Archivio per ottobre 2015

Generale Antonio Pennino – Saluto di commiato da Milano – Palazzo Cusani – Istituto Europa Asia

ottobre 21, 2015

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Il saluto di Milano e della Lombardia al generale Pennino a Palazzo Cusani

IL GEN. ANTONIO PENNINO DESTINATO A TORINO

Il Generale di Brigata Antonio Pennino lascia il comando dell’Esercito Militare Lombardia per ricoprire l’ incarico di Capo di Stato Maggiore del Comando per la Formazione Scuola applicazione dell’esercito di Torino.  Il saluto alla città e alla regione che l’hanno ospitato per tre anni con grande stima e affetto è avvenuto a Palazzo Cusani di Milano alla presenza delle autorità istituzionali – dal prefetto Francesco Paolo Tronca al questore Luigi Savina – e di personalità del mondo dell’imprenditoria, della cultura e della politica, tra le quali il presidente di Assoedilizia e di Europasia Achille Colombo Clerici e Salvatore Carrubba, giornalista, scrittore e accademico, presidente del Piccolo Teatro.

Il Generale Pennino proveniva dal Comando NATO di Reazione Rapida di Solbiate Olona (Va), dove è stato Comandante della Brigata di Supporto e poi Capo Divisione “Combat Service Support”. Ha prestato a lungo servizio in Comandi Internazionali ed ha ricoperto anche l’incarico di Addetto per la Difesa presso l’Ambasciata d’Italia in Pakistan. È laureato in Scienze Strategiche e in Economia e Commercio. Tra le diverse onorificenze di cui è insignito, spiccano quelle di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, Croce Bianca Spagnola e Medaglia Commemorativa francese della NATO.

Foto: Il gen. Antonio Pennino con Achille Colombo Clerici

Antonio Pennino, Achille Colombo Clerici

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“Sindrome da shopping” QN Il Giorno – La Nazione – Il Resto del Carlino – 17 ottobre 2015 – Achille Colombo Clerici

ottobre 19, 2015

Alcune stime prevedono che entro il 2015 gli investimenti esteri (IDE) nell’immobile italiano più pregiato di Milano (55%), di Roma (15%) e di altre città arrivino a 6 miliardi di euro, più 20% rispetto all’anno precedente: obiettivi, palazzi per uffici – come l’ex sede di Unicredit in piazza Cordusio a Milano, il pezzo più caro (345 milioni) – centri commerciali, alberghi.  I motivi di questo interesse degli acquirenti stranieri – dagli americani ai cinesi – sono diversi. Innanzitutto l’enorme liquidità; le piazze principali, Londra, Parigi, Berlino sono già state sfruttate; i prezzi in Italia sono ancora bassi, anche a causa della crisi economica che stiamo attraversando.
Le aree più interessanti, sono Milano, Roma. Bologna.

La sindrome da shopping in Italia dall’immobiliare si estende ai settori più appetibili del made in Italy (trasporti, moda, alimentari, servizi, trasporti e telecomunicazioni, commercio) con investimenti nel 2014 di oltre 281 mld. Ma il rapporto tra lo stock dell’IDE in entrata e il PIL (19,5% nel 2013) rimane significativamente inferiore alle medie mondiale, europea e UE-27 Stati, nonché a quello dei principali competitors europei (Regno Unito, 63,3%); Spagna, 52,7%; Francia, 39,5%; Germania 23,4%.
La questione è che gli investimenti esteri in Italia consistono non nel creare nuove attività localizzate nel nostro paese, ma prevalentemente nel rilevare attività tra le migliori fra quelle create dai nostri connazionali, e che questi non sono più in grado o non ritengono di continuare.

