Archivio per giugno 2016

Esplosioni Gas ” Come difendersi dal gas killer”. QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 18 giugno 2016 – Achille Colombo Clerici

giugno 20, 2016

Sono passati oltre 20 anni dalla strage di viale Monza a Milano dovuta ad un’esplosione di gas (sette morti) e nulla è cambiato; le case continuano a saltare per aria.

Secondo i Vigili del Fuoco, in Italia si contano in questi primi mesi del 2016  38 esplosioni e 10.625 fughe di gas. Lo scorso anno si sono registrate 177 esplosioni (una ogni due giorni) e oltre 23.000 fughe di gas. Decine i morti, centinaia i feriti, danni difficilmente calcolabili. C’è qualcosa che non va.

Il problema è strettamente connesso alla questione energetica ed alla scelta fatta dal nostro Paese.

Con l’opzione referendaria antinucleare del 1987 l’Italia ha deciso per l’uso prioritario dei combustibili fossili, idrocarburi in primis.

Con la conseguenza di una evidente proliferazione, all’interno delle nostre città e delle nostre case di punti di consumo e quindi di inquinamento atmosferico, ma anche di rischio, laddove si tratti dell’uso del metano.
Diversamente accadrebbe se si potesse usare l’energia elettrica.

Assoedilizia denuncia da decenni l’inadeguatezza e l’incoerenza delle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas, l’unico “esplosivo” che la legge consente di immettere nelle abitazioni. In particolare, il metano possiede cinque volte il potere calorifico del vecchio gas di città.

E dunque, a mali estremi estremi rimedi: bisogna offrire ai cittadini un mezzo drastico di difesa.
Quando si sente odore di gas chiunque deve potersi attivare per eliminare il pericolo: un po’ come avviene sui treni dove esiste il comando di freno di emergenza, azionabile prima ancora di avvisare il capotreno (“gli abusi verranno puniti”, intimano i cartelli, ma intanto si può agire).

Occorre dunque installare un comando nelle parti comuni dell’edificio che permetta, a chiunque avverta il pericolo ed ovviamente sotto la sua responsabilità, di interrompere il flusso del gas bloccando le condutture all’esterno dell’edificio stesso.

Poi arriveranno i Vigili del fuoco, i tecnici del settore e faranno tutte le verifiche ed i controlli o le riparazioni del caso prima di “riarmare” il congegno di blocco e ripristinare il flusso del gas.

Ad evitare scherzi scriteriati potrebbe essere installata una telecamera collegata al dispositivo di blocco per identificare l’autore dell’allarme.

Ovviamente il costo di tale installazione di sicurezza va addebitato non al proprietario di casa, ma all’azienda erogatrice.

Achille Colombo Clerici alla Camera dei Deputati 2 

Stefano Simontacchi “VERSO LA VOLUNTARY 2.0”. Il Sole 24 Ore del 15 giugno 2016

giugno 16, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Stefano Simontacchi “VERSO LA VOLUNTARY 2.0”. Il Sole 24 Ore del 15 giugno 2016 pag.1

VERSO LA VOLUNTARY 2.0
Il coraggio di fare una vera stretta e affrontare il nodo del contante

di Stefano Simontacchi

Aumento inesorabile dello scambio di informazioni in ambito fiscale, rafforzato nei fatti anche dalla pubblicazione di liste di soggetti titolari di conti esteri,ha reso evidente persino agli evasori più impenitenti che non sarà più possibile sfuggire alle maglie del fisco.

LA PROPOSTA. Verso La voluntary disclosure 2.0

Il coraggio di affrontare il nodo del contante,  sconcertante è la differenza – secondo i dati forniti da Banca d`Italia e riferiti al 2014 – tra l`importo dei biglietti da 50o euro ricevuti dalle banche italiane negli ultimi anni e quelli dalle stesse emessi (100 volte).

È evidente come non ci siano alternative a una inclusione nel nuovo programma di voluntary disclosure di una previsione per la regolarizzazione del contante accompagnata poi da una stretta sull`uso dello stesso.

Il nuovo regime dovrebbe essere caratterizzato dalla determinazione forfettaria dell`imposta dovuta e da un meccanismo sanzionatorio premiale che preveda la non applicazione delle sanzioni amministrative e la non punibilità dei reati di natura fiscale, nonché di quelli di riciclaggio e autoriciclaggio che abbiano nelle fattispecie penalmente illecite di natura tributaria il reato presupposto. È una disciplina che va studiata con attenzione, ma le soluzioni ci sono e soprattutto la situazione del Paese è tale che non è possibile procrastinare oltre questo passaggio invocando difficoltà applicative. Un regime come quello proposto non deve servire solo a risolvere problemi di gettito contingenti, bensì deve rappresentare l`innesco di un circolo virtuoso che migliori strutturalmente le condizioni dell`economia.

Ciò è possibile solo se la voluntary sul contante viene inserita in un contesto di riforme strutturali tese a ridurre (se non eliminare) l`uso del contante. La Bce ha recentemente eliminato la banconota da 500 euro motivando tale scelta con la constatazione che queste banconote possono «agevolare le attività illecite».

