Archivio per febbraio 2017

Sole 24 Ore Rubrica Leggi & Sentenze a cura di Assoedilizia – Ediz. del 21.2.2017

febbraio 21, 2017

Il Sole 24 Ore del 21 febbraio 2017

RUBRICA LEGGI & SENTENZE A CURA DI ASSOEDILIZIA

Decoro architettonico, la Soprintendenza non è vincolante
di Marco Marchiani

Capita spesso che i condòmini abbiano interesse a intervenire sulle parti comuni con modificazioni finalizzate ad un miglior godimento delle proprie unità immobiliari.

Come aprire o allargare porte, realizzare nuove finestre, recuperare sottotetti o realizzare abbaini.

Il problema che si pone è come e se lo possano fare e se occorra una preventiva autorizzazione da parte dell’assemblea del condominio.

È necessario innanzitutto verificare che il regolamento non ponga limitazioni o divieti.

Poi si passa al Codice civile: l’articolo 1102 prevede che il comproprietario, e quindi ogni condòmino, possa intervenire sulle parti comuni a proprio vantaggio, senza alcuna autorizzazione assembleare, per ottenere un più proficuo utilizzo delle parti comuni, purché non alteri la destinazione del bene, non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto, e non crei particolari pregiudizi e (qui entra inscena l’articolo 1120) non si tratti di innovazioni che possano recare pregiudizio alla stabilità o alla sicurezza del fabbricato alterino il decoro architettonico o rendano talune parti comuni dell’edificio inservibili all’uso od al godimento anche di un solo condòmino.

Sulla congiunta applicazione dei limiti degli articoli 1102 e 1120 è stato estremamente chiaro il Tribunale di Milano con la sentenza 13226/2016 del 30 novembre 2016, che, richiamandosi ai principi già espressi dalla Corte di Cassazione con la sentenza 2406/2004, ha chiarito quali appunto siano i limiti all’intervento dei singoli condomini.

Per quanto riguarda la tutela della stabilità e della sicurezza del fabbricato non si pongono particolari questioni interpretative.

Per quanto riguarda la tutela del decoro architettonico, posto che si tende a mantenere inalterate le linee generali del fabbricato e le sue specifiche caratteristiche architettoniche in modo da non recarne una alterazione sensibile (Cassazione, sentenze 7398/2001 e 16098/2003), la sentenza milanese ha inoltre chiarito che, in caso di immobili vincolati, l’eventuale autorizzazione della Soprintendenza non è vincolante per il giudizio estetico ma il giudice può liberamente valutarla al pari delle altre prove.
L’articolo 1122 del Codice civile ha poi posto una limitazione al libero intervento da parte del singolo condòmino, stabilendo che non può eseguire opere che rechino danno alle parti comuni ovvero determinino pregiudizio alla stabilità, alla sicurezza od al decoro architettonico dell’edificio; e che debba in ogni caso darne preventiva notizia all’amministratore che ne riferisce all’assemblea.
La novità è che, mentre sulla base del solo articolo 1102 del Codice civile il singolo poteva agire senza alcuna informativa o comunicazione preventiva, ora, prima di eseguire le opere dovrà informare compiutamente l’amministratore degli interventi che intende realizzare e questi dovrà riferirne all’assemblea.

L’assemblea a sua volta, qualora ravvisi la sussistenza di un pregiudizio, potrà intervenire deliberando un divieto o agendo direttamente nei confronti del condòmino per il blocco o la sospensione delle opere.

Foto: Il presidente Achille Colombo Clerici intervistato da Il Sole 24 Ore

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Carlo Maria Martini, Cardinale, nel ricordo di Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia – Il Consiglio Pastorale Diocesano e Tangentopoli, Mani Pulite – IEA informa

febbraio 20, 2017

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Rispondendo all’appello per offrire contributi informativi alla realizzazione dell’Archivio del Cardinale Carlo Maria Martini

ACHILLE COLOMBO CLERICI, LA MIA TESTIMONIANZA

Rispondendo all’appello della Fondazione Carlo Maria Martini per la realizzazione dell’Archivio Martini, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici porta la sua testimonianza.

Ho avuto modo di incontrare il cardinal Carlo Maria Martini in molte occasioni, durante i 23 anni del suo ministero pastorale alla guida della Arcidiocesi di Milano e di frequentarlo assiduamente per lunghi periodi.

