Piano Casa Italia, Operazione culturale – QN IL GIORNO del 10 settembre 2016 – Achille Colombo Clerici

Il piano Casa Italia, cui sta attendendo il Governo, deve affrontare nel nostro Paese una realtà particolarmente seria che non trova eguali negli altri paesi europei, forse nemmeno in Grecia, l’altro paese europeo a rischio sismico.

Circa 3,5-4 milioni di unità immobiliari, con una popolazione di 15-16 milioni di abitanti, si trovano in zona a rischio sismico, 1 milione in zone a rischio idrogeologico, 2 milioni sono i casi di abusi edilizi, 1 milione i casi di unità suscettibili di “rottamazione”, cioè di sostituzione edilizia integrale.

Cifre queste che assumiamo per grandi linee.

Il piano Casa Italia si presenta quindi, già per la sua dimensione e per la sua portata economica, più che come un vero e proprio piano, come un programma di governo a lungo periodo, composto da una serie di misure che in prospettiva possano valere a porre rimedio a questo grave problema del Paese.

Misure che dovranno coinvolgere aspetti operativi di recupero o di sostituzione edilizia (le riparazioni, i rifacimenti, il ripristino della consistenza dei beni culturali, la rigenerazione urbana in definitiva), ma dovranno riguardare anche la prevenzione cioè i controlli da compiersi sul territorio e la messa in sicurezza degli edifici esistenti.

L’azione dovrà esser condotta in modo selettivo e non generalizzato, per singoli ambiti territoriali e struttural-funzionali all’interno della realtà nazionale, in modo tale da concentrare attenzione e sforzi nelle zone maggiormente a rischio e per gli interventi maggiormente necessitanti misure di incentivazione.

Ma bisognerà por mano anche a quelle che saranno le nuove norme costruttive regolatrici la nuova edificazione o il recupero in zone che presentano particolari aspetti di rischio sotto il profilo, sia sismico, sia idrogeologico, rifacendoci alle nuove tecnologie, ed alle tecniche costruttive e di sicurezza innovative.

Per questo motivo Renzi parla sensatamente di un processo che potrà durare l’arco di generazioni: quasi si trattasse di una operazione “culturale”, di un cambio di mentalità nel nostro paese, una presa di coscienza, più consapevole di quanto lo fosse in passato, sulla responsabilità della sicurezza non solo degli edifici, ma soprattutto dei cittadini.

foto-presidente-165-cernobbio 

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