È auspicabile che in Italia il governo da un lato riduca in modo molto significativo l`ammontare massimo di spesa effettuabile in contanti (1oo euro) e dall`altro rafforzi l`impiego della moneta elettronica. Tale decisione andrebbe anche a beneficio di una immediata diminuzione della corruzione con conseguenze positive sugli investimenti e sull`economia.
A corollario della voluntary disclosure 2.0 sarebbe opportuno prevedere misure di agevolazione di investimenti sinergici alla politica economica del Paese e norme strutturali tese a eliminare il sommerso.

In tema di investimenti si potrebbero prevedere: • un innalzamento dell`aliquota con cui calcolare l`Ace (Aiuto alla crescita economica) per incrementi di capitale effettuati nei periodi 2016/2017; • agevolazioni fiscali per investimenti in aree geografiche (Africa) o attività (digitale) sinergiche rispetto alla politica industriale del Paese; • agevolazioni fiscali per investimenti nella “finanza sociale”. Ad esempio, si potrebbe introdurre una tassazione particolarmente favorevole per i rendimenti derivanti dai cosiddetti “social bond”. Quanto agli interventi strutturali per incentivare i pagamenti elettronici, si potrebbe introdurre il diritto alla detrazione (o credito d`imposta) di talune spese a condizione che il pagamento sia effettuato in modo elettronico. In conclusione, una nuova voluntary, ben gestita, potrebbe essere una grande opportunità per dare una svolta al rapporto Stato-cittadino, con un impatto immediato sull`economia.

di Stefano Simontacchi

Foto: Stefano Simontacchi con Achille Colombo Clerici pres. di IEA

Ambrosetti 2014 con Stefano Simontacchi

 

 

Angelo Scola e Romano Prodi – “Dialogo sul futuro dell’Europa” Ispi 14 giugno 2016 – EUROPASIA IEA

giugno 15, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Con il presidente Romano Prodi e il cardinale Angelo Scola si è concluso il ciclo di incontri Ispi sul futuro del Vecchio Continente

DAL TRAVAGLIO ATTUALE NASCERA’ UNA NUOVA EUROPA

Se è vero, come scrisse Giovanni Spadolini, che l’Italia è stata fatta grazie a una serie di sconfitte più feconde delle vittorie, la stessa considerazione può valere per l’Europa: crisi economica, terrorismo, immigrazione, populismo, strapotere della finanza,  nazionalismi di Polonia e Ungheria e possibile Brexit hanno portato l’Unione sull’orlo del baratro.

Ma hanno pure fatto germogliare l’idea di un’Europa a due velocità: un gruppo di Paesi (Germania, Francia, Italia, Spagna ad esempio) che costituisce un nucleo forte in grado di procedere sulla via degli antichi valori fondanti dell’Unione, cui si potranno aggregare in seguito anche gli altri dei 28 Paesi. C’è un famoso precedente. Quando si costituì il Mercato Comune europeo la Gran Bretagna, sempre la solita, vi contrappose l’Efta: salvo poi affrettarsi ad entrare, per convenienza, in quella “unione di minoranze” che verrà chiamata Unione Europea.

“Dialogo sul futuro dell’Europa” è il titolo dell’ultimo incontro organizzato da Ispi del ciclo “Europa al bivio” cui hanno partecipato l’ex presidente del Consiglio e della Commissione europea Romano Prodi e il cardinale Angelo Scola arcivescovo di Milano.

Presentando i relatori Giancarlo Aragona, presidente dell’Istituto, ha sottolineato la necessità, per l’Unione, di un colpo d’ala: se continuerà a restare in mezzo al guado, il crollo è sicuro.

La crisi del Vecchio Continente parte però da una crisi ben più vasta che mette in discussione l’intera democrazia occidentale schiava del consenso e delle scadenze elettorali, e perciò incapace di scelte a lungo termine benefiche anche se al momento impopolari.

L’assenza di uomini politici all’altezza di un Roosevelt, di uno Spinelli o di un Coudenove-Kalergi rende più difficile ogni soluzione.

Già il referendum in Gran Bretagna, anche se si concludesse con il remain, ha seminato negli europei, impoveriti dalla crisi e spaventati dall’immigrazione e dalla disuguaglianza dilagante, l’idea che si possa uscire dall’Europa in qualsiasi momento; mentre si affievolisce il concetto cristiano di diversità nell’unità.

Nonostante tutto, forse è più adeguato parlare di travaglio che di crisi. Dal travaglio, doloroso, nasce una nuova vita, una nuova Europa. Dobbiamo vivere insieme, trasformare il dovere sociale in scelta politica (Maritain), nessun Paese da solo può sopravvivere nell’epoca della globalizzazione.  E, come scriveva Giacomo Leopardi, l’uomo tende alla speranza.

Foto: Il presidente IEA Achille Colombo Clerici con Romano Prodi e Angelo Scola

foto presidente con Prodi

 

Colombo Clerici con Cardinale Scola 3

Esplosione Gas Milano – Intervista ad Achille Colombo Clerici su IL GIORNO QN del 13 giugno 2016 – Assoedilizia

giugno 15, 2016

A s s o e d i l i z i a
Informa

Esplosione Gas Milano – Intervista ad Achille Colombo Clerici su IL GIORNO QN del 13 giugno 2016

L’allarme di Assoedilizia: “È un bollettino di guerra. Ora misure d’emergenza”
Interventi di sicurezza e prevenzione obbligatori

di MARIO CONSANI

“E’ un bollettino di guerra. Ci siamo messi in casa un nemico pericolosissimo e facciamo finta di niente. Sono vent’anni che lo diciamo, ma nessuno ci ascolta”.

