Archivio per novembre 2016

Paolo Baffi, servitore dell’interesse pubblico. Lettere 1937-1989 – Libro di Beniamino Andrea Piccone – Presentazione presso la Banca d’Italia Milano

novembre 21, 2016

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Le previsioni sul futuro del Paese nel libro presentato nella sede milanese di Bankitalia
PAOLO BAFFI, SERVITORE DELL’INTERESSE PUBBLICO. LETTERE 1937-1989

Nel corso di una crisi economica peggiore di quella degli anni ’30 giova ripercorrere la lezione – purtroppo inascoltata – di chi oltre cinquant’anni fa seppe prevedere quanto sarebbe accaduto. Sono le lettere di Paolo Baffi, servitore dell’interesse pubblico, ai tempi governatore della Banca d’Italia, scritte ai principali attori della politica e dell’economia italiana, ma anche agli intellettuali ed ai giornalisti più noti, negli anni 1937-1989.

Il libro che le raccoglie, curato da Beniamino Andrea Piccone (Nino Aragno Editore), è stato presentato alla Banca d’Italia di Milano da Donato Masciandaro, presidente del Centro Baffi Carefin e direttore del Dipartimento di Economia dell’Università Bocconi e da Alfredo Gigliobianco, capo della Divisione Storia Economica della Banca d’Italia, moderatore Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede milanese della banca centrale. Parterre selezionato, ovviamente, verrebbe da dire purtroppo perché le vicende e il messaggio di Baffi, soprattutto in questo travagliato periodo, meriterebbero ben maggiore diffusione.

Se vogliamo limitarci a un periodo storico, certo il più rilevante, e senza addentrarci in technicality, va subito ricordato che a metà degli anni ’70 l’Italia e il mondo vivevano un’altra crisi (i meno giovani ricordano le domeniche a piedi a causa del blocco della circolazione automobilistica per risparmiare petrolio e l’inflazione a due cifre) dalla quale ogni Paese uscì a modo suo; in Italia stampando moneta, in America facendo guerre. La moneta veniva utilizzata come una droga per far ripartire l’economia, ma ottenendo anche il risultato di penalizzare il ceto medio (peggio ancora andò al ceto meno abbiente) e, attraverso l’allora osannata deregulation, consentendo alla finanza di operare senza freni, accumulando debiti mostruosi che oggi condizionano pesantemente i governi e il mondo.

Parlare di quanto è successo è anche l’occasione per un rapido anche se impressionante viaggio storico nell’economia dell’Italia: se nel 1861 la crescita aveva l’indice meno 0,91, nel periodo fascista era passata a 1,46, nel periodo del boom del Dopoguerra a 5,51 per scendere a 2,5 nel trentennio 1963-1992 e scendere ancora sottozero, al meno 0,5 dal 2001 al 2012.

Un Paese sempre meno efficiente e sempre più indebitato: nel primo Dopoguerra il debito pubblico era al 160% del Pil, sceso al 40% nel periodo fascista, risalito a 100 dopo la seconda Guerra mondiale fino al record di oggi, oltre il 133%. A causa dell’incapacità della politica di disegnare efficaci regole fiscali che prevedano la loro attuazione nell’arco di decenni invece che di pochi anni, o addirittura mesi, a causa delle scadenze elettorali. E’ arcinoto, ad esempio, che qualunque governo attuasse una seria politica antievasione perderebbe sicuramente le elezioni.

Una bella differenza rispetto alla Germania che nella crisi degli inizi di questo secolo adottò misure impopolari: in quel caso, è vero, i socialdemocratici persero le elezioni, ma gettarono le basi di un forte, duraturo sviluppo.

La presentazione del libro ha messo in luce ovviamente anche la parabola umana e professionale di Paolo Baffi traghettatore di idee di cultura liberale e europeista ( in una lettera degli anni sessanta annotava con ammirazione come in Germania – in pieno regime interno di divisione e di muri – gli economisti tedeschi gli avessero dato l’impressione di star studiando da classe dirigente europea )  sottolineando la coerenza di pensiero e azione di un governatore della Banca d’Italia simbolo di rigore, spirito internazionale e senso delle istituzioni. Si ricorda anche una delle pagine più oscure della storia repubblicana con un attacco politico-giudiziario a lui, a Mario Sarcinelli e alla nostra banca centrale. Quell’attacco costrinse Baffi a dimettersi, nell’ottobre del ’79, dalla guida della Banca d’Italia e si risolse poi ovviamente nel nulla.

Paolo Baffi oltre mezzo secolo dopo. Non un memento, ma un monito.

Foto:
– Giuseppe Sopranzetti con Achille Colombo Clerici pres. di Assoedilizia e di IEA
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– Umberto Ambrosoli con Achille Colombo Clerici
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EMA a Milano – European Medicines Agency-Agenzia Europea del Farmaco a Milano – Convegno dall’Associazione Guido Carli e della Fondazione Carlo Erba alle Stelline – Il sostegno di IEA – Nov. 2016

novembre 21, 2016

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Su iniziativa dell’Associazione “Guido Carli”
TUTTI UNITI E IMPEGNATI PER L’EMA A MILANO

La sfida del post Brexit che si è aperta col voto al referendum inglese è strategica perché impegna l’Italia e il sistema Milano a ricercare livelli di eccellenza sempre più alti. Una forte comunanza di obiettivi e la volontà di avviare un grande gioco di squadra pubblico/privato per orientare la scelta di Milano come sede dell’Agenzia Europea del Farmaco (EMA), così come è avvenuto per Expo, è quanto è emerso dal convegno tenutosi al Palazzo delle Stelline su iniziativa dell’Associazione Culturale Guido Carli, in collaborazione con la Fondazione Carlo Erba, che ha visto la presenza del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, di Regione Lombardia, parlamentari europei, amministratori della città di Milano e con una folta partecipazione del mondo produttivo e professionale – Achille Colombo Clerici rappresentava Assoedilizia e l’Istituto Europa Asia  – dell’industria farmaceutica con il Presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi. Il convegno è stato coordinato da Maurizio Tortorella, Vicedirettore di Panorama, dopo il saluto introduttivo di Federico Carli, Presidente dell’Associazione “Guido Carli”.