Era a Milano da quattro anni, quando mi aveva chiamato fra i componenti del Terzo Consiglio Pastorale Diocesano, i cui lavori si svolsero nell’arco di un quinquennio, dal 1984 al 1989.
155 membri complessivamente, dei quali 40 di nomina arcivescovile; sessioni plenarie, commissioni di indagine e di studio, assemblee, incontri “dopo-cena”. Segretario generale Marco Vergottini e delegato monsignor Giovanni Saldarini, che poi sarebbe divenuto Arcivescovo di Torino.

Martini annetteva molta importanza al ruolo ed alla funzione di questo organismo di partecipazione alla vita della Chiesa, che peraltro era di recente istituzione.

E lo considerava importante anche ai fini della conservazione di una memoria storica “per la comprensione che i posteri avranno della nostra vicenda attuale”.

Le sessioni si tenevano in varie sedi; quelle plenarie, in particolare, presso il Seminario di corso Venezia a Milano, nella Villa Cagnola di Gazzada e nella Villa S. Cuore di Triuggio.

Qui il sabato e la domenica ci si incontrava, alla sua presenza, per discutere tutti i temi di interesse della Chiesa locale e della fede, in generale.

Non ricordo che il Cardinale sia mai mancato in una qualche occasione, né gli ricordo un minimo raffreddore, un periodo di malessere, di stanchezza.

Sempre eguale, sempre sereno, assorto nei suoi pensieri, non particolarmente espansivo. Non ho mai capito se si trattasse di timidezza o di un’intima esigenza di essenzialità: se debbo dire, propenderei per quest’ultima.

In occasione della mia nomina monsignor Enrico Mariani, a capo dell’ufficio amministrativo della Curia, mi raccomandò di esser sobrio nella risposta di accettazione: “…il Cardinale non ama le lettere cerimoniose…”

Tutto ciò nulla toglieva al senso di paternità che sapeva comunicare.

“Gli incontri periodici con i membri di questo Consiglio – ebbe a dire nel 1990 – avvenuti per lo più in sessioni residenziali, che permettevano di meglio conoscerci e parlarci, sono per me tra i ricordi più belli di questi anni.”

Nel Consiglio pastorale ascoltava, ascoltava i discorsi di ognuno di noi senza interloquire.

Ed interveniva, in conclusione, pacatamente, secondo un percorso logico sempre identico.

Il suo discorso, seguiva uno schema che prendeva le mosse dal testo sacro, da un termine che diventava concetto, per approdare ad una proposizione contestualizzata. Qualcuno poteva scambiare questo approccio per una deformazione professionale, essendo Martini uno studioso biblista.

Ma il modus procedendi attestava viceversa la sua profonda aderenza al senso della missione della Chiesa: diffondere la parola di Cristo. Et verbum caro factum est.
Prima la Parola del Figlio dell’Uomo (da cui discendono la solidarietà, la fraternità, la carità, la missionarietà), poi tutte le finalità umanitarie della Chiesa.

Il 15 novembre 1986 Martini apriva in Duomo il Convegno ” Farsi Prossimo” che portava ad esito il grande lavoro compiuto in più di tre anni dal Consiglio. Ma in quell’occasione mancavano due voci autorevoli, fra i suoi componenti: Giuseppe Lazzati e don Luigi Serenthà, scomparsi qualche mese prima.

Nella sessione consiliare  plenaria del 10 ottobre di quell’anno, tenutasi alla Gazzada, il Cardinale, che aveva raccolto l’ultimo respiro dell’amico don Luigi, nel  commemorare gli scomparsi aveva richiamato il concetto secondo cui “la pastorale non è l’atto del fare, ma l’atto del farsi della comunità cristiana, la quale sorge dal mistero pasquale di Cristo e vi si richiama per la forza della Parola che lo proclama, dell’Eucaristia che lo incarna e dei doni dello Spirito – fra cui eccelle il ministero dei successori degli Apostoli – che lo attualizzano.”

Qualche anno dopo, il 16 giugno 1990, aveva luogo il primo dei 17, ad oggi, annuali “Incontri di Caidate” (dal nome della località del Varesotto dove sorge il castello Confalonieri-Belgiojoso che li ha ospitati).

Si trattava della realizzazione di un’idea maturata da Giuseppe Barbiano di Belgiojoso nelle lunghe conversazioni con  Adolfo Beria di Argentine.

