Laura Boldrini all’ Ispi Milano – Lectio magistralis: “Quale Europa per affrontare le sfide globali”

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Laura Boldrini all’Ispi sull’Europa alle prese con sfide globali RISCOPRIRE LA GRANDE UTOPIA DEI PADRI FONDATORI

Benito Sicchiero

Nel 1941, mentre i popoli europei si massacravano nella Seconda Guerra Mondiale, che per l’Europa si ridusse ad essere una guerra civile, un gruppo di giovani utopisti – Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Ursula Hirschmann – confinati dal fascismo nell’isola di Ventotene elaborarono un Manifesto che divenne anni dopo, a tragedia conclusa, l’ispiratore dell’odierna Unione Europea. Altri confinati ed esponenti antifascisti contribuirono alle discussioni che portarono alla definizione del testo. La “follia” vinse. Ed è a questa santa follia che Laura Boldrini, presidente della Camera dei Deputati, ha fatto appello nella lectio magistralis “Quale Europa per affrontare le sfide globali” rivolgendosi ad altri giovani, gli allievi del Master in Diplomacy e del Master in International Cooperation dell’Ispi di Milano. Come ha ricordato l’ambasciatore Giancarlo Aragona, presidente dell’Ispi, l’iniziativa si inserisce nell’ambito di incontri con alti esponenti delle Istituzioni per offrire occasioni di dialogo su temi di rilievo per lo scenario globale. Presenti Autorità Civili e Militari, ed il Prefetto di Milano, Francesco Paolo Tronca.

Oggi sull’Europa non piovono bombe – per fortuna – ma gravi emergenze che rischiano di mandare in frantumi quell’Unione nata dal sangue e dalla saggezza dei padri. Le principali si chiamano strapotere della finanza ed immigrazione.

La disuguaglianza in Italia è aumentata del 33% dal1980 ad oggi, mentre in Europa “solo” del 12%; il ceto medio sta scomparendo con una piccola parte che si arricchisce mentre la maggioranza scivola verso la povertà: negli anni della crisi il 10% più povero ha perso il 27% del potere d’acquisto, il 10% più benestante il 5%;  oltre il 40% dei giovani è senza lavoro, e – peggio – senza speranza.  Una parte dell’Europa, quella dell’Est più decisamente anticomunista, eleva muri e filo spinato per difendersi dai profughi (difendersi da chi, quando i profughi, secondo i trattati internazionali, vanno protetti, non respinti) invece di concorrere a creare corridoi umanitari in grado di evitare migliaia di tragedie. Un numero grande sì, forse uno-due milioni, che resta sempre una percentuale dello zero virgola per un continente di mezzo miliardo di abitanti.

Ebbene questi grossi buchi neri dell’Europa sembrano far dimenticare quanto essa di buono ha fin qui prodotto: una pace che dura da 70 anni – se non si considerano Jugoslavia e Ucraina le cui responsabilità vanno cercate altrove – , un  benessere mai registrato nella storia, una moneta unica e la possibilità di viaggiare senza confini in 19 Paesi, Erasmus e quant’altro.

Ciononostante l’Europa si sta dividendo: nord contro sud per le politiche economiche e fiscali (ancora pochi mesi or sono alcuni governi ipotizzavano la cacciata della Grecia dall’UE), est contro ovest per la politica sull’immigrazione. E sempre i governi ci dicono: Questa scelta sgradevole ce la impone l’Europa. Ma quale Europa se l’Europa sono essi stessi? In realtà non intendono rinunciare ai loro poterucoli locali, si battono l’un contro l’altro boicottando una comune politica: difesa, economia, fiscale, estera. Per accontentare i loro elettori, non per il bene dei loro figli.

Oggi l’Unione Europea è in mezzo al guado. Può diventare, avendone tutte le possibilità, grande interlocutore tra i grandi; o dissolversi a favore dei poteri forti mondiali. E’ indispensabile che da subito rinasca la grande utopia dei padri fondatori per tradurla nella realtà, è necessario innamorarsi di nuovo dell’Europa Unita.  Restare fermi, chiudere gli occhi di fronte alle sfide, sarebbe la fine di un grandioso progetto.

 

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