A rischio di passare per grillo parlante, l’avvocato Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, punta il dito contro i rischi del metano fin dal ’94, l’anno dell’esplosione della palazzina di viale Monza con sette morti.

RISCHI DEL METANO

Abbiamo immesso nelle case un materiale pericoloso quasi senza accorgercene: cinque volte più deflagrante del vecchio gas in città “Il problema dice è che ormai siamo assuefatti all’ecatombe. Scoppiano le case in tutta Italia e quasi non se ne parla più”.

 Avvocato, ma lei rimpiange il vecchio gas?
“Dico che abbiamo immesso nelle nostre vite un materiale altamente pericoloso quasi senza accorgercene.
Il metano è cinque volte più deflagrante del vecchio gas di città. Quando esplodeva quello, partivano le finestre e al massimo cadeva qualche tramezzo. Qui crollano i palazzi”.

Ma il “metano ci dà una mano” diceva lo slogan. O no?
“La verità è che sarebbe meglio e più sicuro utilizzare dappertutto i fornelli elettrici. Il problema è che l’Italia non ha energia elettrica a sufficienza, così il metano è ormai un affare di Stato…”.

Lei dice: chi Io fornisce dovrebbe vigilare sulla sicurezza e rispondere di tutti gli eventuali danni provocati.
“La legge non stabilisce, per esempio, che chi eroga il gas esegua i relativi controlli di regolarità dell’uso e di applicazione di tutte le misure di sicurezza dentro e fuori le abitazioni bloccando subito l’erogazione in caso di anomalie”.

E la copertura dei rischi?
“Dovrebbe esistere un’assicurazione sociale che risponda con copertura del cento per cento non solo sul piano della responsabilità civile, ma anche del costo di ricostruzione dell’immobile”.

Il pericolo è diffuso.
“In milioni di case. Ma ci si dimentica che non ci troviamo di fronte ad una calamità naturale, un terremoto o un’inondazione.
Qui le cause della strage derivano da azioni umane private e pubbliche, combinate a norme di legge lacunose o distorte”

Qualcosa si è fatto. I fornelli non possono più essere venduti senza la valvola che impedisca la fuoriuscita del gas qualora si spenga la fiamma.
“Sì, ma poi si permette che in milioni di case si continuino ad usare i vecchi fornelli che ne sono privi”.

Si dovrebbe imporre l’adeguamento?
“Certo. Bloccando l’erogazione del gas a chi non si metta in regola.
E dovrebbe essere disposta l’installazione obbligatoria, all’interno delle abitazioni, dì apparecchiature che interrompano automaticamente la fuoriuscita del gas, o diano l’allarme in caso di perdite dell’impianto”.

Resterebbe comunque il problema legato alle azioni di chi magari sceglie proprio il gas per togliersi la vita senza pensare ai danni collaterali.
“Dovrebbe essere permesso ai tecnici di entrare nelle case. Gli apparecchi domestici come le cucine e i forni andrebbero “blindati”, nel senso di sostituire i vecchi tubi con i nuovi, metallici, che impedirebbero manomissioni da parte di chi voglia far un uso improprio di questa sostanza altamente pericolosa”.

I CONTROLLI DIFFUSI
Chi eroga il gas esegua controlli su uso e misure di sicurezza dentro e fuori te abitazioni bloccando tutto in caso di anomalie.
Ma lei crede davvero che qualcosa del genere prima o poi si faccia?
“In caso contrario, sarebbe almeno opportuno incentivare l’utilizzo diffuso di cucine, scaldabagni e impianti di riscaldamento elettrici”.

Che però costano.
“Chi opera la trasformazione da alimentazione a gas a quella ad elettricità dovrebbe godere dì agevolazioni fiscali simili a quelle che già esistono per il contenimento energetico. E comunque il passaggio dovrebbe essere imposto ai cittadini con età superiore ai 65 anni e per chi ha rivelato problemi psichici. Ovviamente, con tariffe elettriche agevolate”.

IL PERSONAGGIO
IL ruolo
Achille Colombo Clerici, giurista, è presidente di Assoedilizia e vicepresidente di Confedilizia l’associazione dei proprietari di immobili.

La denuncia
“Già dopo la tragedia di viale Monza chiesi un giro di vite sui controlli Non mi hanno mai ascoltato. Ormai siamo assuefatti all’ecatombe”

Foto: AMAREZZA Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici

 

 

Esplosione Gas Milano. – Intervista Libero del 14 aprile 2016 ad Achille Colombo Clerici – Assoedilizia propone “blocco di emergenza”

giugno 15, 2016

A s s o e d i l i z i a
Informa

 

DOPO LA TRAGEDIA
Migliaia di alloggi a rischio esplosione
Assoedilizia, dopo la tragica esplosione da gas in via Brioschi, punta l’indice.

Quei tre morti e nove feriti sono, purtroppo, solo gli ultimi di una lunga serie e a Milano potrebbero esserci migliaia di palazzi a rischio.

CLAUDIA OSMETTI a pagina 34

Dopo la tragedia di via Brioschi Palazzo sventrato Migliaia di allodi a rischio esplosione
L’allarme di Assoedilizia: norme di sicurezza inadeguate, bisogna introdurre un blocco di emergenza in tutti gli stabili
“Siamo all’assurdo, e lo diciamo da anni: all’estero l’energia elettrica non si fa con l’esplosivo”.

