Archivio per novembre 2015

Demanio Convegno Milano – PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO – Urbanpromo 19 Novembre 2015

novembre 23, 2015

Dal convegno dell’Agenzia del Demanio dati e modalità operative
PATRIMONIO IMMOBILIARE PUBBLICO, OPPORTUNITA’ PER IL PAESE

Lo Stato italiano è fra i più grandi proprietari immobiliari al mondo – case, palazzi, caserme, porti, aeroporti, tenute agricole, opere destinate al culto – stimato tra i 300 e i 400 miliardi di euro.  Una stima, appunto, in quanto il censimento avviato dalla Ragioneria generale dello Stato presso tutte le amministrazioni pubbliche sugli immobili di proprietà, non ha avuto risposta dal 40% delle amministrazioni interpellate. Anche se solo il 10% venisse utilizzato per incamerare risorse – l’80% è occupato da enti e strutture pubbliche e un altro 10% è patrimonio artistico – si tratterebbe di 30-40 miliardi, l’equivalente di una “manovra” abbondante, da destinare al taglio dell’Irpef, alla riduzione del debito pubblico, e ad altre politiche virtuose.

Dati e considerazioni sono emersi dal convegno “Strategie e azioni per la migliore gestione del patrimonio immobiliare pubblico” organizzato dall’Agenzia del Demanio in occasione della XII edizione di Urbanpromo di Milano. Ha introdotto Stefano Stanghellini, professore nell’Università Iuav di Venezia; interventi di Stefano Mantella, direttore Strategie immobiliari e innovazione, Agenzia del Demanio; Luca Andreoli, consigliere del ministro per le Politiche di valorizzazione del patrimonio immobiliare della Difesa; Marco Sangiorgio, direttore generale Cdp Investmenti Sgr; Alessandro Cattaneo, presidente Fondazione Patrimonio comune Anci; Bruno Mangiatordi, dirigente generale Direzione VIII, ministero dell’Economia e delle Finanze. Moderatore Aldo Patruno, responsabile Sviluppo e Gestione progetti di valorizzazione Agenzia del Demanio.

Una quota importante del patrimonio pubblico appartiene alla Difesa: caserme, porti, aeroporti, quasi 5.000 unità, delle quali 150 in corso di valorizzazione, decine messe a disposizione per utilizzi diversi tra i quali l’ospitalità ai profughi dell’emergenza in corso. Altre strutture, pur restando a disposizione per usi militari, sono state aperte ad attività civili, ad esempio per ospitare convegni, manifestazioni culturali, mostre.

E’ una “filosofia” moderna che ispira la migliore gestione delle proprietà pubbliche. Infatti non avendo avuto successo la semplice collocazione sul mercato degli immobili effettuata con precedenti operazioni, si punta oggi a fare delle dismissioni elementi di sviluppo della città, opportunità sia per i sindaci che per gli operatori immobiliari.

Il momento peraltro è favorevole.

Mentre fino allo scorso anno gravava pessimismo sul settore, nel 2015 si respira voglia di mettersi in gioco, si moltiplicano progetti che necessitano di grandi edifici da riutilizzare senza ulteriore consumo di suolo.

La strategia è di una valorizzazione multidimensionale – economico e sociale – con fondi privati in quanto il proprietario pubblico non ha evidentemente le risorse; al privato potrà successivamente essere venduto l’immobile oppure dato in concessione, il tutto usufruendo di una semplificazione burocratica.

Quanto detto in sintesi trova la più ampia e ufficiale descrizione – gli attori che operano in questo campo e gli strumenti utilizzati dai diversi soggetti –  in diversi siti e comunicazioni di privati e nel volume a cura di Oliviero Tronconi “La Valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico”, edito da Franco Angeli  nella collana Real Estate, una guida,  rivolta a dirigenti e funzionari della pubblica amministrazione, consulenti e professionisti, utile per entrare  nel merito delle attività necessarie per avviare e condurre positivamente il processo di valorizzazione degli asset pubblici. Ricordando che l’Agenzia del Demanio promuove le iniziative di valorizzazione attraverso il dialogo con i diversi enti, territoriali e non, coinvolti e interessati allo sviluppo del patrimonio immobiliare pubblico.

foto presidente Venezia 2

Mario Cervi, cordoglio per la scomparsa – Achille Colombo Clerici

novembre 18, 2015

      A s s o e d i l i z i a

CORDOGLIO DI COLOMBO CLERICI PER LA SCOMPARSA DI MARIO CERVI

“Una grande figura: di giornalista, di storico, di uomo. Di cui mi onoro essere stato amico”. Questo il saluto a Mario Cervi di Achille Colombo Clerici,  presidente di Assoedilizia e di Europasia, che  partecipa con profondo cordoglio al lutto della famiglia per la scomparsa, ricordandone le preclari doti di umanità, di integrità morale , di alto senso di professionalità.

