Archivio Stato Milano – La credenza di Isabella d’Este, 23 maioliche istoriate di Nicola d’Urbino

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Nuova iniziativa dell’Archivio di Stato di Milano dopo il successo di “Io Lionardo …”

LA CREDENZA DI ISABELLA D’ESTE, 23 MAIOLICHE ISTORIATE  DI NICOLA D’URBINO

Dopo il grande successo della mostra “Io Lionardo …” l’Archivio di Stato di Milano in collaborazione con l’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, offre alla città “Una credenza istoriata per Isabella d’Este”. L’esposizione, curata da Ester Mantovani e Mariarosa Palvarini Gobio Casali, consente di vedere riunito il servizio da “credenza” in maiolica istoriata creato da Nicola d’Urbino per la marchesa di Mantova Isabella d’Este, costituito da 23 pezzi i cui originali sono conservati in musei e collezioni private di tutto il mondo. La ceramista Ester Mantovani, seguendo le tracce dell’antico maestro, interpreta ogni singolo pezzo facendolo rivivere in tutta la sua bellezza. Insieme alle curatrici intervengono Claudio Salsi, direttore del Settore Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici e Daniela Ferrari, direttore dell’Archivio di Stato di Milano. L’inaugurazione, ad inviti, mercoledì 4 novembre, ore 17,30, presso l’Archivio di Stato, via Senato 10, Milano. La mostra resterà aperta al pubblico dal 5 al 30 novembre, con i seguenti orari: lunedì-giovedì ore 10-18, venerdì e sabato ore 10-14.

E’ noto – scrive Mara Pasetti –  come la tavola rinascimentale mirasse a stupire il convitato. La mostra ci trasporta in un tempo, il 1524, in cui nella Villa gonzaghesca di Porto, ora perduta, si allestiva una “credenza” per la marchesa Isabella d’Este, maritata a Francesco Gonzaga, il vincitore della battaglia di Fornovo. Nicola d’Urbino fu uno dei maestri più eccelsi della maiolica istoriata rinascimentale, nonché l’autore della credenza che Isabella aveva desiderato per anni.

Mastro Nicola, figlio di Gabriele Sbraghe, urbinate, menzionato nei documenti dal 1520 come figulo o vasaio, non fu solo padrone di bottega, come altri suoi colleghi, ma pittore egli stesso. La sua firma compare su alcuni piatti che rivelano una straordinaria capacità compositiva e un gusto per il colore molto raffinato.  Attento a ciò che di meglio si produceva nelle corti dell’epoca, dimostra di conoscere e ammirare, tra gli altri, Giorgione, Mantegna, ma soprattutto Raffaello anche per il tramite di Giulio Romano e delle incisioni di Marcantonio Raimondi.

I soggetti raffigurati nei 23 pezzi superstiti della credenza – piatti, coppe, taglieri e un versatoio –  sparsi in musei e collezioni di tutto il mondo, sono tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, dall’Eneide, dall’Antico Testamento…e un tempo dovevano essere assai più numerosi. Di tutto questo e di molto altro parla l’accurato catalogo curato da Mariarosa Palvarini Gobio Casali e Daniela Ferrari per la casa editrice mantovana Universitas Studiorum che si avvale anche dei contributi di Ester Mantovani e delle due studiose Lisa Boutin Vitela e Valerie Taylor che hanno portato oltreoceano questo “esperimento” creativo e divulgativo.

Foto: Daniela Ferrari con Achille Colombo Clerici pres. Europasia

Daniela Ferrari con Achille Colombo Clerici

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