“Eurasia” concetto secondo Vladimir Putin di Rosario Alessandrello – IEA informa

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute
Informa

Milano, 09 giugno – 19 settembre 2016

Rosario Alessandrello

Considerazioni sul concetto di Eurasia di Vladimir Putin

Il primo Putin, quello che assume un po’ fortunosamente e casualmente la guida della Russia nel 2000, si era concentrato sulle questioni economiche, tirando fuori il Paese dal pantano di un’economia mafiosa e dal degrado delle condizioni di vita materiali; il secondo Putin si è concentrato sulla ricostruzione ideologica e morale del Paese.

Il terzo Putin, nel suo articolo apparso alla fine del 2011 durante la Campagna elettorale in vista del suo terzo mandato presidenziale, lancia il progetto dell’Unione Euroasiatica.

Come dice Aldo Ferrari, “l’espressione usata da Putin per denominare il progetto Eurasia è tutt’altro che neutra nella tradizione storico-culturale e politica russa, in quanto evoca un movimento intellettuale, l’eurasismo, che costituisce l’espressione più radicale della tradizionale aspirazione della Russia a seguire un percorso storico differente da quello europeo e occidentale. Il movimento eurasista parte infatti dal presupposto che la Russia non faccia parte né dell’Europa né dell’Asia, ma costituisca una specifica area geografica e storica”.
Putin fin dall’inizio delle sue “Presidenze” si è collocato al di fuori di ogni etichetta ideologica, perciò il Progetto di Eurasia di Putin non dovrebbe essere etichettato ideologicamente. Infatti egli sin dal 2005 ha dichiarato, più volte, di considerare la dissoluzione dell’Unione Sovietica “la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo”. Ed è bene qui ricordare che il partito comunista sovietico aveva ereditato dagli zar l’Impero Russo che Stalin aveva conservato ed espanso perciò il popolo russo addebita il suo disfacimento a Gorbaciov ed Eltsin, i quali hanno liquidato non solo il partito comunista sovietico ma l’Impero Russo ereditato, da ciò la loro impopolarità. Il progetto di dare più concretezza alla ricomposizione dello spazio post-sovietico, rappresentato dalla CSI asfittica, che non ha mai funzionato, è un obiettivo evidente nell’agenda politica di Putin che può essere interpretato come una visione neo-eurasista, senza però coincidere con essa. D’altra parte, sin dall’inizio, il progetto Eurasia, al quale hanno aderito oltre alla Federazione Russa, il Kazakistan, l’Armenia, la Bielorussia, il Kirghizistan e il Tagikistan, sta diventando uno spazio economico integrato nella facilitazione degli scambi commerciali ma lasciando l’indipendenza nelle scelte politiche. Era ben noto che in questi anni post-sovietici la Russia ha vissuto come un attacco alla sua sicurezza ogni processo di espansione della NATO e dell’UE verso i suoi confini; li ha subiti negli anni ’90 a causa della sua debolezza politica ed economica, ma li ha contrastati non appena ha potuto, soprattutto all’interno dello spazio post-sovietico: in Asia centrale, in Moldavia, nel Caucaso e in Ucraina.

