispensabile che da subito rinasca la grande utopia dei padri fondatori per tradurla nella realtà, è necessario innamorarsi di nuovo dell’Europa Unita.  Restare fermi, chiudere gli occhi di fronte alle sfide, sarebbe la fine di un grandioso progetto.

 

Assoedilizia – Colombo Clerici: superare la “politica dei differenziali fiscali” fra le abitazioni locate (contratto libero e contratto agevolato) nonché i pregiudizi vero le abitazioni non occupate

ottobre 27, 2015

A s s o e d i l i z i a
Property Owner’s Association Italy Milan

Intervenendo a MilanoDomani sul problema della tassazione immobiliare

Colombo Clerici: superare la “politica dei differenziali fiscali” fra le abitazioni locate (contratto libero e contratto agevolato) nonché i pregiudizi vero le abitazioni non occupate

“Se introdurre un sistema fiscale premiante per chi affitta alloggi a canoni moderati è virtuoso sul piano sociale, non lo è altrettanto sul piano economico perché non genera alcun investimento che incrementi  l’offerta in locazione e sostenga i valori di mercato. Affinché ciò avvenga è necessario abolire la “politica dei differenziali fiscali” che vorrebbe (riecheggiando lo spirito dell’equo canone) un sistema fiscale differenziato, e penalizzante, per chi loca a canone libero rispetto a chi loca a canone concordato e inoltre per chi possiede alloggi non occupati. In altri termini è un bene l’azione di incentivo della locazione agevolata, ma non lo è ugualmente la parallela azione dissuasiva verso la locazione libera.”

Lo ha detto il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici al Tavolo sulla casa, con il senatore Franco Mirabelli, organizzato da MilanoDomani al quale ha presenziato il sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Spiega Colombo Clerici. Da molti anni in Italia sono stati tagliati i fondi per l’edilizia residenziale pubblica e l’housing sociale si è dimostrata una goccia nel mare della necessità, soprattutto nelle grandi città. Per altro verso la mobilita abitativa a fini di studio, di lavoro, di socialità è ingessata da un penalizzante rapporto che vede una sbilanciata predominanza di “prime case” in proprietà. E’ necessario quindi invogliare i nuovi investimenti privati in case da offrire in affitto. Oggi tali investimenti sono ridotti a zero perché non redditizi proprio a causa del regime di tassazione troppo oneroso; ne’ l’agevolazione per i contratti a canoni concordati vale a tale effetto.

Colombo Clerici ha ricordato come il presunto elevato numero di alloggi non occupati (e non, come si scrive spesso erroneamente, ‘sfitti’: una nozione che si presta a definizioni arbitrarie basata com’è su un elemento intenzionale tutto da dimostrare ) del quale d’altronde non esiste  un dato affidabile, nella maggior parte dei casi non sia una scelta volontaria dei proprietari degli alloggi; sui quali d’altronde continuano a gravare oneri fiscali, di gestione, di manutenzione ordinaria e straordinaria e quant’altro. E’ che l’offerta non riesce a incontrare la domanda per difetto di mercato e non per altre ragioni.

foto presidente 62

“La cultura non si omologa” QN, Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione 24 ottobre 2015 – Achille Colombo Clerici

ottobre 26, 2015

“La cultura non si omologa”. QN, Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione 24 ottobre 2015 – Achille Colombo Clerici

Dalla lista del patrimonio mondiale di 125 Paesi, elaborata dall’UNESCO, risulta che l’Italia è il Paese che detiene il maggiore patrimonio culturale del mondo, in termini di monumenti, musei, chiese, monasteri, palazzi e castelli, ma anche di beni paesistici e paesaggistici. Seguono Spagna, Francia, Germania, Repubblica Popolare Cinese.

Il ruolo di leadership attribuitoci ci convince che i valori della nostra cultura, della nostra civiltà, non possano essere sacrificati sull’altare di una omologazione che discende anche da politiche unitarie del governo europeo, spesso improntate a visioni che trascurano le nostre peculiarità.

In Italia si registra da qualche anno un progressivo venir meno di tradizionali attività, competenze, capacità nei diversi campi dell’artigianato, dell’arte, della agro ed enogastronomia, della creatività.  Anche questi valori concorrono, insieme ai beni culturali sul territorio a costituire il patrimonio italiano “da presentare” al mondo intero a fini culturali ed a fini turistici e commerciali.

