Archivio per luglio 2016

BREXIT – EBA Autorità bancaria europea ed EMA Agenzia europea del farmaco a Milano – Campagna di opinione: QN Il Giorno del 12 luglio 2016 pag. XV – Intervista a Salvatore Messina

luglio 12, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute
Informa

 

LA CITY SIAMO NOI

Il risultato del referendum in Gran Bretagna ha aperto il dibattito sulle opportunità per Milano di aggiudicarsi due enti ospitati a Londra: l’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità Bancaria Europea. Il Giorno sta interpellando rappresentanti del mondo produttivo, esperti di finanza e addetti ai lavori. Dopo il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il presidente della Camera di commercio italo-russa e italo-iraniana, Rosario Alessandrello, il presidente onorario della Camera della Moda di Milano, Mario Boselli, il presidente di Kairos Sima, Fabrizio Rindi, il presidente di Intesa San Paolo Privatebanking, Giampio Bracchi, l’ex direttore della Banca d’Italia in Lombardia, Alfio Noto, l’ex ministro, membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, Lucio Stanca, il managing partner dello studio Bonelli Erede, Stefano Simontacchi,Piero Bassetti, numero uno dell’associazione culturale Globus et Locus, oggi è il turno di Salvatore Messina ex presidente degli uffici lombardi della Banca d`Italia.

“Milano capitale bancaria? Ha i numeri. Ma ora le istituzioni facciano sistema”

di Luca Zorloni

Milano

Salvatore Messina, avvocato, già presidente degli uffici lombardi della Banca d`Italia, Milano è ormai in corsa per aggiudicarsi la sede dell`Autorità bancaria europea, Eba. Secondo lei la città ha le carte in regola per ottenere l`ufficio comunitario?
“Io direi che Milano ha tutti i titoli, però quello che finora ci ha tenuto ai margini è la mancata concertazione tra le volontà che si possono esprimere, a livello ad esempio di governo, ministero dell`Economia e delle Finanze, Bankitalia. Se si va in ordine sparso, si rischia di ottenere poco”.

In pratica, il segreto per vincere questa partita un sistema di gioco di squadra?
“Lo ha dimostralo la storia stessa. Concertazione era un termine che adoperava anche l`ex governatore,
della Banca d`Italia, Carlo Azeglio Ciampi. Una brutta parola quando si tracima dal proprio ruolo, mentre io la intendo nel senso di condividere gli obiettivi. Ed è in questo modo che la partita per l`Eba va giocata.”

In che modo suggerisce di muoversi per poter competere?
“Bisogna evitare i clamori. A stabilire i tempi saranno le modalità con cui ci si muove. Non è facile perché non sono stati fissati i tempi con cui la Gran Bretagna uscirà dall`Unione europea E importante porre il
problema, dimostrare che Milano ha le connotazioni per ospitare un`autorità di livello comunitario”.

Quindi secondo lei il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, non è stato accorto nel pubblicizzare il suo viaggio a Londra proprio in ottica Brexit?
“Se è il risultato di un`azione concertata, ci può stare. Fuge rumores, dicevano gli antichi (rifuggi le chiacchiere, ndr). Le racconto un aneddoto: quando si decise di candidare Sandro Pertini al premio Nobel, ogni giorno si parlava di questa cosa, mentre il protocollo è molto discreto. E così è stato affondato”.

Quali caratteristiche rendono Milano adatta a questo ruolo?
“Ha le infrastrutture di ordine gestionale e logistico. Anche nel periodo peggiore della crisi, Milano non si è mai fermata, è segno del dinamismo della città e dei suoi esponenti pubblici. Lo si vede dagli apprezzamenti raccolti prima e dopo Expo”.

Dal punto di vista bancario? L`autorità non dovrà andare vicino ai grandi gruppi che deve controllare?
“Ora la tecnologia permette di controllare anche in remoto, a chilometri di distanza, ma il posizionamento finanziario di Milano non sfigura certo rispetto ad altre città concorrenti”.

Oltre alla bancaria, possiamo ottenere anche l`Agenzia del farmaco?
“Bisogna stare attenti, valutare gli equilibri internazionali e quali possibilità abbiamo. Io punterei più sull`Eba, che ha un capo di provenienza Bankitalia, poi dobbiamo vedere cosa succede nel gioco delle compensazioni”.

Quale indotto portano queste autorità?
“C`è un indotto di immagine. Molte volte nelle crisi bancarie, oltre a perdere i quattrini, è terribile il danno reputazionale, si perde la fiducia. Quindi il discorso reputazionale è utile per Milano, come città di prim`ordine in Italia e in Europa. E poi c`è un indotto logistico e di posti di lavoro”.

Le città concorrenti: Francoforte e Parigi.
“Francoforte deve avere coraggio a candidarsi per un`altra autorità, sarebbe un ‘eccesso di potere’.
Forse Parigi…”.

L`analisi dell`esperto:
“Portare qui l`Eba? Il grande indotto sarebbe dato dal ritorno d`immagine e reputazione in tutto il mondo. Poi gli affari della logistica e soprattutto i nuovi posti di lavoro”.

Le rivali
In gara per l`Autorità Bancaria Europea ci sono anche Germania e Francia
“Francoforte? Deve avere coraggio per candidarsi a un`altra istituzione, sarebbe ‘eccesso di potere’.
Forse Parigi…”

Foto: Salvatore Messina con Achille Colombo Clerici IEA

Colombo Clerici con Salvatore Messina

 

 

Proposta Prodi – Mutui fondiari delle famiglie e NPL delle Banche – Trasformare i mutui in locazioni

luglio 11, 2016

A s s o e d i l i z i a
Associazione della Proprietà Edilizia
Milano

 

Milano, 11 luglio 2016

Assoedilizia concorda con l’interessante proposta di Romano Prodi: Trasformare i mutui in locazioni
FONDI PUBBLICI PER SALVARE BANCHE E MUTUATARI IN DIFFICOLTA’

Romano Prodi ha proposto la costituzione di fondi pubblici o misti, con il compito di acquisire, dalle famiglie debitrici verso le banche, i loro immobili, lasciandole nel relativo godimento a titolo di locazione e ad canoni molto bassi, magari corrispondendo alle banche stesse una “liquidazione” più congrua di quella offerta dai fondi cessionari dei crediti. Si risolverebbero in un sol colpo due problemi; quello delle famiglie che rischiano di restare senza casa e quello delle Banche.

