Archivio per settembre 2016

Carlo Azeglio Ciampi – Cordoglio di Assoedilizia per la scomparsa, espresso dal presidente Achille Colombo Clerici

settembre 16, 2016

A s s o e d i l i z i a

 

La scomparsa del presidente emerito della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi

Cordoglio del Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, dei vertici e degli esponenti del mondo della proprietà immobiliare milanese

Il presidente Achille Colombo Clerici, i vice presidenti, i componenti il Consiglio Direttivo di Assoedilizia-Associazione della Proprietà Edilizia, in rappresentanza dell’intero mondo associativo, partecipano con profondo cordoglio al lutto del Paese e della famiglia per la scomparsa di Carlo Azeglio Ciampi, presidente emerito della Repubblica e garante della Costituzione, ricordandone le preclari doti di umanità, di integrità morale, di alto senso civile al servizio dell’Italia e degli italiani.

Foto: Achille Colombo Clerici con il Presidente Carlo Azeglio Ciampi

con Pres  Carlo Azeglio Ciampi

“La madre di Cecilia “Angolo via Montenapoleone via Verri – Milano – Targa rievocativa dell’episodio manzoniano – Proposta di Achille Colombo Clerici – Il Giorno del 16 settembre 2016

settembre 16, 2016

Quei luoghi misteriosi dei “Promessi Sposi”
Colombo Clerici: “Riscopriamo la città manzoniana”
di Marianna Vazzana

MILANO

“Ho provato a calare nella Milano di oggi l’immagine della manzoniana ‘madre di Cecilia’, una delle più potenti e le più tremende, perché scuote l’animo, di tutta la letteratura italiana. Per vedere l’effetto che fa”.

Comincia così la riflessione di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, che lancia una proposta: scoprire, nella città, i luoghi-teatro de “I Promessi Sposi”. Quelli non esplicitati, da cercare come in una caccia al tesoro, seguendo gli “indizi” tra le righe dei capitoli.
Lui ha cercato di capire quale palazzo avesse davanti Manzoni quando ha descritto la scena della madre di Cecilia. “Pochissimi tra gli studiosi del Manzoni dice Colombo Clerici si sono posti la curiosità di sapere in quale angolo della nostra città l’autore abbia collocato quella famosa “soglia di uno di quegli usci”. Eppure si tratta di un episodio storicamente avvenuto, descritto da Federico Borromeo nel ‘De Pestilentia’“.
Colombo Clerici segue il percorso di Renzo: “Oltrepassa la chiesa di San Marco, svolta a sinistra, attraversa il ponte Marcellino e imbocca via Borgonuovo. “In fondo” dice il Manzoni, ma è all’inizio perché la via è un ‘dog leg’, è storta, incontra un prete che gli indica l’itinerario.
Prosegue fino a percorrere tutta via Borgonuovo, arriva all’incrocio di Croce Rossa (Carrobbio di Porta Nuova, chiesa di Sant’Anastasia, ora San Francesco di Paola). Fin qui la descrizione del percorso fatta dal Manzoni.
Poi l’autore lascia immaginare il lettore”.

E qui comincia la sfida.
“Renzo imbocca l’attuale via Montenapoleone. Non avrebbe avuto senso svoltare né a sinistra, né a destra: in un caso sarebbe tornato indietro, nell’altro si sarebbe diretto verso il Duomo. Ma allora il ‘prete-navigatore’ gli avrebbe indicato direttamente via Brera.
Arrivato all’incrocio con l’attuale via Verri, s’imbatte nell’immagine del carro dei monatti”. Ora “quasi 400 anni dopo sono lì quando sopraggiunge una limousine Maserati. Perché non ricordare, magari con una targa, che quello è il cuore di uno degli episodi più strazianti e poetici della letteratura?
Sarebbe un inizio”.

VIA VERRI
“Perché non ricordare con una targa quell’ immagine straziante?”

L’idea – La proposta del presidente di Assoedilizia: “Ho provato a calare nella Milano di oggi l’immagine della ‘madre di Cecilia’ una delle più potenti e tremende, perché scuote l’animo, di tutta la letteratura italiana”

 

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CULTURA In alto, Achille Colombo Clerici; sopra, “Promessi Sposi”

“Milano tra passato e futuro” – Testo della conversazione tenuta da Achille Colombo Clerici alla Società del Giardino il 12 settembre 2016

settembre 16, 2016

“Cos’è Milano. E’ una passione, un sentimento calati in una città, in una realtà urbana, culturale, sociale, economica, fatta di uomini, di territorio, di attività, di case.

Un modo di essere, una mentalità.

Una città che ormai molti giudicano tra le più belle del mondo (dopo Londra la più bella nella modernità della vita in Europa), una città che fa immagine per l’estetica urbana e per il modo di vivere che offre; che fa conoscenza; una città che, in una società che invecchia, oggi attrae i giovani, per le opportunità e per il basso costo della vita.

Da Costantino in poi, patria della accoglienza e della integrazione.

Da San Carlo Borromeo in poi, città della religiosità (intesa non solo come fede, ma come insieme di valori morali) della famiglia e della solidarietà. Lo spirito maturato in quel giansenismo laborioso e pragmatistico che farà dire a Montanelli di Milano, una “città giansenista che ha pudore di se’ e le sue bellezze le tiene nascoste”.

