Brexit – Una constituency per l’Autorità bancaria a Milano – Valutazioni dell’Istituto Europa Asia

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

 

L’ Istituto Europa Asia analizza le conseguenze dello storico referendum

BREXIT – FINE DELL’ EQUIVOCO: ORA UN’ EUROPA PIU’ VICINA AI PAESI MEMBRI

COGLIERE LE OPPORTUNITA’ QUALI L’ AUTORITA’ BANCARIA  A MILANO
– Subito una constituency

“Molto opportunamente Giuseppe Sala, neosindaco di Milano, ha candidato la città ad ospitare l’Autorità bancaria che Londra, dopo il referendum, dovrà lasciare.

Certo, Milano deve giocarsela con poli finanziari quali Francoforte e Parigi: ma il solo fatto che tale candidatura sia proponibile, rivela come l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea non sia da considerare foriera solamente di conseguenze negative. Se Londra è stata fino ad oggi la piattaforma principe europea di servizi globali finanziari e bancari, meta da decenni di molti nostri giovani che vi andavano per l’apprendistato e per la socializzazione in questo campo, ora si aprono orizzonti nuovi.

La proposta Sala può ribaltare a nostro favore la questione. “L’ intera Italia deve sostenerla – afferma  il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici – e occorrerà dar vita immediatamente ad una constituency per la stessa”.

Storicamente – prosegue l’analisi di Colombo Clerici – lo spirito nazionalista degli inglesi (da sempre isolani ed autonomi, vedasi il distacco della Chiesa Anglicana da quella Cattolica) ha considerato “altro” il Continente.

E mentre il Trattato di Roma del 1957 sanciva le basi della Comunità Economica Europea, Londra vi opponeva l’Efta che ancora sopravvive, sia pure ridotta a quattro Stati (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Svizzera).

Successivamente i fondatori inglesi si affrettarono ad abbandonare l’Efta per entrare in quella “unione di minoranze” che verrà chiamata Unione Europea, sia pure tenendola sotto scacco e mantenendo un piede dentro ed uno fuori dalla stessa.

In questo stato ottenevano condizioni favorevoli, non concesse agli Stati membri e godevano di benefici senza “pagare dazio”.

Il referendum ha sancito la fine della posizione equivoca di chi, pur aderendo ai valori assunti dall’Europa, quali principi ispiratori di libertà, di solidarietà, di pace, non ne ha mai condiviso integralmente la declinazione pratica e normativa fattane dalla stessa.

Ma ha pure evidenziato altre conseguenze:

– I Paesi dell’Unione hanno preso atto che si può decidere di uscire da questa Europa che Renato Brunetta ha definito “forte con i deboli e debole con i forti” e che in tal modo comunque non può continuare funzionare.

– Posizioni opposte si sono delineate immediatamente nello schieramento politico italiano.  Da un lato la posizione antieuropeista sostenuta dal leader della Lega Matteo Salvini che propugna decisamente l’uscita dall’Europa; dall’altra quella sintetizzata dal capogruppo del PD al Senato, Zanda, che invoca l’immediata realizzazione di una unione europea sul piano politico.
In ogni caso si auspica un deciso allentamento dei vincoli europei, primo fra tutti il fiscal compact.

In conclusione, la considerazione di fondo che discende dalle valutazioni del dopo Brexit è che contro lo spirito dei popoli non si può andare.

La storia europea è di per se stessa una storia divisiva. Il medesimo problema, in prospettiva, si potrà porre per altre nazioni.

Questo il dilemma di fondo da sciogliere: riusciranno i popoli europei, il cui passato storico ben conosciamo, a dar vita ad una futura storia comunitaria?

In un appassionato intervento all’Ispi di Milano, Romano Prodi ha ricordato uno scritto di Giovanni Spadolini: l’Italia è stata fatta grazie a una serie di sconfitte più feconde delle vittorie. La stessa considerazione può valere per l’Europa: crisi economica, terrorismo, immigrazione, populismo, strapotere della finanza, nazionalismi di Polonia e Ungheria e Brexit hanno portato l’Unione sull’orlo del baratro.

Ma hanno pure fatto germogliare l’idea di un’Europa a due velocità: un gruppo di Paesi (Germania, Francia, Italia, Spagna ad esempio) che costituisca un nucleo forte – in grado di procedere sulla via degli antichi valori fondanti dell’Unione al quale si potranno aggregare in seguito anche altri Paesi – che faccia da guida agli altri.

In questa prospettiva si porrà inevitabilmente anche il problema della sostituzione dei quasi duemila funzionari inglesi (molti dei quali apicali) in forza all’Unione ed alle sue istituzioni; una burocrazia forte la cui ottica è sempre stata ed è, non conservatrice né laburista, ma esclusivamente britannica, e per la quale non potrà di certo valere, ai fini del mantenimento degli incarichi, il semplice criterio della acquisizione della cittadinanza comunitaria.

L’ Europa del futuro dovrà dotarsi di una politica che miri alla crescita economica dei Paesi membri, più che al consolidamento dei loro conti; un’Europa capace di decidere e di interpretare i tempi, di muoversi come un solo Stato nella politica estera, nelle politiche di sviluppo, di formazione, di cittadinanza. Che, come ha suggerito Mario Monti a Cernobbio, sposti anche sull’Africa – di cui oggi si occupa prevalentemente la Cina – ed in particolare sui Paesi mediterranei, attenzione e progetti.

Foto: Achille Colombo Clerici con il Sindaco di Milano Giuseppe Sala

Achille Colombo Clerici con Giuseppe Sala 2

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