Il Ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «Possiamo volare alto perché abbiamo le carte in regola. Abbiamo molte chance per aggiudicarci EMA. Dobbiamo giocarcele bene perché porta un consistente valore economico al nostro sistema. Milano può farcela grazie al capitale umano, alla capacità di trasferimento tecnologico della ricerca in produzione, alla presenza di una competitiva industria in sinergia con fondamentali istituti di ricerca. E’ un territorio che produce conoscenza trasformandola in valore economico e posti di lavoro. La coesione di tutte le istituzioni nazionali, regionali e comunali è fondamentale. Il mio ministero ha già stanziato in bilancio 56 milioni per l’edificio di EMA. La presidenza del Consiglio sta avviando una qualificata task force per la trattativa che sarà comunque delicata e difficile».

Le buone ragioni di questa scelta e della necessaria coesione per sostenerla contro una agguerrita concorrenza europea – le lobby in azione sono numerose e città come Stoccolma, Budapest, Dublino, Vienna, Varsavia, Madrid si sono mosse addirittura mesi prima del referendum sulla Brexit – sono state evidenti. EMA a Milano, anzitutto, entrerebbe in sinergia con Human Technopole, nuova grande struttura di ricerca tra le più avanzate d’Europa e del mondo, facendo diventare la nostra città il punto di riferimento europeo per le biotecnologie e per le scienze della vita. Localizzandosi a Milano, EMA potrebbe usufruire dei ricercatori e delle qualificate risorse umane delle Università e degli Ircss milanesi e lombardi e, in prospettiva, dell’apporto delle intere facoltà scientifiche dell’Università Statale di Milano. Inoltre in Italia, a Parma è già localizzata l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare e la vicinanza con Milano potrebbe facilitare il coordinamento di due settori che, ad esempio negli Stati Uniti, in Cina e in India, sono coperti da un unico ente regolatorio. In Italia potrebbe nascere finalmente una “FDA europea” cioè il polo comunitario dedicato alla tutela della sicurezza alimentare, farmaceutica e delle biotecnologie. Sottolineo, infine, che è la stessa Unione Europea che punta a creare il massimo di sinergia tra le sue agenzie. Una circostanza che dovrebbe diventare l’asso nella manica dell’Italia per vincere questa partita.

Milano, dunque, ha moltissime chance per aggiudicarsi questa scelta. L’hanno motivata Patrizia Toja, Parlamentare Europeo e Vice Presidente Commissione Industria UE; Giulio Gallera, assessore al Welfare di Regione Lombardia; Roberto Tasca, assessore al Bilancio e Demanio Comune di Milano; Sergio Dompè, presidente di Dompè Farmaceutici; Diana Bracco, presidente e amministratore delegato Gruppo Bracco; Stefano Parisi, consigliere comunale di Milano; il Presidente di Farmindustria Massimo Scaccabarozzi; Camillo Greco, Responsabile Pharma & Healthcare per l’Europa di J.P. Morgan; Alberto Spagnolli, Senior Policy Advisor EFSA.

Milano e la Regione Lombardia sono il più qualificato territorio scientifico italiano nel quale ha luogo circa un quarto delle ricerche scientifiche e tecnologiche del Paese. A livello europeo Milano è la seconda più grande città in termini di numero di enti e organizzazioni che promuovono l’innovazione, l’Italia è il secondo paese europeo per capacità di produzione farmaceutica con 30 miliardi di fatturato e 63 mila dipendenti, l’esportazione è cresciuta del 58% negli ultimi cinque anni. La Lombardia è una delle principali aree di concentrazione dei centri di ricerca in Italia del biotech. Inoltre, il sistema sanitario lombardo è un modello di servizi di assistenza e cura per l’Italia e l’Europa. Un’altra carta vincente di Milano è la sua apertura internazionale e la sua capacità di attrarre investitori esteri. Milano annovera una straordinaria ricchezza di attività culturali che ne fanno meta di turismo. Anche sul fronte infrastrutturale e dei trasporti la città è all’avanguardia.

Foto:
– Giulio Gallera, Achille Colombo Clerici
Colombo Clerici con Giulio Gallera

– Sergio Dompè, Achille Colombo Clerici
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– Renato Sala, Maurizio Maffeis, Achille Colombo Clerici
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– Sergio Cazzaniga, Gianni Verga, Achille Colombo Clerici
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– Patrizia Toja, Achille Colombo Clerici
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– Stefano Parisi e Achille Colombo Clerici
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L’addio a Luigi Caccia Dominioni, grande maestro tra fede e rigore – Assoedilizia Libero Quotidiano dirett. Vittorio Feltri – 16-11-2016 (Luciana Baldrighi)

novembre 16, 2016

Libero Quotidiano Direttore Vittorio Feltri

I FUNERALI IN SANT’AMBROGIO
L’addio a Luigi Caccia Dominioni Grande maestro tra fede e rigore
In Sant’Ambrogio i funerali dell’architetto Caccia Dominioni
Addio a un maestro tra rigore e fede

L’amata Morbegno, gli amici e le critiche a Milano. Era un protagonista ma non è mai stato un docente

 di Luciana Baldrighi

La Basilica di Sant’Ambrogio era gremita ieri per l’ultimo saluto a Luigi Caccia Dominioni, uno dei maestri dell’architettura del Novecento che proprio a Milano ha lasciato tracce indelebili. A salutare il feretro in una piazza dove domina angolare il suo palazzo ricostruito in chiave “moderna” dopo i bombardamenti della guerra, non vi erano solo i figli (Lavinia, Daria e Antonio, anch’egli architetto), i numerosi nipoti, gli amici e colleghi che con lui hanno progettato il nostro Paese come gli Albini, i Cini Boeri, Zucca, Gardella, Belgiojoso, Gregotti. C’erano anche Ansbacher, Parodi (Studio Quattroassociati), Brandolisio (ex Studio Rossi), De Lucchi, Bellini, insieme ai più noti nomi della buona borghesia milanese, dai Radice Fossati agli Archinto, dai Melzi D’Eril ai Visconti.

Così, circondato dall’affetto di tanti, se n’è andato uno dei maggiori protagonisti dell’architettura e del design.

