Riforma Catasto – Il Mattino – Morando: “Riforma del Catasto non si farà” (V.Iuliano) 21 ottobre 2016

Il convegno di Acen e Anti
Morando: “Riforma del catasto, non si farà”
Annuncio del viceministro dell’Economia. “Costo politico troppo elevato per il governo Renzi”
Valerio Iuliano

Nulla di fatto. La riforma del catasto non si farà. Anche a Napoli i proprietari delle abitazioni delle periferie continueranno a pagare imposte spesso superiori a quelli delle zone di pregio. Nemmeno il governo Renzi riuscirà a rivedere il sistema normativo in vigore dal lontano 1939.

Lo ha annunciato ieri il viceministro dell’Economia Enrico Morando, durante la tavola rotonda sul tema, organizzata dall’Acen e dall’Anti-Associazione Nazionale Tributaristi Italiani sezione Campania. “Una riforma del sistema catastale – ha spiegato Morando avrebbe un costo politico troppo elevato. Neppure il governo Renzi è riuscito a non far scadere la legge delega. Mi sento di escludere che possa farcela. Toccherà ad un governo di nuovo insediamento riscrivere la riforma e farla approvare nei primi mesi in parlamento”.

La rimodulazione delle rendite catastali, in modo da avvicinarle ai valori di mercato degli immobili, era il primo obiettivo della riforma, invocata a più riprese dagli addetti ai lavori.
E il “rischio troppo elevato” era quello di determinare un carico fiscale troppo alto per molti proprietari con rendite ancora molto basse. Proprio Napoli rappresenta uno degli esempi più significativi dell’inadeguatezza del vecchio catasto.
I valori catastali di un immobile di recente edificazione a Chiaiano o a Scampia sono molto spesso superiori a quelli delle abitazioni del centro cittadino o del Vomero, pur avendo valori di mercato inferiori del triplo o del quadruplo.
Un paradosso, dal quale deriva un’evidente iniquità fiscale, perché sono proprio le rendite catastali il valore determinante ai fini del calcolo delle tasse sugli immobili. “Per eliminare le sperequazioni ha spiegato Giovanni Cantisani dell’Agenzia delle Entrate è necessario aumentare gli estimi dove ci sono valori immobiliari più elevati e diminuirli nei casi di prezzi di mercato inferiori.

Bisogna procedere a riformare il sistema di stima, che ha ancora i valori del 1939 e perciò non è più idoneo a valutare le 70 milioni di unità immobiliari del nostro Paese. L’ esempio della casa a Piazza Navona che paga meno tasse di altre in períferia vale anche per Napoli”.
Al di là del fenomeno della sperequazione fiscale che avvantaggia alcuni a discapito di altri, dal convegno di ieri è emerso un altro dato utile a capirei motivi dell’obsolescenza del sistema tuttora in vigore. “In alcune zone di Napoli ha ripreso Cantisani i prezzi di mercato sono superiori anche di quattro volte ai valori catastali. Ci sono molti casi, ad esempio, al Vomero o al centro”.
Un fenomeno confermato da una recente elaborazione di Nomisma, secondo cui in città si registra un divario medio del 139% tra i due valori. Un rapporto percentuale che deriva dai 99mila euro dei valori catastali medie i 238mila di quelli di mercato. E la disomogeneità tra le due cifre riguarda, peraltro, quasi tutte le grandi città italiane. “Auspichiamo – ha detto il presidente dell’Acen Francesco Tuccillo – una sorta di ‘Patto’ tra Governo, cittadini e imprese volto ad eliminare le storture oggi presenti in Catasto, per garantire anzitutto una compiuta lotta all’ evasione. In primis, dunque, vorremmo che fossero censiti in Catasto i milioni di immobili (circa il 30%) di cui o non vi è traccia e per i quali non risulta applicata alcuna imposizione fiscale.
Inoltre, ogni modifica operata dal Catasto deve essere notificata all’interessato, perché questi possa eventualmente opporsi.
E nessuna modifica catastale deve essere applicata in assenza di idoneo titolo edilizio, una modalità ancora o 14 ‘prevista, ma nessuno verifica la congruità del titolo esibito alla modifica catastale”.

I difetti del sistema sono stati evidenziati anche da Vincenzo Del Giudice, ordinario di estimo alla Università Federico II: “Va rivisto il criterio di applicazione degli ambiti omogenei, che attualmente inseriscono nella stessa zona immobili con caratteristiche del tutto diverse tra loro, come, ad esempio, quelli di Via Duomo e Piazza Mercato”. Ma la riforma non si farà. Anzitutto perché la revisione delle rendite catastali avrebbe determinato un’imposizione fiscale troppo elevata, con le attuali aliquote, per milioni di immobili.

Foto: Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia con il viceministro Enrico Morando

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