Assoedilizia punta il dito dopo la tragica esplosione da gas avvenuta domenica mattina in via Brioschi a Milano.

Già: quei tre morti e nove feriti sono, purtroppo, solo gli ultimi di una lunga serie.

Nel settembre del 1994 era toccato a una palazzina di viale Monza (sette morti) e nel 2006 a uno stabile di via Lomellina (quattro decessi).

“In questo Paese è vietato, ovviamente, tenere esplosivo in casa, ma per il metano non si fa una piega, specie a livello normativo”, attacca il presidente di Assoedilizia,

Achille Colombo Clerici: “Da quando il gas è stato sostituito con il metano conviviamo con l’esplosivo dentro casa. Questa “illuminata” scelta energetica ci sta costando caro”.
Insomma, a guardare la cartina di Milano sembrerebbero migliaia gli alloggi a rischio. Intendiamoci: una mappa vera e propria in questo senso non esiste. Né potrebbe perché, altrimenti, il problema sarebbe quantomeno gestibile: basterebbe infatti una (massiccia) opera di manutenzione e il grosso del pericolo sarebbe evitato.
“Sfortunatamente esplosioni come quelle di domenica sono del tutto imprevedibili”, continua Colombo Clerici, “il rischio dipende da mille cose: dalla sbadataggine, dalla noncuranza, alle volte addirittura dal desiderio di suicidio. C’è gente che ancora oggi crede che con il metano ci si possa asfissiare, ma non è così: non è tossico, è esplosivo”.
Così Assoedilizia snocciola i dati delle tragedie casalinghe degli ultimi mesi: da gennaio di quest’anno, tanto per dire, in tutta Italia ci sarebbero già state 38 esplosioni e qualcosa come 10.625 fughe di gas.

Numeri che non fanno dormire sonni tranquilli, ecco. Lo scorso anno si sono registrate, invece, 177 esplosioni (ossia una ogni due giorni: “È un bollettino di guerra”, chiosa Colombo) e oltre 23mila fughe di gas. I morti si contano a decine, i feriti a centinaia, i danni nemmeno si riesce a calcolarli.
Bisognerebbe metterci una pezza, certo, ma non è tra le cose più semplici da fare.
“L’associazione dei proprietari immobiliari, però”, dichiara il presidente di Assoedilizia, “propone l’istituzione di un blocco di emergenza dell’erogazione generale in ogni palazzo, azionabile sotto la responsabilità di chi lo attiva”. Un po’ come avviene con i freni di emergenza dei vagoni ferroviari, per capirsi. Della serie: se le associazioni di categoria da anni denunciano l’inadeguatezza delle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas, dall’altro “intervenire sul singolo impianto all’interno delle abitazioni è inutile”, chiarisce Colombo Clerici: “Occorre invece bloccare l’emissione a monte, interrompendo il flusso di gas all’interno del palazzo e magari bloccarlo anche all’esterno”.
La prudenza, in casi come questi, non è mai troppa.
In via Brioschi, intanto, ieri è iniziato il lento rientro dei condomini nelle loro case.

Una decina hanno già rimesso piede nei loro appartamenti, e altrettanti lo faranno nei prossimi giorni. “Tra i dieci e i dodici nuclei famigliari, invece, avranno bisogno di aiuto per un periodo più lungo”, commentano all’unisono gli assessori di Palazzo. Marino alla Casa e Sicurezza (Marco Granelli):
“Ci stiamo adoperando perché nessuno resti senza un alloggio in un momento così drammatico”.

Achille Colombo Clerici alla Camera dei Deputati 2

 

“Vittorino Colombo, le chiavi della Cina” di Gilberto Perego e Marcello Menni – AVVENIRE Ediz. 01/06/2016 – XX Anniversario della morte dello Statista milanese

giugno 14, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

 

AVVENIRE Ediz. 01/06/2016
L’anniversario
Vittorino Colombo, le chiavi della Cina
Gilberto Perego e Marcello Menni
01/06/2016

La storia delle relazioni diplomatiche del nostro Paese è sempre stata associata a grandi figure della politica e ad alcuni illustri ambasciatori. La politica italiana della Prima repubblica ha avuto un eccezionale numero di protagonisti attenti a ciò che succedeva fuori dal cortile di casa.

Se è nota l’attenzione filo atlantista del Partito Repubblicano e di quello Liberale e l’”attrazione fatale” del Pci e del Psi per i Paesi “compagni”, meno nota al grande pubblico è l’attenzione della Dc per la politica estera: partito interclassista ed ideologicamente variegato, essa spesse volte costituiva più occasione di divisioni che di visioni. L’internazionale democristiana ebbe così molte meno occasione di determinare lo scacchiere internazionale di quella socialista, tanto per fare un esempio. Ed in generale nelle file del Biancofiore spesso gli incarichi internazionali erano, quando non esilio, una passerella dorata e poco più.

Se la grandezza di un Andreotti, di un Emilio Colombo o di un La Pira è conosciuta ai più, meno nota, ad esempio, risulta la vitalità, l’originalità e l’impegno di un politico come Vittorino Colombo, “colonnello”, oggi diremmo, della sinistra interna del partito, vicina al mondo aclista e della Cisl e del quale oggi ricorre il ventesimo della morte. I recenti studi sulla sua figura e l’emergere di vecchie e nuove testimonianze, ne riaffermano con forza il ruolo di assoluto rilievo nella politica estera nazionale.

