QN Quotidiano Net, Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione: “Così paghiamo la denatalità” ediz. 27 febbraio 2016 – Achille Colombo Clerici

Il drammatico dato che registra il calo delle nascite nel nostro Paese – 488.000 nel 2015 – rappresenta il minimo storico dalla nascita dello Stato Italiano; il rapporto nascite-decessi vede gli ultimi prevalere sui primi sin dal 2002. Se i residenti in Italia sono comunque aumentati fino a sfiorare i 61 milioni, lo si deve alle immigrazioni. Ma nel 2015 si sono sommati quattro fattori negativi: crollo della natalità, aumento della mortalità (oltre 650.000 unità lo scorso anno, un record che ci riporta alle due guerre mondiali), drastico calo dell’immigrazione (20-30.000 nel 2015, un decimo degli anni precedenti) e fuga all’estero dei più qualificati.

Il dato più rilevante resta la denatalità. Meno figli e più tardi (l’età media delle donne al momento del parto è salita a 31,6 anni). Perché?

Una buona parte di responsabilità spetta all’assenza di una incisiva politica per la famiglia che, in particolare, aiuti le madri che lavorano con asili nido gratuiti, contributi economici per ogni figlio e quant’altro. E quale esempio viene portata la Francia, prima in Europa in assistenza alla natalità con una spesa pari al 5% del Pil e prima anche per natalità tra i Paesi avanzati. Ma questo non spiega perché la Germania, che in Europa è leader per economia e welfare, resti un nano a livello demografico.

La causa principale va cercata quindi nella defamilirizzazione. La famiglia sta gradatamente venendo meno al suo ruolo storico nella società e quindi nell’economia. Questa crisi è accompagnata parallelamente dall’ affermazione dell’individuo e della comunità che, sul piano sociale, fanno da contraltare alla famiglia.  Prova ne sia l’aumento del volontariato nei diversi campi, dalla cultura al tempo libero, alla solidarietà ed al welfare.

E’ un processo parallelo che va messo in correlazione con la tendenza dell’individuo a relazionarsi con la comunità, con la collettività invece che con il nucleo familiare. Inoltre, non si vive pensando alla famiglia o ai figli ma a se stessi, al successo nel lavoro. I figli vengono sostituiti dai viaggi, dalla vita di relazione, che si fa più edonistica. Si cerca di realizzare se stesso in quanto individuo, a prescindere dalla famiglia.  E, per concludere, domina l’incertezza tipica della società liquida. E i giovani non si sposano più.

foto presidente 145

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