Nato nel 1923 a Milano da una famiglia nobile lombarda originaria di Novara, si era laureato nel 1936 con Livio e Pierluigi Castiglioni.
Di carattere ritroso, spesso lo si vedeva, attraverso le vetrate del suo ufficio al piano terreno di piazza San’Ambrogio, chino sulla scrivania. Non è mai stato un docente e mai ha voluto dirigere riviste del settore importanti come Domus, che pure hanno pubblicato sempre i suoi lavori.

Avrebbe compiuto 103 anni il 7 dicembre. La sua Morbegno, in Valtellina, dove il padre, l’avvocato Ambrogio fu anche sindaco, oggi è più che mai in lutto, così come Celerina (S. Moritz) dove Dominioni possedeva una bella casa del 1700. A Celerina si circondava di amici come Marco Albini, Cesare Rimini, Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia.
Che lo ricordava così: “L’armonia era il suo fine. L’ambiente, diceva, è fondamentale perché si tratta di inserirvi senza contrasti il nuovo manufatto, che ha oltretutto l’obiettivo di valorizzare gli edifici circostanti. Tutto l’opposto delle costruzioni figlie di una cultura globalizzata, buone per Porta Garibaldi come per Dubai”.

Lo stesso Gigi Caccia (così era soprannominato) diceva sempre: “Nella mia vita non sono riuscito a fare due edifici uguali perché gli elementi attorno sono sempre diversi: il sole, le vie di accesso, il quartiere, la veduta, gli alberi, il vento… Tra le delusioni c’è quella di una società che assembla pacchianamente valori immortali con le minutaglie del quotidiano”. Lui invece aveva la cultura del rigore. Ne sa qualcosa Francesco Albini: “Era molto amico di mio nonno Franco e di mio padre Marco”, spiega. “Con loro aveva in comune il rigore: sviluppava un progetto partendo dalla pianta e non come avviene oggi che tanti partono dall’apparire di un edificio. Colori, forme, arredi, design partivano per lui da un razionalismo arricchito da curve e da particolari, era un razionalismo organico”.

Gigi Caccia aveva un occhio critico su quanto succedeva nel Paese e a Milano: “La migliore borghesia affermava ha tentato più volte di dare il proprio contributo allo sviluppo collettivo trovando forti ostacoli se non veri e propri tranelli. Ma bisogna vincere le delusioni e riprendere a fare vera politica, senza puntare esclusivamente all’affermazione professionale”.

Tornava sempre alle sue montagne, quelle attorno a Morbegno, e lassù, in quegli antichi luoghi carichi di storia e di leggende tutti lo trovavano mentre contemplava dalla vetrata della sua casa il meraviglioso spettacolo delle montagne che, stagliandosi nel cielo, gli richiamavano il pensiero di Dio. Quel Dio che è stato sempre presente nella sua vita. Amatissime le cene intorno alla “stube” dove per tanto tempo aveva partecipato anche la moglie che lo aveva lasciato da parecchi anni. Jacopo Gardella, figlio di Ignazio, lo ricorda accanto a suo padre a lavorare per Azucena, l’azienda da loro fondata con Corrado Corradi Dell’Acqua, per fare del buon design: “Un uomo spiritoso, un burbero benefico, ma non tutti lo amavano per le sue idee. Il valore artigianale per i dettagli lo portò come Franco Albini ad essere maestro d’ispirazione al servizio del sociale”. Vittorio Gregotti racconta: “Era il più importante architetto della seconda generazione dei razionalisti italiani in grado di studiare il contesto storico dei luoghi, progetti eleganti capaci di confrontarsi con il cuore della città, contro le violenza della attuale modernità come City Life o Garibaldi Isola”.
La Poltrona Toro, la lampada Monachella, la poltrona Catilina, il radioricevitore Phonola, queste solo alcune delle sue creazioni. E che dire poi di alcuni dei suoi palazzi, da quello gigantesco in Piazza Sant’Ambrogio 16 (1947-50), agli edifici con fontana in Piazza San Babila (1996), Piazza Carboni, Piazza Meda fino al palazzo di Corso Monforte 9…. I suoi disegni, considerata la sua giovane età (nel 1947) venivano corretti da artigiani e di questo Caccia ha continuato ad andare fiero.

Foto:
– Luigi Caccia Dominioni con Achille Colombo Clerici
– Luigi Caccia Dominioni con Mario Botta e Colombo Clerici
– Gianni Verga e Franco Albini

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Colombo Clerici con gli Arch. Luigi Caccia Dominioni e Mario Botta

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AlpTransit-Gottardo, Serata Svizzera per festeggiare l’inaugurazione del traffico ferroviario – Società Svizzera – 14 Novembre 2016

novembre 16, 2016

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AlpTransit-Gottardo
Festeggiamenti a Milano per l’inaugurazione del traffico ferroviario
La ciclopica opera festeggiata dalla Società Svizzera di Milano

TRA MENO DI UN MESE TRENI REGOLARI NEL TRAFORO DEL GOTTARDO

L’ 11 dicembre 2016 i primi treni regolari attraverseranno il tunnel ferroviario più lungo del mondo, la galleria di base del Gottardo componente principale del colossale progetto svizzero di traforo delle Alpi denominato AlpTransit – 57 km di lunghezza da Ersfeld a Bodio e oltre 152 km di gallerie accessorie – per facilitare i viaggi nord sud del Pese ma anche e soprattutto, nell’ottica europea, snodo fondamentale del Corridoio dei due mari Rotterdam-Genova. La storica tratta montana del Gottardo resterà in funzione dopo l’apertura della galleria di base a fini turistici.

L’evento è stato ritenuto meritevole di una serata “AlpTransit” dal Comitato manifestazioni della Società Svizzera, dal 1883 un’istituzione a Milano. A dare inizio alla festa alla presenza del console generale a Milano Felix Baumann alle 18.30 il fischietto del capotreno del 1882, quando venne inaugurata la prima galleria ferroviaria del San Gottardo. Immancabili per creare un’atmosfera che più svizzera di così non si può i famosi Alphorn e i canti jodler.