“Pionieri Italiani in Cina” – Senatore Vittorino Colombo Istituto Italo Cinese – San Marco Milano, Aula Magna Fondazione Card. Giovanni Colombo – Novembre 2015

novembre 17, 2015

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

 

Al convegno “Vittorino Colombo, pioniere delle relazioni tra Italia e Cina”

COLOMBO CLERICI: ITALIA PONTE TRA LA CINA ED IL MONDO OCCIDENTALE.

di Benito Sicchiero

“Usa e Cina, che si contendono la leadership dell’economia mondiale, hanno proprio nell’economia il più forte elemento di convergenza – la Cina detiene buona parte dell’enorme debito pubblico degli Stati Uniti e questi assorbono buona parte dell’export cinese –  ma anche di contrasto. Supremazia economica vuol dire supremazia politica. E, considerato che entrambi i Paesi si ritengono Regno di Mezzo (“la nostra terra è al centro di tutto”) è oltremodo difficile immaginare come i rapporti sino-americani si evolveranno nel medio-lungo periodo. Per evitare contrasti geopolitici potenzialmente pericolosi per la stabilità mondiale sono indispensabili grandi mediazioni che solo la cultura abbinata alla politica più lungimirante possono attuare. L’Europa, e l’Italia in primis, eredi al pari della Cina di grandi culture,   rimangono la chiave più importante per lo sviluppo di rapporti pacifici. Come insegnò, in tempi recenti, Vittorino Colombo, statista di grande visione”.

E’ la premessa dell’intervento di Achille Colombo Clerici, presidente di Europasia e presidente emerito dell’Istituto Italia Cina nonché di Assoedilizia al convegno organizzato dalla Fondazione Vittorino Colombo e dalla Comunità cinese di Milano intitolato all’uomo politico democristiano, più volte ministro, che contribuì a riaprire la Via della Seta tra la Repubblica Popolare e l’Occidente quando ancora non si era spenta l’eco della “rivoluzione culturale”. Al convegno – tenutosi in San Marco a Milano, nell’ Aula Magna della Fondazione Card. Giovanni Colombo –  è stato presentato il libro, con traduzione in mandarino di don Giuseppe Zhang,   “Pionieri italiani in Cina” di Gilberto Perego e Antonio Airò. Moderato da Antonio D’Anna, vaticanista di Italia Oggi, il convegno ha visto la partecipazione – oltre che di Colombo Clerici, presidente emerito dell’Istituto Italo Cinese – di Michelangelo Brenna (Fondazione V. Colombo), Max Ferrari (presidente Associazione Lombardia Cina), Giuseppina Marchionne, sinologa e docente dell’Università Cattolica di Milano, Gilberto Perego (coautore del libro), on. Michele Saponara (già presidente dell’Istituto Italo Cinese), prof. Li (preside di una scuola per bambini cinesi di Milano).

Due messaggi significativi sono stati letti ai lavori: del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Ricordando il “gemellaggio fra Milano e Shanghai, di cui andiamo fieri, e che tanto ci ha portato bene, nella staffetta fra le due grandi Expo” Pisapia ha indicato i punti di forza dell’operare di Colombo: amicizia e cultura. Pur non nascondendo le diversità profonde ideologiche, culturali e sociali fra Italia e Cina ha introdotto due elementi che sarebbe bene diventassero un patrimonio comune a tutti anche oggi, nelle nostre relazioni nazionali, come in quelle internazionali. L’amicizia è il primo di essi: considerare il proprio interlocutore un valore prezioso, con cui vale sempre la pena di dialogare, e con cui si può sempre trovare un campo non solo di accordo, ma di vicinanza umana;  il secondo è la cultura, il grande antidoto al grande peccato di questo scorcio di XXI secolo: l’avidità e il prevalere su ogni valore della finanza predatrice, del capitalismo d’assalto, delle scorrerie dei grandissimi ricchi che decidono la vita e la morte di popoli e di nazioni”.

Concetti sui quali è ritornato Colombo Clerici: “Più di vent’anni fa ho raccolto l’invito di Vittorino Colombo, antico e mai dimenticato amico, che sono fiero di ricordare nel suo impegno sulla questione cinese.

“Mentre gli americani e l’occidente in genere intendono prioritari i diritti dell’individuo (Leopardi diceva ‘non riesco ad immaginare masse felici formate da individui singoli infelici’) i cinesi privilegiano gli interessi della comunità. Individualismo contro comunitarismo.

“Oggi, l’obiettivo di Pechino, sotto la guida di Xi Jinping, è di ritagliarsi un “posto al sole” nelle dinamiche internazionali per tutelare i propri interessi; il che, per inevitabile riflesso, non può che scuotere i fragili equilibri dell’attuale sistema. Principalmente nei rapporti con gli Usa.

“Il recente incontro Obama-Xi ha messo in luce modi profondamente differenti di vedere il mondo, conseguenza di due diverse civiltà: 5000 anni quella cinese, 250 anni quella americana. I cinesi muovono dal contesto al particolare, in altre parole dall’universale all’individuale, mentre per gli occidentali è esattamente il contrario. I cinesi, come gli europei, pensano in termini ciclici, a periodi fiorenti cui seguono periodi di decadenza; gli americani si muovono in una sola direzione, verso un più grande potere e una sempre maggiore prosperità.

“Vittorino Colombo era l’etica nella politica. Cioè l’impegno morale; ma non solo. Era l’attenzione ai problemi sociali, ai problemi del lavoro; era l’attenzione al mondo giovanile. Rappresentava la grande apertura mentale. Aveva capito prima di tutti che la Cina, ancora quando nella geopolitica essa era una enclave, rappresentava tuttavia la civiltà del futuro con la quale si doveva dialogare.