Forse non sarebbe stato facile prefigurare un suo impegno fuori dal territorio: brianzolo di nascita, ma ben presto trasferitosi a Milano prima della Seconda Guerra Mondiale, è un giovane partigiano e un altrettanto giovane protagonista della vita del sindacato bianco alla Montecatini. Le sue qualità, la sua intelligenza e la sua costanza nello studio (si laurea in Scienze Politiche come studente lavoratore alla Cattolica nel ’56), lo portano alle prime esperienze all’estero. In particolare proprio negli anni ’50 il sindacato lo invia in un viaggio di studi nei college americani, per approfondire le nuove sfide del mercato del lavoro e le politiche industriali di Truman.

Nasce nel trentenne Colombo l’interesse per le vicende extraeuropee, che lo portano a studiare la lingua inglese, cosa ancora rara negli anni ’50. Inoltre, da cattolico (entra a far parte nell’Istituto secolare di Cristo Re) attento alle dinamiche della Chiesa considera con serietà le possibilità di servizio alla Comunità cristiana che l’attività diplomatica ad alti livelli poteva dare.

Colombo segue con serietà le riforme del Concilio Vaticano II e incarna la convinzione che «la libertà religiosa, è la prima libertà, che se negata inficia tutte le altre». Cruciale cartina tornasole di questo sforzo di politico di ispirazione cristiana, è da considerarsi la sua attività come ministro del Commercio estero nel primo Governo Rumor fra il 1968 e 1969. Colombo era già in parlamento da 10 anni e aveva dato prova di un consenso invidiabile nel suo collegio milanese, ma aveva pure riscosso il rispetto per la preparazione nelle tematiche di politica industriale e la sua posata autorevolezza nella corrente di Carlo Donat Cattin.
Nella lunga missione in Libia del 1968, non solo pone le basi per il rispetto degli interessi economici italiani, nonostante l’instabilità del Paese che presto entrerà nella lunga parabola gheddafiana, ma ha un occhio attento alla situazione delle comunità cristiane e si adopera contro le discriminazioni.

Il 16 marzo 1971, Aldo Moro, all’epoca ministro degli Esteri, gli propone di curare per la Dc il dossier cinese, in quanto la Repubblica Popolare di Mao era appena stata riconosciuta dal governo italiano dopo la parentesi di relazioni uniche con Taiwan. Colombo non è entusiasta dell’incarico. L’Italia in Cina era stata rappresentata da un piccolo gruppo di uomini di affare di area socialista che aveva fondato, su spinta del Presidente Nenni, un Camera di commercio italo-cinese con pochi risultati e non pochi debiti.

Colombo si consulta con due persone: da una parte La Pira, che aveva fatto di Firenze un crocevia di politica internazionale, che lo consiglia di accettare; dall’altra il fratello Giuseppe, sacerdote e teologo di fama, vicepreside della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e molto stimato nella curia romana, che in più occasioni si serve della sua fama di docente anche per alcuni missioni diplomatiche, soprattutto Oltrecortina. I due fratelli condividono la stessa abitazione milanese e le testimonianze della sorella Ernestina confermano il loro impegno per ridisegnare le nuove frontiere dell’evangelizzazione, a partire proprio da quelle dell’Est. Così il 17 marzo Vittorino Colombo accetta l’incarico: la direzione della Camera di commercio viene affidata al fidato Giancarlo Bazzani; la vicinanza del governo si fa sentire con un contributo di 70 milioni di lire ordinato da Moro.

Prende così forma un’epoca determinante per i rapporti dell’Italia con la Cina della quale vale la pena di ricordarne due caratteristiche. La prima e l’attenzione al rapporto umano e amicale. Colombo cercò di affrontare le trattative diplomatiche con i leader cinesi, anche nei momenti più complessi della Rivoluzione Culturale (poco tenera con gli stranieri e tanto meno con i cattolici), con un’attenzione umana e una schiettezza che piacque. Ancora oggi Vittorino Colombo è ricordato dalla nomenklatura cinese come uno dei pochi politici occidentali degni di nota: i presidenti del Partito e della Repubblica lo definivano: “l’intimo amico della Cina” e “il più grande amico italiano della Cina”, tanto che incontrò ben due volte Zhou Enlai, due volte con Deng Xiaoping, con i Presidenti del Partito comunista cinese e tutti i presidenti delle più grandi aziende.

La seconda è nel prediligere la «diplomazia delle idee e della cultura» rispetto a quella degli interessi e del denaro. Anche se Colombo comprende appieno le future potenzialità della Cina e aiuta Fiat, Eni ed Edison a entrare nel Paese, capisce che è impossibile impostare relazioni solide senza una solida conoscenza reciproca, fatta di stima e comprensione. Proprio nel 1972, Colombo riesce a portare in Italia, approfittando di un tour in Romania e in Est Europa, la Compagnia dei Balletti di Pechino, che mostra una Cina complessa, ricca e inconsueta per gli Italiani.

Su impulso del religioso trentino don De Marchi, docente all’università di Trento, fonda la principale rivista di studi sinologici Mondo cinese e riscopre la figura del gesuita Matteo Ricci, profeta dell’inculturazione e considerato il più cinese degli italiani. Del gesuita ottiene che ne sia restaurata la tomba, devastata dal fanatismo ideologico e dall’odio antireligioso: glielo promette Zhou Enlai ed è Deng Xiaoping a metterlo in pratica. Fa inoltre riaprire la chiesa cattolica dell’Immacolata a Pechino, che era stata chiusa dalla Rivoluzione Culturale: è la prima chiesa della Cina cristiana a venir riaperta al pubblico.