I progetti dell’Unione Eurasiatica lanciata nel 2011 dal Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin sono un antidoto per superare da un lato la “nostalgia” per l’ormai passato “impero” sovietico e dall’altro lato aggiornare il ruolo continentale di sicurezza della Federazione Russa in una dimensione geopolitica e culturale eurasiatica. Dei Paesi della CSI, oltre ai Paesi delle Repubbliche Baltiche, che fanno già parte dell’UE e della Nato, non rispettando gli impegni presi al momento dell’unificazione della Germania di non allargare a Est i Paesi aderenti alla Nato. L’Ucraina, dopo febbraio 2014, la Moldova e la Georgia guardano ad una integrazione con l’UE e infine l’Azerbaijan, il Turkmenistan e l’Uzbekistan che non accettano nessuna forma di integrazione.
L’Eurasia deideologizzata non prevede quindi la fine dei rapporti politici e culturali con l’Europa e l’Occidente, ma si collega con una nuova strategia per lo sviluppo della Siberia e dell’Estremo Oriente russo; si mira cioè a fare della Federazione Russa una potenza globale moderna, capace di trarre vantaggio dalla sua favorevole posizione geografica bicontinentale.
Un rilancio culturale del concetto di Eurasia si è avuto in questi mesi con la pubblicazione del libro di Dario Citati — La passione dell’Eurasia — storia e civiltà in Lev Gumilev.
Secondo Dario Citati: “La passione dell’Eurasia nella sua voluta ambiguità compendia efficacemente tutta l’opera di Lev Gumilev. Una formula che indica in primo luogo il multiforme campo di interesse di questo originale pensatore: l’Eurasia, — immenso territorio conchiuso e compreso fra l’Europa, il vicino Oriente, l’India e la Cina, — al quale egli dedicò con amore e dedizione tutta la propria vita applicandovi ogni ambito di conoscenza, dalla storia alla geografia, dall’archeologia alla sintesi etnografica. Proprio da questa passione dell’Eurasia nel senso di rivolta verso l’Eurasia come oggetto di studio, Gumilev elaborò una sofisticata filosofia della civiltà — la teoria dell’etnogenesi — che si voleva universale ma con cui cercò soprattutto di mostrare la «passione» dell’Eurasia stessa, ossia l’irresistibile passionarietà dei popoli che l’avevano attraversata nell’avvicendamento dei secoli e dei millenni.”
Forse vale la pena di ricordare ciò che ha scritto Jack Maltock, ambasciatore degli USA a Mosca durante le trattative tra George H.W. Bush senior e Gorbaciov, riguardanti la riunificazione della Germania e gli impegni che sono stati presi da entrambi. “In primo luogo, dichiararono di non essere più nemici; in secondo luogo, che l’URSS non sarebbe intervenuta in Europa orientale per sostenere i regimi comunisti; in terzo luogo, che gli USA non avrebbero tratto da questi sviluppi nessun vantaggio. Era un accordo fra gentiluomini, ma confermato da analoghe dichiarazioni dell’allora primo ministro britannico, del cancelliere tedesco e del presidente francese. E’ stato deciso che, dopo la riunificazione, la Germania avrebbe continuato a far parte della NATO, ma nel territorio della ex-DDR non vi avrebbero stazionato truppe straniere (non tedesche) ed armi nucleari. Infine il segretario Baker, all’epoca segretario di stato USA, disse a Gorbaciov cha la giurisdizione della NATO non si sarebbe mossa di un pollice verso est”.
L’accordo non si tradusse in un formale trattato; ma lo spirito dell’accordo si riassume nelle parole pronunciate dall’allora segretario di stato americano James Baker: “La Russia rinuncerà alla sua egemonia sull’Europa dell’est, gli USA non ne approfitteranno per estendere la loro influenza politica sulla regione”. Questo spirito fu certamente tradito: quando nel maggio del 2004 sono incominciati i primi mal di pancia in Ucraina, l’UE aveva festosamente celebrato il suo allargamento a est con l’annessione di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria (ex patto di Varsavia), Estonia Lettonia, Lituania (ex repubbliche sovietiche), Bulgaria e Romania ossia tutti quei paesi che, tra 1999 e il 2004 sono diventati anche membri della NATO.
Allora, chi ha tradito gli accordi iniziali? Sicuramente i presidenti USA succeduti a George H.W. Bush senior, i cancellieri della Germania succeduti a H.Koll; e i presidenti francesi succeduti a F. Mitterand, ecc. e non V.Putin che ha solo fatto qualche errore nel trattare una “materia” fallimentare ereditata dai suoi predecessori, Gorbaciov ed Eltsin.

Quanto detto spero riesca a far capire perché V. Putin sia così popolare quando difende l’integrità del territorio della FR e della sua storia passata nel bene e nel male e con questo gode anche dell’appoggio indiscusso della chiesa ortodossa russa e non capisce perché l’UE ha rinunciato nella sua costituzione ai principi fondamentali del “Cristianesimo”.
Si spiega così, perché Papa Francesco ha chiesto pubblicamente la difesa dei Cristiani in Oriente al Presidente della FR Vladimir Putin, che crede in Mosca come la terza Roma della Cristianità.
D’altra parte il ruolo della Russia nella lotta al terrorismo e il suo rapporto col mondo islamico con la presenza della sua flotta nel Mediterraneo deriva proprio dalla sua storia recente e passata. Basta elencare alcuni eventi che si sono verificati dalla seconda guerra mondiale ad oggi:
Lo stato d’Israele è nato perché voluto dagli USA e dalla Russia, contro il volere della Gran Bretagna e della Francia.
Il primo tentativo di un “califfato” è stato la Cecenia con l’appoggio degli USA e i successivi attacchi terroristici in Russia.
La prima guerra all’Iraq di Saddam Hussein è stata vinta dalla “coalizione” di Paesi guidati da USA e Gran Bretagna in poco tempo per la “benevola” condiscendenza russa e vicini della Russia. E’ bene ricordare che è stato E.Primakov a passare gli ultimi tre giorni, prima che gli USA attaccassero, con Saddam Hussein per convincerlo a lasciare il Paese con un salvacondotto per lui e la sua famiglia.
Le cosiddette “Primavere arabe” volute da Gran Bretagna, Francia e USA sono servite con la loro instabilità politica a impedire alla flotta russa di avere “porti” sicuri in Egitto, Libia, Siria, ecc.
La guerra USA, Gran Bretagna, Arabia Saudita, Qatar e Turchia alla Siria stava facendo nascere un califfato in Siria fermato dall’intervento militare della Russia contro l’Isis.
E’la Russia che finora ha rinviato la nascita del sultanato turco di Erdogan.
Infine non si sarebbe arrivati all’accordo-quadro, implementato successivamente tra IRAN e i 5+1 Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e l’UE senza la collaborazione attiva della FR che anche Obama ha ringraziato pubblicamente.
In conclusione la “pace” e la stabilità politica in Medio Oriente e nell’Africa è possibile solo con uno sforzo congiunto di collaborazione diplomatica fra USA, UE e FR prima che altre “presenze” (Cina, India, Iran, Corea del Sud, ecc.) nell’Area consolidino i loro interessi in contrapposizione a quelli cosiddetti occidentali.

Cav.Lav.Ing. Rosario Alessandrello

Foto: Rosario Alessandrello con Achille Colombo Clerici pres. IEA

Achille Colombo Clerici con Rosario Alessandrello

 

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