Banca D’ Italia Bankitalia – Rapporto Economia della Lombardia giugno 2016 – Istituto Europa Asia

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Secondo il Rapporto 2016 della Banca d’Italia

LOMBARDIA, RIPRESA LENTA ED ORA SEGNI DI FRENATA Crescono l’edilizia ed i servizi alle famiglie

L’industria è inchiodata; nel 2016 bene per tecnologie, farmaceutici lusso.
Meglio le PMI

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Avanti adagio, quasi fermi. L’economia lombarda, pur mostrando una vitalità maggiore del resto del Paese (come sempre avviene) con una crescita del Pil pari all’1,1% nel 2015, sta frenando, sia in produzione, sia in investimenti, a causa del rallentamento del commercio internazionale: “Non è un buon segnale – ha detto il direttore della sede locale di Banca d’Italia Giuseppe Sopranzetti alla presentazione dell’annuale rapporto cui è stato invitato il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici – per un’economia vocata all’export come quella lombarda”.

Certo, ci sono indici positivi, il più rilevante dei quali è che la ripresa nella manifattura, sia pur timida, continua dal 2014; che la produzione nelle costruzioni è tornata a crescere e il ciclo immobiliare è ripartito; che la disoccupazione è in calo (lieve, ma è la prima volta dal 2011) e l’occupazione in crescita; che nel terziario l’espansione dell’attività ha accomunato i vari comparti, mentre le attività legate al turismo hanno beneficiato dell’arrivo dei visitatori dell’Esposizione universale.

Inoltre. Nel mercato del credito, la prolungata contrazione in atto dalla primavera del 2012 si è arrestata. La domanda di prestiti ha mostrato segnali di recupero e, per le aziende, è tornata lievemente positiva la componente legata agli investimenti; le condizioni di offerta si sono mantenute distese.

L’andamento complessivo ha beneficiato dell’espansione dei finanziamenti alle famiglie, dopo la stasi del biennio 2013-14.

In linea con l’andamento del mercato immobiliare, le erogazioni di nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni sono sensibilmente aumentate. I finanziamenti al tessuto produttivo hanno visto il ritorno alla crescita dei prestiti alle imprese medio-grandi, a quelle della manifattura e alle società più solide. Ma i crediti indirizzati alle aziende più piccole e a quelle valutate come rischiose sono ancora diminuiti.
Le indicazioni sull’andamento della qualità del credito riflettono i segnali di miglioramento del quadro congiunturale. È proseguito il calo, in atto dalla fine del 2013, del tasso di ingresso in sofferenza dei prestiti alle imprese mentre la qualità dei prestiti alle famiglie è stabile da circa un triennio.
Le famiglie hanno accresciuto il risparmio finanziario detenuto sotto forma di depositi e di fondi comuni di investimento. È proseguito il processo di riorganizzazione delle banche sul territorio, con la riduzione del numero di sportelli e un aumento del ricorso ai canali digitali. Ma la Lombardia resta “sospesa”. Le indicazioni sul primo trimestre del 2016 mostrano segnali di rallentamento sia nell’industria, sia nei servizi alle imprese. Il sistema produttivo ha risentito della prolungata crisi (meno 9% del Pil dai massimi), con una diminuzione degli investimenti che ha determinato l’invecchiamento dei macchinari installati e ne ha rallentato l’adeguamento alle nuove tecnologie. Sono elementi che possono condizionare le potenzialità di crescita della regione. Le imprese che hanno investito di più, puntando sulla ricerca e adottando tecniche di produzione avanzate, sono infatti quelle che hanno agganciato in modo più evidente la ripresa; e sono le aziende medio-grandi mentre per le piccole la crisi sembra prolungarsi a tempi indefiniti.  In Lombardia le aziende più dinamiche si sono concentrate nei settori a tecnologia alta e medio-alta, mostrando significativi aumenti del fatturato e delle esportazioni rispetto ai valori pre-crisi. Al contrario, le imprese che operano nei comparti tradizionali e che occupano circa la metà degli addetti alla manifattura stentano a recuperare i livelli produttivi, ancora fortemente ridimensionati. Le prospettive occupazionali restano difficili per i più giovani; il loro livello di istruzione universitaria risulta basso nel confronto internazionale, nonostante un’offerta accademica ricca e di qualità, che attrae studenti da fuori regione e trattiene i lombardi.
Qualche indicazione per migliorare la situazione: incrementare le dimensioni aziendali; aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo; offrire più diversificate forme di finanziamento alle imprese.
E qualche critica: le riforme agiscono sul lato dell’offerta mentre non incidono sul lato della domanda interna, ad esempio diminuendo il cuneo fiscale per aziende e dipendenti e quindi offrendo maggiori possibilità di spesa alle famiglie. Fattore principe perché esse avvertano che la situazione è cambiata in meglio e ritorni la fiducia, capace di generare altri consumi.
Alla presentazione del Rapporto hanno inoltre partecipato: Andrea Sironi, rettore dell’Università Bocconi;  Paola Rossi e Massimiliano Rigon della Banca d’Italia di Milano, Divisione analisi e ricerca economica territoriale; Guido Tabellini, professore ordinario Università Bocconi; Giorgio Squinzi, presidente Gruppo Sole 24 Ore e a.d. unico Gruppo Mapei; Salvatore Rossi, direttore generale della Banca d’Italia che ha concluso i lavori.

Foto: da sin. Giuseppe Sopranzetti, Achille Colombo Clerici, Alfio Noto

Achille Colombo Clerici tra il direttore della Banca d'Italia Milano Giuseppe Sopranzetti a sin. ed Alfio Noto, già Direttore della stessa sede Bankitalia

 

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