Dall’ingegner Giuseppe Colombo in poi (Fondatore della Edison – Rettore del Politecnico per decenni – presidente della Camera dei Deputati Italiana, maestro di Giovan Battista Pirelli),  città dell’energia e della modernità.

Per cercare di capire questo sentimento, ho provato a calare nella città l’immagine della manzoniana “madre  di Cecilia”, una delle immagini fra le più potenti e le più tremende di tutta la letteratura italiana, perché scuote l’animo.

Una immagine cara alla nostra famiglia (mio padre, un avvocato in una Milano d’altri tempi, la citava sempre) come lo è a molte famiglie lombarde.

Pochissimi tra gli studiosi del Manzoni si sono posti la curiosità di sapere in quale angolo della nostra città il Manzoni collochi quella famosa “soglia di uno di quegli usci”.
Il prefetto dell’Ambrosiana Angelo Paredi, don Cesare Angelini e pochi altri.

Eppure si tratta di un episodio storicamente avvenuto, descritto fedelmente da Federico Borromeo nel “De Pestilentia” cap. ottavo “De miserandis casibus” pubblicato per la prima volta nel 1932 dal dottore dell’Ambrosiana don Agostino Saba.
Ne parlavamo sovente. Con il manzonista mons. Angelo Paredi, prefetto dell’Ambrosiana, incontrandolo in quello che chiamo il crocevia della milanesità: all’angolo tra la contrada della Rosa e la contrada delle Asole, dove c’è il portone d’uscita dal Cortile degli Spiriti Sapienti (dell’Ambrosiana ): un luogo quasi sconosciuto di Milano, che prende il nome da Dante Alighieri che così definisce nel canto X del Paradiso il luogo dei beati.

Oggi vi incontro il Prefetto Franco Buzzi e con lui parliamo di Don Antonio (al secolo Antonio Vivaldi) e del settimo movimento del Gloria. Ma questa è un’altra storia.

Un fatto storico quello della madre di Cecilia al pari della vicenda di Suor Virginia Maria, al mondo Marianna de Leyva y Marino: ma anche qui nessuno si è posta la domanda del luogo (Il Ricovero delle Convertite di Santa Valeria) nel quale la Monaca di Monza abbia trascorso in Milano i 28 anni della sua prigionia (dal 1612 al 1640, scampando alla peste del 1630) di cui 13 in una cella di soli 5 e mezzo metri quadri.

Il racconto comincia all’alba di un giorno dell’estate del 1630. Capitolo 34° dei Promessi sposi.

Renzo Tramaglino arriva a Milano alla ricerca di Lucia in casa di Don Ferrante e di Donna Prassede.
Siamo in piena peste. E siamo in piena estate.
Manzoni sa tutto, anche se non dice espressamente: perché racconta la storia vera, calandola in una città reale.
Non sa ancora perché, ma sa che la peste cessa con l’arrivare dell’inverno; salvo ripresentarsi con ancor maggiore virulenza l’anno dopo, come avvenne con la peste di Genova nel 1656-1657. Come sa che erano i Cappuccini ad intendersene su come trattare la peste. A Milano nel 1630 la municipalità chiama a governare la peste non un gesuita, un domenicano o un benedettino, ma il cappuccino padre Felice Casati e nel 1657 Genova chiamerà padre Micone, anch’egli cappuccino.
Così non a caso padre Cristoforo che poi ritroveremo al Lazzaretto alla fine della storia, è un cappuccino.

Il bacillo della peste, dunque (la yersinea pestis) ai suoi tempi non era stato ancora scoperto. Lo sarà circa 80 anni più tardi ad opera del medico svizzero Alexandre Yersin 1863-1943 (che lavorò all’istituto Pasteur di Parigi).
Il bacillo viaggia sulle pulci, che viaggiano sui topi neri, che viaggiano al seguito degli eserciti o sulle navi. Così si diffondeva la peste.
Le pulci morivano d’inverno e la peste cessava come per incanto.

Una malattia oscura e paurosa la peste, perché legata al mondo animale: aveva ispirato storie e fiabe crudeli, come quella medioevale del pifferaio di Hamelin, trascinatore di topi, che si trascinò via per vendetta tutti i bimbi della città di Hameln.

Renzo Tramaglino era arrivato a Milano dal Lecchese, compiendo l’ultimo tratto di strada a piedi di fianco ai carri di ghiaccio che scendevano verso il Lazzaretto di Porta Orientale dalla ghiacciaia di Montorfano dei nostri amici Barbavara Merry del Val.

Aveva dormito alla bell’e meglio, rifuggendo dalle osterie. Di buon’ora era riuscito ad entrare fortunosamente in città, attraverso Porta Nuova, che oggi è popolata dalle torri del Qatar, e si dirigeva verso il centro di Milano lungo il Naviglio Martesana.

