“La forbice con l’ Europa” – QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione ediz. del 23 luglio 2016 – Achille Colombo Clerici

La Commissione Europea ha pubblicato i risultati, del quadro europeo di valutazione dell’innovazione relativi al 2016, dai quali si manifesta come nell’ Unione europea l’innovazione guadagni terreno rispetto al Giappone e agli Stati Uniti. La Svezia è ancora una volta leader dell’innovazione seguita da Danimarca, Finlandia, Germania e Paesi Bassi. I paesi in cui l’innovazione registra un’espansione più celere sono la Lettonia, Malta, la Lituania, i Paesi Bassi e il Regno Unito.

L’ Italia, che si colloca al 17° posto (su 28 Paesi compresa la Gran Bretagna), viene classificata quale “innovatore medio” ed è al di sotto della media UE: una posizione non adeguata alla sua forza economica e produttiva. A molto parziale consolazione, lo studio della Commissione cita, quali esempi, i Poli innovativi regionali di Piemonte e Friuli-Venezia Giulia.

Nel complesso, il propulsore fondamentale per diventare un leader nel comparto è l’adozione di un sistema di innovazione equilibrato che combini un livello adeguato di investimenti pubblici e privati, partnership efficaci per l’innovazione tra imprese e mondo accademico, una solida base di istruzione e la ricerca di eccellenza. Gli effetti economici dell’innovazione si traducono in vendite ed esportazioni di prodotti, da un lato, ed occupazione, dall’altro. In altre parole, in capacità competitiva del sistema Paese.

La competitività italiana è in risalita (dal 49° al 43° posto in una lista di 140 Paesi) con punte di eccellenza, rappresentate dalle dimensioni del mercato (12esimo posto), dalla salute e dall’educazione primaria (26), dalle infrastrutture (26) e dall’alta specializzazione, soprattutto nel vasto comparto delle piccole e medie imprese. Ma permane, ed anzi si allarga, la forbice con la media dei Paesi dell’Unione Europea a causa, principalmente, della burocrazia e dell’alto debito pubblico. Sempre secondo la Commissione Europea, nel 2015 il Pil reale dell’Italia è tornato ai livelli dei primi anni 2000; gli investimenti hanno registrato una drastica flessione, in media più accentuata che nel resto della zona euro. La disoccupazione resta alta, addirittura insostenibile per i giovani.

foto presidente 155

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