QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione “Edilizia nostrana, Una cenerentola” ediz. 13 febbraio 2016 – Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici

Un forte contributo alla ripresa può venire dal settore immobiliare che produce un rilevante volume di attività economica. Ma esso stenta a uscire dalla crisi: mentre nel 2007 i permessi di costruzione sono stati 365.000, nel 2014 sono precipitati a 55.000 – lo stesso numero di nuove unità del 1936 – nonostante manchino in Italia 300.000 alloggi destinati al libero mercato (i 100.000 vuoti non si vendono perché non incontranti la domanda, anche per la scarsa qualità) e 1.700.000 nuclei familiari meno abbienti necessitino di altrettanti alloggi di Edilizia residenziale pubblica.   Remano contro la ripresa, il sistema creditizio non prodigo con i mutui e riflessivo verso le piccole e medie imprese di costruzione, e la burocrazia che consente di costruire un edificio solo dopo anni dalla presentazione del progetto.

Se ne è parlato in occasione del Re Italy Winter Forum a Milano organizzato da MonitorImmobiliare che ha evidenziato luci ed ombre del settore.

L’Italia è l’unico Paese politicamente stabile nell’area del Mediterraneo e questo giustifica una previsione positiva su tutto il 2016. O ancora: Milano è già ripartita ed è tra le mete sotto i riflettori degli investitori; per il resto del Paese persiste un po’ di ritardo, ma il sentiment è positivo, senza contare che già nel 2015 il mercato immobiliare ha invertito il ciclo negativo degli ultimi anni.  Anche al Sud qualcosa si muove: la messa in vendita di 11 fari dismessi per la trasformazione in residenze, hotel ed altro, che ha ottenuto ben 39 offerte, ne è un segnale.

Resta il fatto che, di fronte a un miglioramento nel numero delle compravendite, continua la limatura dei prezzi. E se mettiamo in rapporto l’immobiliare con altri settori produttivi, i risultati sono sconcertanti. Nel 2015 l’automotive ha segnato più 20%, la casa più 3,7%; la ricchezza mobile in possesso di una parte degli italiani è aumentata. E allora perché manca una reale ripresa? Forse è l’intero sistema che va cambiato, dalla comunicazione del prodotto al servizio di assistenza, di rateazione, di assicurazione.  Un cambiamento troppo complesso per essere gestito solo da qualche componente del comparto.

Ecco allora la necessità di una vera politica immobiliare cui – si spera – potrebbe dare una risposta l’istituzione dell’Osservatorio Parlamentare sul Mercato Immobiliare. Ed è necessaria una forte defiscalizzazione, che consenta a medio-lungo termine di ritrovare, per chi investe nel mattone in Italia, quanto meno il mantenimento, sul piano non meramente teorico, del valore nel tempo, ed una più adeguata redditività.

foto presidente 143

 

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