Così Renzo incontra un viandante che si ritrae inorridito, scambiandolo per un untore. Percorre la via S. Marco. Poi si imbatte in una madre rinchiusa in casa con tutti i figli e le offre due pani.
Incontra successivamente un corteo di carri di appestati, preceduto dall’ ‘apparitore’ che suona un campanello per preannunciare il passaggio del corteo.
Si tiene sulla “mancina”. Costeggia il retro del palazzo ora sede del Corriere della Sera, poi passa a fianco del tumbun, oltrepassa la chiesa di S. Marco, svolta a sinistra. Pochi passi, attraversa il ponte Marcellino (dal nome di un appartenente alla famiglia Ajroldi) ed imbocca la via Borgonuovo.  “In fondo alla via”, ma quasi all’inizio diciamo noi, perché quella via è un dog leg, secondo la definizione golfistica, (cioè una via storta come lo sono a Milano tutte le vie di impronta romana e medioevale, permettevano di scantonare e sottrarsi ai colpi di archibugio, mentre le vie della Milano napoleonica o asburgica sono tutte diritte e perpendicolari) Renzo incontra il nostro “navigatore satellitare”. Un prete ‘in funzion di prete’ (dal farsetto che indossava) che, tenendolo un po’ a distanza con un bastoncino da passeggio puntato a terra quasi a tenerlo lontano, gli indica l’itinerario con il criterio del percorso più breve e cioè con il criterio dell’ipotenusa e non dei due cateti.

Cosi Renzo prosegue fino a percorrere tutta la via Borgonuovo.
Arriva all’incrocio di Croce Rossa (Carrobbio di Porta Nuova, chiesa di S. Anastasia, ora s. Francesco di Paola). Fin qui la descrizione del percorso fatta dal Manzoni.
Poi l’Autore continua il racconto lasciando all’intuizione del lettore di immaginare il percorso che Renzo sta compiendo.

Renzo imbocca l’attuale via Montenapoleone, la contrada del Monte verso la contrada S.Andrea.
(Non avrebbe avuto senso svoltare né a sinistra, né a destra: in un caso sarebbe tornato indietro, nell’altro si sarebbe diretto verso il Duomo. Ma allora il navigatore gli avrebbe indicata da percorrere direttamente la via Brera).

Renzo percorre dunque per un certo tratto la via Montenapoleone, sinché arrivato all’incrocio con l’attuale via Verri, svoltato l’angolo, s’imbatte nell’ immagine del carro dei monatti che raccolgono i morti. “Scendeva dalla soglia di uno di quegli usci e veniva verso il convoglio una donna…

Ecco dove stava la soglia di uno di quegli usci.

L’episodio più straziante e più poetico al tempo stesso di tutto il romanzo.

Quasi 400 anni dopo, qualche giorno fa, sono lì, assorto nei miei pensieri, quando sopraggiunge una limousine Maserati, nero lucido il colore del lusso. Una vettura di qualche grande albergo, anzi proprio del Gallia, quello storico Hotel appartenente alla più genuina tradizione milanese: oggi di proprietà, anche qui, del Qatar che l’ha modernizzato sullo stile di una navicella spaziale. Marmi lucidi, specchi, cristalli, acciaio e cromature: nessun arredo tradizionale.  Lo stile di “Odissea nello spazio” il film di Stanley Kubrick del 1968.

Si ferma quasi all’angolo; uno chauffeur sussiegoso si precipita ad aprire le portiere e scende una coppia di ragazzini, un ragazzo ed una ragazza, arabi, giovanissimi, magrini magrini nei loro abiti casual. L’autista non dice parola, ma con un gesto della mano indica una vetrina. E’ là il luogo magico che questi giovani son venuti a visitare venendo dall’altra parte del mondo. Il luogo emblematico del nostro rapporto con il mondo del futuro, ma anche il simbolo della nemesi storica alla rovescia, del contrappasso che la nostra città ha vissuto.

Siamo partiti dalla poesia della pietà dell’uomo, per arrivare alla immaginazione, alla suggestione del successo dell’uomo.

Dal passato più buio al futuro più luminoso.
Il percorso di Renzo dentro la città alla ricerca di Lucia è così la metafora della continuità tra passato e futuro.

L’altro giorno al Forum dell’ Economia di Cernobbio ho ascoltato Shimon Peres: quel grande statista che, per meglio guidare il suo popolo nel percorso della storia, per tutta la vita ha avuto come obiettivo quello di prevederne, di anticiparne i corsi.

Vent’anni fa, sempre a Cernobbio parlava di era della conoscenza. Le guerre si combatteranno non più con le armi, ma sul piano del possesso della conoscenza.

Oggi parla di era della prevedibilità: i popoli si affermeranno solo se riusciranno meglio degli altri a prevederne i corsi futuri.

Magari facendo ricorso alla cosiddetta intelligenza artificiale.

Ebbene, Milano è dentro questo contesto, a questo circuito a pieno titolo e come tale potrà svolgere a pieno il suo ruolo che è quello di tenere agganciato il Paese al mondo internazionale, nella competizione globale.

Per svolgere questo ruolo gli strumenti culturali ci sono, gli strumenti economici ci sarebbero, gli strumenti istituzionali sono da mettere a punto. Penso al sistema-paese Italia, nel contesto europeo.

Milano ce la può fare, anzi ce la deve fare.”

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Madre di Cecilia – Luogo in Milano dove si svolge l’episodio – Promessi Sposi cap. 34° – Achille Colombo Clerici alla Società del Giardino

settembre 15, 2016

Dove il Manzoni colloca la “soglia di uno di quegli usci” ?

Alla Società del Giardino il presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, nel corso di una conversazione su Milano, cala nella città di oggi l’immagine della madre di Cecilia, una tra le più potenti e tra le più tremende di tutta la letteratura italiana.

“Pochissimi tra gli studiosi del Manzoni si sono posti la curiosità di sapere in quale angolo della nostra città il Manzoni collochi quella famosa “soglia di una di quegli usci”.
Il prefetto dell’Ambrosiana Angelo Paredi, don Cesare Angelini e pochi altri.