Molti pensano che, stante la vigente globalizzazione anche in campo economico, sia indifferente che la proprietà dei beni e delle attività italiane sia in mani straniere.
Credo che a questo proposito si debba por mente, non solo al fatto che gli utili prodotti da tali situazioni faranno capo, anche ai fini fiscali, a paesi stranieri, ma anche e soprattutto alla dipendenza, che si crea per gli asset localizzati in Italia, dall’andamento delle “case madri” o dalle decisioni dalle stesse assunte.
Aziende italiane in mano agli stranieri vuol dire esposizione in prima linea se le cose cambiano all’estero. Le cronache sindacali sono piene di casi di tagli di occupazione, o di chiusura di fabbriche di origine italiana, perché la “casa madre” straniera cambia “politica” o si trova in difficoltà e sceglie quindi di tagliare oltre frontiera.

foto presidente

 

Culatello – Roberto Gervaso presenta “Profumo di culatello nella Bassa Parmense” libro di Graziella Buccellati e di Benedetta Manetti – Invito di Riccardo Riccardi Presidente di Banca Nuova Terra

ottobre 13, 2015

Istituto Europa Asia
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Alla Società del Giardino di Milano Roberto Gervaso ha presentato il libro di Graziella Buccellati e Benedetta Manetti

QUANDO IL PROFUMO DI CULATELLO BATTE IL PROFUMO DI DONNA

Mai come oggi si parla di cibi e cucine di un nuovo che avanza. Ma la cucina borghese moderna in quasi due secoli ha costruito e custodito i valori di una civiltà della tavola che ha guidato il mondo occidentale. In essa una nicchia di tutto rispetto spetta al culatello di Parma.  Roberto Gervaso – giornalista, scrittore, storico ma anche autore e conduttore televisivo – ne ha parlato alla Società del Giardino di Milano  ad un selezionato pubblico di invitati tra i quali il presidente di Assoedilizia e di Europasia Achille Colombo Clerici accompagnato dalla consorte signora Giovanna e dalla figlia Malù.

Occasione, il libro “Profumo di culatello nella Bassa Parmense” curato da Graziella Buccellati e Benedetta Manetti, editore Grafiche Step e distributore Hoepli.

Su tutto e su tutti aleggia lo spirito dell’ “Arcisodalizio del Culatello supremo e del Gran Culatello”, una confraternita d’ antico rango presieduta da Diofebo Meli Lupi di Soragna, promotrice di una sfida annuale, il cui motto  lapidario, nella ricerca del supremo,  è “Quesivi et nondum inveni”.

Gervaso, una vita ricca di avventure e soddisfazioni (professionali, umane e sentimentali) non ha esitato a dichiarare che il culatello, magari accompagnato dal vino Fortana,  è, per lui, un formidabile concorrente delle avventure amorose.

Assaggiando fettine dell’inimitabile cibo, ha ricordato il suo primo incontro con questo salume, che ha avuto inizio dopo una “battuta a vuoto” con una prospera signora Soragnina. Con inimitabile, e difficilmente descrivibile verve, ha raccontato l’appello all’amico, anfitrione della serata, Riccardo Riccardi  per risolvere il problema. La risposta, il culatello appunto, dal potere afrodisiaco. Solo che, dopo averlo assaggiato, è diventato non un mezzo, ma il fine.

Il libro. Il culatello è nato nella Bassa Parmense, una zona pianeggiante lambita dal Po, afosa d’estate e nebbiosa d’inverno Per ottenere un culatello è necessario smontare un’intera coscia di maiale. Lavorazione esclusivamente artigianale, lunga stagionatura nelle nebbie di otto paesi, e la delizia del suo sapore ne giustificano il costo particolarmente elevato.

Giunto alla giusta maturazione un personaggio con un fiuto straordinario “assaggia” il prezioso salume, lo punge con la fibula, annusa, e lo dichiara più o meno maturo, più o meno dolce, forse pronto per essere consumato. Il volume curato da Graziella Buccellati e Benedetta Manetti rende omaggio a questo inimitabile prodotto della Bassa Parmense: testi firmati da studiosi ne fanno la storia, un prezioso testo “alla Guareschi” firmato da uno dei più famosi cuochi del mondo, citazioni letterarie a creare un’antologia che cita fra gli altri d’Annunzio (Io sono cupidissimo amatore del parmense culatello), una raccolta di nature morte che illustrano le “carni salate” – prima che “culatello”, bando all’imbarazzo, fosse un termine accettato – presenti sin dal Seicento, le quali mettevano in evidenza l’abbondanza delle mense di nobili e principi.

