Archivio per ottobre 2016

Rigenerazione urbana – Il maxiprogetto di Parigi – Seminario in Regione Lombardia ottobre 2016 – Legge regionale 16/2016 secondo l’ obiettivo ONU di garantire entro il 2030 ad ogni cittadino l’accesso ad un alloggio dignitoso ed ai relativi servizi

ottobre 20, 2016

A s s o e d i l i z i a

 

Seminario organizzato da Regione Lombardia
PASSA PER PARIGI LA VIA DELLA RIGENERAZIONE URBANA: maxiprogetto.
Inoltre il Sindaco Anne Hidalgo propone di realizzare 10.000 alloggi sociali all’anno fino al 2025.

La via della rigenerazione urbana passa per Parigi. In un periodo nel quale le città si battono per essere sempre più attrattive per attirare investimenti esteri e domestici, la qualità  della vita, lo sviluppo di comunità intelligenti, l’innovazione rivestono un ruolo fondamentale, come si è detto al seminario organizzato dalla Regione Lombardia sulla ricerca di Kcity “Elementi utili per individuare una strategia regionale per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva per l’attrattiva nelle nostre città”

L’ambizioso obiettivo annunciato dall’ONU è di garantire entro il 2030 ad ogni cittadino l’accesso ad un alloggio dignitoso e ai relativi servizi pubblici. Si ispira a questo obiettivo la legge regionale 16/2016 approvata lo scorso luglio.

Per far questo bisogna “reinventare le città”. Di fronte ai cambiamenti sociali, economici e culturali in corso, esse sono chiamate a modificarsi e riorganizzare lo spazio abitato in base a nuovi principi e a nuove logiche di sviluppo: da questo punto di vista i “vuoti urbani” e gli spazi non più utilizzati si offrono come opportunità per ripensare le funzioni del territorio sviluppando nuove sinergie tra pubblico, privato e sociale.

Nella competizione crescente tra aree e attori della trasformazione urbana e per migliorare la qualità della vita nella città, l’innovazione nel disegno dei servizi, la qualificazione dei modelli di sviluppo e la cura del rapporto con il territorio sono obiettivi strategici verso cui diviene prioritario orientare ogni intervento.

In condizioni di scarsità di risorse l’ottica della sostenibilità porta a scommettere sulla relazione positiva e virtuosa che si può instaurare tra iniziative che perseguono interessi particolari (e che possono riguardare un’area, un gruppo sociale, un business) e obiettivi più generali (che riguardano la collettività e il bene comune).

In Europa un chiaro esempio viene da Parigi: con una popolazione di circa 2.300.000 abitanti (Milano 1.350.000) e una superficie di 105kmq (Milano 181) ha ben pochi edifici ed aree pubbliche ancora da utilizzare per rispondere alle richieste dei cittadini; considerato inoltre che il sindaco Anne Hidalgo si propone di realizzare 10.000 alloggi sociali all’anno fino al 2025.

Il maxiprogetto di riqualificazione urbana “Reinventare Parigi”, 22 i progetti vincitori selezionati tra oltre 800 dossier di candidatura, sarebbe la più profonda trasformazione della Ville Lumière da 150 anni a questa parte, rifacendosi all’opera di Haussmann e Napoleone III, che cambiò profondamente il volto della città condizionandola ancora oggi sotto molti aspetti.

Che il paragone sia appropriato o meno, resta il fatto che anche “Reinventare Parigi” avrà un profondo impatto: 1341 nuove unità abitative di cui almeno la metà a basso costo, disseminate sia in centro che negli arrondissement più periferici. A livello urbanistico l’obiettivo non è solo la riqualificazione, ma anche la creazione di corridoi verdi e l’integrazione degli edifici nel tessuto infrastrutturale della capitale. La cifra dei 22 progetti è senz’altro il greenbuilding: pareti vegetali, tetti verdi (per un’estensione totale di oltre 26.000 mq), orti urbani, largo uso del legno, colture acquaponiche, biofacciate, attenzione all’efficienza energetica.

Altrettanto rivoluzionaria la filosofia alla base del maxiprogetto: non più cessione delle aree al costruttore che vi realizza quello che vuole, compatibilmente con la normativa locale; ma opere destinate al pubblico interesse.

Centralità dei beni comuni quindi, come dimostra la trasformazione di Place de la Republique che oggi viene utilizzata da pubblici diversi: dalle famiglie per passeggiare e far giocare i bambini, ai grandi raduni come in occasione delle stragi degli estremisti islamici, a sedi di protesta e di denuncia.

L’introduzione al Seminario è stata di Paolo Pinna, Eupolis Lombardia, mentre Paolo Formigoni della Regione Lombardia ha illustrato le ragioni della ricerca e Paolo Cottino la presentazione del rapporto intermedio della ricerca stessa. Dopo la proiezione di un video sul maxiprogetto parigino, Ezio Micelli docente a Venezia ne ha sottolineato gli aspetti salienti approfonditi da Paolo Cottino, Alberta De Luca, Gianluca Nardone. I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con il tema “Prime valutazioni sulle condizioni di replicabilità dell’iniziativa parigina nel contesto lombardo” e si sono formati gruppi di lavoro sui diversi aspetti della rigenerazione urbana.

Foto: Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia

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Palazzo Gangi a Palermo e “Tempo di Porazzi” l’ultima composizione di Richard Wagner – Principi Giuseppe e Carine Vanni di San Vincenzo – Visita del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

ottobre 19, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

 

Il palazzo Gangi a Palermo e “Tempo di Porazzi” l’ultima composizione di Richard Wagner – Principi Giuseppe e Carine Vanni di San Vincenzo – Visita del presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

di Achille Colombo Clerici

Ho ancora davanti agli occhi e nella mente i templi di Selinunte, dove si ha la sensazione del rapporto dell’uomo con il divino.