Eppure si tratta di un episodio storicamente avvenuto, descritto fedelmente da Federico Borromeo nel “De Pestilentia” cap. ottavo “De miserandis casibus” pubblicato per la prima volta nel 1932 dal dottore dell’Ambrosiana don Agostino Saba.

Nella descrizione fatta dal Manzoni nel romanzo (cap.  34°) l’Autore accompagna Renzo nel percorso alla ricerca di Lucia presso la casa di Don Ferrante e di Donna Prassede.

…Renzo si tiene sulla “mancina”. Costeggia il palazzo ora del Corriere della Sera, poi passa a fianco del tumbun, oltrepassa la chiesa di S. Marco, svolta a sinistra. Pochi passi, attraversa il ponte Marcellino (dal nome di un appartenente alla famiglia Ajroldi) ed imbocca la via Borgonuovo.  “In fondo alla via”, ma quasi all’inizio diciamo noi, perché quella via è un dog leg, secondo la definizione golfistica, (cioè una via storta come lo sono a Milano tutte le vie di impronta romana e medioevale, permettevano di scantonare e sottrarsi ai colpi di archibugio, mentre le vie di Milano di impronta napoleonica o asburgica sono tutte diritte e perpendicolari) Renzo incontra il nostro “navigatore satellitare”. Un prete “in funzion di prete” (dal farsetto che indossava) che, tenendolo un po’ a distanza con un bastoncino da passeggio puntato a terra quasi a tenerlo lontano, gli indica l’itinerario con il criterio del percorso più breve e cioè con il criterio dell’ipotenusa e non dei due cateti.

Cosi Renzo prosegue fino a percorrere tutta la via Borgonuovo.
Arriva all’incrocio di Croce Rossa (Carrobbio di Porta Nuova, chiesa di S. Anastasia, ora s. Francesco di Paola). Fin qui la descrizione del percorso fatta dal Manzoni.
Poi l’Autore continua il racconto, lasciando all’intuizione del lettore di immaginare il percorso che Renzo sta compiendo.

Renzo imbocca l’attuale via Montenapoleone, la contrada del Monte verso la contrada S.Andrea.
(Non avrebbe avuto senso svoltare né a sinistra, né a destra: in un caso sarebbe tornato indietro, nell’altro si sarebbe diretto verso il Duomo. Ma allora il navigatore gli avrebbe indicata da percorrere direttamente la via Brera).

Renzo percorre dunque per un certo tratto la via Montenapoleone, sinché arrivato all’incrocio con l’attuale via Verri, svoltato l’ angolo, s’imbatte nell’ immagine del carro dei monatti che raccolgono i morti. “Scendeva dalla soglia di uno di quegli usci e veniva verso il convoglio una donna…”.

Ecco dove stava la soglia di uno di quegli usci.

L’episodio più straziante e più poetico al tempo stesso di tutto il romanzo.”

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Piano Casa Italia, Operazione culturale – QN IL GIORNO del 10 settembre 2016 – Achille Colombo Clerici

settembre 15, 2016

Il piano Casa Italia, cui sta attendendo il Governo, deve affrontare nel nostro Paese una realtà particolarmente seria che non trova eguali negli altri paesi europei, forse nemmeno in Grecia, l’altro paese europeo a rischio sismico.

Circa 3,5-4 milioni di unità immobiliari, con una popolazione di 15-16 milioni di abitanti, si trovano in zona a rischio sismico, 1 milione in zone a rischio idrogeologico, 2 milioni sono i casi di abusi edilizi, 1 milione i casi di unità suscettibili di “rottamazione”, cioè di sostituzione edilizia integrale.

Cifre queste che assumiamo per grandi linee.

Il piano Casa Italia si presenta quindi, già per la sua dimensione e per la sua portata economica, più che come un vero e proprio piano, come un programma di governo a lungo periodo, composto da una serie di misure che in prospettiva possano valere a porre rimedio a questo grave problema del Paese.

Misure che dovranno coinvolgere aspetti operativi di recupero o di sostituzione edilizia (le riparazioni, i rifacimenti, il ripristino della consistenza dei beni culturali, la rigenerazione urbana in definitiva), ma dovranno riguardare anche la prevenzione cioè i controlli da compiersi sul territorio e la messa in sicurezza degli edifici esistenti.

L’azione dovrà esser condotta in modo selettivo e non generalizzato, per singoli ambiti territoriali e struttural-funzionali all’interno della realtà nazionale, in modo tale da concentrare attenzione e sforzi nelle zone maggiormente a rischio e per gli interventi maggiormente necessitanti misure di incentivazione.

Ma bisognerà por mano anche a quelle che saranno le nuove norme costruttive regolatrici la nuova edificazione o il recupero in zone che presentano particolari aspetti di rischio sotto il profilo, sia sismico, sia idrogeologico, rifacendoci alle nuove tecnologie, ed alle tecniche costruttive e di sicurezza innovative.

Per questo motivo Renzi parla sensatamente di un processo che potrà durare l’arco di generazioni: quasi si trattasse di una operazione “culturale”, di un cambio di mentalità nel nostro paese, una presa di coscienza, più consapevole di quanto lo fosse in passato, sulla responsabilità della sicurezza non solo degli edifici, ma soprattutto dei cittadini.

