“Banda larga vuol dire futuro” di Achille Colombo Clerici – QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 9 luglio 2016

Non è un momento felice per l’Unione Europea: lo choc Brexit si aggiunge ad una crescita ridotta (1,5%  a fronte del 3% degli Usa e del siderale 6-7% di India e Cina), a  problemi di tenuta delle banche, che dovrebbero finanziare l’economia reale, a un aumento record delle disuguaglianze, e, in prospettiva, ad una crisi demografica che neppure le immigrazioni riusciranno a colmare. Questo spiega perché l’euroscetticismo o addirittura l’eurofobia tocchi ormai i due terzi della popolazione continentale. I cittadini europei si sentono emarginati da una europolitica che privilegia – o almeno ciò è quanto viene percepito – il sistema della grande finanza e delle multinazionali mentre il welfare continua a subire tagli, la disoccupazione resta alta, catastrofica per i giovani. Bisogna offrire strumenti di maggiore partecipazione al futuro collettivo, rafforzare l’economia reale, quella fatta da aziende e imprenditori che producono merci e servizi concreti, da famiglie che investono produttivamente i risparmi, proprio mentre l’enorme liquidità in circolazione si concentra nei giochi finanziari che nulla producono. Consolidare i pilastri di sicurezza, difesa, politica fiscale ed estera comune, semplificare le normative, stanziare risorse invece di maggior rigore, regolamentare l’immigrazione che rimane una risorsa.

Qualcosa si sta facendo (troppo tardi? troppo poco?). Tra gli investimenti il famoso “Piano per l’Europa” o “Piano Juncker” con una dotazione di 21 miliardi che determinerà, soprattutto per effetto-garanzia, altri investimenti per oltre 315 miliardi con un possibile incremento di 1,3 milioni di posti di lavoro. Le risorse saranno orientate verso le infrastrutture (banda larga, reti energetiche, trasporti); l’istruzione, la ricerca e l’innovazione; le energie rinnovabili e l’efficienza energetica; aiuto ai giovani a trovare lavoro.

Agli occhi del cittadino comune la “banda larga”, cioè i servizi internet ad alta velocità, vuol dire sostanzialmente computer più efficienti. Non è proprio così. Ha lo stesso impatto che un secolo fa ebbero le reti elettriche e quelle dei trasporti. Significa azzerare l’handicap di chi vive al di fuori delle città in quanto gli consente di operare – dai controlli sanitari all’acquisto e produzione di beni e di servizi – come se vivesse in grandi conurbazioni dove si creano, e si godono, le grandi innovazioni.  Per l’Italia un passo indispensabile. Il Governo ha infatti destinato 3,5 miliardi proprio alla banda larga.

foto presidente 156

 

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