Afferma il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici:
“Condividiamo questa proposta di Romano Prodi, essendo da sempre fautori dell’idea di potenziare l’edilizia residenziale pubblica, il cui ruolo non può esser surrogato dal privato, né da forme ibride di intervento compartecipato dal privato, essendo queste di limitatissima portata. A ciascuno il suo ruolo. La proposta, a ben vedere, si configura come un vero e proprio piano di edilizia popolare, in cui, invece della costruzione diretta o dell’acquisto in blocco dell’immobile da parte del “fondo” pubblico, abbiamo un acquisto da una molteplicità di soggetti.

Se tale acquisto, come immaginiamo, va fatto compensando, oltre che le banche, anche le famiglie venditrici fino a concorrenza del valore degli immobili ceduti, temiamo che il piano non sia remunerativo a livello economico e riteniamo quindi vada sovvenzionato a carico dell’ente pubblico.

Se non vogliamo finanziare i soggetti che già operano in questo campo, e che ben potrebbero assolvere al compito, costituiamo pure dei nuovi fondi allo scopo, dotandoli dell’adeguato finanziamento, considerando che questo andrà rapportato, in qualche misura, anche al valore della acquisenda massa immobiliare e non solo alla copertura del credito bancario.”

Foto archivio: Achille Colombo Clerici con Romano Prodi

foto presidente con Prodi

 

 

Regione Lombardia – Servizi Abitativi, dati regionali – Luglio 2016 Workshop – Assoedilizia considerazioni conclusive

luglio 11, 2016

A s s o e d i l i z i a
Associazione della Proprietà Edilizia
Milano

 

Workshop di Regione Lombardia per lo sviluppo dei servizi abitativi
MOLTE INIZIATIVE FRENATE DA RISORSE INADEGUATE ED INEFFICIENZA BUROCRATICA

Assoedilizia – soluzione al problema-casa: l’incentivazione di nuovi investimenti in locazione, pubblica ( case popolari ) e privata ( contratto libero e agevolato ).

Milano, luglio 2016

Queste le cifre fornite nel corso del seminario. In Lombardia si registrano 100.000 alloggi non occupati (30.000 di nuova costruzione) e 60.000 famiglie, che una casa decente non ce l’hanno. Evidentemente domanda e offerta non si incontrano.

La Regione ha elaborato una serie di iniziative per contenere l’emergenza abitativa, iniziative il cui fulcro è: non più offerta di alloggi pubblici (costruzione di nuove case popolari) bensì servizi abitativi funzionali e più rispondenti ad una domanda decisamente più diversificata chiamando a partecipare attori pubblici (Comuni), privati e del privato sociale (Terzo settore, imprese, Fondi immobiliari). Un esperimento triennale che ha visto sorgere le Agenzie per l’Abitare sociale, quelle per il contrasto alla morosità incolpevole e la stessa misura affitti del “Reddito di Autonomia”.

Innanzitutto il contesto. In Lombardia risultano 4,1 milioni di abitazioni occupate da residenti, di queste quasi 767mila in locazione, il 19% circa. La provincia di Milano ha il maggior numero di alloggi in locazione, 22% –  agli inizi degli anni ’70 sfioravano il 40% – seguita da Brescia e Mantova (20%), Pavia e Cremona (19%), Lodi e Varese (15%), Como (16%), Lecco e Bergamo (15%), Monza e Brianza (14%), chiude Sondrio (12%). A locare sono per il 67% persone fisiche, seguono le Aler (11,9%), imprese o società si collocano al terzo posto (8,1%). Poi ci sono le proprietà di Comuni, enti previdenziali, cooperative edilizie ecc.

Il patrimonio pubblico-Erp che conta nella regione 165.767 alloggi– oggetto principale del cambiamento della politica regionale nel settore – è per il 64,1% di proprietà Aler, seguito dal Comune di Milano con 28.814 alloggi (17,4%). A Milano Aler conta 62,332 alloggi (37,60% del totale).

I 12.308 provvedimenti di sfratto emessi in Lombardia nel 2015 riguardano per la quasi totalità la morosità più o meno incolpevole (96,4%). Nella classifica al primo posto in assoluto risulta, ovviamente la città più popolosa, Milano, con 4.205 sfratti: invece, in rapporto al numero delle famiglie, le province che si collocano sopra la media regionale (uno sfratto ogni 358 famiglie) sono Bergamo, Sondrio, Lecco, Como, Cremona, Monza e Brianza (a Brescia, seconda città della regione, sta dando buoni risultati una iniziativa tra Comune, proprietà edilizia, istituti di credito). In altre parole il capoluogo lombardo dove più alta è la tensione abitativa gli sfratti sono al di sotto della media regionale.

La Regione ha individuato cinque settori di intervento cui ha destinato circa 95 milioni di euro pari a una media di 1.580 euro spalmati su tre anni per ciascuna delle 60.000 famiglie e sono destinati ai comuni con alta tensione abitativa.

Iniziative sperimentali: 8,4 milioni ai Comuni per iniziative a carattere rotativo tendenti ad eliminare l’occupazione a vita di un alloggio popolare.