La Svizzera esulta giustamente per il suo AlpTransit, la cui galleria si è ufficialmente inaugurata il 1° giugno 2016, ma in Italia sono in molti a chiedersi quale sarà sulla nostra rete ferroviaria l’impatto della valanga di merci che la attraverseranno e che invece di proseguire il loro viaggio su ferro finiranno per riversarsi su migliaia di Tir, aggravando l’inquinamento delle valli alpine e della Pianura Padana.

Nel 2007 è stata inaugurata la galleria di base del Lötschberg, anch’essa facente parte del progetto AlpTransit, lunga 34 km, che ha portato un maggior transito di passeggeri, lungo la tratta, di circa l’80%, con risvolti positivi non solo sul turismo ma anche facilitando il traffico delle merci attraverso le Alpi.

La serata, affollata di cittadini svizzeri operanti nel capoluogo lombardo, di rappresentanti del mondo imprenditoriale e della società civile milanese – tra questi Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia – è iniziata con il saluto di benvenuto del presidente della Società Svizzera Gian Franco Definti. Il console Baumann: “E’ un diverso modo di promuovere la nostra terra, aspettando di vedere i primi treni passeggeri arrivare fino a qui”.

Sono intervenuti quindi il prof. Benedikt Weibel, già presidente delle FFS-Ferrovie svizzere insieme al prof. Remigio Ratti dell’Università di Friburgo che ha presentato il suo libro “L’asse ferroviario del San Gottardo. Economia e geopolitica dei transiti alpini”. Dalla prefazione di Martin Schuler: “Remigio Ratti è riuscito a scrivere in modo diverso la storia della mitica montagna, come storia di interessi, di negoziazioni, di sconfitte, che appaiono via via come occasioni colte o mancate: un gioco sottile che una regione periferica e di frontiera è condannata ad affrontare, se vuole avere in mano il proprio destino”.

Per l’occasione è stato preparato un panettone composto da materie prime svizzere, come il cioccolato e il burro, impastate da mani esperte italiane: “Vogliamo promuovere la Svizzera in una maniera tutta italiana e il panettone è uno dei simboli della città ambrosiana”, ha detto Armando Troncaca, direttore di Svizzera Turismo.

Achille Colombo Clerici commenta: “La vicenda di AlpTransit e della galleria di base del Gottardo, che vede gli svizzeri e gli italiani coinvolti, da più di vent’anni, in un impegno per il comune progresso, ha rappresentato un grande fattore, non solo di coesione, ma anche di nuova amicizia, tra i due popoli e come tale sarà iscritto nel libro della nostra storia.”

La serata, coordinata da Walter Finkbohner, si è conclusa con notizie e informazioni in merito alle nuove possibilità turistiche e riguardanti i viaggi e l’esibizione dei famosi Alphorn di Hanspeter Danuser, Not Carl e Urs Holdener e della cantante degli Jodler Svizzeri, Karin Niederberger .

Foto:
– Achille Colombo Clerici con Felix Baumann
– Remigio Ratti con Colombo Clerici
– Ulrico Hoepli con Colombo Clerici
– Walter Finkbohner con Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici con Fèlix Baumann

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Ospedale dei Bambini V. Buzzi di Milano – Fondazione Buzzi Onlus – Giornata mondiale del diabete, Cerimonia commemorativa – IEA informa

novembre 15, 2016

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L’Ospedale dei Bambini V. Buzzi di Milano ricorda la Giornata mondiale del diabete
RAGIONATA SPERANZA DI VINCERE A BREVE LA MALATTIA

Si è illuminata di blu, il colore del diabete, la facciata dell’Ospedale dei Bambini V. Buzzi di Milano alla quale si è aggiunta la scritta Università degli Studi di Milano, apporto fondamentale per ricerca e cura: per celebrare la Giornata Mondiale del Diabete e inaugurare nuovi spazi ambulatoriali dedicati all’assistenza dei pazienti pediatrici affetti da diabete e alle problematiche nutrizionali tipiche dell’infanzia.

Semplice cerimonia organizzata dalla Clinica pediatrica dell’Ospedale (Asst-Fbf-Sacco), dall’Associazione per l’aiuto ai giovani diabetici onlus (Aggd Lombardia) e dalla Fondazione Buzzi onlus   che ha visto decine di persone – il vertice della Fondazione con il presidente Stefano Simontacchi,  esponenti del mondo sanitario con il direttore del Dipartimento di pediatria dell’Ospedale dei Bambini-Università degli Studi di Milano prof. Gian Vincenzo Zuccotti, della società milanese con il direttore generale del Banco di Desio e della Brianza, Luciano Camagni, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici –  nella via Castelvetro ad ammirare il gioco di colori sulla facciata dell’edificio storico emblema della solidarietà di Milano nei confronti dei più piccoli, con l’accompagnamento di musiche che alternavano brani classici  e melodie popolari. Ma anche l’occasione per fare il punto su malattia, bambini colpiti, stato della ricerca, risorse a disposizione con il professor Zuccotti, che così riassume.

Il diabete di tipo 1° giovanile, il più grave che costringe il bambino ad assumere insulina per tutta la vita, è in costante aumento, più 3% ogni anno: ma adesso vi si affianca – fenomeno nuovo – anche il diabete di tipo 2 che dipende da una errata alimentazione e da un carente sistema di vita evidenziato dal sempre maggior numero di bambini obesi.  I nuovi spazi ambulatoriali consentiranno di portare da 20 a 40 i posti letto. Ma c’è di più. Il Centro di ricerca pediatrica Romeo ed Enrica Invernizzi, dedicandosi a sviluppare progetti di ricerca di base e traslazionale sul diabete, farà sì che a Milano si raggiungano livelli di eccellenza internazionale.

E proprio da questo Centro, affidato a un geniale ricercatore, Paolo Fiorina già a Boston (Usa) riportato in Italia  – raro caso di rimpatrio di cervelli –  dopo una lunga e proficua attività al San Raffaele di Milano, diventato leader in Europa nel trapianto di isole pancreatiche e del trapianto di pancreas, giungono notizie più che confortanti per i piccoli malati e, in prospettiva breve, anche per gli adulti: dopo la scoperta e l’applicazione di una prima cura che si è dimostrata efficace nel revertire il diabete dei bambini, una nuova sperimentazione in fase avanzata sugli animali porterà, nei prossimi 3/5 anni, ad una cura per tutti.  Se al genio dei ricercatori si affiancheranno risorse adeguate, per le quali la Fondazione Buzzi e Zuccotti si battono senza tregua.
Il colore blu della Giornata del Diabete potrà diventare il colore verde, quello della speranza ragionata.