Riunire periodicamente uomini di cultura, imprenditori, esponenti della società civile e delle istituzioni, politici, per dibattere, attorno a relazioni tenute da personalità di alto profilo, i temi di maggior attualità.

Giuseppe Belgiojoso e Adolfo Beria diedero vita a quello che sarebbe diventato il “salotto” per eccellenza della borghesia milanese, discreta e concreta.

Adolfo Beria di Argentine – magistrato, giornalista, giurista – Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Milano, uno dei più insigni uomini di giustizia che l’Italia abbia avuto, ebbe il merito di avere “umanizzato” la magistratura – fino ad allora spesso avvertita quale istituzione rigida, esclusiva, occhiuta – calandola nel corpo vivo della società italiana in tumultuoso cambiamento, pur mantenendone inalterati e anzi rafforzandone i principi sui quali si fonda.

Sul suo tavolo allora giacevano già alcuni dossier riguardanti le scottanti vicende di tangentopoli.
La questione morale appariva la questione cardine nella vita del Paese.

E, mentre In Italia aleggiava l’aria immota che si respira prima della tempesta, a Caidate venivano affrontati, in una sequenza logica che faceva intravvedere un chiaro pensiero sotteso, nell’ordine il tema “Milano fra cultura dell’eccellenza ed etica della solidarietà” e l’anno dopo, il 14 giugno del 1991, la tematica “Dall’etica della responsabilità alla cultura della legalità”.

Il cardinale Carlo Maria Martini non si sottrasse al dialogo su questi temi e fu relatore in entrambe le sessioni, prima con Giuseppe De Rita e poi con Vincenzo Scotti, allora Ministro dell’Interno.

Il messaggio di quelle riflessioni era l’esigenza di ripristino del senso di illiceità di certi comportamenti in una coscienza collettiva che sembrava affievolita.

Otto mesi dopo, con l’arresto di Mario Chiesa, il 17 febbraio del 1992, si apriva il capitolo di “Mani Pulite” che avrebbe fatto crollare un mondo di corruzione aprendo alla speranza di un Paese “normale” che purtroppo, e le vicende odierne, 25 anni dopo, lo dimostrano, avrebbe invece presto ripreso il noto ben triste malcostume. I temi evidentemente non erano stati scelti a caso dalle due personalità, Martini e Beria di Argentine, in un percorso che poneva al centro la persona umana, la città e la legalità. Quasi un estremo, inascoltato appello.

Colombo Clerici con Cardinale Martini

Cardinale Carlo Maria Martini, Fondazione – Celebrazione dell’anniversario della nascita, 90° genetliaco – “Io ci sono” al Centro San Fedele

febbraio 20, 2017

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Cardinale Carlo Maria Martini, Fondazione – Celebrazione dell’anniversario della nascita, 90° genetliaco – “Io ci sono” al Centro San Fedele

Il cardinale Angelo Scola ha aperto la “due giorni” dedicata al cardinale Carlo Maria Martini

IO CI SONO, IMPEGNO PER GLI UOMINI DI BUONA VOLONTA’

“Quello del cardinale Carlo Maria Martini è stato uno stile fortemente ambrosiano nella forma dell’azione pastorale e anche civile che fu già di Ambrogio”. Con queste parole il cardinale Angelo Scola ha aperto presso la Fondazione San Fedele di Milano la “due giorni” dal titolo “Io ci sono” dedicata, in occasione del novantesimo della nascita all’indimenticabile presule, faro di riferimento di Milano in anni di grande travaglio sociale e morale.

La serie di eventi, – che ha avuto un prologo mercoledì 15 con l’intitolazione del Museo diocesano a Martini, che lo inaugurò con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 5 novembre 2001 e con una cerimonia  alla Casa della Carità da lui voluta nel 2002 prima di lasciare l’Arcidiocesi, donando agli “sprovveduti” l’eredità dell’imprenditore Angelo Abriani – è stata organizzata dalla Fondazione Carlo Maria Martini in collaborazione con l’Arcidiocesi, il Comune di Milano ed altri enti e associazioni. Il presidente, padre gesuita Carlo Casalone, ha detto: “Abbiamo voluto come baricentro di questa proposta, la città: non solo Milano, ma tutte le città, perché sarà sempre più importante per l’aggregarsi abitativo che sta crescendo nelle grandi metropoli”, annunciando la presenza nel capoluogo lombardo, il prossimo 10 maggio, del Generale della Compagnia, padre Arturo Sosa, venezuelano.