Sullo sfondo di questa solida trama di relazioni, si staglia infine il ruolo che Papa Giovanni Paolo II gli affida nella delicatissima e in gran parte segreta diplomazia parallela fra Santa Sede e Cina, per la tutela dei cristiani e della “Chiesa clandestina”: non è un caso che la Segreteria di Stato del cardinale Casaroli prima, e del cardinale Sodano poi, considerino Colombo non solo un consigliere ma un vero e proprio “ambasciatore”.

Non solo la Cina, però, ma anche altri orizzonti dominano i pensieri del Senatore: lo si vede con chiarezza dopo il crollo del muro di Berlino. L’entusiasmo per la fine delle dittature comuniste dà vita a tante missioni di “diplomazia delle idee” con molti Paesi del blocco sovietico: la fondazione di molte Camera di Commercio, riunite nella Fed.cam.est, la Federazione della Camere di Commercio dell’Est, fra cui quella ucraina, polacca e kazaka ne è la diretta conseguenza.

Oggi, che corre il ventesimo anniversario della sua scomparsa, stupisce, come diceva il cardinale Martini «la sua figura di politico cristiano fedele e attento ai più deboli», che ha saputo guardare oltre la tutela dei soli interessi locali per aprire orizzonti più vasti, non disconoscendo la propria identità nel porsi al servizio dei suoi fratelli nel mondo.

Foto: Il presidente IEA Achille Colombo Clerici Con‎ da sin. Don Zhang, Gilberto Perego, Ambrogio Colombo, Gianpiero Cassio

Foto da sin  Don Zhang Gilberto Perego Achille Colombo Clerici Ambrogio Colombo Gianpiero Cassio

“Blocco di Emergenza” per fermare il flusso del gas all’esterno degli edifici – Proposta Assoedilizia

giugno 14, 2016

A s s o e d i l i z i a
Associazione della Proprietà Edilizia
Milano

 

 

Il suggerimento di Assoedilizia e del suo presidente Achille Colombo Clerici

BLOCCO DI EMERGENZA PER FERMARE SUBITO IL FLUSSO DEL GAS ALL’ESTERNO DI OGNI EDIFICIO

L’esplosione da gas di via Brioschi a Milano (tre morti e nove feriti), l’episodio più grave a Milano di questa tipologia di disastri dopo l’esplosione di viale Monza nel settembre 1994, sette morti, e di via Lomellina (2006), quattro morti, si aggiunge a un bilancio pauroso che, secondo i Vigili del Fuoco, in Italia conta in questi primi mesi del 2016  38 esplosioni e 10.625 fughe di gas. Lo scorso anno si sono registrate 177 esplosioni (una ogni due giorni) e oltre 23.000 fughe di gas. Decine i morti, centinaia i feriti, i danni difficilmente calcolabili. Quasi un bollettino di guerra. Ma è possibile che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese moderno?

Assoedilizia denuncia da decenni l’inadeguatezza e delle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas.

“Quando l’odore di gas si diffonde nelle parti comuni o all’esterno dell’edificio – afferma il suo presidente Achille Colombo Clerici – è necessario fermare immediatamente la fuoriuscita del gas.
Sovente non è possibile dare l’allarme ed aspettare l’accorrere del soccorso.
Se il punto di dispersione del gas non è individuato all’interno delle singole unità, intervenire sugli impianti all’interno delle abitazioni risulta inutile.
Occorre bloccare l’emissione a monte, interrompendo il flusso di gas all’intero palazzo/condominio bloccandolo addirittura all’esterno dello stesso edificio.

Per questo l’associazione dei proprietari immobiliari propone l’istituzione di un “blocco di emergenza” dell’erogazione generale in ogni palazzo, azionabile da chiunque sotto la propria responsabilità: un po’ come avviene con i freni di emergenza dei treni (ogni abuso verrà punito reca la relativa iscrizione) dove, in caso di pericolo non è necessario correre a chiamare il capotreno per fermare il convoglio.

Così – nel caso in questione – non sarebbe più necessario chiamare e attendere l’arrivo dei tecnici o dei Vigili del Fuoco per disattivare la rete a monte dei singoli impianti. Ovviamente il costo di tale installazione di sicurezza va addebitato non al proprietario di casa, ma alle aziende erogatrici di questo pericoloso elemento, l’unico “esplosivo” che la legge consente di introdurre nelle abitazioni”.

foto presidente 155

Esplosione Gas a Milano in via Brioschi – Scoppio 12 giugno 2016 – Bollettino di guerra – Assoedilizia da vent’anni si batte invano per una maggior sicurezza nelle case

giugno 13, 2016

A s s o e d i l i z i a
Associazione della Proprietà Edilizia
Milano

 

ESPLOSIONI DI GAS NELLE CASE: UN BOLLETTINO DI GUERRA
COLOMBO CLERICI (ASSOEDILIZIA): QUESTE LE MISURE PER CONTENERLE

Questa mattina un’esplosione in via Brioschi a Milano (zona Navigli) ha provocato una strage: tre morti e nove feriti, tra cui due bambine gravissime. Causa probabile, una fuga di gas nel palazzo.  Si tratta dell’episodio più grave a Milano di questa tipologia di disastri dopo l’esplosione di viale Monza nel settembre 1994, sette morti e di via Lomellina (2006), quattro morti.

