Brexit – Autorità bancaria a Milano – Campagna di opinione: QN Il Giorno del 29 giugno 2016 pag. V Intervista ad Antonio Patuelli ABI

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BREXIT, PATUELLI PRESIDENTE DELL’ABI – Eba a Milano “Un’utopia possibile”

“Milano non è periferia d’Europa. Non lasciamoci scappare l’Eba”
Antonio Patuelli: la città ora può “vincere” l’Autorità bancaria

IL RISULTATO inaspettato del referendum in Gran Bretagna ha aperto il dibattito sulle nuove opportunità per la città di Milano di acquisire centralità in Unione Europea e, in particolare, di aggiudicarsi i due enti ospitati da Londra: l’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità bancaria europea (Eba).
Il governatore Roberto Maroni e il nuovo sindaco Giuseppe Sala hanno già alzato la mano, dicendosi interessanti ad aprire le porte di Milano a entrambe. Abbiamo deciso di approfondire il tema sulle pagine del Giorno interpellando rappresentanti del mondo produttivo, esperti di finanza e addetti ai lavori.

Dopo il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, secondo cui “l’intera Italia deve mobilitarsi, serve una constituency immediata”, la parola passa ad Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana.

di LUCA ZORLONI

Milano

Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione bancaria italiana, portare a Milano l’Autorità bancaria europea (Eba): è un’utopia?
“No. Prima di tutto un’utopia va perseguita con il metodo della ragione, ma comunque non è utopia, perché l’Italia è carente di sedi di autorità europee e l’Eba non può più stare a Londra In Germania c’è già l’immensa Bce, a Parigi una montagna di istituzioni, l’Italia ne ha poche e Milano è molto cresciuta come capitale economica e finanziaria continentale.
Expo ha dato modo di vedere un miglioramento cospicuo avvenuto in anni di crisi europea e mondiale. A Milano, inoltre, ci sono tutte le infrastrutture necessarie: aeroporti, alta velocità e i nuovi tunnel alpini che sono completati o in costruzione e producono un restringimento delle lontananze. Milano non è periferia dell’Europa”

Come candidarsi e in che tempi?
“Non c’è una procedura come per Expo o per le Olimpiadi. Ci sono organi europei e istituzionali, il Consiglio dei ministri, la Commissione e il Parlamento che hanno voce in capitolo e devono seguire un principio di equità distributiva.
Proprio questo è il punto, nella distribuzione di queste sedi. Il principio di equità distributiva è in atto per il Parlamento europeo che si muove con tre sedi, oltre a Bruxelles ci sono anche Strasburgo e qualcosa nella piccola Lussemburgo.
L’Italia ha ben poco, quasi niente, pur essendo uno dei tre Paesi fondatori e uno dei principali contributori”.

Però le banche sono tutte a Londra.
“Le banche sono distribuite nel continente europeo e l’Eba è un’Autorità europea, non del Regno Unito.
La BCE si è insediata a Francoforte, che non è la capitale della Repubblica federale tedesca. Il precedente di Francoforte è un argomento in più, le autorità possono stare in città cospicue e Milano mi sembra che sia paragonabile. Non vedo controindicazioni”.

Lei si è già messo in moto?
“L’Abi è un’associazione privata. Devono decidere le istituzioni, ma sono convinto che le istituzioni italiane non si lasceranno scappare l’occasione per la dislocazione delle autorità europee e segnaleranno la centralità di Milano in una delle aree più produttive dell’Europa”.

Lo City si sposterà a Dublino o nel continente?
“C’è una concorrenza in atto all’interno dell’Unione basata sul molti fattori, tra cui la pressione fiscale.
Dove è più bassa, i capitali sono meglio attratti, ma la variabile pressione fiscale è correggibile e aggiornabile, è una calamita che tutti possono azionare. Io confido che le autorità nazionali valutino tutte le potenzialità dell’attrarre capitali internazionali”.

Possiamo correre anche per l’Agenzia del farmaco?
“Secondo me è meglio chiedere di più. A far e marcia indietro c’è sempre tempo, se si è troppo modesti non si porta a casa nulla”.

Ma la politica italiana abbastanza forte in Europa?
“L’Italia è ritornata nei più importanti consessi europei, l’asse franco-tedesco ora è un asse franco-tedesco-italiano. L’Italia non ha vinto solo la partita di calcio di ieri (lunedì, ndr) ma anche le diffidenze che l’avevano emarginata in anni passati ed è stata riammessa nei vertici più importanti”.

Ma cosa porterà quest’Eba per cui vale tanto correre?
“E’ un simbolo innanzitutto, di un’Europa policentrica ed è un simbolo di autorevolezza, una struttura di personale molto qualificato e un luogo di incontri e confronti europei, che ha competenza su tutti i Paesi con cui ha interlocuzioni.
La sua presenza contribuirebbe a elevare il ruolo di Milano da capitale finanziaria italiana a capitale europea, non solo per le banche ma anche per istituzioni di questo rango”.

 

IL PUNTO
Referendum choc. Con l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea i due enti europei ospitati da Londra dovranno “traslocare”.
Partono le manifestazioni di interesse anche per aggiudicarsi l’Agenzia europea per il Farmaco.

Fattori chiave chiave.
Milano è cresciuta. Expo ha permesso alle altre nazioni di notare il miglioramento. Ci sono anche tutte le infrastrutture necessarie: aeroporti alta velocità e nuovi tunnel alpini completati o in costruzione. Si riduce la distanza.

VOGLIA DI RISCATTO
L’Italia non ha vinto solo La partita di calcio ma anche le diffidenze che l’avevano emarginata negli anni passati.

BREXIT
La bandiera britannica ammainata a Bruxelles simboleggia l’uscita dall’Europa uno choc che potrebbe portare nuove opportunità all’Italia e in particolare a Milano

Foto: Antonio Patuelli con Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici con Antonio Patuelli

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