Qui, nella serenità della luce che si intravvede attraverso le file di colonne doriche elevate al cielo, davanti a questi templi ai quali gli antichi uomini accorrevano in massa da ogni dove, sobbarcandosi giorni e giorni di viaggio, si ha l’idea dell’ansia che spingeva l’uomo a relazionarsi con Dio, per superare l’atavica paura dell’ignoto.
Oggi siamo di fronte al fenomeno opposto, all’individualismo e alla secolarizzazione.

L’uomo per superare l’ansia filosofica del futuro sconosciuto si relaziona con gli altri uomini, ma senza Dio; richiama il dipinto di Brueghel, “La parabole des aveugles”, in cui i ciechi si sostengono l’un l’altro camminando in fila, ma non sanno dove vanno.
Come noi, d’altronde, senza Dio non sappiamo dove andiamo.

Assorto in questi pensieri, in casa Gangi a Palermo, mi soffermo nel salone antistante quello delle feste,  dove Luchino Visconti ha girato la celebre scena del Gran Ballo del Gattopardo sulle note del Valzer di Verdi.

Tutto è ancora perfetto in quella dimora che è una delle meglio conservate, o restaurate direi, di Palermo. La padrona di casa, Carine Vanni di San Vincenzo, ci fa da guida. Sotto il quadro di un’ava ci sono ancora gli orecchini originali portati dalla dama ritratta. Sul pianoforte, in bella mostra, una lettera firmata Richard Wagner. Il maestro ringrazia la famiglia Gangi per la casa che gli è stata messa a disposizione nella primavera del 1882 a Porrazzi, alle porte di Palermo.
Questa lettera mi richiama alla mente il testo autografo dell’ultima composizione di Wagner, proprio legata a questa località.

Wagner nel 1881 era arrivato a Palermo per svernare in un clima mite. Viaggiava sempre con un codazzo di gente al seguito.  Wagner occupa tutto un piano dell’ hotel des Palmes  e qui lavora alla conclusione del Parsifal, sull’organo dell’albergo. Tutti accorrevano per potergli stare vicino, entrare in qualche rapporto con lui, per l’aura di genialità che lo circondava.

Lui partecipava ai salotti, era un grande affabulatore. A un certo punto si stancava di parlare e rimaneva immoto. Allora Cosima interveniva in modo deciso e faceva presente: “il maestro ha un’ispirazione”, e gli strofinava dei veli, di seta di diversi colori a seconda delle occasioni, sulle tempie e sul viso, invitando gli astanti a prendere commiato.
Era un rito che alimentava l’aura di magicità attorno al celebre compositore.

Mentre Wagner sta lavorando alle ultime note del Parsifal, giunge da Napoli Pierre Auguste Renoir, per fargli un ritratto.
L’artista doveva esser latore di una lettera di presentazione di un musicista comune amico dei Wagner.
Ma sulla nave Renoir si era reso conto di avere lasciata la lettera a Napoli. Si presenta lo stesso e Wagner non lo riceve neanche; lo fa allontanare dalla servitù.
Ricevuta finalmente la lettera, Renoir torna al des Palmes. Wagner legge le credenziali e l’accoglienza cambia. Il maestro – dicono all’artista in attesa – è molto nervoso perché sta apponendo l’ultima nota al Parsifal. Ma, appena terminato il lavoro lo riceverà subito. Così Renoir gli fa quel ritratto che ora si trova al Musée d’Orsay.

La famiglia Wagner riceve dal direttore del “Des Palmes” il conto provvisorio del soggiorno e si allarma. Wagner fa le solite sceneggiate accusando i siciliani di essere dei briganti. I Wagner decidono di lasciare l’albergo e devono cercare una casa che li ospiti. I palermitani si danno da fare per saldare il conto. Il conte Tasca gli offre ospitalità. Cosima, da buona concreta manager, scarta villa Camastra dei Tasca a Porrazzi perché troppo grande e difficile da gestire. Il Tasca suggerisce allora villa Gangi, sempre a Porrazzi, di proprietà del genero.
Era una casa di campagna, priva degli agi delle case di città e d’inverno era piena di spifferi e di umidità: il figlio Siegfried vi si ammala. Wagner dà in escandescenze e se la prende con i Gangi, ma poi gli passa e rimane riconoscente a questa famiglia.

In quell’occasione a Porrazzi frequenta anche il giardino e la villa Camastra dei Tasca.

Aveva in mente, da oltre trent’anni, dai tempi dell’Oro del Reno la cui ispirazione si riconduce ad uno dei passi alpini più rudi e selvaggi proteso nella luce del cielo, lo Julier Pass, che in Engadina conduce da Silvaplana a Savognin, una brevissima melodia. Una specie di flash melodico di una bellezza assoluta. A Porrazzi la scrive, riportandola su un foglio di pentagrammi e la dedica a “Seiner edlen Freundin Grafin d’Almerita Tasca”: firmato Richard Wagner.

La data di quel manoscritto, che in copia tengo fra le mie carte, è il 20 marzo 1882. Il “Tempo di Porazzi” è l’ultima composizione di Wagner. A Ca’ Vendramin, oggi sede del casinò di Venezia, l’anno successivo, il 12 febbraio, giorno prima di morire, Wagner esegue al pianoforte due melodie: il Tempo di Porazzi e “Il Lamento delle vergini” da “L’ oro del Reno”. Il suo cuore tornava sempre là, su quelle montagne, nella serenità della luce.

Tempo di Porazzi non è una composizione compiuta, ma un abbozzo di melodia, senza alcuna armonia. Non si capisce in che tonalità debba essere eseguita. Qualcuno dice in do maggiore, ma allora diventa Chopin. Nessuno osa eseguirla perché dovrebbe azzardarsi ad applicarle un’armonia: e chi può avere tanto ardire?  Il “Tempo di Porazzi” è dunque una composizione quasi sconosciuta. Solo qualche flauto se ne ricorda. Ma a casa Gangi il ricordo non dovrà mai svanire.