Mobilità: 11,8 milioni ai Comuni per il reperimento di alloggi da concedere in locazione a canoni concordati.

Morosità incolpevole: 19 milioni per contenere gli sfratti e stimolare la contrattazione a canone concordato.

Grave disagio economico: 50 milioni ai Comuni per ridurre l’incidenza del canone sul reddito dei nuclei familiari meno abbienti.

Reddito di autonomia: 4,7 milioni per un sostegno straordinario alle famiglie in affitto.

I risultati ottenuti sono contrastanti, pur dando atto alla Regione di avere analizzato le tante cause dell’emergenza abitativa e di avere indicato ipotesi di soluzione. Il canone concordato (sgravi fiscali ai proprietari privati in cambio di canoni ridotti rispetto al mercato libero) – che, in assenza di un piano nazionale di investimenti pubblici in edilizia, viene indicato quale più efficace tramite tra la domanda del “ceto medio” e l’offerta – a Milano, per ora, non funziona. Tra le cause, si sostiene, una relativa carenza di informazione, complessità burocratiche ed anche una diffusa sensazione, tra i proprietari, di scarsa assistenza da parte degli uffici preposti.

Interessante, all’opposto, il caso di Bologna dove gli uffici per i contratti concordati garantiscono, in sostanza, un’assistenza a proprietari ed inquilini per tutta la durata del contratto. Semplificando: una sorta di “garanzia” come quella fornita in caso di acquisto di un’automobile. Sarebbe infatti inconcepibile che il rapporto venditore (proprietario)-acquirente (inquilino) si interrompesse al momento del ritiro della vettura (sottoscrizione del contratto di locazione).

Secondo Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, che rappresenta la proprietà immobiliare privata, al di là delle buone intenzioni e di iniziative sia pure lodevoli ma di nicchia, non si adottano, a livello legislativo nazionale, le misure necessarie a produrre l’effetto di una vera incentivazione dell’investimento privato in locazione, come risposta di sistema al fabbisogno abitativo della Lombardia e del Paese. La locazione che andrebbe incentivata è quella del contratto libero.
La politica governativa, viceversa, è tutta protesa ad incentivare il contratto c.d. agevolato.

Questa formula contrattuale, a canoni concordati, è senz’altro una formula virtuosa sul piano sociale, ma non lo è altrettanto sul piano economico. Ipotizzare investimenti ex novo che si basino sul presupposto di tener più basso l’affitto, compensando con alleggerimenti fiscali, significa immaginare un “investimento all’insegna del risparmio”, tanto nella qualità della costruzione, quanto nella qualità dell’inquilinato. Il che, quand’anche stesse in piedi sul piano della remuneratività (e a Milano sembra non sia neppure così), non rappresenterebbe di certo la condizione ottimale per conseguire la seconda fra quelle che indichiamo come finalità che motivano l’investimento a reddito (dopo la redditività diretta): cioè la rivalutazione patrimoniale del bene.

Insomma, nella logica economica è preferibile investire in un immobile buono e con un inquilino di prim’ordine, piuttosto che in un immobile meno buono e con un inquilino di second’ordine, a parità di ricavo reddituale al netto delle imposte.

E dunque una politica abitativa del settore privato che si fondi sul principio di dover risparmiare sui costi e sulle tasse per abbassare i canoni di locazione non può essere strutturale, al fine di incentivare la creazione di nuovi investimenti, o il mantenimento nel tempo di quelli esistenti, ma piuttosto può essere residuale al fine di risolvere – e non sempre – preesistenti situazioni di emergenza, nell’offerta e nella domanda.

E la conseguente politica dei differenziali fiscali, per indurre i proprietari a locare a canoni concordati, praticata da qualche anno nel nostro Paese, mostra, all’atto pratico, tutti i suoi limiti sul piano del risultato.

Foto d’archivio: Achille Colombo Clerici con Roberto Maroni pres. Regione Lombardia

Ambrosetti 2014 con il Governatore Lombardia Roberto Maroni

 

“Banda larga vuol dire futuro” di Achille Colombo Clerici – QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 9 luglio 2016

luglio 11, 2016

Non è un momento felice per l’Unione Europea: lo choc Brexit si aggiunge ad una crescita ridotta (1,5%  a fronte del 3% degli Usa e del siderale 6-7% di India e Cina), a  problemi di tenuta delle banche, che dovrebbero finanziare l’economia reale, a un aumento record delle disuguaglianze, e, in prospettiva, ad una crisi demografica che neppure le immigrazioni riusciranno a colmare. Questo spiega perché l’euroscetticismo o addirittura l’eurofobia tocchi ormai i due terzi della popolazione continentale. I cittadini europei si sentono emarginati da una europolitica che privilegia – o almeno ciò è quanto viene percepito – il sistema della grande finanza e delle multinazionali mentre il welfare continua a subire tagli, la disoccupazione resta alta, catastrofica per i giovani. Bisogna offrire strumenti di maggiore partecipazione al futuro collettivo, rafforzare l’economia reale, quella fatta da aziende e imprenditori che producono merci e servizi concreti, da famiglie che investono produttivamente i risparmi, proprio mentre l’enorme liquidità in circolazione si concentra nei giochi finanziari che nulla producono. Consolidare i pilastri di sicurezza, difesa, politica fiscale ed estera comune, semplificare le normative, stanziare risorse invece di maggior rigore, regolamentare l’immigrazione che rimane una risorsa.

Qualcosa si sta facendo (troppo tardi? troppo poco?). Tra gli investimenti il famoso “Piano per l’Europa” o “Piano Juncker” con una dotazione di 21 miliardi che determinerà, soprattutto per effetto-garanzia, altri investimenti per oltre 315 miliardi con un possibile incremento di 1,3 milioni di posti di lavoro. Le risorse saranno orientate verso le infrastrutture (banda larga, reti energetiche, trasporti); l’istruzione, la ricerca e l’innovazione; le energie rinnovabili e l’efficienza energetica; aiuto ai giovani a trovare lavoro.