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“Ciciarem on cicinin” conversazione su Milano alla Società del Giardino – Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia e Giovanni Bana, penalista del Foro di Milano – Famiglia Meneghina

settembre 14, 2016

“Ciciarada” su Milano organizzata dalla Famiglia Meneghina nella sede della Società del Giardino
Colombo Clerici, Bana, Neri: costruire insieme il futuro di Milano

Passione per Milano. Il concetto è risuonato più volte nel Salone d’Oro della Società del Giardino, il più antico – fondato nel 1783 – club per gentiluomini di Milano. L’hanno pronunciato i relatori dell’incontro “Ciciarem on cicinin …” Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, di Amici di Milano e dell’Istituto Europa Asia e Giovanni Bana, penalista di rango del Foro di Milano, componente di uno degli studi legali più noti della città.

L’incontro con un parterre tra i più rappresentativi della società lombarda, è stato organizzato da Alessandro Gerli, presidente emerito dell’Associazione culturale biblioteca Famiglia Meneghina depositaria di un imponente patrimonio librario e archivistico sulla storia di Milano, ed è stato moderato dal vicedirettore de Il Giorno Sandro Neri, che milanese di nascita non è, ma che ha posto al servizio della città capacità professionale e passione, appunto.

Dopo i saluti del padrone di casa avvocato Massimo Cerutti, presidente della Società del Giardino, la “ciciarada” è stata aperta da Colombo Clerici.

Un ampio excursus dalle origini romane (“con Costantino divenne la patria dell’accoglienza e della integrazione”), alla difesa della religiosità e della famiglia da parte di San Carlo Borromeo per soffermarsi sulla Milano dei Promessi Sposi, periodo storico che da sempre lo affascina; come testimoniano le centinaia di volumi sul Manzoni della sua biblioteca, comprendente testi, studi, relazioni, atti di molti convegni manzoniani. Per arrivare ai giorni nostri, di grandi cambiamenti che Milano gestisce senza traumi (basti pensare alla recente transizione da città industriale a città del terziario avanzato che altrove, ad esempio nell’evoluta America ha causato la crisi di grandi conurbazioni).

“Milano, da Costantino in poi – ha detto Clerici – patria della accoglienza e della integrazione.
Da San Carlo Borromeo in poi, città della religiosità (intesa non solo come fede, ma come insieme di valori morali) e della famiglia e della solidarietà. Lo spirito maturato in quel giansenismo laborioso e pragmatistico che farà dire a Montanelli di Milano, una ‘città giansenista che ha pudore di sé e le sue bellezze le tiene nascoste’.
Dall’ ingegner Giuseppe Colombo in poi (Fondatore della Edison – Rettore del Politecnico per decenni – presidente della Camera dei Deputati Italiana, maestro di Giovan Battista Pirelli),  città dell’energia e della modernità.”

Grazie ad uno spirito, a una cultura, ad uomini che fanno della città un unicum europeo se non mondiale e che hanno consentito di produrre gli anticorpi alla corruzione e alle infiltrazioni mafiose. Città alla quale tocca l’enorme responsabilità di mantenere l’intero Paese agganciato all’Europa più avanzata.  “In ciò favorita dal suo nuovo ruolo di Città Metropolitana che la pone in grado finalmente, per estensione territoriale e numero di abitanti, di competere con i più importanti centri europei”.

“Per svolgere questo ruolo – conclude Clerici – gli strumenti culturali ci sono, gli strumenti economici ci sarebbero, gli strumenti istituzionali sono da mettere a punto. Penso al alle funzioni istituzionali della città metropolitana ed al sistema-paese Italia, nel contesto europeo.
Milano ce la può fare, anzi ce la deve fare.”

Un ruolo, quello di Milano, che Bana riassume efficacemente con due dati: qui hanno sede 119 tra consolati e consolati onorari, seconda per numero al mondo dopo New York; e, nell’epoca dell’egoismo assurto, purtroppo, a valore, produce una straordinaria messe di associazioni di volontariato, le più numerose e organizzate del Paese. Rimane, allora come oggi, “Milan con el coeur in man …”, campione di accoglienza e di solidarietà. E, ha aggiunto con riferimento alla propria attività, anche la giustizia a Milano è tra le più efficienti d’Italia.
Giusto però è bilanciare tante valutazioni positive con un neo: Milano non è sempre ben conosciuta dai milanesi, né da un punto di vista urbanistico, né storico né culturale né …A chi scrive viene in mente un episodio emblematico. Molti anni fa negli uffici della Soprintendenza di Palazzo Reale si presentò uno studioso straniero che, munito di libri e documenti, cercava una tavola di Cesare da Sesto rappresentante l’Ultima Cena, un autentico capolavoro. Dopo affannose ricerche venne scoperta …appesa in un corridoio. Ne parlò proprio Il Giorno e il neonato ministero dei Beni Culturali si mosse, trasferendo l’opera nel caveau della Banca d’Italia perché assicurarla avrebbe assorbito il bilancio annuale dell’ufficio.
Riscoprire tanti tesori di Milano farebbe inorgoglire ancora di più i milanesi spronandoli ulteriormente per raggiungere gli importanti e difficili traguardi che questa grande e bella e amata città si pone.