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“Condominio day” – Sole 24 Ore 25 ottobre 2016 – Quesiti dei lettori in materia di condominio – Assoedilizia partecipa con i suoi esperti avvocati Cesare Rosselli, Antonella Giraudi, Marco Marchiani

ottobre 19, 2016

A s s o e d i l i z i a
Associazione della Proprieta Edilizia

Informa

 

Lettera Circolare del dott. Saverio Fossati de Il Sole 24 Ore su il Condominio Day

All’On. Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri
Ai presidenti e loro delegati di
ACAP-UNIMMOBILIARE
AGIAI
ALAC
ANAIP
ANAP
ANAPI
APPC
ARPE
ASPPI
ASSOCOND
ASSOEDILIZIA
CONFABITARE
CONFAMMINISTRARE
CONFAI
CONFAPPI-FNA
CONSIGLIO NOTARILE DI MILANO
CORAM – CONFEDILIZIA
GESTICOND
LISIAI
ORDINE DEGLI AVVOCATI DI MILANO
REVCOND
SESAMO
SINTEG

 

Gentili presidenti e delegati,

grazie ancora per la disponibilità dimostrata: le videoregistrazioni sono già online, sul portale dedicato http://secure-web.cisco.com/1_tJ8PRlKBe450kt6MEVAS3-WET8asFdpOzCF_mMo2-qdsecrRptktzdmKVXZY02owajVRiR6n_1NtNHpNFwM3q5BRPsEfumGE0M_3R6MVh4kRD1YQ1sUmMh4kKjBz_bYlFu_DVfSSoKAamCSuoUah2jrXdGiFsQnbtQa5r2fxVnEnpClWCm5ctdxfE0uM0cO64tuXHet8iViYDXzdvex8A/http%3A%2F%2Fwww.condominioday.ilsole24ore.com

Il portale è già aperto e visibile con contributi e articoli.
Qui, il 25 ottobre, si potranno fare i quesiti cui risponderanno gli esperti del Quotidiano Condominio e delle Associazioni.
Intanto, Vi inviterei a inviare ai Vostri associati il link, in modo che possano vedere le interviste e familiarizzare con il portale, dove potranno fare i quesiti.
Grazie ancora

Saverio Fossati

Foto: Achille Colombo Clerici pres. Assoedilizia

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Finanziamenti Europei – Fondi Europei – Missione conoscitiva a Bruxelles di Rappresentanza milanese della Commissione Europea e di Regione Lombardia – Assessore Mauro Parolini – Assoedilizia informa

ottobre 17, 2016

Missione a Bruxelles di giornalisti organizzata dalla rappresentanza milanese della Commissione Europea e dalla Regione Lombardia

GLI ITALIANI E L’ UE: MADRE O MATRIGNA? COMUNQUE SEMISCONOSCIUTA

Il 68% degli italiani vorrebbe sapere di più sull’Unione Europea: dato sconcertante se si considera che il trattato costituente è stato siglato a Maastricht nel 1992, quasi un quarto di secolo fa. E questo spiega in parte il fatto che gli italiani (41%) sono più pessimisti degli europei (28%), che il 51% afferma di non sentirsi neppure cittadino dell’UE e che il 67% dice di non conoscere i suoi diritti di cittadino europeo.  Il sospetto è che i decisori nazionali e locali siano propensi ad attribuirsi i meriti dei vantaggi derivanti dall’appartenenza all’Unione e scaricare sulla stessa proprie inefficienze. Sostanzialmente gli italiani vogliono conoscere il funzionamento dell’UE e riconoscono i valori importanti quali pace, democrazia e diritti umani, ma in realtà non sanno bene dove e come trovare le informazioni.

Lodevole quindi l’iniziativa  della rappresentanza milanese della Commissione Europea che, in collaborazione con la Regione Lombardia, ha portato una ventina di giornalisti – tra cui Benito Sicchiero in rappresentanza di Assoedilizia –  a visitare a Bruxelles la Commissione e la Delegazione regionale presso l’UE: per saperne di più sui finanziamenti europei, motore dell’economia continentale, e sul ruolo della rappresentanza lombarda, sostanzialmente di guida all’interno della mastodontica burocrazia continentale, nonché di lobby, codificata, degli interessi del territorio.

Dell’attività della Commissione, guidata da Jean-Claude Juncker, colpisce subito un aspetto: mentre il bilancio europeo viene stilato in archi temporali settennali – siamo a metà del periodo 2014-2020 – la nostra legge di Bilancio, già Finanziaria, ha scadenza annuale. Evidente il vantaggio di poter programmare interventi a lungo termine rispetto a limiti molto più brevi. I programmi europei riguardano occupazione, crescita e investimenti, mercato unico digitale, unione dell’energia e del clima, mercato interno, unione economica e monetaria, accordo di libero scambio UE-USA – TTIP, giustizia e diritti fondamentali, migrazione, l’UE a livello mondiale, cambiamento democratico, che sono state raccolte in quattro filoni principali: economia e lavoro, dimensione esterna dell’UE, democrazia, fiducia e comprensione delle istituzioni europee.

A Palazzo Charlemagne Renzo Tomellini, capo Unità Strategia, direzione generale Ricerca e Innovazione illustra Horizon 2020, lo strumento finanziario di attuazione di “Unione dell’Innovazione”, un’iniziativa faro della strategia Europa 2020 volta a difendere e garantire la competitività globale dell’Europa. Con un budget di 77 miliardi di euro, il nuovo programma per la ricerca e l’innovazione dell’UE è la spinta per la creazione di nuova crescita e nuovi posti di lavoro in Europa con un’economia intelligente, sostenibile e inclusiva. Queste tre priorità dovrebbero aiutare l’Unione e gli Stati membri a raggiungere alti livelli di occupazione, di produttività e di coesione sociale.

In concreto, l’Unione si è data 5 ambiziosi obiettivi: occupazione;
innovazione;
istruzione;
inclusione sociale;
clima/energia.

