Luigi Caccia Dominioni all’ Università dell’Italia Settentrionale Milano – Presentazione del libro: “Luigi Caccia Dominioni. Spazio sacro e architettura ” – Assoedilizia informa

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Presentato a Milano il libro che tratta una parte importante della straordinaria opera del grande architetto

LUIGI CACCIA DOMINIONI. SPAZIO SACRO E ARCHITETTURA

La casa come la chiesa con il comune denominatore del senso dell’accoglienza, dell’apertura al rapporto umano. E’ una, non la sola, chiave di lettura della straordinaria produzione di un grande architetto, Luigi Caccia Dominioni che ha voluto essere presente – nonostante l’invidiabile età di anni 103 – alla presentazione del libro “Luigi Caccia Dominioni. Spazio sacro e architettura” di M. Ghilotti, A. Gavazzi, V. Martegani alla Facoltà Teologica di Milano. All’evento, realizzato con la collaborazione dello studio Giorgio Viganò e di Sinabe Design, i relatori Angelo Torricelli (preside della Scuola di Architettura civile, Politecnico di Milano), Gino Zucchi (Politecnico di Milano) e Giancarlo Santi (Università Cattolica di Milano, gia’ responsabile del dipartimento Arte Sacra del Vaticano) hanno illustrato – alternando esaustive analisi e critiche a gustosi aneddoti sulla vita professionale di Caccia Dominioni.

Egli è, tra gli architetti italiani, colui che più di altri ha affrontato e risolto il progetto dello spazio sacro nelle sue diverse declinazioni tipologiche: chiese, conventi e cappelle private sono una presenza costante nella sua più vasta produzione poetica. In questo volume – si legge in copertina –  si intende focalizzare l’attenzione a tutte le opere di architettura religiosa realizzate e progettate dal maestro milanese nell’arco della sua attività. Dalle prime sperimentazioni sull’organizzazione di un sistema insediativo complesso come il monastero di Viboldone per le Suore Benedettine o del più urbano Istituto della Beata Vergine Addolorata di via Calatafimi a Milano, ai più maturi progetti per le chiese di San Biagio a Monza e San Giuseppe a Morbegno. O ancora nella calma silenziosa delle piccole chiese di Arenzano e Paniga a Morbegno, infine nelle piccole cappelle private o negli interventi in edifici religiosi pre-esistenti dove il nuovo deve confrontarsi con uno spazio dai contorni già assegnati.

Ci piace aggiungere una sintesi di quanto abbiamo scritto di lui in occasione del centesimo compleanno.

Luigi Caccia Dominioni, il grande vecchio dell’architettura e del design italiani, compie quest’anno il secolo di vita, forte nel corpo come nello spirito. Un traguardo invidiabile dovuto, afferma l’antico amico Achille Colombo Clerici, al rigore, all’autocontrollo, al socratico esercizio fisico e mentale. Come sono invidiabili i tanti successi professionali testimoniati dagli edifici e dagli oggetti realizzati in Milano, la “sua” città; in Valtellina, dove è nato a Morbegno; nei Grigioni dove, a Celerina, possiede una bella dimora settecentesca; a Montecarlo; ed altrove.

In una delle rare interviste concesse a un giornalista (correva il 1999) disse: “Ho sempre inteso questa professione come un servizio, non come una palestra per le proprie esibizioni. Quando progetto un edificio, recepisco il desiderio del committente e ne traduco l’aspirazione. E lavorando bene per gli altri, lavoro bene per me stesso”.

L’armonia è il suo fine. L’ambiente è fondamentale perché si tratta di inserirvi senza contrasti il nuovo manufatto, che ha oltretutto l’obiettivo di valorizzare gli edifici circostanti.   E’ l’opposto delle costruzioni figlie di una cultura globalizzata, buone per Porta Garibaldi come per Dubai: “Nella mia vita non sono riuscito a fare due edifici uguali proprio perché gli elementi attorno sono sempre diversi: il sole, le vie di accesso, il quartiere, la veduta, gli alberi, il vento …”.

A cent’anni bisogna contare anche molte delusioni “di una società che assembla pacchianamente valori immortali con le minutaglie del quotidiano”. Ma permane l’attenzione critica a quanto succede nel Paese e soprattutto a Milano, in Lombardia: “La migliore borghesia ha tentato altre volte di dare il proprio contributo allo sviluppo collettivo trovando forti ostacoli se non veri e propri tranelli. Ma bisogna vincere le delusioni e riprendere a fare vera politica, senza puntare esclusivamente all’affermazione professionale. Forse è proprio per questo che Milano, città delle professioni, raramente esprime nella classe politica i valori quantitativi e qualitativi che le sarebbero propri”.

Foto: Luigi Caccia Dominioni con Mario Botta e Achille Colombo Clerici

Colombo Clerici con gli Arch. Luigi Caccia Dominioni e Mario Botta

 

 

 

 

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