Agli occhi del cittadino comune la “banda larga”, cioè i servizi internet ad alta velocità, vuol dire sostanzialmente computer più efficienti. Non è proprio così. Ha lo stesso impatto che un secolo fa ebbero le reti elettriche e quelle dei trasporti. Significa azzerare l’handicap di chi vive al di fuori delle città in quanto gli consente di operare – dai controlli sanitari all’acquisto e produzione di beni e di servizi – come se vivesse in grandi conurbazioni dove si creano, e si godono, le grandi innovazioni.  Per l’Italia un passo indispensabile. Il Governo ha infatti destinato 3,5 miliardi proprio alla banda larga.

foto presidente 156

 

Brexit – EBA Autorità bancaria europea ed EMA Agenzia europea del farmaco a Milano – Campagna di opinione: QN Il Giorno del 9 luglio 2016 pag. 3 – Intervista a Piero Bassetti

luglio 11, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

“Milano punti sulla dimensione padana per conquistare le agenzie europee”
Piero Bassetti: la città è nucleo aggregante per milioni di persone

Il risultato del referendum in Gran Bretagna ha aperto il dibattito sulle opportunità per Milano di aggiudicarsi due enti ospitati a Londra: l’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità Bancaria Europea. Il Giorno sta interpellando rappresentanti del mondo produttivo, esperti di finanza e addetti ai lavori. Dopo il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il presidente della Camera di commercio italo-russa e italo-iraniana, Rosario Alessandrello, il presidente onorario della Camera della Moda di Milano, Mario Boselli, il presidente di Kairos Sima, Fabrizio Rindi, il presidente di Intesa San Paolo Privatebanking, Giampio Bracchi, l’ex direttore della Banca d’Italia in Lombardia, Alfio Noto, l’ex ministro, membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, Lucio Stanca, il managing partner dello studio Bonelli Erede, Stefano Simontacchi, oggi è il turno di Piero Bassetti, numero uno dell’associazione culturale Globus et Locus.

di Luca Zorloni

Milano

Piero Bassetti, politico e imprenditore, già presidente della Camera di commercio di Milano e di Regione Lombardia, oggi numero uno dell’associazione culturale Globus et Locus che monitora l’evoluzione globale e locale nella società contemporanea, Milano ha chance per aggiudicarsi l’Autorità bancaria europea (Eba)?
“Dico certamente sì”.

Quali sono i punti di forza di Milano rispetto alle altre città in lizza, Francoforte e Parigi?
“Se Milano vuole realmente candidarsi a un ruolo nella negoziazione delle agenzie europee dopo la Brexit, lo può fare a condizione che riesca a rappresentarsi per ciò che è realmente: un aggregato urbano il cui peso non è quello del suo Comune o dell’area del circondario, ma la sua è una dimensione metropolitana da Torino a Trieste, una dimensione padana. E di questo che vive Milano ed è su questo che può giocare la localizzazione tra il sud Europa e il Mediterraneo. Ha natura di nucleo aggregante con funzioni avanzate, tra cui la finanza, per milioni di persone”.

Con che tempi agire?
“I tempi ci sono. C’è un tempo contingente che bene il sindaco Sala ha colto; ha saputo approfittare con rapidità di singole occasioni concrete, per agganciare l’Eba e l’Ena (l’Agenzia europea per il farmaco, che ha sempre sede a Londra, ndr).  Ma contemporaneamente bisogna utilizzare le risorse culturali ed economico-finanziarie sul piano glocalista, perché Londra e Parigi sono capitali. Ma in un discorso globale, in cui si fa New York più importante di Washington, bisogna riflettere sulle funzioni delle grandi aree metropolitane e ricordare che una metropoli non è solo una concentrazione fisica di molti abitanti, ma uno snodo per la difesa, la finanza, i trasporti, la sanità, che si manifestano nell’incontro della dimensione locale”.

Il modello è quello di Francoforte, non capitale e tuttavia scelta per ospitare la Bce?
“La  forza di Francoforte è la Ruhr, Milano deve giocare non a fare la città del Duomo, ma alla sua dimensione padana. Oggi da Torino a Milano con il Frecciarossa si impiegano 50 minuti; Torino è più vicina a Milano di quanto lo siano le periferie di Londra al centro”.

Sapremo reggere lo scontro in Europarlamento e Commissione?
“La rappresentanza politica dipende dalla rappresentanza sociale.
Noi dobbiamo riunire a Bruxelles una rappresentanza di quest’area tra nord e sud dell’Europa. E’ possibile se sapremo far capire alla politica europea qual è la realtà di quest’area, che nelle foto dello spazio dell’Europa illuminata di notte, è la zona con più luce. La società civile ha già costruito un’identità politica di quest’area. Ricordo la sorpresa di Clinton nell’andare in autostrada da Milano a Venezia, aveva detto: questa è una città continua.
La costa est degli Stati Uniti ha insediamenti di questo tipo”.

Meglio puntare sulle banche o sul farmaco?
“Sono due cose diverse. Per il farmaco la chiave è una convergenza concreta di imprese, non è difficile competere. Sul finanziario serve una presenza finanziaria, noi abbiano la Borsa in mano a Londra, sull’Eba può essere una carta, ma non basta un’offerta vantaggiosa immobiliare e di servizi”.

L’area Expo si presta?
“Sì, su quell’area ci si attende la concentrazione dell’industria avanzata. Ha già determinato l’attrazione per il mondo informatico e le scienze della vita hanno un grosso riflesso nel digitale”.

