Tenuta Cassinazza Natta – Giuseppe e Francesco. Natta, Neorurale s.p.a. “Centro Acqua & Sole” – Vellezzo Bellini ( Pavia) – “La terra tra agricoltura produttiva, ambiente e innovazione” Convegno – IEA informa

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Lo straordinario caso della tenuta Cascinazza a Vellezzo Bellini (Pavia) gestita dagli eredi del Premio Nobel Giulio Natta

L’AGRICOLTURA CHE MIGLIORA L’AMBIENTE, GUADAGNANDOCI

 

Agricoltura non più soltanto produzione di alimenti, che resta ovviamente la funzione primaria: ma anche come recupero del paesaggio e della biodiversità, trasferimento nelle aree agricole periurbane di attività di lavoro tipiche della città (uffici), utilizzo dei rifiuti organici per sostituire concimi e fertilizzanti chimici: il tutto guadagnandoci. Non si tratta di studi e ricerche, lodevoli quanto astratti, ma di realtà sperimentate da molti anni in provincia di Pavia, a Vellezzo Bellini – 21 km dal centro di Milano – nella tenuta La Cassinazza, via Giulio Natta. Ennesimo esempio lombardo di felice connubio tra l’apice italiano della produzione, del terziario avanzato, della ricerca, della tutela del territorio e l’agricoltura; a conferma dei frutti cospicui che può dare la circolazione di idee in una cultura aperta alle innovazioni.

Se ne è parlato in un incontro organizzato dalla Federazione della Proprietà Fondiaria – con ELO European Landowner’s Organisation e Friends of the Countryside META Movimento Europeo Terra e Ambiente – nella tenuta già di proprietà del Premio Nobel per la chimica, condotta oggi dal figlio Giuseppe e dal nipote Francesco. La Cassinazza si estende per circa 1400 ettari all’interno del territorio neorurale di Giussago ed altri comuni limitrofi. L’assetto attuale è stato raggiunto a partire dal 1996 con la collaborazione del sindaco di allora Ivan Chiodini che, primo in Italia, stese un Piano regolatore che comprendeva principi innovatori rivoluzionari, oggi recepiti dalla legge nazionale.

Numerosi interventi di rinaturalizzazione dell’ambiente – hanno spiegato Giuseppe e Francesco Natta dopo i saluti di Giuseppe Visconti presidente nazionale della Proprietà Fondiaria –  hanno portato alla formazione di oltre 107 ettari di aree umide, 78 di boschi, 65 di rimboschimento da legname, 50 di prati, 110 km di siepi e filari campestri. Mentre sono aumentate del 170% le specie di uccelli, dell’81% i mammiferi, praticamente raddoppiate ed oltre farfalle, libellule ed altri insetti. E la fertilità del suolo si è accresciuta del 71%. A costo praticamente zero grazie ai contributi Pac-Politica agricola comunitaria.

Cosa vuol dire territorio neorurale? Con gli interventi di rinaturalizzazione, alle attività agricole già presenti si sommano altri servizi di natura ambientale quali, ad esempio, la qualità del paesaggio, la biodiversità, la valorizzazione delle risorse rinnovabili, il miglioramento della salute e della qualità della vita. Nell’ottica neorurale anche i fabbricati agricoli possono ospitare attività lavorative tradizionalmente urbane senza incrementare la superficie costruite. Ad esempio, la cascina Darsena, una delle sette che costituiscono il comprensorio neorurale della Cascinazza, permette di ospitare un ufficio per 300 persone, restituendo a verde tre ettari di superficie.

Si trasforma quindi il territorio agricolo in un nuovo motore economico e sociale, coniugando il rispetto dell’ambiente e la riqualificazione di un importante patrimonio rurale, realtà preziose soprattutto nelle aree periurbane.

La necessità di un’agricoltura più sostenibile anche economicamente in un’epoca nella quale la produzione internazionale massacra gli operatori agricoli lombardi e italiani costretti talvolta a vendere sottocosto,  obbliga a cercare ogni forma di risparmio. Uno degli oneri più consistenti è quello dei concimi e dei fertilizzanti chimici che, oltretutto, rendono la terra sempre meno fertile aumentando quindi la necessità di essere concimata.   Una via di uscita dall’economia del consumare materie prime non rinnovabili ed inquinare con i rifiuti è stata illustrata dall’agronomo Gilberto Garuti presentando il Centro Acqua & Sole.

Si tratta di andare là dove i rifiuti si producono – allevamenti zootecnici, industrie agroalimentari, raccolta differenziata nelle città – di portarli nella campagna dove vengono trattati e utilizzati quale fertilizzante. Una forma moderna, ma igienica e inodore, dell’antico letamaio che, costituito sul posto, sul posto veniva utilizzato. Il Centro può servire un’area cerealicola di 5.000 ettari, ricevendo 120.000 tonnellate/anno di rifiuti che vengono trasformati in circa 190.000 tonnellate di ammendante organico. L’energia utilizzata per il trattamenti dei rifiuti e la produzione dei fertilizzanti organici deriva dal biogas prodotto dal processo. Un esempio di economia circolare.

Il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, Achille Colombo Clerici, da sempre sostenitore di una sempre più efficiente integrazione tra città e campagna, ha conversato a lungo con Giuseppe Natta degli aspetti filosofici e sociali della iniziativa.

“Tutto è nato dalla mia passione per la natura, per la vita, il passeggiare all’aria aperta, a contatto con acque, alberi, prati, stagni, uccelli ed animali di più grandi dimensioni, ma anche di insetti – riconosce Giuseppe Natta – ed ora, questa realtà mi permette di vivere bene, con soddisfazione, secondo le mie aspirazioni.”

“Guardando l’immagine aerea di questi luoghi – interviene Colombo Clerici – e considerando la trasformazione intervenuta rispetto alla situazione precedente, che rispecchiava l’assetto ordinario dei campi coltivati nella nostra Lombardia, mi viene alla mente l’ idea dell’esteta John Ruskin che, nel parlare di città come luogo della accumulazione, evoca l’idea dell’intervento dell’uomo sulla natura allo stato brado che diventa paesaggio, per trasformarsi poi in paese.” “Questo luogo – aggiunge Giuseppe Natta – risponde ad una domanda di fruizione della natura.
Ma non si tratta di natura disegnata, costruita come fosse un giardino, in modo artificiale e soggettivo. Qui la natura è costruita secondo criteri assolutamente naturali e universali, conosciuti attraverso l’esperienza e la scienza .”

Foto:

Giuseppe Natta con Achille Colombo Clerici
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da sin. Giuseppe Natta, Giuseppe Visconti e Colombo Clerici
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da sin, Francesco Natta con Colombo Clerici
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