“Riqualificazione energetica. Il piano” Il Sole 24 Ore del 29 agosto 2016

Ripensare il bonus per gli “incapienti”
Saverio Fossati

Il bonus sul risparmio energetico marcia verso una conferma, probabilmente nella legge di Stabilità 2017. A corrobare le aspettative dei condòmini e dei tecnici, le recenti dichiarazioni di Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture, sulla possibilità di investire 4-5 miliardi a favore degli “incapienti”, cioè di chi non riesce a utilizzare il bonus fiscale (pari al 65% delle spese sostenute) perché ha reddito (e tasse) troppo bassi.

L’ipotesi (predisposta dall’Enea e accolta dal vice ministro dell’Economia, Enrico Morando), prevede che per i condòmini “incapienti” il costo degli interventi condominiali di riqualificazione energetica verrebbe sostenuto al 90% dalla Cassa depositi e prestiti, che erogherebbe un finanziamento agli interessati.

Cdp avrebbe la possibilità di incassare, al posto dei condòmini, la detrazione decennale del 65% delle spese sostenute: il costo reale per gli «incapienti» si ridurrebbe così al 35 per cento, di cui il 25 % all’interno del finanziamento erogato da Cdp e il resto (cioè solo il 10%) a loro carico.

Quel 25% finanziato, però, potrebbe diventare quasi zero per il condòmino, perché con la riqualificazione energetica i consumi calerebbero e quindi, mantenendo la bolletta energetica con gli stessi importi di prima, la differenza andrebbe a pagare il residuo del prestito.

Ma forse va fatta una riflessione sui numeri: se gli “incapienti” (redditi sotto gli 8mila euro) sono ufficialmente 10 milioni, anche sottraendo i probabili evasori fiscali, gli inquilini delle case ex Iacp (che non sono condòmini) e chi non vive in condominio, è ragionevole pensare che gli interessati siano non meno di 5 milioni, spesso anziani o disoccupati. Dato che una riqualificazione condominiale costa almeno 60mila euro, con 30 condòmini la spesa pro capite si aggira sui 20mila euro. E finanziare una somma del genere per tutti può voler dire 90 miliardi, e non 4 o 5. Vero che il 65% sarebbe una detrazione fiscale ma si tratta di un costo erariale enorme. È chiaro che la questione va affrontata diversamente.
Quanto meno con una pianificazione progettuale almeno decennale.
“È necessario proseguire e ampliare gli sforzi del Governo per risollevare il settore dell’edilizia dice Cosimo Ferri sotto- segretario alla Giustizia che, con il deputato Antonio Misiani aveva presentato una proposta più semplice e molto pratica, per cedere il credito fiscale agli intermediatori finanziari -, anche incoraggiando gli investimenti “verdi” delle famiglie italiane nei condomìni.
L’Eco-Piano oggi proposto dal presidente dell’Enea Federico Testa affronta correttamente la problematica e recupera in parte la proposta già avanzata. Rimangono da valutare attentamente i costi-benefici derivanti dall’impatto finanziario per Cassa Depositi”.

Favorevole il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici: “Il vantaggio della detraibilità si attuerebbe non sul piano fiscale, bensì sul piano del risparmio dei costi di funzionamento dell’impianto energetico.
Sul piano pubblico, lo Stato incassa l’Iva, incrementa il Pil, riqualifica il tessuto urbano delle città, riduce l’inquinamento atmosferico.
Giudichiamo dunque virtuosa, dal punto di vista economico, questa misura: sul piano della riqualificazione del patrimonio immobiliare e per la sua portata anticiclica”.

Secondo l’onorevole Sara Moretto presentatrice della proposta di legge Ac 3919 (che prevede il tetto di 1.000 euro annui per il bonus e la cedibilità del credito fiscale alle banche) “Le imprese del settore non possono fare da banca ai cittadini che vogliono usare il bonus: per questo occorre coinvolgere le banche, e anche l’Abi è stata messa informalmente a conoscenza del progetto”.

Investimenti pesanti
Se tutti i condòmini a basso reddito beneficiassero dell’intervento di Cdp gli oneri per lo Stato arriverebbero a 90 miliardi.

foto presidente Camera

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