Sui Fondi regionali è intervenuto Nicola De Michelis, capo di Gabinetto della commissaria Corina Cretu e responsabile per la politica regionale che interessa le regioni e le città europee, favorendone la crescita economica e migliorandone la qualità della vita grazie a investimenti strategici. È inoltre una forma attiva di solidarietà che concentra l’assistenza sulle regioni meno sviluppate. Le priorità: ricerca e innovazione, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, competitività delle pmi, abbassamento delle emissioni di anidride carbonica. Potenziali beneficiari enti pubblici, imprese private, università, associazioni e Ong.

I finanziamenti della politica regionale dell’UE ammontano a 450 mld, oltre 30 vanno all’Italia: da noi hanno creato, tra l’altro, 50.000 posti di lavoro, aiutato 5.000 pmi, costruito 1000 km di strade. Purtroppo l’Italia segna il passo. E certo non ha favorito il ricorso a queste risorse l’eliminazione, da parte dell’attuale governo, del ministero ad hoc.

Il finanziamento e l’accesso al credito è stato il tema dell’incontro, a Palazzo Barlaymont, con Armando Melone, Unità strumenti finanziari per Cosme, direzione generale Mercato interno, industria, imprenditorialità e pmi. E’ noto che l’80% delle piccole imprese si rivolgono alle banche per finanziarsi: banche che in questi anni hanno subito pesanti contraccolpi sia dalla crisi che da errori di gestione i quali hanno portato a tagliare i crediti soprattutto ai “piccoli”. Le banche italiane, in particolare, denunciano crediti difficilmente rimborsabili per 360 mld, (di cui 100 mld di crediti perduti). Ecco quindi l’UE lanciare un nuovo programma di sostegno denominato “Cosme”, che idealmente prosegue le attività inserite nell’attuale programma quadro per la competitività e l’innovazione (CIP).

Cosme, che ha una dotazione finanziaria di 2,5 miliardi di euro, ha l’obiettivo di incrementarne la competitività delle Pmi sui mercati, anche internazionali, sostenendo l’accesso ai finanziamenti ed incoraggiando la cultura imprenditoriale, inclusa la creazione di nuove imprese.
In particolare il nuovo programma si rivolge a: imprenditori, soprattutto pmi, che beneficeranno di un accesso agevolato ai finanziamenti per le proprie imprese; cittadini che desiderano mettersi in proprio e devono far fronte alle difficoltà legate alla creazione o allo sviluppo della propria attività; autorità degli Stati membri che riceveranno una migliore assistenza nella loro attività di elaborazione e attuazione di riforme politiche efficaci. Sostanzialmente opera su due fronti: garantendo, con contributi propri, la concessioni di prestiti da parte degli operatori finanziari; e costituendo con essi accordi per finanziamenti. L’Italia è il quarto Paese beneficiario in Europa – 5 mld a sostegno di 55.000 imprese –, e  a goderne principalmente Lombardia, Piemonte, Sicilia, Emilia Romagna.

Se la metà di 1.000 miliardi del budget settennale dell’UE va all’agricoltura – 36 mld toccano all’Italia attraverso la Pac-Politica agricola comunitaria – con particolare attenzione è stato seguito l’intervento di Elisabetta Siracusa, vicecapo di Gabinetto del Commissario Phil Hogan, responsabile per l’Agricoltura e lo sviluppo rurale.

La PAC rappresenta un collegamento tra le aspettative dei cittadini europei nei confronti dell’agricoltura e le necessità degli agricoltori europei che sono posti di fronte a sfide di natura economica e ambientale. Costituisce un investimento dell’UE in un settore strategico in termini di alimentazione, ambiente e crescita economica nelle zone rurali.

Nel giugno 2013 le istituzioni europee hanno deciso di imprimere una nuova direzione alla Politica Agricola Comune. La riforma è stata il risultato di un intenso dibattito pubblico con i cittadini e le parti interessate con l’obiettivo di adattarla alle nuove sfide in termini di: posizione competitiva dell’agricoltura europea; equità e diversità dei sistemi di agricoltura in tutta Europa; cambiamento climatico e tutela delle risorse naturali; relazioni tra attori in tutta la filiera alimentare.

La nuova PAC ha strumenti a breve, medio e lungo termine per assicurare la capacità del settore agricolo di produrre alimenti di qualità per 500 milioni di consumatori, migliorare la sostenibilità economica ed ecologica del settore e mantenere la diversità dei paesaggi agricoli dell’Unione europea, le tradizioni e le pratiche agricole.  Vuole garantire un regolare approvvigionamento di alimenti sani a prezzi accessibili; rendere l’agricoltura più verde e più efficiente; dare nuova vitalità al paesaggio agricolo e alle comunità rurali; incrementare il numero degli agricoltori in tutta Europa rendendo la professione più interessante agli occhi dei giovani, come ad esempio la lavorazione degli alimenti o il turismo rurale.

In questo grande e talvolta insidioso mare di iniziative occorre al navigante europeo un nocchiero capace. Ecco perché molte regioni (circa 400) hanno costituito presso la Commissione apposite Delegazioni. Quella della Lombardia ha quale direttore Raffaele Raja che, con i funzionari Alessandro Corrado (ambiente, energia, cambiamento climatico), Leonardo Lorusso (istruzione e cultura), Giancarlo Viola (agricoltura, politica di coesione e affari economici), Folco Ciulli (politica industriale e infrastrutture), Roberta Negriolli (strategie macroregionali, cooperazione territoriale e Cdr), Valentina Pinna (ricerca/innovazione e salute) ne ha spiegato i compiti. Una spesa quella della Delegazione a Bruxelles che si ripaga ampiamente. Qui si decidono le scelte, non a Milano o a Roma. Se non presìdi, perdi, ha concluso

Ha portato il saluto l’assessore regionale allo Sviluppo economico Mauro Parolini il quale ha sottolineato l’impegno regionale – attivando le risorse europee – per sostenere in particolare le piccole imprese la cui percentuale di mortalità è troppo alta, una su tre. Molti i progetti in campo: dalla trasformazione delle librerie in crisi in caffè letterari; alle edicole in centri di informazione turistica; alle agenzie di viaggio costituendosi in rete; alla riapertura di negozi sfitti con accordi tra categoria e proprietari di immobili. Fino ad accordi tra Comuni e imprenditori che vogliono installarvi attività sostenibili favoriti da condizioni particolari che prevedono anche snellimento della burocrazia.