A conclusione della serata un assaggio del culatello prodotto da Massimo Pezzani a Diolo di Soragna.

Foto: Riccardo Riccardi con Achille Colombo Clerici

Riccardo Riccardi con Achille Colombo Clerici

 

 

“Taglio Imu e Tasi prima casa. Il conto lo pagano coloro che affittano”. QN, Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione. 10 ottobre 2015 – Achille Colombo Clerici

ottobre 12, 2015

“Taglio Imu e Tasi prima casa. Il conto lo pagano coloro che affittano”. QN, Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione. 10 ottobre 2015 – Achille Colombo Clerici, Assoedilizia

Sulla ricorrente querelle riguardante il livello della tassazione in Italia di famiglie e imprese un recentissimo studio sembra dar ragione al governo Renzi. Nonostante taluni incrementi di imposta il saldo netto appare positivo: tagli per 7,1 miliardi alle famiglie e 8,3 miliardi alle imprese.

Ma, come al solito, i dati vanno letti con attenzione. Se la maggior parte di famiglie e imprese registrano benefici, altri non ne godono affatto. Anzi. Come avviene per le tasse sulla casa: a fronte del taglio indiscriminato dell’IMU e della Tasi sulla abitazione in proprietà, questa imposta permane e si aggrava sugli alloggi dati in locazione, le cosiddette seconde case affittate e sugli immobili commerciali. Non solo. Le tensioni enti locali-governo sui trasferimenti dal centro ai Comuni che perdono la principale risorsa per quadrare i bilanci fanno temere – visti i precedenti – ulteriori penalizzazioni di chi le tasse sulla casa è ancora costretto a pagarle.

Elencando con ordine, una buona parte delle famiglie ha beneficiato della detrazione degli 80 euro, della concessione del bonus bebè; un esiguo numero ha goduto della riduzione della cedolare secca per le locazioni a canone concordato e un numero ancor minore delle deduzioni Irpef per la locazione delle nuove abitazioni e delle detrazioni fiscali per gli inquilini degli alloggi sociali.

Anche le imprese hanno incamerato: il taglio dell’Irap, gli   sgravi   contributivi   per   le   nuove   assunzioni   a   tempo   indeterminato, la riduzione del diritto annuale alle Camere  di Commercio, la tassa  sulla patente e  sul credito di   imposta   Irap   per   le imprese   senza   dipendenti.
Entrambe le categorie però hanno dovuto rinunciare ad altre facilitazioni o subire ulteriori aggravi. Citiamo per tutti il forte aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (fondi pensione, assicurazioni vita, tfr). E i lavoratori autonomi, che costituiscono oltre il 70 per cento degli artigiani e dei commercianti, l’ ”effetto Renzi” non l’hanno avvertito.
Il governo ci prova con l’abolizione della residua Imu sulla prima casa e della Tasi per dare un segnale di fiducia e di stabilità e indurre ad allentare i cordoni dei risparmi – laddove ci sono – e far ripartire i consumi interni che l’inflazione sottozero rivela essere ancora al palo.

foto presidente 124

Serata Russa 2015 – Direzione, Tatiana Shumova, in collaborazione con la Fondazione Russa della Cultura e la Fondazione “Centro per lo sviluppo dei rapporti Italia – Russia” – Alexander Nurizade, Console Generale della Russia a Milano – Europasia

ottobre 9, 2015

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Tradizionale appuntamento che simboleggia un profondo rapporto di amicizia e collaborazione

ARTE, MUSICA, MODA ALLA SERATA RUSSA DI MILANO

Serata di gala russa a Palazzo Cusani di Milano nell’ambito del progetto “Missione culturale russa a Milano”, un appuntamento ormai tradizionale che ben simboleggia il profondo rapporto di amicizia e collaborazione tra Italia e Russia. Alla presenza di Alexander Nurizade CONSOLE GENERALE DELLA FEDERAZIONE RUSSA A MILANO, e di Rosario Alessandrello presidente della Camera di Commercio Italo-Russa.