Un’affermazione che si va diffondendo in certi ambienti: se un’attività, un’azienda non sono competitive è meglio che chiudano.

Se volgiamo il discorso in termini di mera competitività economica, condanniamo alla estinzione tutte le attività artigianali tradizionali che contribuiscono alla ricchezza dell’Italia, portando il Paese verso un livellamento al basso.

Inoltre, una nazione non è un semplice sistema economico: ma è un insieme di realtà, oltre che economiche, morali, storico e socio-culturali, caratteriali (mentalità) che non vanno coartate, ma assecondate e messe a profitto.

E’ bene quindi che nel dibattito che riguarda l’atteggiamento politico/amministrativo verso tutto quanto è la vera ricchezza nazionale si cominci ad introdurre la categoria concettuale dei beni turistici: nell’intento di promuovere anche l’insieme delle attività, delle tradizioni, delle funzioni, dei beni culturali materiali ed immateriali, in grado di determinare l’ attrattività del luogo e dell’ambiente.

presidente Venezia maggio 2015

PIONIERI ITALIANI IN CINA – Gilberto Perego e Antonio Airò – Presentazione del libro nella sede della Biblioteca Ambrosiana

ottobre 23, 2015

Istituto Europa Asia
e
Europe Asia Institute

Il libro di Gilberto Perego e Antonio Airò presentato alla Biblioteca Ambrosiana

PIONIERI ITALIANI IN CINA GIGANTI DELLA FEDE E DELLA SCIENZA

E’ stato presentato all’apertura della Classe di studi sull’Estremo Oriente organizzata dall’Accademia Ambrosiana di Milano il libro di Gilberto Perego e Antonio Airò dal titolo “Pionieri Italiani in Cina-Giganti della fede e della scienza” edito da Mediaspaul (192 pagg con diverse illustrazioni, 12 euro), giunto alla seconda e ampliata edizione, arricchito della pregevole traduzione in mandarino di don Giuseppe Zhang Zhe, cappellano della Comunita’ cattolica di Milano.  I due autori che già ebbero a pubblicare “Sulle orme di Matteo Ricci” nel 2007 con le edizioni  Aracne”, hanno inteso con questo nuovo lavoro approfondire i rapporti tra Vaticano e  Governo Cinese di questi ultimi decenni, mettendo in risalto il significato particolare del messaggio personale che Giovanni Paolo II  fece avere a Deng Xiaoping, tramite il senatore Vittorino Colombo, fondatore e primo presidente dell’Istituto Italo-Cinese, già  presieduto dal. Cavaliere di Gran Croce Achille Colombo Clerici che oggi è al vertice dell’Istituto Europa Asia.

Proprio Colombo Clerici, nella prefazione, rileva una poco conosciuta evidenza storica: l’Italia è stato il Paese che ha avuto un più lungo, fertile e mutuo scambio con la Cina, a cominciare dalla notissima avventura di Marco Polo. Curiosamente – prosegue la prefazione – la storia di questi rapporti ha spesso a che fare con la religione. Pensiamo al coraggioso frate perugino, Giovanni Pian del Carpine, ambasciatore di Papa Innocenzo IV presso il Gran Khan Guyuk nel 1246 a Karakorum; o al gesuita marchigiano Matteo Ricci “cinese tra i cinesi”, ancor oggi ricordato in Cina come uno dei più importanti intellettuali della storia. Oltre a questi personaggi, certamente noti al grande pubblico, il volume ripercorre storie, anche minute, di uomini instancabili e ispirati che hanno gettato ponti, aperto strade di dialogo, spesso usando il linguaggio dell’arte e della scienza.

“Il vero rifondatore delle relazioni tra Italia e Repubblica Popolare di Cina nel XX secolo – scrive Colombo Clerici – è stato il più volte ministro e, a coronamento della carriera, presidente del Senato Vittorino Colombo – al quale mi legavano innanzitutto amicizia e una lunghissima frequentazione –  che proprio sulla cultura, sul dialogo e sul confronto (anche religioso) senza preconcetti ha riscosso apprezzamenti lusinghieri dall’establishment cinese, a cominciare dal premier Zhou Enlai. L’auspicio – conclude – è che gli storici rapporti politici, culturali ed economici fra Italia e Cina, grazie anche ad Expo, si rafforzino e che l’Italia, guardando alla sua storia e ai suoi protagonisti, rilanci il suo ruolo di interlocutore privilegiato in Europa del grande popolo della Terra di Mezzo”.

