AlpTransit Marzo 2016 Convegno Milano – “Economia di frontiera. Svizzera e Italia, Ticino e Lombardia: quali prospettive con l’apertura di AlpTransit” – Istituto Europa Asia IEA EUROPASIA informa

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La colossale opera ferroviaria di traforo delle Alpi condizionata dai rapporti UE-Svizzera

SU ALPTRANSIT SOFFIA CONTRO IL VENTO DELLA POLITICA

Ogni grande infrastruttura di comunicazione porta con sé opportunità e rischi.

Nel caso del nuovo traforo ferroviario del Gottardo, progetto AlpTransit, Canton Ticino (Svizzera) e Lombardia (Italia) vedranno diminuire notevolmente i tempi di percorrenza – per citare,  25 minuti tra Lugano e Milano – con vantaggi per il commercio, il turismo, l’economia dei due Paesi e in generale per l’Europa, considerando che l’opera estenderà la sua positiva influenza su tutto l’asse ferroviario detto corridoio 24 Genova-Rotterdam/Anversa.

Ma tra Lombardia e Canton Ticino sorgeranno anche problemi: i ticinesi saranno invogliati a fare acquisti a Milano, a scapito dei commercianti locali; i lombardi a prendere residenza laddove il regime fiscale sarà più favorevole, e portando – ove si trattasse di Lugano – ad un aumento del prezzo delle abitazioni ticinesi; il frontalierato avrà un più intenso sviluppo con conseguente reazione dei lavoratori del Cantone che si sentono minacciati.

Certo, tutto sarebbe più semplice se non pesasse il voto elvetico del febbraio 2014 sui limiti all’immigrazione e la rinegoziazione dell’accordo di libera circolazione tra la Confederazione e la UE.

Se ne è parlato alla tavola rotonda sul tema “Economia di frontiera. Svizzera e Italia, Ticino e Lombardia: quali prospettive con l’apertura di AlpTransit” organizzato nella sede del Consolato di Milano dalla Società Svizzera con la collaborazione della Camera di Commercio Svizzera in Italia e della società di gestione patrimoniale Kieger ag.

Dopo i saluti del Console generale Felix Baumann, sono intervenuti: Giorgio Berner, presidente della Camera di Commercio Svizzera; Remigio Ratti, economista e docente; Luca Clavarino, architetto e coordinatore del progetto LuMi; Michele Rossi, delegato delle associazioni economiche ticinesi; Lanfranco Senn, economista e docente. I lavori sono stati coordinati da Lino Terlizzi, vicedirettore del Corriere del Ticino.

Con l’entrata in esercizio l’11 dicembre prossimo sarà conclusa la tranche principale del progetto AlpTransit avviato nel 1996: lo scavo di una galleria di base di 57 km per velocizzare i collegamenti nord-sud lungo l’asse centrale della Svizzera, mentre una seconda tranche, la galleria di 15 km del Ceneri, sarà aperta nel 2019. Appuntamenti attesi da tre decenni, in fase di ultimazione in un periodo di mutamenti sociali, economici, territoriali impensabili allora, destinati ad avere notevoli riflessi sui rapporti italo svizzeri.

In Svizzera lavorano circa 80.000 italiani, l’interscambio tra i due Paesi è di 29 mld di euro e si basa su chimica-farmaceutica e meccanica da parte elvetica, abbigliamento, alimentari, meccanico e auto motive da parte italiana. Ma se i rapporti con le regioni del Norditalia sono, per qualità, su un piano di parità, lo stesso non si può dire per il resto del Paese.

AlpTransit è destinato ad avere tre riflessi: intercontinentale considerato che con l’ampliamento del Canale di Suez, le navi portacontaniner provenienti dall’Asia – dalla Cina in particolare – approderanno in misura maggiore nei porti italiani, in primis Genova; ed anche intermetropolitano e transfrontaliero. Ma a sud di Lugano   tutto sembra femarsi. Si fa avanti quindi un progetto, LuMi dalle iniziali delle città maggiormente coinvolte, di un «gruppo d’azione» nato a cavallo tra Ticino e Lombardia per sbloccare il dossier del prolungamento di AlpTransit a sud di Lugano, opera che la Confederazione non intende concretizzare prima del 2040, oltre un ventennio dopo l’apertura del tunnel di base del Gottardo e del Ceneri.

Su questo incombe la crisi dei rapporti bilaterali Svizzera-UE. Conclusi dopo parecchi anni di defatiganti trattative, oggi corrono il rischio – e la funzione di AlpTransit ne uscirebbe gravemente menomata – di cadere uno dopo l’altro se entro il 2017 non verranno concluse le nuove trattative. L’aria che tira non è delle più favorevoli.

Foto:
Presidente IEA Achille Colombo Clerici

foto presidente 147

 

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