Gli ospiti hanno avuto l’opportunità di ammirare la mostra “L’immagine femminile attraverso il magico prisma degli abiti da città del XIX secolo” della fabbrica “I tessuti di cotone di Shuja” della regione di Ivanovo.  Quindi una sfilata di alta moda. I solisti dell’Accademia dei giovani cantanti del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, Ekaterina Morozova e Grigory Chernetsov, si sono esibiti nella “Serata delle romanze russe” sotto la guida del direttore artistico Larisa Gergieva: un evento a carattere benefico, nel corso del quale sono stati raccolti fondi che sono stati devoluti all’organizzazione di masterclass per i giovani pittori-partecipanti al programma “Accademia itinerante delle arti” in Italia. Alla serata ha partecipato il presidente di Assoedilizia e di Europasia Achille Colombo Clerici con la consorte signora Giovanna assieme ad esponenti delle istituzioni russe e italiane, oltre ad imprenditori, professionisti del mondo della moda e giornalisti.

La “Missione Culturale Russa a Milano” è stata organizzata dalla Direzione dei programmi internazionali, il cui Direttore è Tatiana Shumova, in collaborazione con la Fondazione Russa della Cultura e la Fondazione “Centro per lo sviluppo dei rapporti Italia – Russia”, con il patrocinio del Comune di Milano e con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Cultura della Federazione Russa, della Camera Nazionale della Moda italiana, dell’Agenzia federale per gli affari della CSI e dei connazionali residenti .

Foto: da sin. Stefano Simontacchi, Alexander Nurizade, Achille Colombo Clerici pres. Europasia

Simontacchi, Nurizade, Colombo Clerici

Caidate Incontri – 2015 Castello Confalonieri Belgiojoso DRONI E ROBOT, ALIENAZIONE DELL’UOMO O SUA EVOLUZIONE? – Giulio Giorello, Giorgio Metta

ottobre 5, 2015

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All’Incontro di Caidate, Castello Barbiano di Belgiojoso, si delinea il nostro futuro

DRONI E ROBOT, ALIENAZIONE DELL’UOMO O SUA EVOLUZIONE?

Mentre il robot-colf versa il caffè, sul balcone atterra un drone con la spesa per il pranzo. Potrebbe essere una scenetta abituale nella famiglia italiana del 2050 o giù di lì. Soprattutto perché si stima che allora ci sarà un vecchio su tre abitanti: e la badante-robot potrebbe veramente supplire ad una vera e propria impossibilità fisica di assistenza a questa categoria, perché non ci sarebbero materialmente i numeri se si dovesse ricorrere agli umani. Una ipotesi scientifica, non fantascientifica, disegnata nell’annuale Incontro al Castello di Caidate organizzato impeccabilmente – è, d’altronde, una tradizione – dalla famiglia Belgiojoso, su come la rivoluzione tecnologica modificherà le nostre abitudini quotidiane grazie alle macchine “intelligenti”. Intelligenti quanto? Non correremo il rischio, noi umani, di venire da esse soppiantati? E queste nuove macchine saranno servitori o padroni dell’uomo?

Assolutamente non padroni: “l’autocoscienza è irrealistica” è la risposta, i robot faranno sempre quello che ordineremo loro di fare. A meno che non si guastino.

Lo stesso quadro giuridico – si è detto – dovrebbe esser ritoccato tenendo conto di questa nuova realtà: come risolvere con le attuali norme ad esempio il problema della responsabilità anche penale derivante dall’ azione di un robot ribelle?

E comunque il robot non ha ed è difficile che possa avere una autonomia, anche con riferimento al problema dell’autosufficienza  energetica: e che quindi diventi un automa umanoide vero e proprio.
Protagonisti dell’Incontro, presentati da Giuseppe Barbiano di Belgiojoso, il prof. Giulio Giorello, filosofo ateo stimato dal card. Martini, con il quale ha scritto il libro “Con intelligenza e amore”, docente di Filosofia della Scienza presso l’Università Statale di Milano e il prof. Giorgio Metta, vicedirettore dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova coordinati dall’editorialista Sergio Romano.

