L’addio a Luigi Caccia Dominioni, grande maestro tra fede e rigore – Assoedilizia Libero Quotidiano dirett. Vittorio Feltri – 16-11-2016 (Luciana Baldrighi)

Libero Quotidiano Direttore Vittorio Feltri

I FUNERALI IN SANT’AMBROGIO
L’addio a Luigi Caccia Dominioni Grande maestro tra fede e rigore
In Sant’Ambrogio i funerali dell’architetto Caccia Dominioni
Addio a un maestro tra rigore e fede

L’amata Morbegno, gli amici e le critiche a Milano. Era un protagonista ma non è mai stato un docente

 di Luciana Baldrighi

La Basilica di Sant’Ambrogio era gremita ieri per l’ultimo saluto a Luigi Caccia Dominioni, uno dei maestri dell’architettura del Novecento che proprio a Milano ha lasciato tracce indelebili. A salutare il feretro in una piazza dove domina angolare il suo palazzo ricostruito in chiave “moderna” dopo i bombardamenti della guerra, non vi erano solo i figli (Lavinia, Daria e Antonio, anch’egli architetto), i numerosi nipoti, gli amici e colleghi che con lui hanno progettato il nostro Paese come gli Albini, i Cini Boeri, Zucca, Gardella, Belgiojoso, Gregotti. C’erano anche Ansbacher, Parodi (Studio Quattroassociati), Brandolisio (ex Studio Rossi), De Lucchi, Bellini, insieme ai più noti nomi della buona borghesia milanese, dai Radice Fossati agli Archinto, dai Melzi D’Eril ai Visconti.

Così, circondato dall’affetto di tanti, se n’è andato uno dei maggiori protagonisti dell’architettura e del design.

Nato nel 1923 a Milano da una famiglia nobile lombarda originaria di Novara, si era laureato nel 1936 con Livio e Pierluigi Castiglioni.
Di carattere ritroso, spesso lo si vedeva, attraverso le vetrate del suo ufficio al piano terreno di piazza San’Ambrogio, chino sulla scrivania. Non è mai stato un docente e mai ha voluto dirigere riviste del settore importanti come Domus, che pure hanno pubblicato sempre i suoi lavori.

Avrebbe compiuto 103 anni il 7 dicembre. La sua Morbegno, in Valtellina, dove il padre, l’avvocato Ambrogio fu anche sindaco, oggi è più che mai in lutto, così come Celerina (S. Moritz) dove Dominioni possedeva una bella casa del 1700. A Celerina si circondava di amici come Marco Albini, Cesare Rimini, Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia.
Che lo ricordava così: “L’armonia era il suo fine. L’ambiente, diceva, è fondamentale perché si tratta di inserirvi senza contrasti il nuovo manufatto, che ha oltretutto l’obiettivo di valorizzare gli edifici circostanti. Tutto l’opposto delle costruzioni figlie di una cultura globalizzata, buone per Porta Garibaldi come per Dubai”.

Lo stesso Gigi Caccia (così era soprannominato) diceva sempre: “Nella mia vita non sono riuscito a fare due edifici uguali perché gli elementi attorno sono sempre diversi: il sole, le vie di accesso, il quartiere, la veduta, gli alberi, il vento… Tra le delusioni c’è quella di una società che assembla pacchianamente valori immortali con le minutaglie del quotidiano”. Lui invece aveva la cultura del rigore. Ne sa qualcosa Francesco Albini: “Era molto amico di mio nonno Franco e di mio padre Marco”, spiega. “Con loro aveva in comune il rigore: sviluppava un progetto partendo dalla pianta e non come avviene oggi che tanti partono dall’apparire di un edificio. Colori, forme, arredi, design partivano per lui da un razionalismo arricchito da curve e da particolari, era un razionalismo organico”.

Gigi Caccia aveva un occhio critico su quanto succedeva nel Paese e a Milano: “La migliore borghesia affermava ha tentato più volte di dare il proprio contributo allo sviluppo collettivo trovando forti ostacoli se non veri e propri tranelli. Ma bisogna vincere le delusioni e riprendere a fare vera politica, senza puntare esclusivamente all’affermazione professionale”.

Tornava sempre alle sue montagne, quelle attorno a Morbegno, e lassù, in quegli antichi luoghi carichi di storia e di leggende tutti lo trovavano mentre contemplava dalla vetrata della sua casa il meraviglioso spettacolo delle montagne che, stagliandosi nel cielo, gli richiamavano il pensiero di Dio. Quel Dio che è stato sempre presente nella sua vita. Amatissime le cene intorno alla “stube” dove per tanto tempo aveva partecipato anche la moglie che lo aveva lasciato da parecchi anni. Jacopo Gardella, figlio di Ignazio, lo ricorda accanto a suo padre a lavorare per Azucena, l’azienda da loro fondata con Corrado Corradi Dell’Acqua, per fare del buon design: “Un uomo spiritoso, un burbero benefico, ma non tutti lo amavano per le sue idee. Il valore artigianale per i dettagli lo portò come Franco Albini ad essere maestro d’ispirazione al servizio del sociale”. Vittorio Gregotti racconta: “Era il più importante architetto della seconda generazione dei razionalisti italiani in grado di studiare il contesto storico dei luoghi, progetti eleganti capaci di confrontarsi con il cuore della città, contro le violenza della attuale modernità come City Life o Garibaldi Isola”.
La Poltrona Toro, la lampada Monachella, la poltrona Catilina, il radioricevitore Phonola, queste solo alcune delle sue creazioni. E che dire poi di alcuni dei suoi palazzi, da quello gigantesco in Piazza Sant’Ambrogio 16 (1947-50), agli edifici con fontana in Piazza San Babila (1996), Piazza Carboni, Piazza Meda fino al palazzo di Corso Monforte 9…. I suoi disegni, considerata la sua giovane età (nel 1947) venivano corretti da artigiani e di questo Caccia ha continuato ad andare fiero.

Foto:
– Luigi Caccia Dominioni con Achille Colombo Clerici
– Luigi Caccia Dominioni con Mario Botta e Colombo Clerici
– Gianni Verga e Franco Albini

Colombo Clerici con Luigi Caccia Dominioni 2

Colombo Clerici con gli Arch. Luigi Caccia Dominioni e Mario Botta

gianni-verga-achille-colombo-clerici-franco-albini

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