“Nel 1971 quando Vittorino, quel 17 marzo, fondò l’Istituto, l’Italia non aveva rapporti ufficiali in atto con la Cina. Sento dire oggi da molti amici della vecchia guardia: già, ma io a quel tempo c’ero già stato in Cina, avevo avuto rapporti economici, facevo affari. L’ Italia, nello spirito di intrapresa che l’ha sempre contraddistinta, aveva sì rapporti con la Cina. Tuttavia questi rapporti erano rimasti circoscritti e limitati ad esperienze individuali ed a posizioni personali: erano gli affari dei maiali e dei trattori.

“Dal 1971 si comincia a lavorare per costruire un canale di ufficialità, che oggi dà frutti.

“Agli amici cinesi io credo dobbiamo confermare, con il nostro operato, che l’Italia può diventare sempre più un interlocutore, un partner privilegiato in campo culturale, sociale ed economico, con il mondo cinese, ed un ponte naturale tra la Cina da un lato e non solo la vecchia Europa, ma il mondo occidentale tutto. Questo credo sia il compito ideale che ci dobbiamo prospettare.

“Lavoreremo, ricordando e rispettando il pensiero e l’insegnamento morale di Vittorino, che possiamo sintetizzare nei principi dell’onestà degli intenti, nella ricerca del bene comune, nella fermezza d’animo, Rispettando il suo insegnamento sociale, culturale e politico, per raggiungere, se possibile, altri risultati su questa via”.

Foto Archivio: Achille Colombo Clerici con Michele Saponara e Alberto de Luca

Colombo Clerici con Michele Saponara e Alberto Di Luca

 

 

Il Giorno QN 15 novembre 2015: intervista a Colombo Clerici “A Milano serve un leader per trattare con Roma e l’Europa” – “Ci aspettano 10 anni di responsabilità nella guida del Paese”

novembre 17, 2015

Il Giorno QN  15 novembre 2015: intervista del vice Direttore Sandro Neri a Colombo Clerici “A Milano serve un leader per trattare con Roma e l’Europa” – “Ci aspettano 10 anni di responsabilità nella guida del Paese”

Il leader dei proprietari immobiliari. Achille Colombo Clerici “A Milano oggi serve come sindaco un leader per trattare con Roma e l’Europa”

Colombo Clerici: ci aspettano 10 anni di responsabilità nella guida del Paese.

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La prossima primavera Milano sarà tre le città che torneranno alle urne per le elezioni amministrative.
Rispetto alla tornata che ha consegnato Palazzo Marino a Giuliano Pisapia il quadro politico e sociale è profondamente mutato.
Anche rispetto a scenari non solo cittadini. Che sindaco si aspettano i milanesi? Lo chiediamo, con uscite cadenzate, a personaggi della vita pubblica, del mondo economico e della cultura.

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di Sandro Neri

– LA PARTITA per Palazzo Marino è tutta da giocare. Mancano ancora i nomi dei campioni chiamati a sfidarsi. Ma qualche certezza c’è già. Per esempio che in palio, stavolta, c’è molto di più della poltrona di sindaco.

“L’Italia sarà milanocentrica per i prossimi dieci anni.
Non a caso il premier Matteo Renzi è venuto qui a calare i suoi assi. Se vogliamo parlare di che guida serva a Milano non possiamo prescindere da questo dato”.

E’ categorico, Achille Colombo Clerici, Presidente di Assoedilizia, l’associazione della proprietà immobiliare (8.000 soci nella sola città), parla a nome di un mondo che non è solo una categoria, ma un pezzo importante della storica borghesia milanese.

“Un mondo che molti credono scomparso, solo perché non più presente come un tempo nella cultura e nel mecenatismo precisa; ma questo solo a causa di un processo di ‘secolarizzazione’ di questo genere di attività. In realtà la borghesia c’è, e sta alla finestra. Attenta a capire i passaggi delicati della nostra epoca”.

Cosa si aspetta dalle prossime elezioni comunali?

“Quello del sindaco di Milano non è un problema amministrativo, ma politico. Laddove la politica è il campo dove si giocano i nostri destini. Soprattutto ora che Milano ha imboccato la strada della rinascita e deve solo gestire il capitale messo a frutto”.

Fuor di metafora?

“Serve un sindaco che abbia un potere contrattuale, sul piano politico e sociale. Quindi capace di contrattare il nostro futuro non solo col governo di Roma, ma con i competitors internazionali. Il ruolo di Milano nella politica del Paese sarà centrale per almeno un decennio”.

Cos’è, un’iniezione di fiducia?

“Lo dicono i cicli storici. Gli investimenti stranieri oggi si concentrano a Milano. Questa città ha distanziato tutte le sue dirette concorrenti, cioè Roma e Bologna.
Vuol dire che il gap fra Milano e il resto del Paese è destinato ad aumentare sempre di più. Chi investe, ha interesse che la città dia risposte.
E quindi sosterrà la città perché le risorse investite non vadano perdute”.

A chi affiderebbe il compito di gestire questa fase con tutte le sue implicazioni?

“C’è solo una parola: uno statista”.