“La memoria di Martini – ha proseguito Scola – chiede di essere partecipata da ciascuno come singolo, comunità cristiana e civile.
‘Io ci sono’ può indicare, sia la presenza del cardinale Martini, sia il coinvolgimento di ciascuno di noi”.

Riferendosi al discorso di Sant’Ambrogio pronunciato da Martini nel 1993 riportato nel terzo volume dell’Opera Omnia: “Giustizia, etica e politica nella città”, Bompiani editore, nel quale parlava di “gravi responsabilità pubbliche e civili” connesse al suo ministero ma evidentemente estensibili a chiunque abbia la guida della città, Scola ha aggiunto: “Non so se, nella società plurale di oggi, è ancora così chiara questa responsabilità”. Il momento che Milano metropoli sta attraversando rimane delicato – anche se i conflitti non hanno aspetti tragici come quando si usciva dalla sfida terribile del terrorismo e della corruzione – mantenendo elementi di esclusione molto forti con la tendenza a una estraneità reciproca tra i diversi soggetti che abitano la città.
Ma ci sono segnali di pace e di unità che fanno ben sperare, come dimostra l’attività della Fondazione stessa, scrigno della testimonianza e del magistero di Martini che continuerà a diffondere, e dalla risposta alle visite pastorali effettuate in 69 decanati che hanno visto la presenza di folle attente e partecipi.

La figura di Martini è stata riproposta attraverso un articolato reading, che si apre con le immagini dell’ingresso a Milano il 10 febbraio 1980 e si chiude con un viaggio a Gerusalemme. Oltre 30 videointerviste a personalità cittadine (tra gli altri Enzo Bianchi, Franco Giulio Brambilla, Massimo Cacciari, Renato Corti, Umberto Eco, Silvano Fausti, Silvia Giacomoni, Maris Martini, Gustavo Zagrebelsky protagonista con Martini dell’ultima Cattedra dei non Credenti dedicata alla Giustizia, nel 2002) realizzate nell’ambito del Progetto Archivio, che tutti i milanesi sono chiamati ad arricchire con documentazioni personali (www.carlomariamartini.it).

Poi sul palco le testimonianze dal vivo condotte dal gesuita padre Giacomo Costa. Tra queste quelle di Guido Formigoni, storico; Silvia Landra, presidente di Azione Cattolica Ambrosiana; Francesco Maisto, allora magistrato del Tribunale di Sorveglianza; Luigi Franco Pizzolato, storico; don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della Carità; padre Guido Bertagna, superiore della Comunità dei Gesuiti  di Padova. Tutte testimonianze di chi ha fatto dell’ascolto, dell’intercessione (stare dentro, essere in mezzo) un modello per tutti gli uomini di buona volontà.

Foto: Carlo Maria Martini con il pres. IEA Achille Colombo Clerici. Nello sfondo il vicesindaco di Milano Giorgio Malagoli

presidente con Cardinale Martini

 

QN, Quotidiano Nazionale, Il Giorno ed. del 18.02.2017 “Il rischio di essere un Paese analfabeta” di Achille Colombo Clerici

febbraio 20, 2017

Secondo il noto linguista italiano Tullio De Mauro, recentemente scomparso, oltre la metà degli italiani (secondo altre stime addirittura il 70/80%) comprende in maniera basilare solo le nozioni che loro giungono dai mezzi di informazione, tra questi quasi esclusivamente dalla televisione.

Sono i cosiddetti “analfabeti funzionali” perché hanno perduto la funzione del comprendere e spesso non se ne rendono conto.  Lavorano, votano, comprano, vivono percependo solo sprazzi, avulsi dal contesto, di quanto udito o letto; incapaci di valutare testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità.

Gli analfabeti funzionali possono essere soggetti a intimidazione sociale, a rischi per la salute, a varie forme di stress, a bassi guadagni ed altre insidie associate alla loro inabilità. La correlazione tra crimine ed analfabetismo funzionale è ben nota.

Perché il fenomeno che ci pone, assieme alla Spagna, in vetta alla poco lusinghiera classifica mondiale dei Paesi “analfabeti”?