Foto:
– da sin. Luciano Camagni, Stefano Simontacchi, Achille Colombo Clerici, Gian Vincenzo Zuccotti

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Luigi Caccia Dominioni scomparsa – Cordoglio, Ultimo saluto di “Assoedilizia” – Messaggio di condoglianze per la morte

novembre 14, 2016

A s s o e d i l i z i a

Luigi Caccia Dominioni scomparsa – Cordoglio, Ultimo saluto di “Assoedilizia” – Messaggio di condoglianze per la morte

Cordoglio del Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici e della intera Associazione

SI E’ SPENTO LUIGI CACCIA DOMINIONI PROTAGONISTA DELL’ ARCHITETTURA E DEL DESIGN ITALIANI

Il presidente Achille Colombo Clerici, i vice presidenti, i componenti il Consiglio Direttivo, il Segretario Generale di Assoedilizia-Associazione della Proprietà Edilizia, in rappresentanza dell’intero mondo associativo   partecipano con profondo cordoglio al lutto della famiglia e del mondo della cultura per la scomparsa  di Luigi Caccia Dominioni.

Così lo ricorda l’amico di una vita Achille Colombo Clerici.

Luigi Caccia Dominioni – Gigi per parenti e amici –, protagonista dell’architettura e del design italiani, è stato fino all’ultimo forte nel corpo come nello spirito.

Avrebbe compiuto 103 anni il 7 dicembre prossimo, giorno di Sant’Ambrogio, traguardo invidiabile dovuto, al rigore, all’autocontrollo, al socratico esercizio fisico e mentale.

Come sono invidiabili i tanti successi professionali testimoniati dagli edifici e dagli oggetti realizzati in Milano, la “sua” città; in Valtellina, dove, a Morbegno, era nato il padre; nei Grigioni dove, a Celerina, possedeva una bella dimora secentesca; a Montecarlo e per ogni dove nel mondo.

Era interprete per antonomasia di un’idea di “milanesità” che, lungi dall’essere ristretta nei margini di un folklore locale, sta riscuotendo in questi anni l’interesse di architetti, designers e studiosi di ogni parte del globo. E’ stato presente sulla scena della cultura italiana per più di settant’anni, dalle prime prove negli anni ’40 agli ultimi lavori degli anni 2000.

In una delle rare interviste concesse (correva il 1999) disse a La Proprietà Edilizia: “Ho sempre inteso questa professione come un servizio, non come una palestra per le proprie esibizioni. Quando progetto un edificio, recepisco il desiderio del committente e ne traduco l’aspirazione. E lavorando bene per gli altri, lavoro bene per me stesso”.
Il colloquio avvenne nello studio del palazzo di famiglia di piazza Sant’Ambrogio a Milano, disegnato da lui stesso in sostituzione di quello paterno distrutto dai bombardamenti.

Caccia Dominioni aveva tre figli, Lavinia, Daria e Antonio, anch’egli architetto, tutti collaboratori di tanto padre ed oggi ancora più vicini.

L’ armonia era il suo fine. L’ ambiente, diceva, è fondamentale perché si tratta di inserirvi senza contrasti il nuovo manufatto, che ha oltretutto l’obiettivo di valorizzare gli edifici circostanti. E’ un delicato rapporto tra colori, forme, materie, dimensioni, rientranze e sporgenze.
E’ l’opposto delle costruzioni figlie di una cultura globalizzata, buone per Porta Garibaldi come per Dubai: “Nella mia vita non sono riuscito a fare due edifici uguali proprio perché gli elementi attorno sono sempre diversi: il sole, le vie di accesso, il quartiere, la veduta, gli alberi, il vento …”.

Caccia Dominioni ha contato anche molte delusioni “di una società che assembla pacchianamente valori immortali con le minutaglie del quotidiano”.

Ma permaneva l’attenzione critica a quanto succedeva nel Paese e soprattutto a Milano e nella sua regione: “La migliore borghesia – affermava –  ha tentato più volte di dare il proprio contributo allo sviluppo collettivo trovando forti ostacoli se non veri e propri tranelli. Ma bisogna vincere le delusioni e riprendere a fare vera politica, senza puntare esclusivamente all’affermazione professionale. ”

Tornava sempre alle sue montagne, quelle che salgono da Morbegno  a Celerina, nei Grigioni, e lassù, in quegli antichi luoghi carichi di storia e di leggende, tutti, arrivandovi, potevano esser certi che Gigi era là e, contorniato da figli e nipoti, stava silenziosamente contemplando dalla vetrata della sua casa, con i mille pensieri che gli affollavano la mente, al di là dei prati incontaminati, il meraviglioso spettacolo de “Las tres Suors” che, stagliandosi nel cielo, gli richiamavano costantemente il pensiero di Dio. Quel Dio che è stato sempre presente nella sua vita.

Anche in queste regioni Gigi è stato più volte celebrato con mostre e rassegne che hanno presentato ed approfondito in modo esaustivo la sua opera di ineguagliabile protagonista dell’architettura e del design del Novecento.

Partecipano al lutto:

-Achille Colombo Clerici
-Luigi Arborio Mella
-Alfredo Campanini Bonomi
-Carlangelo Menni di Vignale
-Bernardo Negri da Oleggio
-Alessandro Panza di Biumo
-Edgardo Barbetta
-Giuseppe Barbiano di Belgiojoso
-Eugenio Bergamasco
-Andrea Bologna
-Febo Borromeo d’Adda
-Sergio Brembati
-Giuseppe Cavajoni
-Mario Cicogna Mozzoni
-Michele D’Amico
-Ugo Dozzio Cagnoni
-Paolo Fumagalli
-Paolo Jacini
-Giuseppe Luce
-Camillo Paveri Fontana
-Laura Perego di Cremnago
-Carmelo Puglisi
-Franco Pugassi
-Roberto Rezzani
-Cesare Rosselli
-Donato Sagramoso
-Giancarlo Silva Confalonieri
-Antonio Sormani di Missaglia
-Luca Stendardi
-Bruna Vanoli Gabardi
-Italo Pallaroni
-Achille Frattini
-Gian Massimo Verna
-Maria Grazia Viotti