Foto:
– Achille Colombo Clerici
– da dx – Giovanni Bana, Sandro Neri, Achille Colombo Clerici
– la fotocronaca del Giorno del 13 settembre 2016

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Occorre un super Comune per Milano – Il Giorno ediz. del 13 settembre 2016 – Colombo Clerici Assoedilizia – Dibattito alla Società del Giardino sulla “città metropolitana”

settembre 13, 2016

Costruire insieme il futuro di Milano
La conversazione alla Società del Giardino

Il futuro di Milano e la sua proiezione verso l’Europa è stato al centro di una conversazione tra il presidente di Assoedilizia avvocato Achille Colombo Clerici e l’avvocato Giovanni Bana davanti ai soci della Società del Giardino.

L’incontro è stato moderato dal vicedirettore del Giorno Sandro Neri.

“Siamo qui ha spiegato Bana per staccare il tagliando per una Milano migliore”. E Achille Colombo Clerici  nel corso della conversazione è stato apprezzato sia per la sua visione dell’urbanistica che per la passione per il Manzoni.

Il ruolo di Milano
Una nuova sfida per il capoluogo. Il ruolo del capoluogo lombardo alla luce della nuova organizzazione amministrativa dopo l’abolizione delle province è stato al centro del dibattito.
E’ intervenuto anche Luigi Arborio Mella Vicepresidente di Assoedilizia, affrontando i nodi da sciogliere anche dal punto di vista fiscale.
Anche l’avvocato Bruna Vanoli Gabardi è intervenuta alla serata sulla Città metropolitana approfondendo le problematiche anche dal punto di vista urbanistico.

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Il futuro della Città Metropolitana
Esperti a confronto alla Società del Giardino
Il futuro della Città Metropolitana è stato al centro del dibattito che si è tenuto ieri sera alla Società deI Giardino.

Al tavolo dei relatori il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici (a sinistra) e l’avvocato Giovanni Bana (a destra) L’incontro è stato moderato dal vicedirettore del Giorno Sandro Neri (al centro) Sopra, Achille Colombo Clerici con Gaetano Galeone

Clerici ha lanciato un vero e proprio appello per dare nuova linfa alla città metrolitana assegnandole un ruolo di “super Comune” che sorpassi la frammentarietà dei singoli municipi.

“Non è pensabile che i maccanismi urbanistici e fiscali funzionino a livello comunale in una realtà urbana, di oltre 130 comuni, che voglia competere sul piano internazionale” .

Foto:

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Achille Colombo Clerici con il Vicepresidente di Assoedilizia Luigi Arborio Mella

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Il tavolo dei relatori: da destra. Giovanni Bana, Sandro Neri, Achille Colombo Clerici

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Achille Colombo Clerici con Gianvico Maria Camisasca console generale di Slovenia 

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Achille Colombo Clerici con Sandro Neri

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“Gli immobili non vanno” in Italia di Corrado Bianchi Porro – “Giornale del Popolo” Lugano ediz. del 10 settembre 2016 – Intervista ad Achille Colombo Clerici al Forum Ambrosetti di Cernobbio

settembre 12, 2016

ITALIA, PERCHÉ GLI IMMOBILI NON VANNO

di Corrado Bianchi Porro

Se in Svizzera il mercato immobiliare è sostanzialmente sotto controllo ed a prezzi sostenuti, ben diversa è la situazione in Italia. Ne parliamo col presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici che abbiamo incontrato al Workshop Ambrosetti
Il mercato immobiliare in Italia, spiega, riflette gli investimenti di 25 milioni di famiglie le quali hanno creduto nell`investimento immobiliare come forma privilegiata di collocamento del risparmio.

Fino a qualche anno fa l`indicatore più semplice era dato dalla pubblicazione delle tabelle sui quotidiani che riportavano quasi città per città e via per via i valori degli immobili. E tutti i lettori si compiacevano di questa specie di borsino.
Andavano a vedere cosa avevano in tasca.
Ma da quando è iniziata la crisi finanziaria del 2008, i giornali non hanno più pubblicato nulla.
Parlare di mercato in un momento in cui gli italiani sono costretti a pensare ad altre forme di investimento, è fuorviante. Adesso di “mercato” non ce n`è.

Bisogna prima ricostruire la fiducia, commenta Achille Colombo Clerici. E la fiducia la si ricrea anche attraverso la stabilità fiscale.
Ebbene, in Italia siamo di fronte ad una presunta riforma catastale che al momento è sospesa dal Governo Renzi sul piano di una opportunità tattica, intesa a restaurare un minimo di fiducia tra risparmiatori e investitori.

Ma “pende” come la torre di Pisa.
Nel momento in cui fosse liberata, potrebbe produrre altri effetti negativi.
Poi si aggiunge un`Europa che non perde occasione per chiedere di inasprire la pressione fiscale sugli immobili, nonostante la riforma del 2011 che ha triplicato il gettito dell`imposta sulle case.

Poi veniamo qui a Cernobbio e sentiamo che ci sono parti sociali, Camusso in primis, che continuano a chiedere una patrimoniale.

È chiaro che questi sono dei colpi di fulmine a ciel sereno (o meglio annuvolato) che certo non fanno bene a coloro che -nelle famiglie pensano di investire nell’edilizia.

Gli investitori italiani, a meno che non posseggano immobili di particolare pregio sul piano della remuneratività (immobili che fanno immagine o funzionalmente molto richiesti) hanno in mano dei valori che non riescono a tradurre in denaro.

Se vanno a vendere, non vendono.
E c`è il rischio di continuare a pagare imposte sempre più gravose.

