Assolombarda Ispi “Un mondo in subbuglio. Quali scenari per il 2016?”

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Assolombarda e Ispi tentano di prevedere cosa avverrà. Le governance mondiali sotto esame

PER L’ECONOMIA, E NON SOLO, UN 2016 DENSO DI INCOGNITE

E’ difficile fare previsioni, specialmente sul futuro. La battuta dell’economista, in questi giorni di incomprensibili – per i più, anche se un’idea ce la stiamo formando e ben chiara soprattutto per quanto riguarda l’Italia – turbolenze di borsa, va aggiornata: è impossibile.

Restano pertanto sostanzialmente senza risposta gli interrogativi dei molti che hanno affollato il salone delle conferenze di Assolombarda dove gli esperti della più importante organizzazione territoriale di imprenditori italiani, della Fondazione Corriere della Sera, di Intesa San Paolo, di Ispi e di Sace si sono riuniti per la conferenza dal titolo “Un mondo in subbuglio. Quali scenari per il 2016?” chiedendosi, a loro volta: come sta cambiando la distribuzione del rischio a livello globale e quali saranno le principali tendenze, i personaggi, i paesi e le crisi cui guardare con particolare attenzione nel 2016?

Quali sono gli scenari di evoluzione delle crisi in corso e quali le nuove frontiere del business da prendere in considerazione?

Quali le prospettive, sia per l’export sia per gli investimenti produttivi, delle imprese italiane?

C’è qualche punto fermo. Secondo l’Economist l’instabilità ha quali principali cause il terrorismo, la guerra in Siria, la Grecia caso non ancora risolto, la Russia di Putin, il populismo che si diffonde dall’Europa agli Usa, il calo del prezzo del petrolio.

La “crisi” in Cina – virgolette quanto mai opportune in quanto il Pil è aumentato di quasi il 7% mentre nell’altra più potente economia mondiale, gli Stati Uniti, poco più del 2% – può essere pilotata.

E’ invece l’ondata migratoria il fattore più destabilizzante per l’Europa e quindi per il mondo intero.

Certo, il libero mercato, appunto perché libero, annovera periodiche crisi e altrettante riprese.

Prima del 2008 ci sono state, per citare, le guerre nei Balcani e in Africa (che continuano, sia pure in misura ridotta), le crisi delle economie dell’America Latina e dell’Asia, gli choc petroliferi, e tanto altro ancora. Le loro conseguenze sono state superate. Cosa allora rende così incerto il superamento anche di questo periodo di grande difficoltà?

Invece di emanciparsi dalle divisioni e di costruire un ordine facendo tesoro della più grave crisi dal dopoguerra, quello osservato nell’ultimo anno è un sistema internazionale nuovamente diviso in sfere di influenza, tentato dal rafforzamento dei confini, attraversato da forti correnti di disintegrazione e in crescente difficoltà nella ricerca di soluzioni concertate e condivise alle principali crisi.

Le istituzioni internazionali – dall’Onu all’Opec, dall’Unione Europea al Fmi – sembrano incapaci di dare una risposta forte e unitaria all’emergenza.

Possibile, ad esempio, che i 60-90.000 (male) armati dell’Isis continuino a far fronte alla coalizione di 53 Paesi che annoverano i più forti eserciti del mondo?

Chi li sostiene, e contro chi? Ormai lo sappiamo: ma ciò conferma le contraddizioni che paralizzano la governance mondiale.

Il cosiddetto stato islamico è la causa principale delle emigrazioni di massa verso l’Europa, e della conseguente destabilizzazione del continente.

L’obiettivo appare la Germania, l’unico Paese in grado di coordinare l’Unione. Ma se entra in crisi la Germania, è la fine dell’Unione Europea. Le conseguenze sarebbero globali.

Ecco perché gli scenari 2016 sono così incerti e preoccupanti. E perché la grande finanza che manovra quotidianamente migliaia di miliardi è ben lontana dall’avere una strategia, procede tra tentativi ed errori, come conferma la volatilità delle Borse.  Un bel problema per tutti, in particolare per gli imprenditori che devono programmare investimenti con obiettivi a 3-5 anni e che sono costretti invece ad operare entro un orizzonte che non supera qualche mese.

Sono intervenuti Alessandro Spada, vicepresidente Assolombarda; Paolo Magri, vicepresidente esecutivo e direttore Ispi; Gianluca Salsecci, head of International research network Intesa San Paolo; Alessandro Terzulli, chief economist Sace. Quindi focus sui continenti: per l’Europa Danilo Taino, inviato speciale ed editorialista del Corriere della Sera, che ha coordinato i lavori;  Mario Deaglio, consigliere scientifico Ispi, professore Università degli Studi di Torino, ha trattato l’Asia; Luigi Ippolito, caporedattore esteri Corriere della Sera, gli Stati Uniti; Loris Zanatta, professore Università di Bologna, l’America Latina; Giovanni Carbone, senior associate researcher Ispi, professore Università degli Studi Milano, l’Africa.

Foto: Il Presidente IEA Achille Colombo Clerici

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