Giulio Giorello è laureato in Filosofia (1968) e in Matematica (1971). Allievo di Ludovico Geymonat e di Enzo Paci. Ha insegnato nella Facoltà di Ingegneria (Pavia), di Scienze Fisiche e Matematiche (Catania), di Scienze Fisiche (Università dell’Insubria – Sez. di Como), nonché al Politecnico di Milano. Dirige presso Raffaello Cortina Editore la collana Scienza e Idee ed è editorialista del Corriere della Sera. È stato Presidente della Società di Logica e Filosofia delle Scienze (SILFS). Si è occupato di storia e filosofia della matematica e della fisica.

Giorgio Metta è direttore dell’iCub Facility all’IIT, dove guida lo sviluppo del robot umanoide iCub (iCub è un “cucciolo umano” di robot, un progetto partito nel 2003 per studiare i meccanismi della cognizione umana). Autore di oltre 200 pubblicazioni, è anche professore di Robotica cognitiva all’Università di Plymouth (UK). Le sue attività di ricerca riguardano la robotica umanoide bioinspirata, con particolare attenzione verso lo studio e la realizzazione di sistemi artificiali dotati di capacità di apprendimento automatico.

Il tema “Droni in casa. In volo per futuro”  si è subito allargato alle grandi rivoluzioni tecnologiche dominio, per secoli, del mondo occidentale. E da questo quasi sempre utilizzate per conquistare e dominare. Dalla polvere da sparo ( come ricorda Bacone all’inizio del Seicento fra le principali invenzioni, insieme alla stampa che rese possibile la diffusione del Protestantesimo e della Rivoluzione Scientifica lodata da Galileo nel ” Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo “, nonché alla bussola ) inventata dai cinesi e dagli stessi utilizzata ludicamente per fuochi d’artificio e mortaretti e dagli occidentali per bombe e proiettili; alla rete internet creata per le comunicazioni dell’esercito Usa; ai telefonini i cui prototipi sono nati per mettersi in contatto con i satelliti militari. Culminando con la scoperta dell’energia atomica di cui tutti conosciamo l’orrida inaugurazione.

“Il grande sogno legato alle tecnologie della robotica dipende dal fatto che queste permettono continuamente di migliorare in se stesse e di ampliare il loro raggio di applicazione.
Nella esplorazione dei luoghi, a fini scientifici e nel sostegno alle debolezze umane.
Lo sviluppo delle tecnologie amplia continuamente lo spazio delle alternative con i vincoli della nostra vita pratica.
Ed il fascino di questo processo sta nelle idee che tornano ad essere concrete, si materializzano, tornano ad essere oggetto”.

Più in generale, delle grandi rivoluzioni tecnologiche non si intuisce subito la portata: sembrano destinate ad essere utilizzate da pochi e invece cambiano la vita della gran parte dell’umanità, modificandone il modo di vivere e di lavorare.

Le più recenti frontiere della modernità sono il drone e il robot. Come al solito anche il drone – aeromobile a controllo remoto – è stato concepito per esigenze militari ed stato reso possibile grazie all’utilizzo delle onde radio scoperte da Marconi. Le prime rudimentali applicazioni si fanno risalire al 1849 durante l’insurrezione di Venezia, quando dalle navi austriache furono lanciati sulla città dei palloni aerostatici carichi di bombe incendiarie, che, essendo privi di controllo remoto, sospinti dal vento tornarono indietro provocando danni alle navi da cui erano partiti.

Il nome drone è molto più recente e sembra avere una connotazione un po’ iettatoria, derivando dal termine greco “lamento funebre”.  In un certo senso il drone, con il suo monotono ronzio, ed incombendo sulla testa dei viventi, può avere una immagine lugubre.
Ma lo sviluppo dei droni è molto più vicino nel tempo. Nell’immaginario comune è il piccolo aereo o elicottero senza pilota che, manovrato a migliaia di chilometri di distanza da un militare, identifica e uccide il nemico.

