QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 28 maggio 2016 – “Statuto speciale per Milano” di Achille Colombo Clerici

La competitività italiana è in ripresa; ma permane ed anzi si allarga la forbice con la media dei Paesi dell’Unione Europea. Sono i dati, apparentemente contraddittori, forniti da attendibili fonti internazionali.

Secondo il World Economic Forum nel 2015 il Paese è risalito dal 49° al 43° posto sui 140 presi in esame con punte di eccellenza rappresentate dalle dimensioni del mercato (12esimo posto), dalla salute e dall’educazione primaria (26), dalle infrastrutture (26), dalla migliore capacità di innovazione, ricerca e sviluppo e dall’alta specializzazione soprattutto nel vasto comparto delle piccole e medie imprese. Si contrappongono deficienze come quella della burocrazia che fanno precipitare l’Italia al penultimo posto in classifica, e dell’alto debito pubblico.

La valutazione cambia se ci confrontiamo con i Paesi del nostro Continente. Secondo un rapporto della Commissione Europea nel 2015 il PIL reale dell’Italia è tornato ai livelli dei primi anni 2000, mentre il PIL della zona euro era superiore a quei livelli di oltre il 10%. Gli investimenti hanno registrato una drastica flessione, in media più accentuata che nel resto della zona euro. La disoccupazione resta alta, mentre la produttività totale ha continuato a scendere e il tasso di partecipazione è rimasto tra i più bassi dell’UE. Si è di conseguenza allargato il divario che separa la crescita potenziale dell’Italia dal resto della zona euro.

Per sottrarre il Paese al declino o, nella migliore delle ipotesi, alla stagnazione, non dobbiamo illuderci che sia sufficiente qualche riforma e qualche incentivo per accrescere la domanda interna, magari attraverso un’attenuazione del regime di austerità come quella che ci è stata in questi giorni concessa. Occorre un deciso cambio culturale che nessun decreto legge potrà attuare.

Occorre che si completi al più presto la formazione di una nuova classe dirigente e politica; quest’ultima dovrebbe esprimersi al meglio nelle sedi comunitarie che invece sono spesso considerate il parcheggio di politici trombati nelle elezioni italiane.

Occorre inoltre che le aree più attive del Paese – e citiamo quale esempio la Lombardia e Milano – ricevano dallo Stato i maggiori aiuti. In particolare Milano, con il suo nuovo ruolo di Città Metropolitana, deve godere di uno statuto speciale con l’obiettivo, non già di rimediare a difficoltà di gestione, ma di potenziarne le capacità di traino dell’intero Paese.

foto presidente 154

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