Troppo facile. Chi dovrebbe andare a Palazzo Marino?
Un manager, un politico, un esponente della società civile…

“Direi un politico. Purché capace di costruirsi un peso, a sua volta foriero di consenso e di autorevolezza.
Oppure un personaggio non espressione diretta della politica, ma titolato e preparato a portare avanti le istanze della città”.

Al primo punto?

“Affrontare la questione della città metropolitana, con l’obiettivo di garantire l’identità di Milano.
Le scelte del nostro prossimo futuro vanno intraprese senza andare a rimorchio delle politiche di Roma”.

Roma vorrà dire la sua…

“Il Comune è come una Spa: l’ad deve avere il controllo dell’azionariato.
E l’azionariato di Milano sono il governo italiano e le istituzioni europee. Il sindaco deve conoscere le dialettiche di entrambi, per tutelare le priorità di Milano. Sul piano economico e politico”.

Ne dica una.

“L’equità fiscale e la lotta all’evasione. Qui abbiamo il residuo fiscale più alto d’Italia. Circa tremila euro pro capite. Ci sono battaglie che i cittadini aspettano di poter affidare a personaggi all’altezza.
Ecco, quello che serve a Milano è un leader che la guidi. Nei rapporti con l’Italia e il mondo intero”.

il giorno

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Edmondo Bruti Liberati – Bilancio di Responsabilità Sociale 2015, Procura Repubblica Milano

novembre 12, 2015

A s s o e d i l i z i a

Presentato il Bilancio di Responsabilità Sociale 2015 della Procura della Repubblica

BRUTI LIBERATI: MA SENZA INTERVENTI DELLA POLITICA SI RISCHIA LA PARALISI

Anche nella gestione della giustizia si impone il “sistema Milano”

Il “sistema Milano” continua a caricarsi della responsabilità di essere la guida del Paese anche nel campo minato dell’amministrazione della giustizia.
Buona amministrazione, come testimonia, con dati e cifre, il Bilancio di Responsabilità Sociale 2015 della Procura della Repubblica – analisi delle attività dell’ufficio nell’anno tra giugno 2014 e giugno 2015  – presentato dal Procuratore Edmondo Bruti Liberati al ministro della Giustizia Andrea Orlando, ai rappresentanti delle istituzioni milanesi, agli alti comandi militari, al presidente del Tibunale di Milano Roberto Bichi, al Questore di Milano Luigi Savina, a giudici, fra i quali Francesco Greco, Claudio Castelli, Ilda Boccassini, Giulia Perrotti e ad un selezionato gruppo di invitati, tra i quali il presidente di Assoedilizia e di Europasia Achille Colombo Clerici, l’ex Ministro dell’interno Virginio Rognoni, Michele Saponara, Livia Pomodoro, Alberico Barbiano di Belgiojoso, Chiara Beria di Argentine, Marco Romano .

Perché “sistema Milano”? (la definizione è del sindaco Giuliano Pisapia il quale Inizialmente pensava ad una citta’dalle tre A, accogliente, attrattiva, amichevole. Ora, raggiunto quell’obiettivo pensa ad una città dalle tre I, inclusiva, innovativa, internazionale.
Ma certo non ad un modello Milano, semmai ad un sistema Milano). Perché, nonostante le carenze di organico che, secondo i diversi comparti, va dal 22 al 34% cui l’Ordine degli Avvocati, secondo il presidente Remo Danovi, supplisce parzialmente con una cinquantina di unità,  le spese di gestione della Procura sono diminuite del 44% nel quadriennio 2011-2014 mentre sono aumentate del 128% le entrate; capacità di smaltire 124.000 fascicoli all’anno anche se è impossibile intaccare l’arretrato; le intercettazioni, sempre nel quadriennio, si sono ridotte del 48%, anche qui senza danni alle indagini; il recupero delle frodi fiscali è stato di oltre 3 miliardi e 600 milioni;  tanto che  si può parlare di “sistema Milano”, appunto, che altre Procure stanno prendendo ad esempio.

Ma si è giunti al punto limite, ha denunciato Bruti Liberati, la politica deve riformare il processo penale, senza interventi urgenti la Procura rischia la paralisi. Le carenze più gravi del personale amministrativo riguardano le qualifiche professionali fondamentali. Un caso classico: il Governo ha fatto cospicui stanziamenti per il sistema di informatizzazione, ma non ci sono i tecnici per farlo funzionare.

Giovanni Azzone, Rettore del Politecnico di Milano, che collabora con la Procura dal 2010, parla della competitività della città, come della capacità di attrarre il capitale umano, attraverso un sistema di offerte, in una serie di campi, tra i quali vi è quello della giustizia.
E’ necessario rafforzare con adeguate risorse il sistema giustizia.

Infatti, è stato autorevolmente detto, la nostra società ha un tessuto etico fragile. E’ impressionante il rapporto di Ilda Boccassini, della Direzione distrettuale Antimafia. Soprattutto la ‘ndrangheta sembra aver messo radici in pianta stabile a Milano e nell’hinterland: alcuni piccoli paesi della Calabria (San Luca, Vibo Valentia, Rosarno, Limbadi, Grotteria e Giffoni), hanno di fatto colonizzato diversi comuni dell’hinterland. Si è trattato di una sorta di colonizzazione al contrario, in quanto una sottocultura criminosa ha avuto la meglio in aree altamente industrializzate e ricche di servizi pubblici.