Colombo Clerici con Luigi Caccia Dominioni

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Termoregolazione e Contabilizzazione calore – Convegno Assoedilizia Nov. 2016

novembre 14, 2016

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Convegno sulle molte questioni poste dalla installazione obbligatoria delle termovalvole nelle case

ASSOEDILIZIA, NUOVO SPORTELLO CONTABILIZZAZIONE E TERMOREGOLAZIONE

L’Unione Europea ha emanato una direttiva sul risparmio energetico in generale e in particolare per quanto riguarda il riscaldamento domestico che si traduce, tra l’altro, anche nell’ obbligo della installazione di termovalvole e contabilizzatori ai caloriferi che permettono di regolare la temperatura in casa anche con gli impianti di riscaldamento centralizzati e di rilevare i consumi di ogni singola unità immobiliare.

Questa “responsabilizzazione” del proprietario o dell’inquilino ha il duplice obiettivo di ovviare alle conseguenze della disparità di temperatura tra i diversi appartamenti dello stesso condominio (abbiamo tutti presente le diatribe in assemblea condominiale tra chi ha l’alloggio troppo caldo – e chiede di abbassare il riscaldamento – e chi ce l’ha troppo freddo, e chiede di aumentarlo); e di commisurare i costi di riscaldamento all’effettivo consumo.
Inducendo nel contempo una sorta di virtuosità obbligata in base alla semplice equazione minor consumo e minor inquinamento uguale maggior risparmio.

I dispositivi di termoregolazione e contabilizzazione, volontariamente applicabili dal 1991, sono diventati obbligatori, dopo diversi rinvii, entro il 31 dicembre di quest’anno. Se non si è in regola – ne fa fede il Catasto energetico – sono pronte sanzioni da 500 a 2500 euro per ogni appartamento “fuorilegge”.
Saggi principi quelli suddetti. Ma che per essere messi in pratica devono superare gli scogli di leggi e normative nazionali, regionali, comunali; evitando casi di iniquità. Un esempio per tutti. Il proprietario di un appartamento all’ultimo piano che ha come tetto una terrazza talvolta non ben coibentata deve pagare, per avere in casa una temperatura accettabile, molto di più di chi abita sotto di lui.
Questo e molti altri casi hanno fatto sì che lo scorso luglio il Governo emettesse un decreto correttivo che modifica l’adempimento. Si stabiliscono nuove modalità di riparto in base ai consumi, ma restano i termini improrogabili di fine anno: alquanto incongrui se si considera, ad esempio, che i termini scadono in inverno quando gli impianti di riscaldamento sono in piena attività e bloccarli per i lavori sarebbe assurdo; inoltre molti fornitori sono rimasti senza termovalvole e contabilizzatori, altri sono impegnati fino a primavera. E ancora: ci sono eccezioni alla regola, ad esempio quando il risparmio energetico non c’è oppure quando i lavori non sono tecnicamente fattibili.

Tutto questo, e molto altro, è stato discusso nel corso del convegno “Contabilizzazione e termoregolazione- Novità del  D. LGS. 141/2016 – Casi di esonero e di deroga – Come procedere”. La tavola rotonda si è proposta di chiarire le ultime novità introdotte dal D. LGS. 141/2016 in vigore dal 26.7.2016 nonché di indicare le modalità operative per la gestione delle nuove installazioni dei contabilizzatori e per la gestione dei prossimi consuntivi e riparti. E’ stato inoltre dato uno sguardo sulle proposte di futura modifica della disciplina.

Nell’occasione è stato presentato il nuovo servizio Assoedilizia “Sportello contabilizzazione e termoregolazione” in considerazione delle difficoltà suscitate dalla normativa, nonché delle numerosissime richieste di consulenza degli associati. Il servizio di consulenza tecnica e legale è specificamente dedicato a queste tematiche (quali, ad esempio: incarico ai tecnici, delibere assembleari, nuove tabelle millesimali, gestione delle richieste dei condomini e dell’eventuale contenzioso).

Al Convegno sono intervenuti:

– Avv. Cesare Rosselli, Coordinatore consulenti Assoedilizia e Responsabile corsi amministratori di Assoedilizia;
–  Avv. Antonella Giraudi, consulente Assoedilizia;
– P.I. Mauro Canesi, consulente Assoedilizia;
– Ing. Luca A. Piterà, Segretario Tecnico AiCARR;
– Avv.  Pier Paolo Bosso, Coordinamento legali Confedilizia.

 

“Nessun mercato senza fiducia” QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 12 novembre 2016 – Achille Colombo Clerici

novembre 14, 2016

Più trimestri consecutivi di aumento a due cifre delle compravendite immobiliari sono certamente un fatto positivo per l’economia italiana; ma se la crescita economica continuerà a ristagnare la tendenza non potrà permanere. Oggi si sta smaltendo molto invenduto a prezzi scontati, e non si può parlare di vera ripresa. Restano e resteranno lontanissimi i record dei valori del 2007 e delle compravendite del 2006 – 845.000 mentre quest’anno si chiuderà a meno di 500.000.

Fa eccezione il mercato dell’immobile di lusso, a conferma della dicotomia crescente tra l’economia basata sull’ immagine, sui beni immateriali e sui mercati esteri e quella materiale e domestica, in grande sofferenza: ma si tratta di un mercato di nicchia, scarsamente influente per la ripresa.

E dunque cosa deve accadere affinché il mercato residenziale possa ripartire trascinando tutta la nostra economia?

E’ necessario riportare la fiducia nelle famiglie italiane perché tornino a spendere ed a investire i propri risparmi nell’economia reale e non in quella finanziaria.  Occorre ripristinare nelle famiglie il senso della tesaurizzazione mediante l’investimento immobiliare rendendolo interessante, a prescindere dalla redditività, ma sulla base di un valore di mercato che si mantenga o si rafforzi nel tempo.

Per ottenere questo risultato, si deve fare un percorso esattamente inverso rispetto a quello compiuto sinora.

