QN Il Giorno, Il Resto del Carlino, La Nazione del 25 febbraio 2017 – Ripartire dalla legalità – A. Colombo Clerici

La corruzione pubblica e privata – che vede l’Italia sul triste podio dei Paesi europei più scorretti preceduta soltanto da Bulgaria e Grecia secondo i dati del CPI “corruption perception index”, diffusi da Transparency International – non soltanto incide nella vita di ogni cittadino e nella microeconomia delle imprese, ma anche sulla macroeconomia, essendo una causa della bassa crescita e della disoccupazione. L’illegalità nelle sue diverse forme, dalla corruzione nell’esercizio di pubblici servizi alle violenze della criminalità organizzata, all’evasione fiscale, inoltre, impedisce la corretta allocazione dei fondi pubblici destinati allo sviluppo; così come la piaga del riciclaggio mina il corretto funzionamento dei mercati, costituendo il canale di trasmissione tra criminalità ed economia legale.

Non solo.

Mina la coesione sociale – che è la base del vivere civile – alimenta la sfiducia nelle istituzioni, falsa la libera concorrenza tra le imprese, incide sulle scelte economiche, in particolare su quelle degli investitori esteri, porta alla convinzione che sia normale vivere in un Paese corrotto.

Parla sempre forte e chiaro il Governatore Ignazio Visco intervenuto ad un dibattito svoltosi, nella sede della Banca d’Italia di Milano, sul progetto “Gli ambasciatori della cultura della legalità” della Fondazione CIRGIS, trattando il tema ” i costi della corruzione”

A 25 anni da Tangentopoli la corruzione, sinonimo di putrefazione, si è affinata. A favorirla è anche la bulimia normativa, l’eccesso di burocrazia che induce ad elargire mazzette per aggirare gli ostacoli. Ma è anche questione di cultura. Se al Nord dell’Italia il dato di Transparency attribuisce un valore attorno al 40%, nel Sud e nelle Isole tocca il 55%. E non è un caso se l’Italia custodisce in carcere un numero di colletti bianchi pari a un decimo di quelli tedeschi.

Le ricette. Occorrono investimenti nel capitale umano, nel capitale della conoscenza, nel capitale sociale al fine di ricreare quel clima di generale reciproca fiducia, solo generatore di coesione.

Occorre educare fin dall’età scolare; sfoltire leggi e normative in eccesso che costringono a ripetuti controlli e che permettono di nascondere più facilmente le corruttele; istituire il conflitto di interessi tra corrotto e corruttore i quali oggi vengono perseguiti nella stessa maniera.

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