Foto: Benito Sicchiero con il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

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“Immobili, valori e prezzi da crisi” – Assoedilizia – Il Giorno/Il Resto del Carlino/La Nazione

ottobre 17, 2016

Achille Colombo Clerici

Prezzi degli immobili in crescita nel mondo, in calo in Italia, nonostante una ripresa delle compravendite. E’ l’indice della sofferenza della nostra economia.

Possiamo ritenere che fino a quando non ci sarà un netto recupero dei valori immobiliari, legato ad un deciso incremento delle transazioni, non potrà considerarsi superata la crisi economica, perché si tratta di questione legata alla ripresa di fiducia delle famiglie risparmiatrici italiane.

L’errata politica della casa, praticata sino ad oggi nel nostro Paese, con l’annullamento del plusvalore immobiliare legato al mercato – una colossale perdita di ricchezza generale per l’intero Paese – ha portato alla difficoltà di far decollare, dati i ristrettissimi margini di economicità rimasti, le operazioni individuali di rigenerazione urbana, di riqualificazione edilizia, di efficientamento energetico degli edifici. Operazioni salutari anche per l’economia in generale, data la loro valenza anticiclica.

Il governo sta facendo lo sforzo di introdurre meccanismi di incentivazione. Occorrerebbe anche una liberalizzazione dal carico fiscale, degli investimenti a reddito nell’immobile. Mentre permangono una tassazione punitiva sui redditi immobiliari, una fiscalità sui trasferimenti foriera di sperequazioni, minacce di inasprimenti relativamente alle successioni ed alla revisione catastale. Su tutto aleggia lo spauracchio della “patrimoniale”.

Più di 20 milioni di case – sulle complessive oltre 30 milioni – non fanno ammodernamenti o adeguamenti di impianti e riqualificazioni edilizie, non danno lavoro ad imbianchini, piastrellisti, impiantisti di apparecchi igienico-sanitari, traslocatori, falegnami e mobilieri, operai edili, professionisti, agenti immobiliari e via dicendo. Come avverrebbe, viceversa, se ci fosse una mobilità legata alla locazione, un istituto economico che va estinguendosi a causa di una miope politica punitiva.

Una situazione dunque imbalsamata, tipica delle società rurali, non certo di quelle industriali e terziarie o quaternarie che dir si vogliano.

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Adolfo Beria di Argentine cerimonia di commemorazione alla Società Umanitaria – Associazione Benemeriti del Comune di Milano. Ottobre 2016 – IEA informa

ottobre 17, 2016

Istituto Europa Asia IEA
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Adolfo Beria di Argentine ricordato dall’Associazione Benemeriti del Comune e della Provincia di Milano

UOMO E MAGISTRATO, ESEMPIO DELLA MIGLIORE ITALIA NEL MONDO

“Il giudice è quella persona che deve mantenere la mente fredda in un ambiente caldo”. Lo scrisse molti anni or sono Adolfo Beria d’Argentine – magistrato, giornalista, giurista – uno dei più insigni uomini di giustizia che l’Italia abbia avuto.  Il suo più grande merito quello di avere “umanizzato” la magistratura – fino ad allora spesso avvertita quale istituzione rigida, esclusiva, occhiuta – calandola nel corpo vivo della società italiana in tumultuoso cambiamento, pur mantenendone inalterati e anzi rafforzandone i principi sui quali si fonda.

Più che opportuna quindi la cerimonia a ricordo all’Umanitaria voluta dall’Associazione Benemeriti del comune e della provincia di Milano – della quale Beria di Argentine è stato presidente dal 1982 al 1989 – su  iniziativa dell’attuale presidente Ambrogio Locatelli. Questa la motivazione: “Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Milano, è stato componente del Consiglio Superiore della Magistratura, nonché Presidente dal 1980 dell’Associazione Nazionale Magistrati, negli anni bui del terrorismo, ed è stato per 10 anni Presidente del Tribunale per i minori di Milano. Magistrato e giurista insigne, ha offerto il suo attento contributo nell’analisi e nella discussione di temi di rilievo nel mondo della giustizia e nella società civile, con un impegno caratterizzato da una vastissima competenza accompagnata da una profonda sensibilità su tutti gli aspetti sociali. Ha ricoperto importanti incarichi in organismi giuridici internazionali ed ha collaborato con i maggiori quotidiani italiani.”

Parterre de rois. Prefetto Alessandro Marangoni, questore Antonio De Iesu, presidente dell’Associazione nazionale magistrati Piercamillo Davigo, il presidente del Tribunale di Milano Roberto Bichi, il procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco, il direttore della Banca d’Italia Giuseppe Sopranzetti, nutrita rappresentanza consolare, comandanti provinciali delle forze armate.

Tra gli altri, le figlie Camilla, Finette e Chiara Beria di Argentine,  la nipote Camilla Bruti Liberati con il marito Ugo Ginori Conti, il direttore della Banca d’Italia Giuseppe Sopranzetti,  il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, Gregorio Caccia Dominioni,  Alberico e Luisa Barbiano di Belgiojoso, Jacinta Rumi, Claudia Buccellati, Massimo Cerutti, Alberica Gazzana Priaroggia, Pasquale Spinelli, Alberto Barranco di Valdivieso, ed esponenti della imprenditoria e della cultura e della magistratura milanese.