L’area Expo sede ideale
Sul sito che ha ospitato l’Esposizione Universale ci si attende la concentrazione nell’industria avanzata

La sorpresa di Clinton
Il Presidente americano andando in autostrada da Milano a Venezia disse che quella era una città continua

Borse altalenanti da quando il referendum della Gran Bretagna ha sancito l’uscita dalla Ue

Foto:  Piero Bassetti imprenditore e storico primo presidente della Regione Lombardia, con il pres. IEA, Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici con Piero Bassetti

Il Giorno2

 

Musica a Crema Palazzo Donati de Conti

luglio 8, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

“Musica a Palazzo” 2016, tre concerti con Marco Ravasio
PALAZZO DONATI DE CONTI SI OFFRE ALLA CITTA’ DI CREMA

C’è un nuovo spazio culturale a Crema, messo a disposizione da Severina Donati De Conti nel suo palazzo di Via Marazzi 7-9 a un passo dal Duomo.

Recentemente ristrutturato da un attento restauro conservativo che lo ha restituito ai suoi splendori cinquecenteschi, viene ora aperto al pubblico e restituito alla città attraverso tre concerti inaugurali a cura del violoncellista Marco Ravasio che suona e racconta insieme a figli ed amici, pagine di musica barocca e non solo.

Si è cominciato il 29 giugno con un’interessante cavalcata di cinquecento anni attraverso la musica della ghironda di Claudio Demicheli. E’ seguito mercoledì scorso un simpatico concerto familiare con Marco Ravasio e i suoi figli Filippo di 14 e Giacomo di 8 anni. Il Trio, al suo debutto assoluto, ha affrontato un tema barocco sotto il titolo di  “Tre violoncelli per Vivaldi e Bach”. Ci sono state sonate per violoncello e basso continuo di G.B.Pergolesi, Benedetto Marcello, il nobile rivale veneziano di Vivaldi, una suite di Bach e l’immancabile geniale prete rosso Vivaldi nella prima sonata della sua raccolta dedicata al violoncello, dove scandaglia timbri e sonorità nuove per quell’epoca.

Chiuderà la rassegna il 13 luglio alle ore 21 un “ Recital monografico sul violoncello ieri ed oggi “ con Ravasio e le sue sorprese. Musiche di J. S. Bach, Ravasio e molto altro. Ingresso gratuito fino a esaurimento posti – offerta libera.

Grazie a Donati De Conti si potrà sentire musica in un luogo dall’acustica perfetta  e si potrà ammirare una sala, nella dimora  cremasca dell’Innominato, di manzoniana memoria,  restituita al suo antico e sobrio splendore.

Foto: con il pres. di IEA Achille Colombo Clerici, Camillo e Maria Antonietta Paveri Fontana e Laura Perego di Cremnago dell’Adsi Lombardia, Elke e Manfredi Landi di Chiavenna pres. Asages (Associazione italiana Archivi Storici e Gentilizi ), Giancarlo Mazzuca Consigliere della Rai e Patrizia Signorini, Vice Console Decano Corpo consolare Milano e Lombardia

Colombo Clerici, Paveri Fontana, Perego, Lani, Mazzuca, Signorini

BREXIT – EBA Autorità bancaria europea ed EMA Agenzia europea del farmaco a Milano – Campagna di opinione: QN Il Giorno dell’8 luglio 2016 pag. 3 – Intervista a Stefano Simontacchi

luglio 8, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

“Brexit ultima chiamata all’Italia per contare a livello internazionale”
Stefano Simontacchi: Milano ha chance ma serve una strategia politica

Il risultato del referendum in Gran Bretagna ha aperto il dibattito sulle opportunità per Milano di aggiudicarsi due enti ospitati a Londra: l’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità Bancaria Europea. Il Giorno sta interpellando rappresentanti del mondo produttivo, esperti di finanza e addetti ai lavori. Dopo il presidente di Assoedilizia e dell’ Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il presidente della Camera di commercio italo-russa e italo-iraniana, Rosario Alessandrello, il presidente onorario della Camera della Moda di Milano, Mario Boselli, il presidente di Kairos Sima- Julius Baer, Fabrizio Rindi, il presidente di Intesa San Paolo Private banking, professore emerito del Politecnico, Giampio Bracchi, l’ex direttore della Banca d’Italia in Lombardia, Alfio Noto, l’ex ministro, membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, Lucio Stanca, oggi è il turno di Stefano Simontacchi, managing partner Bonelli Erede Pappalardo e direttore Transfer pricing research center dell’università di Leiden, in Olanda.

di Luca Zorloni

Milano

Stefano Simontacchi, managing partner Bonelli Erede Pappalardo e direttore del Transfer pricing research center dell’università di Leiden, in Olanda, Milano può giocare la competizione per il trasferimento dell’Autorità bancaria europea (Eba), contro città concorrenti come Parigi e Francoforte?
“Io credo di sì. Ho proposto una norma come quella sul patent box per riportare gli investimenti, in Italia. E c’è un discorso aperto per cambiare le norme e fare dell’Italia un hub per gli investimenti nel Mediterraneo e in Africa. Non è un problema di singola authority: c’è Milano con l’Eba e c’è anche l’ente del farmaco, per cui Roma è candidata. Il mio concetto è che Brexit possa essere opportunità. È un’opportunità per l’Italia, o meglio, è un’ultima chiamata. Noi contiamo poco a livello internazionale, questo lo possiamo applicare anche al livello di un’authority bancaria. E’ difficile che il Paese possa muoversi se non gioca una partita a livello internazionale, di Europa e Ocse. Gli altri Paesi sono scientifici nel presidiare questi posti, noi per tanti anni li abbiamo trascurati. L’Italia deve riappropriarsi di un ruolo di primo piano in Europa”.