Questa è la situazione dell`investimento “casa”: dunque in Italia c`è bisogno di una stabilità nell`azione di Governo che ridoni fiducia, di un Governo che sia consapevole della necessità di ridurre il carico fiscale, unico sistema per rilanciare la crescita.

Abbiamo bisogno di stare coi piedi per terra. Tenendo presente che ingessare il settore immobiliare vuol dire perdere in termine di Pil una parte cospicua del moltiplicatore.
Negli ultimi sei anni il solo settore delle costruzioni ha perso il 40% del prodotto, lo ha ricordato qui il ministro Poletti. Poi c`è tutto l`indotto, l`artigianato. Quando si sente che il Pil cresce, nota Achille Colombo Clerici, ricordiamo che si parte da una base dimezzata rispetto a sei anni fa. Allora avevamo nel settore immobiliare 800mila transazioni all`anno, oggi ce ne sono sì e no 400mila.

Chi compera oggi in Italia?

Coloro che acquistano per necessità, perché hanno bisogno di andare ad abitare o della sede per l`attività; comprano coloro che vogliono fare speculazioni su immobili di grande attrattività.

Infine, vi è un meccanismo artificioso, finanziario che sta a latere, e che serve a mantenere una redditività fittizia ai fini di tenere in vita investimenti finanziari e in immobili che poi arriveranno al redde rationem.

In Svizzera, obietto, il mercato immobiliare è positivo anche grazie alla domanda dei residenti esteri.

In Italia? La domanda estera c`è, risponde. Ma quando si parla di investimenti, occorre distinguere tra quello virtuoso, comprendente la quota di rischio fatta da colui che promuove l`attività, e l`investimento che significa comperare a mani basse quello che altri hanno svenduto.
Questa è cosa ben diversa.
Noi ci compiacciamo dei Paesi Arabi, ma come comperano? A prezzi di saldo o di svendita.
Certo acquistano, ma soltanto una certa tipologia d`immobili e solo in certe città che offrono una qualche garanzia di dinamismo collegato alla tenuta immobiliare.
Una città che non ha un dinamismo economico soddisfacente non regge i valori immobiliari.
Investono per esempio a Milano o Bologna, dove c`è una forte domanda giovanile – ed è una garanzia in un mondo che invecchia.

A Genova o Torino, già meno. Certo, Milano è una delle città europee a più basso costo della vita.
Per mantenersi a Milano occorrono molti meno soldi che a Parigi o Londra.

Ma le banche, finanziano? Alza gli occhi al cielo, Achille Colombo Clerici. Finanziano obtorto collo perché sono costrette e osservate a vista. Ma non è un procedere con convinzione. Lo fanno perché lo “devono” fare. Siamo ai limiti della fisiologicità.

Eppure i tassi bassi dovrebbero invogliare…

Il settore delle sofferenze bancarie, risponde il presidente di Assoedilizia, ha nei mutui una parte cospicua. Anche perché è legata al finanziamento dei capannoni che non hanno futuro, se non a prezzo di riqualificazione funzionale.
Il settore era legato all`espansione del settore artigianale di medio livello, che adesso con la globalizzazione mostra i suoi limiti.
La crisi ha bloccato tutta la filiera.
Abbiamo perso 1`8-9% del Pil: una recessione notevole. Quanto all`Europa, lo spauracchio delle tasse non escludo sia un disegno per tenere sotto tiro l`Italia. Chiedere la riforma catastale in Italia (che è già materia per soli adepti) non è comunque il loro mestiere.
Forse c`è un secondo fine, suggerisce.
Perché la propensione all`investimento immobiliare in Italia era un fenomeno unico in Europa e tipico di questo Paese.
In Italia infatti la proprietà immobiliare, specie per uso proprio, è molto diffusa. Ma abbiamo pure la quota più bassa in Europa di edilizia popolare e case per i meno abbienti. E a distanza ben marcata.

Si era iniziato con le Case Fanfani, obietto.
E ci siamo fermati lì, conclude Achille Colombo Clerici. Abbiamo 700-800mila alloggi pubblici su 30 milioni di alloggi rispetto ad una quota media in Europa del 20-25%. Vuol dire che, per cercare di andare incontro alla domanda dei meno abbienti, lo Stato vuole che l`onere di dare loro la casa lo paghi il privato, bloccando così la redditività dei canoni di locazione con meccanismi che privilegiano i contratti agevolati.
Ti faccio pagare meno tasse, se affitti il tuo appartamento a minor prezzo…

Foto: Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia in Italia

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Inaugurazione Galleria del Gottardo AlpTransit – Master Meeting Italy’s best 01-06-2016 Notizie dal mondo dei viaggi e dell’ospitalità – Assoedilizia informa

settembre 8, 2016

Inaugurata a giugno la Galleria del Gottardo

Con una lunghezza record di 57,1 km, la nuova galleria di base del San Gottardo, inaugurata lo scorso giugno, si aggiudica il primato della galleria esistente più lunga del mondo. Elemento della Nuova Ferrovia Transalpina (NFTA), di fatto, la galleria rappresenta il cuore del corridoio Rotterdam-Genova che unisce il Mare del Nord al Mediterraneo.

Un successo che all’orgoglio di Svizzera e Italia unisce la soddisfazione di Assoedilizia, il cui contributo, nel dare l’idea agli svizzeri, dell’interesse che in Italia sussisteva circa la linea ferroviaria del Gottardo, è stato decisivo.

