Case, bene da rivalutare QN Il Giorno dell’11 febbraio 2017 – Achille Colombo Clerici

La mina della crisi del mercato immobiliare, generata dalla politica fiscale praticata dalla fine del 2011, nel suo vagare, non ha ancora cessato di produrre danni alla nostra economia.

Prima ha generato il calo dei consumi, delle spese e degli investimenti, ponendo un serio ostacolo alla crescita economica del Paese.

Poi è finita nei bilanci delle banche producendo il calo del rating dei crediti ipotecari (che assommano complessivamente a oltre 360 miliardi) e quindi lo squilibrio dei bilanci bancari stessi e l’esplosione della questione dei npl.
Bad bank sì, bad bank no; fondi esteri in lizza per rilevare vantaggiosamente i npl a danno delle nostre banche; bail in, vicende fallimentari e cose di questo genere.

Di seguito, ha causato lo scasso dei fondi immobiliari nostrani in ordine alle cessioni che periodicamente gli stessi sono tenuti a compiere. Come dimostra il caso Poste italiane.

Adesso in via di riflusso invade il mercato di immobili venduti all’asta, generando crisi su crisi.

Dati i tempi di esaurimento delle pratiche, arrivano ora all’esito le procedure esecutive iniziate anni fa.

La durata delle procedure, dal pignoramento alla vendita all’asta, può variare da un minimo di 18-24 mesi ad un massimo di 15 anni ed oltre, con una media di 5-6 anni che costituisce la maggioranza dei casi.

Secondo i dati circolati a metà dello scorso mese, dunque, gli immobili in vendita all’asta in Italia hanno fatto registrare un aumento del 10% nel settore residenziale e del 21% nel settore turistico-ricettivo. Per le case le procedure in corso sono infatti 33.304 a fronte delle 30.215 rilevate a luglio 2016.

Il dato più severo emerge nel Mezzogiorno, ma poco meno della metà degli immobili residenziali in vendita si concentra al Nord,  mentre l’unica area in controtendenza è quella del Centro, meno 18%.

Dato comune ad alloggi e imprese, i beni pignorati riguardano proprietà economicamente minori: l’89% delle case all’asta, a livello nazionale, ha un prezzo inferiore ai 200mila euro, le strutture turistiche un prezzo inferiore al milione.

Il mercato d’altro canto continua a mostrare anomalie: aumenta il numero delle compravendite, ma i prezzi restano bassi, se non addirittura lievemente in reclino.

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