Anzitutto va abbassato il carico fiscale sugli immobili a reddito posseduti dalle famiglie, sia personalmente, sia attraverso società di gestione immobiliare; ripristinando la deduzione forfetaria al 15% delle spese manutentive e introducendo la cedolare secca per locazioni commerciali.
Va comunque eliminata l’assurda tassazione in sede Irpef degli immobili commerciali sfitti.

Parallelamente, per le società immobiliari, occorre un meccanismo di alleggerimento dell’onere tributario Ires e Imu.

E vanno dimenticati gli spauracchi fiscali quali riforma catastale, imposta patrimoniale aggiuntiva alla attuale, revisione delle imposte successorie. Se ne parla continuamente con troppa leggerezza generando incertezza e sfiducia.

Poi occorre evitare di tendere a trasformare l’investimento immobiliare economico in investimento a welfare. Bisogna rifuggire dalle politiche dei differenziali fiscali tanto per le imposte dirette, quanto per l’IMU; e costruire le case di edilizia residenziale pubblica che oggi mancano.

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Ignazio Visco all’Università Bocconi – Bocconi nov. 2016 – Associazione Giorgio Ambrosoli – IEA informa

novembre 14, 2016

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Visco alla Giornata della Virtù Civile voluta dall’Associazione Giorgio Ambrosoli

BANCHE, QUALCHE PECORA NERA MA SOSTANZIALMENTE CORRETTE (E VIGILATE)

“In Italia la ripresa economica continua, ma stenta a rafforzarsi dopo una recessione che per durata e intensità è stata più grave di quella verificatasi negli anni trenta.

Contrariamente a quanto accaduto in altri paesi avanzati, tra il 2007 e il 2010 da noi la crisi non ha avuto origine nel sistema bancario. È stata accentuata innanzitutto da debolezze strutturali del sistema produttivo nazionale, in ritardo nell’adeguamento alla globalizzazione, al progresso tecnologico e ai mutamenti demografici, e dall’elevato peso del debito pubblico, che ha limitato i margini di manovra della politica di bilancio.

Dalla seconda metà del 2011, la crisi del debito sovrano ha determinato per le banche italiane un forte ridimensionamento della raccolta di fondi sui mercati internazionali e un corrispondente deterioramento delle condizioni di costo; in una fase di elevata instabilità finanziaria e di consolidamento dei conti pubblici, la contrazione del credito si è anch’essa riflessa sull’attività economica”.

E’ l’inizio della Lezione “Società civile, economia e rischio criminalità” svolta all’Università Bocconi di Milano dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, alla presenza del rettore Gianmario Verona, di Donato Masciandaro (Baffi Carefin) e di Umberto Ambrosoli (Associazione Civile Giorgio Ambrosoli) in occasione dell’edizione 2016 della Giornata della Virtù Civile, voluta a partire dal 2011 dall’Associazione Giorgio Ambrosoli, dedicata quest’anno a Giancarlo Siani, il giovane cronista del Mattino di Napoli ucciso nel 1985 dalla camorra.

Ciò ha contribuito a creare – ha continuato Visco –  una situazione di difficoltà in alcune banche, in un sistema creditizio complessivo comunque solido, che hanno scelto la via di operazioni azzardate che Banca d’Italia ha denunciato, rafforzando l’attività di controllo.

Si tratta, tra l’altro, di erogazioni del credito anomale che hanno determinato l’aumento dei rischi dovuti alla concentrazione delle esposizioni, per singolo cliente o per settore di attività economica, in particolare nel comparto immobiliare, senza  che la concentrazione delle esposizioni fosse adeguatamente bilanciata dai controlli interni che devono normalmente caratterizzare la funzionalità organizzativa delle banche.

Tali casi ed altri di comportamenti irregolari nei confronti della clientela, portati alla luce dall’attività ispettiva della Banca d’Italia e prontamente comunicati, nel doveroso riserbo, all’autorità giudiziaria, hanno evidenziato un circolo vizioso di commistione di interessi tra esponenti bancari e clienti finanziati, spesso celato attraverso il ricorso a società di comodo.

Aggiungendo che al decadimento dei profili tecnici e alla rimozione dei responsabili delle condotte irregolari, determinata dall’intervento della vigilanza, non sempre hanno fatto seguito tempestive iniziative di ristrutturazione.

Negli ultimi quattro anni – ha aggiunto Visco – la Banca d’Italia, nell’ambito della collaborazione con le altre istituzioni, ha inoltrato alle autorità inquirenti oltre 800 segnalazioni, ricordando inoltre che le comunicazioni e le richieste di informazioni ricevute nell’ambito di procedimenti giudiziari sono state quasi 2.000.

Nello stesso periodo le perizie e le consulenze prestate dai dipendenti dell’Istituto alla magistratura nell’ambito di procedimenti in corso sono state 270, a esse vanno aggiunte quelle prestate dai dipendenti addetti in via continuativa ai nuclei creati a Milano e Roma in costante contatto con le rispettive Procure.

Rimane fondamentale la collaborazione della clientela affinché abusi e irregolarità vengano tempestivamente segnalati.

Foto archivio: Umberto Ambrosoli con il pres. IEA Achille Colombo Clerici

Achille Colombo Clerici con Umberto Ambrosoli

IFMA Convegno Facility Management Day Milano – Assoedilizia, Residenza assistita per gli anziani

novembre 11, 2016

A s s o e d i l i z i a
Informa

 

Successo per la 17a edizione del Facility Management Day organizzato da IFMA Italia

ASSOEDILIZIA: E’ VERA RIPRESA IMMOBILIARE?

L’evento milanese ha segnato un momento di svolta per tutto il comparto della gestione dei servizi alle aziende e alle comunità complesse, come mostrano i 700 iscritti, quasi 200 in più rispetto alla scorsa edizione. Segno tangibile del forte interesse che sta suscitando un settore che si prefigura, come sempre, più strategico per l’Italia, e che muove circa 500 miliardi di dollari a livello globale.

A questa importante assise è stata invitata Assoedilizia che ha espresso il proprio parere sulla auspicata ripresa del settore immobiliare, evidenziando, tra l’altro le potenzialità economico-sociali legate ad un comparto di notevole interesse, finora abbastanza negletto: quello dell’edilizia per anziani.

