Fisco Immobili – “Affitti, Sistema da rivedere.” – QN Il Giorno. Il Resto del Carlino, La Nazione – Ediz. 7 novembre 2015 – Achille Colombo Clerici

Il sistema fiscale vigente prevede una differenziazione, con effetti penalizzanti, per chi loca abitazioni a canone libero rispetto a chi loca a canone concordato e inoltre per chi possiede alloggi non occupati.

Le misure agevolative fiscali tendono infatti a rendere indenne la locazione agevolata dai progressivi inasprimenti fiscali che colpiscono, al pari delle ville al mare ed ai monti, le case affittate a canone libero.

In questi giorni, peraltro, la commissione Ambiente e Agricoltura della Camera ha dato il via libera al censimento sul patrimonio edilizio privato, sia occupato, sia “sfitto” (questa la connotazione negativa con cui viene definito), in nome del principio di risparmio del suolo, che dovrà “orientare le iniziative dei Comuni alle strategie di rigenerazione urbana”.

Ma, se introdurre un sistema fiscale premiante per chi affitta alloggi a canoni moderati è senz’altro virtuoso sul piano sociale, sia per i locatori, sia per i conduttori, non lo è altrettanto sul piano economico perché non genera alcun investimento in edilizia da offrire in locazione.

Da molti anni in Italia sono stati tagliati i fondi per l’edilizia residenziale pubblica e l’housing sociale si è dimostrata una goccia nel mare della necessità, soprattutto nelle grandi città.    Per altro verso la mobilita abitativa a fini di studio, di lavoro, di socialità è ingessata da un penalizzante rapporto che vede una sbilanciata predominanza di “abitazioni principali” in proprietà.   E’ necessario quindi invogliare i nuovi investimenti privati in case da offrire in affitto. Oggi tali investimenti sono ridotti a zero perché non redditizi proprio a causa del regime di tassazione troppo oneroso; ne’ l’agevolazione per i contratti a canoni concordati vale a tale effetto.

Per rilanciare la ripresa degli investimenti in edilizia locativa è necessario superare la “politica dei differenziali fiscali” che vorrebbe – riecheggiando il principio dell’ equo canone – un sistema fiscale differenziato, e penalizzante, per chi loca a canone libero, cosi come per chi tiene alloggi non occupati.

Questi peraltro (da non definire sfitti poiché si tratta di una nozione che si presta a definizioni arbitrarie basata com’è su un elemento intenzionale tutto da dimostrare) non rappresentano una scelta volontaria dei proprietari degli alloggi; sui quali d’altronde continuano a gravare oneri fiscali, di gestione, di manutenzione ordinaria e straordinaria e quant’altro. Dipendono piuttosto dal fatto che l’offerta non riesce a incontrare la domanda per difetto di mercato e non per altre ragioni.

foto presidente 135

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