Energia pulita: l’esempio pavese – QN,Il Giorno, Il Resto del Carlino,La Nazione dell’ 8 ottobre 2016 – Achille Colombo Clerici

Martedì scorso il Parlamento europeo ha approvato la ratifica dell’accordo di Parigi sulla transizione globale verso l’energia pulita e la modernizzazione dell’economia.

Uno straordinario esempio – per genio intuitivo e applicazione pratica – di realizzazione di tali obiettivi viene da una grande tenuta del Pavese, la Cassinazza, gestita dagli eredi del Premio Nobel Giulio Natta, il figlio Giuseppe e il nipote Francesco. Ennesimo esempio lombardo di felice connubio tra ricerca e produzione calato in una cultura aperta alle innovazioni.

Grazie ai contributi Pac-Politica agricola comunitaria, su un’area di 1400 ettari si è operata una profonda opera di rinaturalizzazione dell’ambiente mantenendo non solo la produzione di prodotti agricoli, che resta ovviamente la funzione primaria, ma anche recuperando paesaggio e biodiversità. Si sono formati oltre 107 ettari di aree umide, 78 di boschi, 65 di rimboschimento da legname, 50 di prati, 110 km di siepi e filari campestri. Mentre sono aumentate del 170% le specie di uccelli, dell’81% i mammiferi, praticamente raddoppiate ed oltre farfalle, libellule ed altri insetti.

La logica agricolo-industriale è quella di ridurre l’uso del fertilizzante chimico – che non sarà comunque eliminabile in toto – poiché esso finisce per impoverire l’humus del terreno agricolo rendendolo meno fertile, tanto da imporre un uso progressivo sempre maggiore del concime chimico: una specie di circolo vizioso con serie conseguenze sul piano dell’inquinamento e della preservazione ambientale.

La fertilità del suolo, secondo i dati forniti si è accresciuta del 71% eliminando l’uso di fosfati e di concimi chimici.  Alla Cassinazza si trattano i rifiuti organici raccolti là dove son prodotti – allevamenti zootecnici, industrie agroalimentari, raccolta differenziata delle città – realizzando un ammendante da usarsi in campagna quale fertilizzante rinnovabile, il cosiddetto digestato.

L’ unità produttiva del fertilizzante serve una serie di altre aziende nel raggio di 30 km ed è praticamente autonoma sul piano energetico.
Infatti l’energia utilizzata per il trattamento dei rifiuti e per la produzione dei fertilizzanti organici deriva dal biogas generato dal processo di lavorazione del prodotto.

L’ agricoltura virtuosa del nostro futuro potrebbe dunque attuarsi disseminando il territorio di unità produttive di tal genere, costituendo sul territorio stesso un reticolo produttivo-agricolo circolare ai fini della tutela ambientale e del risparmio energetico.

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