Nella realtà di ogni giorno modelli molto più piccoli servono ad una infinità di funzioni: muniti – come i più cattivi fratelli maggiori – di telecamere, vengono utilizzati ad esempio, per sorveglianza del territorio, rilevamento delle condizioni ambientali, trasmissione dati, riprese aeree, impieghi agricoli, compiti di ordine pubblico, monitoraggio di incendi, ispezioni di infrastrutture e di impianti, sorveglianza del traffico stradale. Sono anche giocattoli. Ma accanto a funzioni utili o innocue creano problemi di sicurezza: dall’invasione della privacy (a nessuno piace essere spiato da un aggeggio che supera i muri più alti e ti entra in giardino oppure ti osserva dalla finestra della camera da letto al quindicesimo piano) al possibile utilizzo terroristico potendo portare, al posto della pizza, una piccola bomba.

Come tutelarsi? C’è il vuoto legislativo. Il drone, come la bicicletta, non ha targa, impossibile risalire al proprietario: e comunque non si può abbattere senza il rischio di conseguenze civili e penali. I primi passi per la regolamentazione sono dell’Enac-Ente nazionale aviazione civile: i droni possono essere usati liberamente se pesano meno di due chili e volano ad altezza inferiore a 75 metri. Superando questi limiti sono necessari corsi ed autorizzazioni particolari.

Ma è in centri come l’Iit-Istituto italiano di tecnologia di Genova, tra i più grandi e interdisciplinari del mondo, che si plasma il nostro futuro. Qui operano oltre 1400 persone, con età media di 34 anni, il 45% dello staff scientifico proveniente da oltre 50 nazioni (17% italiani in rientro), una  rete di laboratori in Italia e all’estero presso centri universitari con cui ha accordi di collaborazione (11 in Italia e 2 negli Usa in collaborazione con il Mit e Harvard) si studiano nuovi farmaci e la tecnologia per diffonderli nel corpo umano attraverso “robot”, poco più grandi di una molecola, che permettano di rilasciare il farmaco nell’area del morbo; nuovi materiali destinati a ridurre di molto l’uso del metallo con prestazioni migliori. E’ nella robotica, materializzata nel piccolo umanoide iCub, che si concentrano gli sforzi. iCub è il primo passo per la realizzazione di un robot domestico, capace di assistere la casalinga come la persona anziana (nel 2050 un terzo della popolazione). E ancora, per citare: la robochirurgia (molto più precisa e affidabile della mano del miglior chirurgo), una “pelle” sensibile al tatto per trasmettere comandi (già acquistata da una casa automobilistica); retine artificiali.

Ma sarà sempre un bene la crescente invadenza della tecnologia? In “Api di vetro” Ernst Junger, scrittore e filosofo, attraverso la storia del protagonista Richard, tratta questo tema cruciale.   Richard è un ex cavalleggero tedesco che ha combattuto le guerre mondiali e che, portatore d’una cultura ormai diversa e forse obsoleta, forgiato con un’educazione di valori e nel militarismo, si ritrova spaesato dal mutamento che la comunità ha subito nel secondo dopoguerra.  Per vivere trova un lavoro alle industrie di Giacomo Zapparoni, imprenditore di fama mondiale, celebre per il monopolio nella produzione di robot. La tematica centrale del romanzo si palesa quando, durante l’attesa del colloquio di lavoro con l’imprenditore, Richard siede nel giardino dell’industriale e, con meticolosa cura nell’osservazione dei particolari, nota una dettaglio agghiacciante: le api sono dei robot! La grottesca evoluzione tecnologica appare quindi come un perfezionamento supremo della natura, dagli insetti agli esseri umani.

L’impostazione tecnocratica della realtà prevede l’alienazione dell’uomo e del valore delle cose, stabilito secondo l’aspetto utilitaristico ed economico.  Il nostro futuro si fa grottesco: riuscirà l’uomo a soverchiare il materialismo e la tecnocrazia, ristabilendo l’essenza della vita secondo ideali, sentimento di unità, azione politica e sociale? O il futuro sarà come previsto: monopolizzato dalla tecnologia, influenzato dai media di regime zapparoniani-capitalistici e “perfetto”, inteso come assenza di dissonanze, fede e utopie?