Il Bilancio non poteva tacere un riferimento ad Expo e  alle clamorose inchieste che hanno preceduto l’evento, tanto da averne fatto temere il blocco. (Bruti Liberati ha ricordato l’azione sinergica della Prefettura di Milano, retta da Francesco Paolo Tronca ed il suo intervento attraverso numerose ‘interdittive’). Nelle indagini la Procura di Milano si è mossa con eccezionale rapidità permettendo alla struttura di adottare tempestivamente i provvedimenti per la sostituzione dei manager” arrestati.

“Equilibrio, passione, trasparenza e partecipazione” ha riconosciuto il ministro Orlando a Bruti Liberati, quest’ultima “unico antidoto alla crisi della democrazia schiacciata tra populismo e tecnocrazia”. Un riconoscimento non rituale anche al modello organizzativo dell’ufficio  che non ha riscontrato in altre Procure che pure sono al completo di organici.

Dopo aver riportato un discorso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella indirizzato ai magistrati ordinari in tirocinio, Bruti Liberati ha concluso: “Noi continueremo ad adoperarci per la migliore funzionalità possibile della giustizia penale anche nelle difficili condizioni attuali, ma è doveroso denunciare che senza le riforme e le iniziative organizzative il sistema di giustizia penale incontrerà difficoltà sempre crescenti”.

Standing ovation per il Procuratore capo che lascia tra pochi giorni il suo alto incarico per fine mandato. Un saluto caloroso che è anche riconoscenza.

Foto:
– Achille Colombo Clerici con Edmondo Bruti Liberati, Giuliano Pisapia, Remo Danovi, Virginio Rognoni, Giovanni Azzone

Achille Colombo Clerici con Edmondo Bruti Liberati 2

Achille Colombo Clerici con Edmondo Bruti Liberati 3

Colombo Clerici con Pisapia 2

Achille Colombo Clerici con Remo Danovi

Achille Colombo Clerici con Virginio Rognoni

Achille Colombo Clerici con Giovanni Azzone

Legge stabilità – Alleggerimenti fiscali sui contratti di locazione agevolati – Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

novembre 12, 2015

A s s o e d i l i z i a

Dichiarazione del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:

“Riteniamo che la via della detassazione del contratto di locazione agevolato non sia la più efficace per incentivare l’investimento del risparmio privato nell’edilizia residenziale, necessario, tanto alla mobilità abitativa di un paese moderno, quanto alla sua crescita economica.

Ebbene, dobbiamo considerare che l’alleggerimento del carico fiscale su quel tipo di contratto mentre certamente intercetta la logica economica del pensionato che deve ricavare un reddito dalla casa che affitta, non incontra quella dell’investitore che intenda collocare ex novo il risparmio in immobili destinati all’affitto abitativo, per ritrarne un reddito in qualche modo equiparabile a quello derivante dagli investimenti mobiliari.

L’investitore, infatti, è raro che agisca come persona fisica, che miri ad un inquilinato al di sotto del mercato, che si precluda la possibilità di locare a persone giuridiche, che insomma miri a doversi arrangiare, sia pure a fronte di agevolazioni fiscali compensative.

Condizioni queste che devono tutte ricorrere per combinare efficacemente le agevolazioni fiscali derivanti dal regime della cedolare secca con quelle del contratto a canoni concordati.

Insomma, lo strumento del contratto di locazione agevolato è una misura in un certo senso di intervento di retroguardia.
Serve cioè a ‘tamponare’, per gli investimenti già in essere, gli effetti devastanti dell’attuale carico fiscale. Produce in tal senso, semmai, un freno alla dismissione degli immobili in locazione.
Ma certo non genera nuovi investimenti: in tal senso non è una misura adatta ad un’azione di avanguardia.

L’effetto negativo di tale impostazione è più grave quando, per rendere operativa la misura di retroguardia, si tenda a disincentivare la via dell’azione di avanguardia; come in effetti si continua a fare.

E dunque quando la categoria dei proprietari immobiliari chiede sgravi fiscali sulle locazioni private e si sente rispondere dal Governo, come sta ormai avvenendo da anni, con misure agevolative rivolte al settore del contratti abitativi concordati, non può certo ritenersi soddisfatta. E’ un primo passo; ma non può rimanere il solo, come purtroppo ormai accade.

Occorre viceversa una detassazione indifferenziata di tutti gli immobili concessi in locazione, siano essi abitativi o commerciali.”

foto presidente 133

Cento Anni della “Città degli Studi” celebrazione alla Statale – Il progetto “Milano 2040” – Roberto Maroni, Gianluca Vago, Giovanni Azzone

novembre 10, 2015

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

I cento anni dalla nascita della Città degli Studi del capoluogo lombardo celebrati alla Statale

IL PROGETTO MILANO 2040 GIA’ PALCOSCENICO DI POLEMICHE

di Benito Sicchiero

Cento anni fa – il 6 novembre 1915 – Luigi Mangiagalli, poi primo Rettore della Statale, dava simbolicamente avvio ai lavori della Città degli Studi di Milano insieme al Presidente del Consiglio Salandra, al Sindaco Caldara, al Vescovo Cardinal Ferrari e a molti altri esponenti delle istituzioni, della cultura e della società civile ambrosiana.