Altrettanto rilevante il panel degli interventi. Dopo la presentazione del vicepresidente dell’associazione Gaetano Galeone e il saluto delle autorità, gli interventi di Livia Pomodoro, presidente della Fondazione Centro nazionale di prevenzione e difesa sociale, già presidente del Tribunale di Milano; di Edmondo Bruti Liberati, già Procuratore della Repubblica del Tribunale di Milano e già presidente dell’ANM; di Ferruccio De Bortoli, già direttore del Corriere della Sera e opinionista. Due, nell’occasione, i premiati: Ferruccio Soleri, attore e regista, storico Arlecchino milanese; don Gino Rigoldi, cappellano dell’Istituto penale per i minorenni Beccaria.
Una serie di testimonianze su quanto la città e i colleghi devono a Beria d’Argentine: Milano ha sempre avuto in lui un punto di riferimento, di insegnamento, di cultura e civiltà, un autentico “civil servant” come esemplificato da numerosi episodi.
Adolfo Beria d’ Argentine nato a Torino nel ‘ 20, laurea in giurisprudenza e in filosofia, partigiano nella Franchi e giornalista professionista al Corriere Lombardo poi collaboratore del Corriere della Sera entrò nel’ 47 in magistratura. Nel 1964 aveva contribuito a formare la corrente di Magistratura Democratica e più avanti la corrente Giustizia e Costituzione. Era poi stato membro del Csm, presidente dell’ Anm. Finché, nell’  ’87, era stato nominato procuratore generale di Milano, incarico che aveva lasciato per raggiunti limiti di età nel ‘ 90. Nel suo ultimo discorso di apertura dell’anno giudiziario, era stato il primo a denunciare il pericolo d’ inquinamento mafioso dell’ economia legale. Beria è stato tra i fondatori del Centro di difesa e prevenzione sociale, associazione giuridica che gode dello statuto consultivo delle Nazioni Unite e che ha avuto il merito di organizzare convegni di alto spessore su temi che hanno saputo anticipare le riforme in tema di giustizia. Aveva ricevuto dal re di Spagna Juan Carlos il Premio internazionale giustizia. Alla sua scomparsa, l’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi scrisse: “La figura di Adolfo Beria d’ Argentine rappresenta per tutti una testimonianza di moralità e dedizione ai valori fondamentali della giustizia e della democrazia”. Un esempio per tutti, soprattutto per i giovani.

Foto:
– da sin. Alessandro Marangoni, Edmondo Bruti Liberati, Achille Colombo Clerici
– Achille Colombo Clerici con Finette e Chiara Beria di Argentine
– con Camilla Beria di Argentine e Guido Brignone
– con Edmondo Bruti Liberati e Alberico Barbiano di Belgiojoso
– con Gregorio Caccia Dominioni

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da sin. Antonio de Iesu, Achille Colombo Clerici, Alessandro Marangoni – a destra si intravvede Canio Giuseppe La Gala

Mirella Bersani Calleri, LE REGOLE DEL BUON GOVERNO – Libro presentato a Milano all’Urban Center – IEA informa

ottobre 12, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

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Presentato a Milano il libro ispirato a Luigi Einaudi

LE REGOLE DEL BUON GOVERNO SECONDO MIRELLA BERSANI

E’ stato presentato all’Urban Center di Milano l’ultimo libro di Mirella Bersani Calleri “Le regole del buon governo. Dal pensiero di Luigi Einaudi”.

Con l’autrice Carlo Kauffmann, consulente di prodotti editoriali.

Le radici di questo modo di essere politica sono in questo libro. Luigi Einaudi, qui, è nella sua luce meno consueta per chi ha visto in lui soprattutto il grande statista. Ha una concezione ben radicata dei valori della politica, ma anche dei valori di una vita familiare ben radicata in quelli della terra coltivata con le proprie mani, e questo soprattutto è quel che viene testimoniato dalle memorie raccolte nel libro. Ma attenti a leggerlo bene, come merita. Alla fine si scopre che il Luigi Einaudi buon padre di famiglia e il Luigi Einaudi buon padre di questa nostra Italia sono, a conti fatti, un’unica persona.

Un po’ come Mirella Bersani, nota per la sua attività politica e l’impegno culturale: ed anche per essere titolare dell’azienda agricola “L’olio dei Farnese” che ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti. Due grandi punti in comune con l’economista, accademico, politico e giornalista italiano, secondo Presidente della Repubblica Italiana, considerato uno dei padri della Repubblica.

 

Carlo De Benedetti all’Università di Lugano, Aula Magna, 10 Ottobre 2016 – Associazione Carlo Cattaneo – IEA informa

ottobre 11, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Il grande imprenditore svizzero-italiano si racconta alla Carlo Cattaneo di Lugano

IL RAGIONATO PESSIMISMO DI CARLO DE BENEDETTI

Come un romanzo la vita del grande imprenditore svizzero-italiano, Carlo De Benedetti, tra Svizzera e Italia, come lui stesso l’ha raccontata nell’aula magna – pienissima – dell’Università della Svizzera Italiana di Lugano, a colloquio con Ferruccio De Bortoli già direttore del Corriere della Sera e presidente della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano. E, dalla ricca esperienza maturata in quasi tre quarti di secolo, le previsioni – non ottimistiche – sul futuro prossimo dell’Italia e dell’Unione Europea. La serata è stata organizzata dall’Associazione “Carlo Cattaneo”, in collaborazione con l’Associazione Svizzera-Israele.

Dopo il saluto del presidente della “Cattaneo” Giancarlo Dillena – già direttore del Corriere del Ticino – Roberto Jarach, vicepresidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane ha illustrato, con diapositive, il Memoriale realizzato al binario 21 della stazione centrale di Milano. Una parte del luogo che ricorda da dove partirono i deportati – oltre la metà ebrei – verso i campi di concentramento e di sterminio nazisti è oggi aperto all’accoglienza di profughi (4500 lo scorso anno) sfuggiti anche loro dalle persecuzioni e dalle guerre.