Come?
“E’ una partita da giocare anche a livello di burocrati, sui tavoli tecnici dove vengono prese molte decisioni importanti. Quindi, Milano ha chance per l’Eba? Si. Ci saranno due partite. Una è politica, l’Europa ha bisogno di noi ed è presumibile che qualcosa ci venga concesso, ma accontentarsi sarebbe una vittoria di breve termine.
Qualcosa a quella spartizione ci spetta per forza. Bisogna giocare la partita meno visibile per contare di nuovo, sul tavolo di quelli che tutti i giorni fanno questo lavoro, così che il nostro sistema Paese sia sostenuto con una politica industriale competitiva”.

L’Italia ha il peso sistemico per essere attrattiva?
“Lo abbiamo? No. Potremmo averlo? Sì. Nel farmaceutico ad esempio abbiamo tante eccellenze sia a livello industriale sia a livello di competenze (il primo head of dell’Ema è stato un italiano).
Però non facciamo sistema e perché il Paese torni a fare sistema serve una scelta strategica, un obiettivo da raggiungere tutti insieme. Io credo che l’ultimo treno sia quello di fare dell’Italia un hub per gli investimenti nel bacino del Mediterraneo e in Africa. Abbiamo una serie di relazioni culturali, politiche e storiche per cui in quest’area del mondo siamo preferiti agli anglosassoni.
Noi la partita la giochiamo con i francesi”.

Con che tempi agire rispetto alla Brexit?
“In linea di principio nessuno sa come andrà ma soprattutto non sappiamo quale soluzione negozieranno gli inglesi con l’Europa. Però ci sono gruppi multinazionali, banche in movimento ed è partita la competizione a dire: vieni qua.
Siamo in grado di competere oggi con Francia e Germania per convincere una holding a venire nel nostro Paese? Credo che dobbiamo recuperare terreno con un progetto strategico”.

È un compito che spetta prima alla politica o all’economia?
“E’ della politica. Devi avere una strategia politica chiara, ben comunicata e soprattutto portata avanti con coerenza e sistematicità”.

Attiriamo investimenti
C’è un discorso aperto per fare dell’Italia un hub per gli investimenti in Africa e nel Mediterraneo.

Referendum choc
Con l’uscita a sorpresa della Gran Bretagna dall’Unione Europea i due enti continentali ospitati da Londra dovranno traslocare.
Partono le manifestazioni di interesse per aggiudicarsi sia l’Autorità Bancaria Europea che l’Agenzia Europea del Farmaco.

Le chiavi del successo
Milano è cresciuta anche grazie all’Expo del 2015. E proprio l’Esposizione Universale ha dato modo agli altri Paesi di notare i miglioramenti della città.
E poi ci sono tutte le infrastrutture necessarie: aeroporti treni ad alta velocità e nuovi tunnel alpini completati o in costruzione.

BREXIT
L’uscita dalla Ue della Gran Bretagnasuscita timori ma apre anche nuovi scenari non necessariamente negativi soprattutto per l’Italia

Foto: Stefano Simontacchi managing partner Bonelli EredePappalardo  con il pres. di IEA Achille Colombo Clerici

Ambrosetti 2014 con Stefano Simontacchi

 

 

Identikit della riforma costituzionale – Libro di Giovanni Guzzetta presentato all’Università degli Studi di Milano – Seminario di studio

luglio 8, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Libro di Giovanni Guzzetta presentato in un Seminario all’Università degli Studi di Milano

ITALIA, SI CAMBIA. IDENTIKIT DELLA RIFORMA COSTITUZIONALE

Se approvata, avverranno profondi cambiamenti nella vita di ogni cittadino, spiegano in “Come cambia la Costituzione?” D’Amico, Leone, Arconzo

Il dibattito sulla riforma costituzionale è avvelenato. Scontri ideologici che spesso ignorano i contenuti. Al di là delle tante soluzioni ipotetiche, però l’alternativa è chiara: conservare o cambiare. Di qui la necessità di “conoscere per deliberare”, come ricordava Einaudi.

E’ l’obiettivo del libro “Italia si cambia. Identikit della riforma costituzionale” di Giovanni Guzzetta (Rubbettino, 2016) presentato all’Università degli Studi di Milano in occasione di un seminario che ha visto l’intervento del senatore Roberto Cociancich Componente della 1ª Commissione permanente Affari costituzionali

–  Ne hanno discusso con l’autore:
Marilisa D’Amico, Ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia amministrativa ; Lorenza Violini, Ordinario di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano, Direttrice del Dipartimento di Diritto pubblico italiano e sovranazionale; Giuseppe Arconzo, Ricercatore di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Milano; Stefano Catalano, Ricercatore di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Verona; Edoardo Raffiotta, Ricercatore di Diritto costituzionale, Università degli Studi di Bologna.

Il libro analizza la riforma esaminando i mali delle istituzioni italiane, senza intenti apologetici o demolitori. Un esame di luci e ombre in vista del referendum costituzionale.
Fin dal 1946, la classe dirigente ha accreditato l’idea che l’Italia sia una Repubblica in perenne transizione, nell’attesa di diventare una democrazia normale. Già in assemblea costituente Calamandrei ricordava che “sugli scopi, sulle mete, sul ritmo di questa rivoluzione ancora da fare”, non c’era accordo. Il compromesso costituzionale nacque così.
Per settant’anni questo è stato l’alibi per scelte sempre all’insegna della provvisorietà, dell’eccezione, dell’emergenza. Senza mai giungere a una stabilizzazione duratura. E la Costituzione in mezzo, evocata come una sacra reliquia intoccabile o come il feticcio da abbattere. Oggi, i cittadini hanno la possibilità di pronunziarsi sul futuro della Repubblica transitoria. Chiarirsi le idee non è solo cruciale, è anche un dovere civico.
Sul tema anche il libro dei tre costituzionalisti Marilisa D’Amico, Stefania Leone e Giuseppe Arconzo dal titolo “Come cambia la Costituzione. Guida alla lettura della riforma costituzionale”. Approvata in via definitiva dalla Camera nell’aprile 2016, entrerà in vigore solo se approvata dai cittadini che saranno chiamati ad esprimere il loro voto nell’ottobre 2016. Non sarà necessario raggiungere un quorum di partecipazione.   Se prevarranno i sì avremo una Costituzione significativamente diversa da quella attualmente in vigore con un grande impatto sulla vita delle istituzioni e, di conseguenza, di tutti i cittadini. Ma anche se vinceranno i no, secondo i tre autori del volume – comunque convinti che i pregi della riforma siano superiori agli aspetti critici che pure presenta –  i suoi elementi centrali dovrebbero costituire la base di partenza per una nuova discussione finalizzata ad apportare quelle modifiche all’architettura istituzionale del nostro Paese che rimarranno, in ogni caso, necessarie.