E proprio Expo viene citata dal sindaco di Milano Giuliano Pisapia nella presentazione del libro avendo Milano preso il testimone da Shanghai. “Expo, dove la Cina è presente con tre bellissimi padiglioni – scrive –  è un volano per il rafforzamento della collaborazione tra le nostre imprese e i nostri popoli. E persegue, con Shanghai, il comune obiettivo di uno sviluppo più sostenibile che, a partire dalle città, possa dare un futuro più vivibile e più equo a tutto il Pianeta”.

L’intendimento di Airò e Perego nell’elaborare “Pionieri italiani in Cina”, è stato quello di valorizzare il messaggio – cioè la lettera – di Giovanni Paolo II del 1983, al leader comunista Deng Xiaoping, affidando la missione ad un ambasciatore sui generis e per di più laico e per niente inserito nelle sfere del Vaticano: lo stesso Vittorino Colombo.

Un incarico straordinario che meritava un approfondimento. Ed è per questo che gli autori hanno inteso inserirlo nei principali rapporti tra Italia, Vaticano e Cina tessuti da uomini straordinari: Giovanni Pian del Carpine, Giovanni da Montecorvino, fra Giovanni Marignolli, Odorico da Pordenone, il bresciano Giulio Aleni, il trentino Martino Martini il milanese Giuseppe Castiglioni, il friulano Celso Costantini e tanti altri. Un intero capitolo è dedicato alla meravigliosa avventura di Marco Polo, il più grande esploratore terrestre di tutti i tempi e di tutti i Paesi.

Nella prima parte del libro, Perego e Airò sostengono come l’Italia – almeno sino alla metà del XVII secolo –  sia stata l’attore principale in Occidente dei rapporti con l’impero Cina.  Dopo l’ampia trattazione del periodo, gli eventi della Repubblica Popolare di Cina, la Rivoluzione Culturale, la chiusura totale all’Occidente quindi, nei primi anni ’70,  un’apertura della politica occidentale caldeggiata dal Governo italiano di centrosinistra e, primo tra tutti nel nostro Paese, dal ministro Vittorino Colombo che per l’occasione fondò l’Istituto Italo Cinese che ha contribuito in modo assai rilevante a migliorare le relazioni ed i rapporti economico-sociali e culturali tra l’Italia, l’Europa e la Cina.

Nella seconda parte del libro gli autori si soffermano sul lavoro di Vittorino Colombo in un quarto di secolo di incontri con il popolo cinese e i suoi massimi rappresentanti.  La parte finale del libro sintetizza i rapporti tra il Vaticano e Pechino degli ultimi venti anni e prefigura quali potranno essere gli scenari del futuro prossimo in un mondo globalizzato dove la Cina, come scandito ogni giorno, sta emergendo sugli altri Paesi soprattutto in termini di sviluppo economico.

La postfazione del Cavaliere del Lavoro Cesare Romiti, presidente della Fondazione Italia-Cina, tracciando la figura di Vittorino Colombo,  ne pone in risalto il coraggio e  la lungimiranza perché, in anni nei quali la diffidenza nei confronti della Cina della “rivoluzione culturale” era fortissima, si impegnò a promuovere prima il riconoscimento della Repubblica Popolare Cinese e nell’avviare poi un’intensa frequentazione con i vertici del governo cinese:  “Assieme ad altri illustri italiani citati – conclude Romiti – Colombo è stato operatore di un rapporto tra la realtà e la cultura italiana e quella cinese, lontano da ogni velleità colonizzatrice, volto a capire la ricchezza di una civiltà millenaria, alla ricerca di un dialogo costruttivo: realizzatore di un ponte di cui solo negli ultimi anni sembra si sia riusciti a comprendere la portata”.

Un anticipo della presentazione dell’Ambrosiana è avvenuto presso la Parrocchia della SS. Trinità di Milano, in zona Paolo Sarpi, alla presenza di un folto pubblico in gran parte in rappresentanza della comunità cinese di Milano (da segnalarsi in particolare la presenza del prof. Angelo Ou) oltre che del famoso sinologo P. Lazzarotto e dell’avv. Claudia Camagni, Presidente delle donne italiane a Shanghai.

