“Migranti, case e nuove regole”. QN Il Giorno ediz. 3 sett. 2016 – Achille Colombo Clerici

Migranti e abitazioni.  Il tema, particolarmente sentito in quanto in Italia sono già 650.000 le famiglie che hanno fatto richiesta di alloggi di ERP-Edilizia Residenziale Pubblica, viene riproposto dalla nuova ondata di extracomunitari ai quali, in tutto o in parte, dopo l’ospitalità in tenda o in una caserma dismessa, dovrà essere assegnata una casa.

Quest’anno è previsto l’arrivo di oltre 150.000 migranti, non un dramma quindi per un Paese classificato tra i più evoluti al mondo e con oltre 60 milioni di abitanti: ma è l’incremento che preoccupa, quasi sette volte in più dal 2012 quando ne giunsero 22.000.

Dovranno essere riviste le politiche urbanistiche.

Bisognerà, in altre parole, provvedere a nuove costruzioni che andranno a incidere su un territorio già abbondantemente antropizzato, mentre oltre il 40 % è inutilizzabile perché montuoso, o ad alto rischio sismico e idrogeologico.   In 25 anni si è perso un quarto della superficie coltivabile; la quota di territorio con copertura artificiale in Italia è stimata pari al 7,0% del totale, contro il 4,1% della media dell’Unione Europea.

Se non si può chiudere la porta alla politica dell’accoglienza, per questioni umanitarie e per mantenere l’equilibrio internazionale che presidia la pace durevole, continuiamo a praticare una politica per compartimenti stagni. Per fare un esempio, nel Disegno di legge sul consumo dei suoli non c’è traccia di una riflessione sul tema delle prospettive di mutamento del quadro sociale conseguente al fenomeno migratorio.

Lodevole l’obiettivo indicato dalla UE di azzerare il consumo di superficie agricola entro il 2050; ma la politica delle misure comportanti “tagli lineari” senza tener conto delle diversità locali deve essere rivista distinguendo tra regione e regione.

Un’attenzione particolare andrà riservata alle zone ed alle aree di sviluppo urbano-economico rappresentate, al Nord, dalle direttrici Milano-Venezia e Milano-Bologna destinate a diventare due megalopoli.

Su queste andranno previsti insediamenti specifici (strutture abitative funzionali agli insediamenti produttivi esistenti e di nuova formazione) per uscire dalla politica emergenziale che si fonda su strutture di accoglienza tampone.

E c’è bisogno di piani nazionali volti a coordinare meccanismi virtuosi per far interagire accoglienza e integrazione, anche ai fini dell’inserimento lavorativo degli immigrati accolti.

foto presidente 161

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