Ed è riallacciandosi ad uno dei più tragici eventi della storia d’Italia che De Benedetti ha raccontato di sé e della sua famiglia: dall’agiata vita borghese all’avventurosa fuga in Svizzera con genitori e fratello attraverso un foro nella rete di confine – disegnata emblematicamente nel diario del fratello Franco – nei pressi di Revello subito prima di un rastrellamento delle SS che portò alla morte di due cugini e alla deportazione degli zii (la zia uccisa orribilmente, scuoiata viva, lo zio tornato vivo ma pazzo) ai primi durissimi tempi in un rifugio a Bellinzona: doccia fredda d’inverno all’aperto e paglia come letto. Poi Lucerna, due anni in una stanza. “Si viveva in povertà – dice De Benedetti – ma sorprendentemente felici”. Con un compito assegnato dal padre ai due figli: tenete un diario perché un giorno diranno che non è vero. A fine guerra il rientro in Italia, il ritorno all’imprenditoria. E alla Svizzera quando la minaccia delle Brigate Rosse, da cui doveva proteggersi in quanto presidente dell’Unione industriali di Torino e del Piemonte – convinse De Benedetti a mandarvi i tre figli.  Oggi tutti, padre compreso, sono cittadini svizzeri. Di sé precisa “svizzero engadinese”, perché lo si diventa con riferimento ad una precisa città: nel suo caso Sankt Moritz.

Cosa ha insegnato la Svizzera? “L’educazione civica e la sobrietà. E la convinzione che se sei forte ce la farai sempre”.

Sollecitato da De Bortoli il confronto con l’Italia. “Il modello svizzero di socialismo nel rispetto del capitalismo è un miracolo irripetibile seppure mostri alcuni difetti. L’Italia è un Paese bellissimo dove si vive benissimo: difficile è lavorarvi. Gli italiani danno il massimo individualmente ma metterli assieme per un obiettivo condiviso è impossibile.
La grande invenzione degli italiani, generosi ed individualisti, sono i comuni, nei quali a livello istituzionale dovrebbero identificarsi.”

Non è ottimista De Benedetti sul futuro prossimo globale e dell’Unione Europea. La globalizzazione è stata accolta con entusiasmo perché consentiva di produrre in Paesi con salari bassissimi, ma la politica non ha voluto capire che ciò significava tagli di posti di lavoro nei Paesi più avanzati, lo sfarinamento della classe media e l’inevitabile reazione anti élites politiche ed economiche con forme di populismo e di protezionismo che possono diventare l’anticamera di nuovi fascismi.
E se vediamo il livello della classe politica – esempio i dibattiti tra Hillary e Trump, uno dei due destinato ad essere capo della più potente nazione del mondo – c’è da rabbrividire.

Lo scollamento tra classe dirigente e governati è totale, come dimostrano i referendum in serie (Brexit Cameron, Colombia, Ungheria per citare) che sconfessano le decisioni dei rispettivi governi. L’Unione Europea potrebbe essere alla vigilia dello scioglimento.
Questa Europa dei burocrati, in cui i politici sono di second’ordine, non può avere futuro – ha sintetizzato.

Toccherà ad un’informazione corretta e approfondita tentare di arginare tutti i pericoli che incombono sul futuro del mondo.

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Carlo De Benedetti, dopo un’esperienza nell’azienda di famiglia ha fondato la CIR, una delle più importanti holding private italiane (14.000 dipendenti) e dal 2006 è presidente del Gruppo editoriale L’Espresso-Repubblica. E’ presidente della Fondazione Rodolfo De Benedetti (in memoria del padre) di politica economica nel campo del mercato del lavoro e del welfare in Europa.

Ferruccio De Bortoli, giornalista dal 1973, è stato direttore del Corriere della Sera e del Sole 24 Ore. E’ editorialista del Corriere della Sera e del Corriere del Ticino.

L’Associazione Carlo Cattaneo, fondata nel 1992 da un gruppo di svizzeri e di italiani, tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, promuove con iniziative diverse le relazioni culturali tra Svizzera e Italia nell’ambito letterario, artistico, sociale, economico, commerciale e politico.

Foto: al centro da destra, Roberto Jarach, Carlo De Benedetti, Achille Colombo Clerici, Marcello Foa

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Carlo De Benedetti con Achille Colombo Clerici
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Achille Colombo Clerici e Carlo De Benedetti. Nello sfondo il Sindaco di Lugano Marco Borradori
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Energia pulita: l’esempio pavese – QN,Il Giorno, Il Resto del Carlino,La Nazione dell’ 8 ottobre 2016 – Achille Colombo Clerici

ottobre 10, 2016

Martedì scorso il Parlamento europeo ha approvato la ratifica dell’accordo di Parigi sulla transizione globale verso l’energia pulita e la modernizzazione dell’economia.

Uno straordinario esempio – per genio intuitivo e applicazione pratica – di realizzazione di tali obiettivi viene da una grande tenuta del Pavese, la Cassinazza, gestita dagli eredi del Premio Nobel Giulio Natta, il figlio Giuseppe e il nipote Francesco. Ennesimo esempio lombardo di felice connubio tra ricerca e produzione calato in una cultura aperta alle innovazioni.

Grazie ai contributi Pac-Politica agricola comunitaria, su un’area di 1400 ettari si è operata una profonda opera di rinaturalizzazione dell’ambiente mantenendo non solo la produzione di prodotti agricoli, che resta ovviamente la funzione primaria, ma anche recuperando paesaggio e biodiversità. Si sono formati oltre 107 ettari di aree umide, 78 di boschi, 65 di rimboschimento da legname, 50 di prati, 110 km di siepi e filari campestri. Mentre sono aumentate del 170% le specie di uccelli, dell’81% i mammiferi, praticamente raddoppiate ed oltre farfalle, libellule ed altri insetti.

La logica agricolo-industriale è quella di ridurre l’uso del fertilizzante chimico – che non sarà comunque eliminabile in toto – poiché esso finisce per impoverire l’humus del terreno agricolo rendendolo meno fertile, tanto da imporre un uso progressivo sempre maggiore del concime chimico: una specie di circolo vizioso con serie conseguenze sul piano dell’inquinamento e della preservazione ambientale.

La fertilità del suolo, secondo i dati forniti si è accresciuta del 71% eliminando l’uso di fosfati e di concimi chimici.  Alla Cassinazza si trattano i rifiuti organici raccolti là dove son prodotti – allevamenti zootecnici, industrie agroalimentari, raccolta differenziata delle città – realizzando un ammendante da usarsi in campagna quale fertilizzante rinnovabile, il cosiddetto digestato.