Per celebrare degnamente la ricorrenza la Statale e il Politecnico hanno organizzato “La Grande Milano: 10 idee per 100 anni. Dalla Città degli Studi (1915) a …” evento che ricorre – singolare coincidenza – alla vigilia della presentazione da parte del presidente del Consiglio Matteo Renzi di un altro grande progetto che sorgerà sull’area ex Expo: “Milano 2040”, una cittadella della scienza coordinata dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova assieme all’Isi di Torino e alla Fondazione Mach di Trento, collaboratori fondamentali il Politecnico e la Statale.

Ma a differenza dello spirito sinergico e di armonia tra l’allora già presente Politecnico e la nuova università – ricordato dal Rettore del Politecnico Giovanni Azzone che con il collega Gianluca Vago ha presentato la giornata – “Milano 2040” si è trasformata nel palcoscenico di polemiche. Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni ha rilevato il rischio che esso scardini il modello locale in quanto in Lombardia ci sono tutti gli Enti che possono realizzare il post Expo: il centro europeo di nano medicina, l’istituto nazionale di genetica molecolare, il parco tecnologico padano, il Cnao e molti altri. “Per questo – ha ribadito – dico sì al progetto del Governo solo a condizione che siano coinvolte tutte le istituzioni lombarde che si occupano di innovazione e ricerca e che sono un’eccellenza a livello europeo”, ricordando perdippiù che i terreni del sito Expo non sono di proprietà del Governo, ma di una società che si chiama Arexpo, della quale fanno parte la Regione Lombardia e il Comune di Milano.

Mentre qui si discute dove mettere le bandierine di “questo è mio e questo è tuo”, a Parigi – lo ha affermato il rettore della Statale Gianluca Vago – stanno già costruendo gli edifici in una operazione che unisce 8 università e 10 centri di ricerca. Lo stato ha finanziato 7 miliardi di euro, 4 in infrastrutture e 3 in ricerca. Le imprese si prevede ne mettano 10. Questo è il livello competitivo.

La polemica ha oscurato le riflessioni sulla città, sul suo ruolo e sulla sua capacità di essere portavoce e avanguardia di idee e progetti per il futuro, espresse dal vescovo Mario Delpini, dal vicesindaco di Milano Francesca Balzani e dagli altri invitati dei due Rettori: Rocco Corigliano della Fondazione Cariplo, Sergio Escobar (Piccolo Teatro) il fondatore di Comunità Nuova don Gino Rigoldi, il Commissario unico di Expo 2015 Giuseppe Sala, il presidente dell’Associazione Vidas Ferruccio De Bortoli. In precedenza Luca Clerici, della Statale, aveva illustrato la figura di Luigi Mangiagalli.

La tavola rotonda è stata anche l’occasione per intitolare a Mangiagalli l’Aula Magna di via Festa del Perdono recentemente ristrutturata, un luogo privilegiato di incontro e confronto per tutta la comunità universitaria e cittadina.

La mattinata si è conclusa con un evento nell’evento: il presidente della giuria Gianni Berengo Gardin ha premiato i vincitori del challenge fotografico “Vita da studenti: una sostenibile leggerezza”. E’ seguita l’inaugurazione della mostra allestita nel corridoio antistante l’Aula Magna, esposizione delle 12 foto premiate e delle oltre 60 migliori immagini selezionate.

Foto d’archivio: Achille Colombo Clerici pres. Europasia con Ferruccio De Bortoli

Achille Colombo Clerici con Ferruccio de Bortoli

Luca Ricolfi – Associazione Proprietà Edilizia Torino – Convegno nel Palazzo del Comune

novembre 9, 2015

A s s o e d i l i z i a

Spaziani Testa indispensabile intervenire sulla detassazione della locazione

“Nella dottrina europea – c’è una precisa gerarchia sugli effetti della tassazione; per cui la più dannosa sulla crescita è la tassa sui profitti, (la tassa societaria), poi viene l’imposta sui redditi, quindi l’Iva, (l’imposta sui consumi) ed infine l’imposta sulla proprietà immobiliare. C’è una certa plausibilità teorica.
Ed è per questo che inizialmente propendevo per la tassazione degli immobili.

Ma, studiando gli effetti delle tasse sullo sviluppo economico di uno qualsiasi dei 34 Paesi dell’area Ocse non ho mai trovato traccia dell’imposta sulla casa. Certo, essa per entità complessiva – circa 600 miliardi a livello europeo – è trascurabile rispetto alle molte migliaia di miliardi generati dalle tasse sul reddito, sui consumi e quant’altro. Ma questa irrilevanza non mi convinceva. Fino a quando ho capito. La tassa sulla casa è valutabile, non sulla base dei numeri, ma della fiducia. Se si colpisce la ricchezza delle famiglie, e la casa ne è caposaldo, la sicurezza vacilla. Conseguenza, i consumi si contraggono, i valori immobiliari crollano, la possibile ripresa non si manifesta.  Come ha dimostrato lo Stato italiano: per racimolare 20-25 miliardi grazie all’imposizione fiscale sul mattone, ha ridotto di oltre 1.000 miliardi il valore del patrimonio dei suoi cittadini”.