Sono troppo frequenti i casi che dimostrano la pericolosità del gas (metano in particolare). E’ quasi un bollettino di guerra. Ma è possibile che ciò continui ad avvenire, negli anni Duemila ed in un Paese moderno?

Il presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici dichiara:

“Seguiamo questo problema da oltre vent’anni in tutta Italia.
Riscontriamo che c’è molta incoerenza nelle norme di sicurezza che regolano le modalità di uso domestico del gas. Emblematica è la storia del metano: il “pubblico” fornisce ai cittadini una materia altamente deflagrante (ricordiamo che esso possiede 5 volte il potere calorifico del vecchio gas di città; da ciò deriva il vero problema ancor oggi irrisolto).

In questo quadro, si potrebbe pensare che il pubblico debba assumersi l’onere di tutelare la sicurezza dei cittadini. Ma ciò non avviene in modo integrale. La normativa non stabilisce infatti che gli enti erogatori ( i quali esercitano un’attività economica, traendone profitto, costituente però al tempo stesso un servizio di interesse pubblico) eseguano, sotto la loro responsabilità, i relativi controlli di regolarità dell’uso e di applicazione di tutte le misure di sicurezza entro e all’esterno delle abitazioni interrompendo l’erogazione in caso di anomalie; non dispone per una assicurazione sociale (come la previdenza e l’assistenza sociali) che risponda, in termini di primo rischio assoluto e con copertura del cento per cento,  sul piano, non solo della responsabilità civile, ma anche del costo di ricostruzione dell’immobile.

Ci si dimentica che non ci troviamo di fronte ad una calamità naturale ineluttabile, come fosse un terremoto od una inondazione, generata dalle forze della natura; ma ad un fatto causato da azioni umane (private e pubbliche) combinate a norme di legge lacunose o distorte.

I controlli della rete di distribuzione del gas a monte del contatore sono a carico dell’ente erogatore che li effettua sotto la sua responsabilità, anche ai fini della responsabilità civile (se qualcosa non va, dovrebbe bloccare subito la erogazione).

A valle dei contatori (cioè nelle abitazioni) i controlli sono a carico dell’ASL.

Si dispone che i fornelli delle cucine non possano essere venduti, se non sono dotati del dispositivo della valvola termostatica, che impedisce la fuoriuscita del gas in caso di spegnimento della fiamma; e poi si permette che in milioni di case continuino ad usarsi vecchi fornelli che ne sono privi.

Non viene disposta l’installazione obbligatoria, all’interno delle abitazioni, di apparecchiature che interrompano automaticamente l’erogazione del gas, o diano l’allarme in caso di perdite dell’impianto.

Gli apparecchi domestici (cucine, forni) andrebbero “blindati” ad evitare manomissioni da parte di chi vuol far un uso improprio di questa sostanza altamente pericolosa (ad esempio per tentativi di suicidio o per minacciare e compiere ritorsioni).

Per contenere se non eliminare il fenomeno Assoedilizia, oltre alle misure di sicurezza suesposte, propone che venga incentivato l’utilizzo di cucine, scaldabagni e impianti di riscaldamento elettrici attraverso:

– agevolazioni per chi opera la trasformazione da alimentazione a gas ad elettricità simili a quelle per il contenimento energetico (contributi delle amministrazioni locali all’installazione e detrazione delle spese in più anni dall’Irpef);

– obbligatorietà della trasformazione per cittadini con età superiore ai 65 anni e per chi ha rivelato problemi psichici;

– per i meno abbienti, tariffe elettriche agevolate, incrementando quanto già previsto oggi dalla legge”.

Foto: Achille Colombo Clerici alla Camera dei Deputati

Achille Colombo Clerici alla Camera dei Deputati

 

Fondo di Garanzia per il Turismo – Astoi Associazione tour operators italiani di Confindustria – Presentazione all’Università Bocconi, MET Master in Economia del Turismo – IEA informa

giugno 13, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

 

Presentato alla Bocconi di Milano da Astoi, Associazione dei tour operator di Confindustria

FONDO DI GARANZIA PRIVATO PER TUTELARE IL  TURISMO

In Zona Cesarini – infatti entra in vigore il 30 giungo l’obbligo per le imprese che organizzano viaggi di avere una copertura per i rischi di insolvenza – è stato presentato, nel corso di un convegno alla Bocconi di Milano, un Fondo di garanzia privato, le cui caratteristiche generali sono state presentate dal presidente uscente di Astoi-Associazione tour operator italiani di Confindustria Luca Battifora.

Un’anomalia italiana che andava risolta e che mette l’Italia in linea con la normativa di altri paesi europei.

I lavori sono stati coordinati dalla professoressa Magda Antonioli, direttrice del Master in Economia del Turismo dell’Università Bocconi e conclusi dal sottosegretario al ministero del Turismo Dorina Bianchi.

“Si tratta di un fondo di matrice finanziaria, gestito da professionisti specializzati, sempre però sotto la supervisione della dirigenza Astoi” ha spiegato Battifora. Gli investimenti avranno rischi minimi, per preservare il capitale, così che i soldi siano sempre a disposizione. Il fondo verrà avviato a luglio, ma saranno possibili correzioni e miglioramenti in corso d’opera, per garantirne il funzionamento nel tempo.  E “il contributo degli associati dipenderà dal numero di passeggeri movimentati” ha precisato Battifora.