Foto d’archivio: Marilisa D’Amico con il pres. di IEA Achille Colombo Clerici, Pucci Dente e Milly Moratti

Achille Colombo Clerici con Milly Moratti, Marilisa d'Amico, Maria Grazia Dente

 

EMA Agenzia europea del farmaco ed EBA Autorità bancaria europea a Milano – Campagna di opinione: QN Il Giorno del 7 luglio 2016 pag. 3. Intervista a Lucio Stanca

luglio 8, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

LA CITY SIAMO NOI
“Più chance sull’Agenzia del farmaco. La nostra industria è leader mondiale”
Lucio Stanca: Milano è già città europea, l’area Expo sarebbe adatta

IL RISULTATO del referendum in Gran Bretagna ha aperto il dibattito sulle opportunità per Milano di aggiudicarsi due enti ospitati a Londra: l’Agenzia europea per il farmaco e l’Autorità Bancaria Europea (Eba). II Giorno sta interpellando rappresentanti del mondo produttivo, esperti di finanza e addetti ai lavori. Dopo il presidente di Assoedilizia e di Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il presidente della Camera di commercio italo-russa e italo-iraniana,  Rosario Alessandrello, il presidente onorario della Camera della Moda di Milano, Mario Boselli, il presidente di Kairos Sima e già numero uno della Camera di commercio svizzera in Italia, Fabrizio Rindi, il presidente di Intesa San Paolo Private banking, Giampio Bracchi, l’ex direttore della Banca d’Italia in Lombardia, Alfio Noto, oggi è il turno di Lucio Stanca, ex ministro, ex amministratore delegato della società Expo spa e membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia.

di Luca Zorloni

Milano
Lucio Stanca, ex ministro ed ex amministratore delegato della società Expo spa, membro del comitato esecutivo dell’Aspen Institute Italia, Milano può battere Parigi e Francoforte nella competizione per aggiudicarsi la sede dell’Autonffi bancaria europea (Eba), che Londra deve cedere dopo il voto sulla Brexit?
“Certamente bisogna provare a competere. Ci sono due autorità da trasferire da Londra, quella bancaria e quella del farmaco. Io ritengo che su quella bancaria, vista la debolezza del nostro sistema del credito, non abbiamo le carte in regola per fare concorrenza a una sede più forte, mentre sul farmaco abbiamo più chance. Consideriamo che questa seconda ha un volume di 600 dipendenti, contro i 150 della prima, inoltre noi abbiamo un’industria farmaceutica che ha dimostrato di essere leader mondiale, di poter crescere. In questo settore, abbiamo le carte in regola.
Quello che non abbiamo nel settore bancario, lo abbiamo nel farmaceutico”.

È solo questione di mercati?
“Al di là del tema delle competenze e dei settori dell’industria, la domanda è se Milano ha le qualifiche per attirare organismi internazionali.
Io dico sì da tifoso. Sappiamo che Milano ha un numero elevato di scuole internazionali, le università Bocconi e Politecnico hanno attivato corsi in inglese. Le persone che lavorano in queste agenzie hanno famiglie, figli che vogliono far studiare in scuole inglesi ad esempio. Serve un livello di internazionalità nei ristoranti, vivere in un ambiente internazionale facilita la scelta di queste persone. Serve uno sforzo, Milano ha le potenzialità, è già una città europea. E l’indotto di queste sedi può dare una spinta al livello di internazionalità, almeno nella graduatorie europee”.

Ha fatto bene il sindaco Sala ad andare subito a Londra per tastare il polso?
“Ha fatto benissimo, anche se per fare queste scelte ci vorrà qualche anno. Tutte le istituzioni devono fare squadra ed essere credibili”.

L’area Expo è adatta come sede di uffici internazionali?
“Perché no? Anche se mi auguro che si decida prima cosa farne, abbiamo un’area tra le più attraenti e infrastrutturate d’Italia, anche rispettando il 50% dell’estensione a verde c’è spazio per funzioni e uffici diversi, nulla vieta il centro di ricerca e il campo sportivo, anzi, migliorerebbe la qualità della vita.
Tuttavia non mi focalizzerei sulla localizzazione, questo si pone dopo. La prima sfida è essere attraenti”.

Quali sono quindi le attività da fare?
“Serve un programma specifico per attirare più quartier generali delle multinazionali. Perché sono a Lugano? Non solo per un fatto fiscale. Serve un sistema di trasporti, di qualità della vita, di servizi di livello internazionale, competiamo con città molto forti. Serve una politica per aumentare l’insediamento di uffici di multinazionali, da cui dirigere le operazioni per l’Italia e il Sud Europa”.

L’ultima parola, però, tocca a Bruxelles.
“E una decisione frutto di equilibri politici. Noi non abbiamo numerose strutture europee, questa deve essere la battaglia del governo, che deve far valere questo deficit in sede di trattativa, in modo da soddisfare le esigenze legittime dei Paesi. A livello europeo c’è spazio di manovra”.