Più chiaro di così non poteva essere Luca Ricolfi, sociologo e editorialista tra i più stimati in Italia, docente nella Facoltà di Psicologia dell’Università di Torino, nella relazione svolta al Convegno “Proprietà immobiliare e fiscalità: quale futuro?” organizzato dall’Associazione della Proprietà Edilizia di Torino nella Sala delle Colonne del Comune. Musica per le orecchie del presidente di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, dei molti esponenti del mondo immobiliare – tra i quali il presidente di Fiaip Paolo Righi –  invitati dal presidente dell’Ape Erasmo Besostri Grimaldi: e di notevole interesse il dibattito che ne è seguito, moderato da Giuseppe De Filippi, conduttore Tg5, responsabile Economia –  dopo i saluti del vicepresidente del Consiglio comunale Silvio Magliano;  dibattito al quale ha inoltre partecipato Annarosa Penna, Coordinamento legali di Confedilizia.

Certo, quando l’assurda tassazione è stata decisa, l’Italia era sull’orlo del baratro; l’Europa esigeva provvedimenti severi e immediati. Ma non sarebbe stato meglio, si è chiesto Ricolfi, adottare altre scelte: tagli alla spesa pubblica, ad esempio, oppure un prelievo una tantum simile al famoso 6 per mille sui conti correnti deciso dal governo Amato in un’altra simile emergenza? Ma non si trattava di una scelta strutturale, è stato obiettato. L’Europa, è stata la risposta, avrebbe comunque accettato. Invece la tassa sulla casa si è trasformata in un fardello da trascinare negli anni, inducendo in tal modo i proprietari a non avere più fiducia in questo tipo di investimento, ed aumentando insicurezza ed angoscia.

Né il taglio di Imu e Tasi sulla prima casa – ha rincarato Spaziani Testa -, pur molto importate e da salutare con soddisfazione perché segna un cambio di direzione fondamentale soprattutto per le motivazioni con le quali viene sorretta (sostegno al settore immobiliare ed edilizio e iniezione di fiducia stimolatrice dei consumi), potrà indurre alla ripresa del settore più di tanto. Si tratta di 3-4 miliardi su un totale di circa 25, il resto viene sopportato dalle case in locazione, dal commercio, dall’industria. Intervenendo dinanzi alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, Spaziani Testa ha ricordato che per produrre effetti consistenti è necessario un intervento di detassazione più ampio che parta proprio dagli immobili locati.

Per quanto riguarda le regole europee, ispirate dal doppiopesismo, esse sono fatte su misura per certi Paesi, in determinate circostanze. Prevalgono le valutazioni politiche.

Proprio sulla politica dell’Europa nuovo affondo di Ricolfi: l’Unione è governata da burocrati irresponsabili. In realtà è il mercato cui dobbiamo rispondere. E’ inutile strizzare l’occhio ai Paesi più forti: se il mercato, quand’è in preda a convulsioni maniaco-depressive, decide in una certa maniera, non c’è Unione che ci possa salvare.

Ma, alla fine, Ricolfi manifesta ottimismo sull’abolizione totale o parziale della tassazione anche sulla seconda casa.

La motivazione, al solito, non è dovuta ad equità o ad interesse dell’economia, ma a calcolo politico. Nelle prossime elezioni, che molto probabilmente vedranno fronteggiarsi il PD e il M5S, il partito di Renzi avrà bisogno dei voti dei proprietari immobiliari.

Foto:
– Paolo Righi, Achille Colombo Clerici, Renzo Gardella al Convegno di Torino
– Tavolo relatori al Convegno

 Paolo Righi, Achille Colombo Clerici, Renzo Gardella al Convegno di Torino 4.11.2015

Convegno Torino 4.11.2015 tavolo dei relatori

Fisco Immobili – “Affitti, Sistema da rivedere.” – QN Il Giorno. Il Resto del Carlino, La Nazione – Ediz. 7 novembre 2015 – Achille Colombo Clerici

novembre 9, 2015

Il sistema fiscale vigente prevede una differenziazione, con effetti penalizzanti, per chi loca abitazioni a canone libero rispetto a chi loca a canone concordato e inoltre per chi possiede alloggi non occupati.

Le misure agevolative fiscali tendono infatti a rendere indenne la locazione agevolata dai progressivi inasprimenti fiscali che colpiscono, al pari delle ville al mare ed ai monti, le case affittate a canone libero.

In questi giorni, peraltro, la commissione Ambiente e Agricoltura della Camera ha dato il via libera al censimento sul patrimonio edilizio privato, sia occupato, sia “sfitto” (questa la connotazione negativa con cui viene definito), in nome del principio di risparmio del suolo, che dovrà “orientare le iniziative dei Comuni alle strategie di rigenerazione urbana”.

Ma, se introdurre un sistema fiscale premiante per chi affitta alloggi a canoni moderati è senz’altro virtuoso sul piano sociale, sia per i locatori, sia per i conduttori, non lo è altrettanto sul piano economico perché non genera alcun investimento in edilizia da offrire in locazione.

