“Quali strade dopo Brexit” QN, Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 30 luglio 2016 – Achille Colombo Clerici

In attesa che la Gran Bretagna decida tempi e modi della sua uscita dall’Unione Europea, ci si interroga su quale potrà essere, in campo economico, lo sbocco di tale passaggio: quali rapporti, in altri termini, il Regno Unito deciderà di instaurare con gli attuali partners economici internazionali.

Una prima soluzione potrebbe essere quella di partecipare allo Spazio Economico Europeo: gli inglesi in tal caso potrebbero avere, a tutti gli effetti, accesso al mercato interno, attraverso la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali.
Ma si tratta di una scelta poco probabile dato l’alto costo di adesione (forse più di prima), l’imposizione della  circolazione delle persone (tema cardine della posizione referendaria “leave”), e il fatto di trovarsi di fronte ad un rapporto non paritario con l’ U.E.
Una sorta di “democrazia delegata”.  Qualcuno l’ha definita in modo divertente fax democracy: le norme verrebbero decise a Bruxelles e poi trasmesse a Londra per gli adempimenti.
Altra via potrebbe esser rappresentata dal modello svizzero; l’appartenenza all’Efta. Qui i rapporti sono regolati, materia per materia, da singoli trattati (con la Svizzera ce ne sono circa 120).
Una soluzione che in termini di contributi costa un po’ meno della precedente, ma presenta il difetto di regolare le singole materie in modo molto statico e rigido: ciò in quanto l’aggiornamento dei trattati non segue di pari passo l’evoluzione delle singole materie.
E poi permane sempre il problema della libera circolazione delle persone.

Il modello canadese è basato su un accordo di libero scambio. Si tratta di una serie di trattati a lunga scadenza sui liberi investimenti. Ma gli USA hanno già dichiarato di non esser interessati ad accordi di questo tipo.

Il modello turco si sostanzia in una Unione Doganale, attraverso un sistema di interscambio limitato alla libera circolazione delle merci e non dei servizi; il che rappresenterebbe un problema serio per l’ U.K., che è un paese che prospera proprio grazie ai servizi.

Rimane la scelta di non fare nulla di tutto ciò. La strada della autonomia, presidiata da negoziati limitati all’abbassamento delle tariffe e dei dazi doganali. Con effetti tuttavia assai negativi per un paese in cui l’import-export rappresenta circa il 40%  del prodotto complessivo.
Secondo l’OFNS (Office for National Statistics  corrispondente al nostro Istat) l’U.E.rappresenta per il settore manufatturiero inglese il 44,6% delle esportazioni ed il 53,2%  delle importazioni.

Achille Colombo Clerici alla Camera dei Deputati

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