Grandi interrogativi che hanno dato il via ad un interessante dibattito. A conclusione del quale tre giovani – Christian Boscarino, Fedro Fasoli, Giorgio Ripoli, fondatori della start-up Flylab Zero – introdotti da Francesco Belgiojoso, hanno presentato due modelli di drone (fra cui un prototipo di octocottero per uso domestico o lavorativo) con relativa esibizione nel cortile del Castello nel frattempo illuminato dal sole dopo ore di pioggia. Un segno beneaugurante?

Foto: Giuseppe Barbiano di Belgiojoso con Achille Colombo Clerici
– da sin. Giulio Giorello, Giuseppe e Margherita Barbiano di Belgiojoso, Sergio Romano, Giorgio Metta

Giuseppe Barbiano di Belgiojoso con Achille Colombo Clerici

Giuseppe Barbiano di Belgioioso con Achille Colombo Clerici 2

Giulio Giorello, Giuseppe e Margherita Barbiano di Belgiojoso, Sergio Romano, Giorgio Metta

 

“Il meglio del Made in Italy finisce in mani straniere” QN, Il Giorno, Il Resto del Carlino, La nazione del 3 ottobre 2015 – Achille Colombo Clerici Assoedilizia

ottobre 5, 2015

“Il meglio del Made in Italy finisce in mani straniere” QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 3 ottobre 2015 –  Achille Colombo Clerici Assoedilizia

Gli investimenti diretti esteri IDE rappresentano un indice della fiducia di cui imprese e finanza straniere godono in un determinato Paese.  Ebbene nel 2014 – dati Unctad, Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo – l’Italia si pone al vertice, con la Slovenia, dell’incremento maggiore in Europa rispetto al 2013: più 3,5%, che per il nostro Paese è pari a 9,5 Mld di euro, portando il totale IDE nell’anno 2014 a 281,3 Mld. Quindi l’Italia, secondo questi dati, sarebbe uno dei Paesi al mondo in cui è meglio investire.

Ci sarebbe motivo per far twittare felice qualsiasi governante. Se non fosse che, analizzando i dati, l’entusiasmo cala di molto.

A parte il basso livello di partenza; per cui qualunque minimo incremento è significativo. In Italia rispetto al Pil gli Ide sono soltanto il 17,4%. Penultimo posto prima della Grecia tra i 19 Paesi europei presi in considerazione: pre fanalino di coda ormai da 8 anni. Ma spesso si tratta di acquisizioni nei settori più appetibili del made in Italy (trasporti, moda, alimentari, servizi, trasporti e telecomunicazioni, commercio) che vanno a finire in mani straniere, in massima parte di grandi gruppi finanziari: a conferma, il fatto che il minuscolo Lussemburgo, dove hanno sede questi gruppi, è con circa il 40%, di gran lunga il maggiore investitore in Italia (seguono la Francia con oltre il 20% e il Belgio con 12,4).  Infine, la maggior parte degli afflussi esteri – circa il 70% – si concentra nel Nord-Ovest del Paese, in tre regioni, Lombardia, Piemonte, Liguria; all’intero Sud, cioè un terzo d’Italia,  va solo il 2%, accrescendo uno squilibrio foriero di pesanti conseguenze, sociali oltreché economiche.

Il Paese non riesce ad essere competitivo nel mondo globalizzato e nell’ Europa e corre il rischio che si ripeta, su scala nazionale, quanto è successo all’economia del Mezzogiorno dopo l’unità d’Italia, incapace di resistere alla concorrenza delle più moderne e organizzate industrie del Nord. Le cause sono arcinote da tempo: corruzione, lentezza della giustizia, eccessiva tassazione e burocrazia, carenze infrastrutturali, malavita organizzata che è attiva più o meno dovunque nel Paese, ma particolarmente in alcune regioni del Sud.

foto presidente 127