Da molti anni in Italia sono stati tagliati i fondi per l’edilizia residenziale pubblica e l’housing sociale si è dimostrata una goccia nel mare della necessità, soprattutto nelle grandi città.    Per altro verso la mobilita abitativa a fini di studio, di lavoro, di socialità è ingessata da un penalizzante rapporto che vede una sbilanciata predominanza di “abitazioni principali” in proprietà.   E’ necessario quindi invogliare i nuovi investimenti privati in case da offrire in affitto. Oggi tali investimenti sono ridotti a zero perché non redditizi proprio a causa del regime di tassazione troppo oneroso; ne’ l’agevolazione per i contratti a canoni concordati vale a tale effetto.

Per rilanciare la ripresa degli investimenti in edilizia locativa è necessario superare la “politica dei differenziali fiscali” che vorrebbe – riecheggiando il principio dell’ equo canone – un sistema fiscale differenziato, e penalizzante, per chi loca a canone libero, cosi come per chi tiene alloggi non occupati.

Questi peraltro (da non definire sfitti poiché si tratta di una nozione che si presta a definizioni arbitrarie basata com’è su un elemento intenzionale tutto da dimostrare) non rappresentano una scelta volontaria dei proprietari degli alloggi; sui quali d’altronde continuano a gravare oneri fiscali, di gestione, di manutenzione ordinaria e straordinaria e quant’altro. Dipendono piuttosto dal fatto che l’offerta non riesce a incontrare la domanda per difetto di mercato e non per altre ragioni.

foto presidente 135

Archivio Stato Milano – La credenza di Isabella d’Este, 23 maioliche istoriate di Nicola d’Urbino

novembre 2, 2015

Istituto Europa Asia
Europasia
Europe Asia Institute

Nuova iniziativa dell’Archivio di Stato di Milano dopo il successo di “Io Lionardo …”

LA CREDENZA DI ISABELLA D’ESTE, 23 MAIOLICHE ISTORIATE  DI NICOLA D’URBINO

Dopo il grande successo della mostra “Io Lionardo …” l’Archivio di Stato di Milano in collaborazione con l’Associazione Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, offre alla città “Una credenza istoriata per Isabella d’Este”. L’esposizione, curata da Ester Mantovani e Mariarosa Palvarini Gobio Casali, consente di vedere riunito il servizio da “credenza” in maiolica istoriata creato da Nicola d’Urbino per la marchesa di Mantova Isabella d’Este, costituito da 23 pezzi i cui originali sono conservati in musei e collezioni private di tutto il mondo. La ceramista Ester Mantovani, seguendo le tracce dell’antico maestro, interpreta ogni singolo pezzo facendolo rivivere in tutta la sua bellezza. Insieme alle curatrici intervengono Claudio Salsi, direttore del Settore Soprintendenza Castello, Musei Archeologici e Musei Storici e Daniela Ferrari, direttore dell’Archivio di Stato di Milano. L’inaugurazione, ad inviti, mercoledì 4 novembre, ore 17,30, presso l’Archivio di Stato, via Senato 10, Milano. La mostra resterà aperta al pubblico dal 5 al 30 novembre, con i seguenti orari: lunedì-giovedì ore 10-18, venerdì e sabato ore 10-14.

E’ noto – scrive Mara Pasetti –  come la tavola rinascimentale mirasse a stupire il convitato. La mostra ci trasporta in un tempo, il 1524, in cui nella Villa gonzaghesca di Porto, ora perduta, si allestiva una “credenza” per la marchesa Isabella d’Este, maritata a Francesco Gonzaga, il vincitore della battaglia di Fornovo. Nicola d’Urbino fu uno dei maestri più eccelsi della maiolica istoriata rinascimentale, nonché l’autore della credenza che Isabella aveva desiderato per anni.

Mastro Nicola, figlio di Gabriele Sbraghe, urbinate, menzionato nei documenti dal 1520 come figulo o vasaio, non fu solo padrone di bottega, come altri suoi colleghi, ma pittore egli stesso. La sua firma compare su alcuni piatti che rivelano una straordinaria capacità compositiva e un gusto per il colore molto raffinato.  Attento a ciò che di meglio si produceva nelle corti dell’epoca, dimostra di conoscere e ammirare, tra gli altri, Giorgione, Mantegna, ma soprattutto Raffaello anche per il tramite di Giulio Romano e delle incisioni di Marcantonio Raimondi.

I soggetti raffigurati nei 23 pezzi superstiti della credenza – piatti, coppe, taglieri e un versatoio –  sparsi in musei e collezioni di tutto il mondo, sono tratti dalle Metamorfosi di Ovidio, dall’Eneide, dall’Antico Testamento…e un tempo dovevano essere assai più numerosi. Di tutto questo e di molto altro parla l’accurato catalogo curato da Mariarosa Palvarini Gobio Casali e Daniela Ferrari per la casa editrice mantovana Universitas Studiorum che si avvale anche dei contributi di Ester Mantovani e delle due studiose Lisa Boutin Vitela e Valerie Taylor che hanno portato oltreoceano questo “esperimento” creativo e divulgativo.

Foto: Daniela Ferrari con Achille Colombo Clerici pres. Europasia

Daniela Ferrari con Achille Colombo Clerici