A presentare la pubblicazione  il coautore Gilberto Perego, per oltre 10 anni segretario particolare di Vittorino Colombo; Giancarlo Bazani, primo Direttore dell’Istituto Italo Cinese; don Giuseppe Zhang, Cappellano della Comunità cattolica cinese di Milano, moderati da Marcello Menni, Direttore della Fondazione Vittorino Colombo, istituzione che ha appoggiato e contribuirà alla diffusione del libro.

Foto: Achille Colombo Clerici con Mons. Pier Francesco Fumagalli, vice Prefetto della Biblioteca Ambrosiana, sinologo di fama internazionale.

Achille Colombo Clerici con il viceprefetto dell'Ambrosiana Mons. Pierfrancesco Fumagalli

 

 

Messico Console Marisela Morales Ibañez – Lauree honoris causa a personalità – Cardinale Angelo Scola, Prefetto Francesco Paolo Tronca – Caserma Santa Barbara – Le Voloire Milano

ottobre 23, 2015

Istituto Europa Asia
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Europe Asia Institute

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La cerimonia nella caserma Santa Barbara di Milano

SEI LAUREE AD HONOREM DELL’UNIVERSITA’ ISTITUTO CULTURAL DEL MESSICO

Premiati il Cardinale Scola,  il Prefetto Tronca, le Consoli Valencia, Signorini e Ibanez, la direttrice Salvioni della Cri

L’Università Istituto Americano Cultural del Messico ha conferito la laurea honoris causa a sei personalità milanesi o che operano a Milano “che si sono contraddistinte per il loro valore, così come per i grandi traguardi aggiunti nello svolgimento quotidiano del loro lavoro e per il loro eccellente percorso professionale”. Sono l’Arcivescovo di Milano Angelo Scola, il Prefetto di Milano Francesco Paolo Tronca, il Console generale dell’Ecuador a Milano Narcisa Soria Valencia, il Console generale onorario della Repubblica di Lettonia a Milano nonché Vice decano e Segretario generale del Corpo consolare di Milano e della Lombardia Patrizia Signorini, il Console del Messico a Milano Marisela Morales Ibañez, il Direttore del Centro nazionale di formazione Croce Rossa Italiana di Bresso Gabriella Salvioni.

Il riconoscimento è stato conferito dal Rettore dell’Università messicana Ruben Angel Manriquez Salas nel corso di una solenne cerimonia svoltasi nella Caserma Santa Barbara di Milano, gioiello dell’architettura anni ’30 e attuale sede del Reggimento artiglieria a cavallo Le Voloire con la partecipazione di selezionati invitati del mondo della diplomazia, della cultura, dell’imprenditoria. Invitato il Presidente di Assoedilizia e di Europasia Achille Colombo Clerici.

Manriquez Salas, ricordando che la cerimonia milanese conclude un ciclo europeo di conferimenti, ha rilevato le molte affinità tra Messico e Italia, Paesi di millenaria cultura. La Console Marisela Morales Ibañez ha fatto presente che l’Istituto Americano Cultural forma i suoi allievi su valori etici e morali analoghi a quelli espressi dal miglior Esercito italiano: valori eccelsamente espressi – ha sottolineato il Col. Luca Franchini, comandante delle Voloire – da Emanuela Setti Carraro, moglie del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e con lui trucidata dalla mafia a Palermo, crocerossina e fondatrice del primo centro italiano di ippoterapia.

E’ iniziata quindi, con l’inno nazionale del Messico, la procedura protocollare per il conferimento delle lauree e dei relativi simboli: dall’anello al tocco. Quindi il giuramento e la consegna degli attestati.

A nome dei neodottori il Prefetto Tronca ha assicurato di continuare con l’impegno di servizio alla collettività e, in particolare, di offrire ai giovani cui l’attuale società spesso non si presenta con il volto migliore, esempi di rispetto delle regole e dei valori fondanti di ogni comunità.

Foto: il Prefetto di Milano Francesco. Paolo Tronca con Achille Colombo Clerici, Patrizia Signorini e Claudia Buccellati

Prefetto Francesco Paolo Tronca, Patrizia Signorini, Achille Colombo Clerici, Claudia Buccellati