Sostanzialmente soddisfatti i tour operator che hanno affollato l’aula magna, le cui posizioni erano sostenute negli interventi di Franco Gattinoni, presidente di Gattinoni Mondo di Vacanze e da Gian Paolo Vairo, amministratore delegato di Welcome Trade Group.

Un problema aperto rimane quello della copertura dei rischi legati ai pacchetti creati dalle agenzie di viaggio, visto che la distribuzione organizzata non ha ancora una soluzione “pronta”. Gattinoni,  si è detto d’accordo sulla necessità del ricorso a un fondo privato e ha annunciato di “avere pronto un progetto che presenteremo a breve, una garanzia che sarà fornita dal nostro network agli associati”.

Proseguendo: “Anche noi avremmo voluto farlo a livello di associazione, ma il mondo delle agenzie è troppo frammentato” ed ha invitato a “vedere il bicchiere mezzo pieno: il fondo rappresenterà un costo, ma anche una opportunità in più per far valere sul mercato la nostra professionalità”. Mentre Vairo ha lanciato un appello al Ministero “per avere chiarezza al più presto su una serie di interrogativi ancora aperti che riguardano le agenzie di viaggio.

“La costituzione di un Fondo di Garanzia privato va nella direzione indicata dalla legge e dal Governo per la tutela dei consumatori. Come ci chiede l’Europa, non esiste una attività privata garantita da Fondi Pubblici. Soddisfazione, dunque, per la risposta di Astoi consapevole che non è più ottenibile una proroga del Fondo pubblico in quanto sull’Italia pende una procedura di infrazione.

Ho apprezzato il tentativo della stessa Astoi di organizzarsi e fare rete coinvolgendo anche gli altri operatori del settore” ha detto Dorina Bianchi.

“Siamo consapevoli che quando si cambiano le regole ci sono momenti di incertezza. Da parte del Ministero c’è la massima disponibilità a trovare soluzioni.  Affronteremo insieme le varie difficoltà nell’applicazione della legge e chiariremo i punti che destano maggiori dubbi. L’auspicio è che le difficoltà siano trasformate in opportunità per il miglioramento del settore e per la tutela dei diritti dei consumatori”.

Esaustivi gli interventi “tecnici” degli altri relatori: l’avvocato Silvia Romanelli, Studio Bonelli Erede (Analisi comparata delle principali esperienze europee); Paolo Arlandini, consigliere Sezione finanziaria Confindustria Genova, Silvana Durante, legale, e Tito Gherardi, responsabile commerciale Ernesto Solari Assicurazioni hanno analizzato la soluzione Astoi.

Foto: Il presidente dell’Istituto Europa Asia IEA. Achille Colombo Clerici con il Ministri per i Beni Culturali Dario Franceschini

Achille Colombo Clerici con il Ministro Dario Franceschini

“Rigenerazione urbana, Zona franca fiscale” – QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 11 giugno 2016 – A. Colombo Clerici

giugno 13, 2016

Oltre il 22% delle abitazioni italiane è in stato di conservazione mediocre (19,9 %) o pessimo (2,2 %) in conseguenza sia della vetustà, sia della qualità del manufatto edilizio e dei materiali impiegati (esempio ne sono le abitazioni realizzate nel Dopoguerra all’insegna della fretta e del risparmio). In molti casi, invece di ristrutturare, risulta più conveniente abbattere e ricostruire. Le norme italiane, non solo non aiutano questo processo di sostituzione, ma di fatto lo ostacolano.

Se ne è parlato in questi giorni in un convegno alla Camera dei Deputati a Roma, nel quale Assoedilizia ha affermato che per far decollare il “processo” di rottamazione (in termine tecnico sostituzione) edilizia occorre che la relativa area economica rappresenti una sorta di “zona franca” fiscale; consistente in un “pacchetto” di misure  dalle quali scaturisca un forte interesse economico che motivi ad interagire a tutti i livelli di intervento, dal promotore, al costruttore, all’ intermediario, all’investitore finale.
E permetta ampi margini di convenienza per i condomini, il vero scoglio sulla rotta del “processo”.

Occorre puntare su una nuova produzione edilizia, non solo per la vendita, ma anche per la locazione.

All’interno di questo pacchetto debbono trovare spazio:
– bonus volumetrici, cioè diritti edificatori premiali;
– abbattimenti di oneri di urbanizzazione e di contributi edificatori;
– esenzioni fiscali (sulla falsariga delle legge Tupini del dopoguerra) per i redditi degli investitori finali, senza esclusioni di carattere soggettivo (persone fisiche o società), oggettivo (edilizia civile o di pregio) ovvero tipologico (contratti di locazione liberi o agevolati);
– agevolazioni per le permute e per la monetizzazione del valore della casa;
– bonus (detrazioni dirette di parte del costo di acquisto) per gli investitori a reddito.

L’intervento edilizio di rigenerazione urbana (riqualificazione o sostituzione degli immobili) ha una duplice valenza. Produce in via diretta una attività economica che incrementa il Pil; e rende le nostre città più competitive, anche a livello internazionale, come motori di crescita. E permette anche di conciliare la produttività edilizia con il risparmio di suolo.

foto presidente 155