L’ unità produttiva del fertilizzante serve una serie di altre aziende nel raggio di 30 km ed è praticamente autonoma sul piano energetico.
Infatti l’energia utilizzata per il trattamento dei rifiuti e per la produzione dei fertilizzanti organici deriva dal biogas generato dal processo di lavorazione del prodotto.

L’ agricoltura virtuosa del nostro futuro potrebbe dunque attuarsi disseminando il territorio di unità produttive di tal genere, costituendo sul territorio stesso un reticolo produttivo-agricolo circolare ai fini della tutela ambientale e del risparmio energetico.

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“Innovazione tecnologica ed edifici: l’industria per l’immobiliare” – Achille Colombo Clerici al Seminario Aspesi-Quotidiano Immobiliare – Milano Torre Velasca

ottobre 6, 2016

A s s o e d i l i z i a

 

Achille Colombo Clerici al Seminario organizzato da Aspesi e dal Quotidiano Immobiliare

INNOVAZIONE TECNOLOGICA ANCHE PER L’EDILIZIA: CHE NON DECOLLA CAUSA PRIMA, LA MANCANZA DI FIDUCIA

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici è intervenuto al seminario su “Innovazione tecnologica ed edifici: l’industria per l’immobiliare” organizzato a Milano, Torre Velasca, da Aspesi e dal Quotidiano Immobiliare.

“Prezzi degli immobili in crescita nel mondo, in calo in Italia, nonostante una ripresa delle compravendite. E’ l’indice della sofferenza della nostra economia.

Possiamo ritenere che fino a quando non ci sarà un netto recupero dei valori immobiliari, legato ad un deciso incremento delle transazioni riguardanti gli immobili, non potrà considerarsi superata la crisi economica, perché si tratta di questione legata alla ripresa di fiducia dei 25 milioni di famiglie risparmiatrici italiane.

Il prezzo degli immobili dipende oggi prevalentemente o dall’utilizzo diretto o dalla diretta redditività. Nessun plusvalore legato agli effetti del mercato. Ciò significa, ad esempio, che ogni esborso legato ad interventi edilizio-impiantistici, tende ad essere considerato dalle famiglie un costo e non un investimento.

L’errata politica della casa, praticata sino ad oggi nel nostro Paese, con l’annullamento del plusvalore immobiliare legato al mercato – una colossale perdita di ricchezza generale per l’intero Paese – ha portato alla difficoltà di far decollare, dati i ristrettissimi margini di economicità rimasti, le operazioni individuali di rigenerazione urbana, di riqualificazione edilizia, di efficientamento energetico degli edifici. Operazioni salutari anche per l’economia in generale, data la loro valenza anticiclica.

Il governo sta facendo lo sforzo di introdurre meccanismi di incentivazione: che però presentano il difetto di voler spaccare il capello in quattro nell’ individuare l’interesse degli operatori.

Occorrerebbe viceversa una inversione generale di tendenza,  una liberalizzazione, anche dal carico fiscale, degli investimenti a reddito nell’immobile. Mentre permangono una tassazione punitiva sui redditi immobiliari, una fiscalità sui trasferimenti foriera di sperequazioni, minacce di inasprimenti relativamente alle successioni ed alla revisione catastale. Su tutto aleggia lo spauracchio della ‘patrimoniale’.

Non solo: ma l’errata e distorcente impostazione del favor verso la prima casa ha condotto l’ 80% delle abitazioni ad una situazione di irrilevanza, sul piano non solo fiscale (non producono gettito tributario, né concorrono a pagare i servizi comunali), ma anche economico.

Più di 20 milioni di case – sulle complessive 30 – non fanno ammodernamenti o adeguamenti di impianti e riqualificazioni edilizie, non danno lavoro ad imbianchini, piastrellisti, impiantisti di apparecchi igienico-sanitari, traslocatori, falegnami e mobilieri, operai edili, professionisti, agenti immobiliari e via dicendo.

Come viceversa avverrebbe se ci fosse la mobilità abitativa legata alla locazione! Un istituto economico che va estinguendosi a causa di una miope politica punitiva, legata anche a vecchie e mai superate prevenzioni.

Non dimentichiamo poi di dire che il condominio è un fossile all’interno della vita economica e del dinamismo delle città.

Non c’è infatti soggetto più refrattario del condominio alle esigenze di adeguamento e di rinnovamento edilizio-urbanistico. E l’Italia è il Paese occidentale, nel quale, in termini relativi, c’è il maggior numero di condomini e il più basso tasso di locazioni.

Una situazione imbalsamata, tipica delle società rurali, non certo di quelle industriali e terziarie o quaternarie che dir si vogliano.”

Che ci sia l’esigenza di cambiare passo è stato confermato dal moderatore Guglielmo Pelliccioli, fondatore di Quotidiano Immobiliare, il quale ha utilizzato l’apologo dell”aquila: “Un ‘aquila vive mediamente quarant’anni: ma può arrivare a settanta se riesce a ‘rinnovarsi’ cambiando rostro, piume, artigli. La stessa cosa avviene per un Paese: se non si rinnova, perisce”.

In precedenza il presidente nazionale di Aspesi Federico Filippo Oriana aveva illustrato i motivi del seminario presentando i relatori esponenti di alcune grandi aziende che operano nell’immobiliare: Gewiss, Oikos, Saint-Gobain, Schindler.

Durante i lavori, conclusi da Antonio Anzani presidente di Aspesi Milano, è stato rilevato  come anche gli edifici debbano “innovarsi” così come avviene per l’automobile: chi oggi sarebbe disposto a comprare una vettura dotata delle tecnologie di dieci anni fa? Le persone pretendono, comprensibilmente, un sempre maggiore benessere sia nella propria casa che nei luoghi di lavoro, considerando che la maggior parte vive “al chiuso” il 90% dell’esistenza.

Foto: da sin. Antonio Anzani, Achille Colombo Clerici, Federico Filippo Oriana

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