Due o tre trimestri consecutivi di aumento a due cifre del numero delle compravendite immobiliari sono un fatto certamente positivo per l’economia italiana; ma se la crescita economica continuerà a ristagnare il fenomeno non potrà durare.

Oggi si sta smaltendo molto invenduto a prezzi scontati, non si può parlare di vera ripresa. Si tratta di stabilizzazione, non di rilancio, di rimpiazzo delle abitazioni e non di espansione. Restano e resteranno lontanissimi i record delle compravendite del 2006 – 845.000 mentre quest’anno si chiuderà a meno di 500.000 – e dei prezzi del 2007.

Fa eccezione il mercato dell’immobile di lusso, a conferma della dicotomia crescente tra l’economia basata sull’ immagine, sui beni immateriali e sui mercati esteri e quella materiale e domestica, in grande sofferenza: ma si tratta di un mercato di nicchia, scarsamente influente per la ripresa.

Cosa deve accadere affinché il mercato residenziale riparta e con esso, si sa, tutta la nostra economia?

Riportare la fiducia nelle famiglie italiane perché tornino a spendere ed a investire i propri risparmi nell’economia reale e non in quella finanziaria.  Occorre ripristinare nelle famiglie il senso della tesaurizzazione attraverso l’investimenti immobiliare rendendo interessante l’investimento stesso a prescindere dalla redditività, ma sulla base di un valore di mercato che si mantenga o si rafforzi nel tempo.

Per ottenere questo risultato bisogna fare un percorso esattamente inverso rispetto a quello compiuto sinora.

Primo. Abbassare il carico fiscale sugli immobili a reddito posseduti dalle famiglie, sia personalmente sia attraverso società di gestione immobiliare; quindi ripristinare la deduzione forfetaria al 15% delle spese manutentive e introdurre la cedolare secca per locazioni commerciali.

Va eliminata l’assurda tassazione in sede Irpef degli immobili commerciali sfitti.

Parallelamente, per le società immobiliari, occorre un meccanismo di alleggerimento dell’onere tributario Ires e Imu. Eliminare gli spauracchi fiscali quali riforma catastale, imposta patrimoniale aggiuntiva alla attuale revisione delle imposte successorie. Se ne parla continuamente con troppa leggerezza generando insicurezza e quindi sfiducia.

E ancora. Evitare di tendere a trasformare l’investimento immobiliare economico in investimento a welfare. No quindi a politiche dei differenziali fiscali nelle imposte dirette ed in sede IMU.

Infine. Costruire le case di edilizia residenziale pubblica che oggi mancano.

La tavola rotonda Ifma coordinata da Gualtiero Tamburini  – cui hanno partecipato anche Carola Giuseppetti, consigliere e direttore generale Sidief e Camilla Senzani, direttore generale Yougenio – ha consentito di sottolineare un tema che sembra non adeguatamente trattato: la casa e gli anziani. Per meglio dire, la necessità di realizzare e gestire strutture adatte a loro prevalentemente trasformando gli immobili esistenti.

Qualche dato che inquadra la situazione. L’Italia è sempre più ‘vecchia’. Continua infatti a crescere il numero di anziani nel Paese, si stima che entro il 2030 saranno il 26,5% della popolazione. Negli ultimi 20 anni il tasso di over 80 è aumentato del 150%.

E’ la conseguenza della drammatica diminuzione delle nascite, ma anche del fatto di essere uno dei Paesi con più alto tasso di longevità in Europa (ma anche nel mondo) dove si colloca al terzo posto dopo Francia e Spagna non contando il minuscolo Lussemburgo. Da noi gli ultra 65enni sono 13.370.000, nel 2002 erano quasi 3 milioni di meno, 10.650.000; in Lombardia sono 2.193.000, nel 2002 erano 1.645.000. Quasi 10 milioni, in Italia, sono proprietari di casa.

La situazione dell’anziano in rapporto alla casa è drammaticamente “italiana”: nel senso che, pur essendo da tempo prevedibile lo sviluppo numerico della “terza e quarta età”, ben poco è stato fatto – sia dal pubblico che dal privato – per rispondere alle nuove esigenze.

Un contributo alla soluzione del problema economico e sociale insieme viene da:

–       adeguamento delle abitazioni alle esigenze dell’anziano;

–       realizzazione di piccole unità autonome che potremmo definire “case amichevoli”. Palazzine di pochi alloggi nei quali ospitare singoli o coppie che possono arredare i loro appartamentini con mobili propri. I pasti possono essere preparati nei minialloggi o forniti dalla “casa amichevole”, dotata di luoghi collettivi di riunione, e gestita/assistita da persona/e in grado di soddisfare le diverse esigenze.
Servizi generali collettivi, quali pulizia, portierato, biancheria e lavanderia, prima assistenza medica, organizzazione di servizi di informazione.

A differenza di quanto avviene usualmente, la collocazione di queste strutture è preferibilmente immaginabile nel centro della città: trattandosi di ristrutturazione di edifici già esistenti, quindi immersi nella la vita sociale di ogni giorno.

Naturalmente i due tipi di intervento proposti abbisognano dell’apporto pubblico al quale verrebbe in cambio l’enorme vantaggio di ridurre le spese sostenute per i ricoveri nelle Rsa che, ovviamente, non potranno essere in toto sostituite. Agli operatori privati si offre l’opportunità di entrare nel mercato degli anziani rispondendo ad una domanda in aumento esponenziale.

Alla conferenza era presente il presidente di Ifma Tony Keane, per la prima volta alla manifestazione organizzata annualmente dal capitolo italiano, il cui presidente Alfredo Romeo ha sottolineato come la figura del Facility Manager stia assumendo un ruolo centrale in tutte le organizzazioni, siano esse aziende private, pubbliche amministrazioni o, in generale, comunità complesse. Senza il Facility Manager, ha notato Romeo, non esiste una reale efficienza, crescita, valore in nessuna di queste realtà ed è quindi sensato che tale ruolo divenga centrale per lo sviluppo dell’intero sistema Paese. Un segnale colto anche dalle amministrazioni cittadine, presenti in maniera significativa al FM Day grazie alla partecipazione dei direttori generali di diversi Comuni italiani.

Foto: Achille Colombo Clerici – Parigi nov. 2016

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