“Alla soddisfazione della Svizzera e dell’Italia, aggiungo anche la felicità di Assoedilizia e la mia personale”, ha dichiarato il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici, che è anche presidente dell’Associazione Amici Grandi Alberghi fondata insieme a Mario Mancini, durante la rassegna cinematografica “Gottardo, un mito per il futuro”. Alla rassegna era presente anche il console generale della Svizzera Fèlix Baumann. “La mia attenzione ai rapporti con il confinante paese elvetico risale a diversi anni fa”, spiega Colombo Clerici, “Nel 1991 fondavamo con gli amici Ambasciatore Salvatore Zotta, Franco Masoni Fontana, Paolo Grandi, ed un gruppo di cofondatori svizzeri ed italiani l’Associazione italo-svizzera Carlo Cattaneo di Lugano e nel 1995/96 fummo tra i primi, con Assoedilizia, a portare la questione di AlpTransit all’attenzione dell’opinione pubblica italiana, organizzando una serie di dibattiti e di incontri ministeriali con il nostro Governo. La nostra azione contribuì a far sì che gli Svizzeri Ticinesi superassero il voto della Camera Bassa che, in un primo momento, aveva privilegiato la linea del Loetschberg a scapito proprio del Gottardo”. Per festeggiare la messa in servizio commerciale della galleria prevista per I’11 dicembre 2016 è stato preparato un ricco calendario di eventi, tra cui la rassegna cinematografica inaugurata dal cortometraggio dei fratelli Lumière del 1895 e dedicata al tema dei treni nel cinema e una mostra-installazione nel foyer di Spazio Oberdan a Milano.

Nella foto,
–  da sin. il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici con il Console svizzero Felix Baumann
– con Mario Mancini

Achille Colombo Clerici con Fèlix Baumann

Excellent 2016 Achille Colombo Clerici con Mario Mancini

“I maestri del paesaggio” Meeting internazionale fino al 25 settembre Bergamo

settembre 7, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Meeting internazionale “I maestri del paesaggio” fino al 25 settembre

BERGAMO, UN GIARDINO A CIELO APERTO

A Bergamo è stata presentata – con gli interventi del Sindaco  Giorgio Gori, dell’ Assessore all’Ambiente Regione Lombardia Claudia Terzi, degli autori dell’ allestimento 2016 Stefan Tischer, Lucia Nusiner, Maurizio Quargnale e del Presidente di Arketipos  Maurizio Vegini – l’edizione 2016 de “I Maestri del Paesaggio”, la kermesse che fino al 25 settembre trasforma la città in un giardino a cielo aperto, con 19 giorni di allestimenti, seminari, incontri, laboratori, mostre, show, per riscoprire il lato più WILD di uomo e natura.

Per Bergamo, città del Paesaggio, giungono in Italia i migliori progettisti del paesaggio e le espressioni più interessanti del landscaping internazionale.

Un obiettivo ambizioso che si concretizza nei numerosi eventi e appuntamenti che, a diversi livelli – più dotti o più pop -, fanno del paesaggio il tema principe per cittadini e visitatori, esperti e curiosi.

Una rassegna di altissimo profilo che si esprime quest’anno attraverso il focus “Wild Landscape”. Proporre il tema del Wild Landscape significa in primo luogo rendere manifesto un paradosso e provocare attorno a questo una riflessione: che cosa vuol dire “progettare wild”? Probabilmente dare spazio al bisogno latente e oggi sempre più esplicito dell’uomo contemporaneo di relazionarsi con la natura e di “importarla” in modo evidente nel quotidiano. Significa allora prima di tutto prendere in considerazione la complessità e la biodiversità di un territorio e poi rappresentarla in modo eloquente ed esteticamente valido.

Esplicita dimostrazione del focus è l’esercizio suggerito dall’installazione realizzata in Piazza Vecchia a Bergamo Alta da Stefan Tischer con la collaborazione della paesaggista Lucia Nusiner: estrarre dalla natura orobica una striscia che ne rappresenta la biodiversità e, ricollocandola su una passerella ondulata– realizzata in legno, 68 metri di lunghezza e 4 metri di altezza-, creare di fatto anche un’installazione scultorea e un’esperienza didattica per chi la fruisce.

Il percorso si inserisce nello spazio monumentale della piazza – ricco di presenze storiche, architettoniche e artistiche – dove luoghi di convivio dialogano idealmente con il paesaggio naturale ricreato sulla passerella in maniera necessariamente semplificata.   Lungo la passerella prendono vita i cinque paesaggi della terra orobica (urbano, alluvionale, submontano, montano e alpino), rappresentazione dell’essenza della biodiversità del territorio bergamasco.

Per conoscere ogni dettaglio dell’eccezionale programma si può consultare il sito  imaestri.del.paesaggio.it  supportato dalla app ufficiale “I Maestri del Paesaggio” – disponibile gratuitamente sia per Android su Play Store sia per iOS su Apple Store-. La si può scaricare facendo una ricerca per titolo “i maestri del paesaggio”. Oltre il programma della rassegna, l’elenco dei partner della manifestazione, la sezione food&shop, le news, la gallery delle precedenti edizioni, l’app contiene l’audio-guida che accompagnerà i visitatori alla scoperta dell’allestimento in Piazza Vecchia.

Foto: Il presidente di IEA Achille Colombo Clerici con Giovanni Bana pres. FEIN Il Nibbio

Achille Colombo Clerici con Giovanni Bana