Un programma specifico
Serve un sistema di trasporti, di qualità della vita e di servizi di livello internazionale.

Referendum choc
Con l’uscita a sorpresa della Gran Bretagna dall’Unione Europea i due enti continentali ospitati da Londra dovranno traslocare.
Partono le manifestazioni di interesse per aggiudicarsi sia l’Autorità Bancaria Europea che l’Agenzia Europea del Farmaco.

Le chiavi del successo
Milano è cresciuta anche grazie all’Expo del 2015.
E proprio l’Esposizione Universale ha dato modo agli altri Paesi di notare i miglioramenti della città. E poi ci sono tutte le infrastrutture necessarie: aeroporti treni ad alta velocità e nuovi tunnel alpini completati o in costruzione.

BREXIT
Attesa per i possibili riscontri positivi per Milano dopo la decisione del popolo britannico di uscire dalla Ue.
Un esito che ha colto di sorpresa prima di tutto molti inglesi.

Ottimista “Bisogna provare a competere», afferma Lucio Stanca che ritiene positivo il viaggio del sindaco Sala a Londra per tastare il polso.

Il Giorno

Assemblea Aspesi a Milano. Da Monitorimmobiliare

luglio 7, 2016

Si è svolta a Milano l’assemblea annuale dell’ASPESI, l’Associazione Nazionale delle Società di Promozione e Sviluppo Immobiliare, focalizzata nella rappresentanza delle attività di costruzione in proprio e di gestione e servizi immobiliari in forma societaria (asset, property e facility management).

Presenti esponenti del settore come Achille Lineo Colombo Clerici (Presidente di Assoedilizia), Gualtiero Tamburini (Presidente di Idea Fimit Sgr), Antonio Campagnoli (Presidente di Fiabci Italia), Pietro Bembo (Presidente di Cobaty Milano-Italia), Enrico Campagnoli (Presidente di Isivi), Ivan Drogo Inglese (Presidente di Assocastelli), a testimonianza del rafforzamento del ruolo di Aspesi come centro aggregativo e rappresentativo del settore. Oltre alla sempre maggiore integrazione interassociativa, l’anno passato è stato infatti contraddistinto dalla nascita, promossa da Aspesi, di Assocastelli – l’Associazione di castelli e di dimore storiche, dal grande successo di Aspesi Torino e dal consolidamento di Aspesi Milano.

“L’Aspesi è viva nonostante il quadro di estrema difficoltà in cui versa l’associazionismo imprenditoriale e gode di ottima salute”, ha dichiarato il presidente nazionale Federico Filippo Oriana, che ha poi annunciato la nascita di Aspesi Roma, alla cui presidenza è stato designato Enrico Maria Antonelli (presidente e amministratore delegato del Gruppo Pr.Im.), che sarà coadiuvato da Emma Rossi Bernardi come consigliere delegato. “Quella nella capitale è una presenza imprescindibile per un’organizzazione nazionale come Aspesi – ha dichiarato Oriana – sia per l’importanza immobiliare-edilizia di Roma sia per l’attività di proposizione di misure fiscali a livello governativo e parlamentare”.

Nella sua relazione il Presidente Nazionale ha infatti annunciato il varo di un documento di proposte per la fiscalità a favore del settore che sarà presto discusso in sede governativa e parlamentare e che ha già ricevuto l’approvazione del Presidente, On. Maurizio Bernardi, e del Vicepresidente della Commissione Finanze della Camera dei Deputati.

“Occorre una politica industriale da parte dello Stato di sostegno del settore immobiliare-costruzioni chiara, costante e di lungo periodo, ai fini della quale non esiste oggettivamente una leva più efficace di quella fiscale”, ha aggiunto. “In questo anno trascorso la ripresa del mercato è continuata, ma in misura e modi sicuramente meno chiari e decisi di quanto ci aspettassimo allora. I fattori li conosciamo: lento e insufficiente sviluppo dell’economia italiana, preoccupazione diffusa per il futuro dell’economia europea e mondiale – sicuramente aggravata dalla recente e sorprendente vicenda di Brexit -, tassazione eccessiva della proprietà immobiliare. I recenti miglioramenti apportati su questo versante dal Governo Renzi sono troppo circoscritti alla proprietà della prima casa e non incidono positivamente né su altri importanti segmenti immobiliari (come le dimore turistiche o gli immobili non abitativi), né sulla produzione di nuovi alloggi sempre fortemente penalizzata da inutili balzelli all’origine”.

“I segnali positivi rappresentati nell’ultima nota trimestrale Omi, che evidenziano aumento del numero di compravendite del +17,3% sul piano nazionale e di oltre il 20% se si considera solo il segmento residenziale, sono infatti stati parzialmente contraddetti dalla recentissima rilevazione Istat che evidenzia una flessione dei prezzi delle abitazioni nel primo trimestre 2016 dello 0,4%”.

“Occorre inoltre – ha concluso Oriana – trovare il modo di attrarre investitori nel nostro settore e per questo obiettivo l’unico mezzo efficace è l’innovazione tecnologica a tutto campo con miglioramento del rapporto rischio/rendimento, puntando soprattutto sulla riduzione del rischio piuttosto che sulla ricerca di una redditività particolarmente elevata, oggi impossibile.  La difesa e conservazione del valore per tutto il ciclo di vita dell’investimento immobiliare deve essere sempre più la missione della comunità del real estate”.

E proprio per promuovere una gestione più razionale ed efficace dell’investimento immobiliare Aspesi ha recentemente avviato una collaborazione e una ricerca di sinergie con l’industria manifatturiera e impiantistica dei fornitori degli edifici e degli appartamenti.

Foto archivio: Federico Filippo Oriana con Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici, Federico Filippo Oriana