QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 17 dicembre 2016 “L’Italia su salva senza standard” Achille Colombo Clerici

Ricordo che ai tempi della costituzione dell’ Europa, girava tra i fautori del progetto la battuta: “ha da’ veni’ l’ Europa” che evocava l’invocazione al “Baffone”, alias Stalin, ripetuta in Italia nel Dopoguerra.

Insomma il nostro Paese, riluttante alle istanze di cambiamento, tutto innervato di ideologie e di localismi, e per ciò stesso paralizzato dagli individualismi, con l’avvento dell’Unione, sarebbe stato costretto a compiere quelle trasformazioni che da solo era incapace di affrontare.

Ci si immaginava l’Europa come un disinteressato Pigmalione che ci avrebbe aiutato a superare gli ostacoli enormi prodotti dalla nostra allegra politica, Ricordiamo, per citare, l’inflazione a due cifre che divorava i redditi dei meno abbienti e il raddoppio in 10 anni – 1982-1992 – del debito pubblico che ancora oggi pesa come un macigno sulla nostra stentata ripresa ?

Nessuno dei sostenitori si poneva la domanda: “sì, ma a che prezzo?”

Qualche giorno addietro, discutendone con un diplomatico tedesco, mi sentivo prontamente rispondere:  “poco male… c’è un’idea di restituzione alla base e poi l’Italia non è che  il terzo contribuente netto dell’Europa, dopo la Germania e la Francia.”

Ebbene, non è questo il costo cui alludo. Voglio dire: considerato che l’Italia resta ancora una delle civiltà e delle economie fondamentali del Continente, quando il prezzo della competitività europea è rappresentato dalla omologazione, non solo dei prodotti, ma in fin dei conti  delle culture, dei valori, delle tradizioni, chi ha da perdere dal livellamento è chi sta in alto, non chi sta in basso.

Insomma, la portata di una via è data dal punto nel quale essa è più stretta, la velocità di un team atletico di inseguimento è condizionata dal più lento, non dal più veloce. Se è giusto aiutare i Paesi meno avanzati, non è altrettanto giusto essere costretti a rinunciare alle nostre potenzialità per omologarci ad essi.  La civiltà della nostra Nazione si è sempre basata sulla diversità che ha creato le eccellenze, tanto nelle arti, quanto nelle intraprese imprenditoriali e nelle tradizionali attività artigianali. Diversità sirena del mondo –diceva il Vate.

Livellare al basso, standardizzando prodotti e culture,  per noi significa buttare alle ortiche un patrimonio – del quale  le eccellenze  artigianali rappresentano l’emblema – costituito nel corso dei secoli.

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