Certo, la percentuale dei laureati in Italia è poco più della metà di quella dei paesi più sviluppati; certo l’abuso del tweet che abitua ad utilizzare poche centinaia di parole non aiuta a sviluppare concetti appena complessi; certo la scuola non appare in grado di arginare il decadimento della nostra lingua (è di pochi giorni fa l’accorato allarme in tal senso di seicento docenti al governo). Si aggiungono l’esasperato provincialismo italiano di scimmiottare gli americani – portatori di una “cultura giovane” – adottandone parole e gergo; e l’abitudine dei politici a parlare alla pancia e non alla testa degli elettori.

Ma è anche vero che è sempre più difficile capire.

Data la crescente tecnicalità delle questioni manca sempre qualche tassello cognitivo ai fini della piena comprensione dei fenomeni.

La maggior parte non fa nemmeno lo sforzo di approfondire per avere l’esatta cognizione di ciò che legge. Ma anche chi volesse approfondire non riesce nemmeno a farlo perché gli manca sempre qualche aspetto tecnico.

C’è anche un difetto di informazione, perché molto spesso chi riferisce dà per scontata una conoscenza di informazioni-quadro che viceversa non sussiste.

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Carlo Maria Martini 90° anniversario compleanno – celebrazioni per il genetliaco – Casa della Carità: il ricordo

febbraio 16, 2017

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Da oggi Milano ricorda degnamente il suo padre spirituale

TRE GIORNI DI OMAGGIO A CARLO MARIA MARTINI

Il 15 febbraio del 1927 nasceva a Torino Carlo Maria Martini, gesuita, biblista, arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002, gli anni del crollo morale della città e del suo riscatto. Si celebra degnamente il 90° genetliaco: sabato e domenica una serie di iniziative dal titolo “Io ci sono” promosse dalla Fondazione che da lui prende il nome: incontro pubblico con Scola, terzo volume dell’Opera Omnia, lancio dell’Archivio digitale e dell’operazione “Call for documents”, una mostra, un concerto e una Messa.

“Il Cardinale Carlo Maria Martini – ricorda il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici –  è nella storia di Milano e la sua figura richiama quella di altri illustri predecessori, da Sant’Ambrogio a San Carlo Borromeo. In ventitrè anni di guida morale e spirituale, e non solo, della più grande diocesi del mondo si è conquistati la stima profonda, la sincera ammirazione e il grande affetto di credenti e non credenti. Nel corso degli anni, ho avuto il privilegio di poterlo incontrare in parecchie occasioni e di conoscerlo, credo in modo più autentico, al di là di una conoscenza superficiale e casuale. Conservo di lui un ricco epistolario. Mi ha nominato, nei primi anni ottanta, componente il Consiglio Pastorale della Diocesi di Milano”.

Ma sin dal 15, giorno della nascita, si è tenuta l’intitolazione del Museo diocesano a Martini, che fortemente lo volle e lo inaugurò con il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il 5 novembre 2001 , alla presenza del cardinale Angelo Scola. Pure il 15 è stato ricordato alla Casa della Carità da lui voluta nel 2002 prima di lasciare l’Arcidiocesi  (Martini, che decise di donare agli “sprovveduti” l’eredità dell’imprenditore Angelo Abriani) con un video di archivio che contiene le affettuose parole pronunciate per l’inaugurazione della sede nel 2004.

“La Casa della carità – ha detto il presidente don Virginio Colmegna – deve tutto a Carlo Maria Martini. Per questo ogni giorno cerchiamo di far rivivere il suo messaggio nel lavoro e nel modo di essere della Fondazione: luogo di ospitalità, di gratuità, di sapienza e, come amava dire lui stesso, di eccedenza della carità”.

Presentati presso la sede della Fondazione, gli eventi prenderanno avvio la mattina di sabato 18 febbraio, alle 10, all’Auditorium San Fedele, con l’intervento di apertura del cardinale Scola. L’incontro – intitolato “Giustizia, etica e politica nella città” – avrà il carattere di un reading e, per l’occasione, verrà presentato il terzo dei 10 volumi dell’Opera Omnia, unitamente a due importanti novità: l’Archivio digitale “Carlo Maria Martini” (per ora verranno pubblicati documenti dei primi 4 anni di episcopato, dal 1980 al 1984) e il rinnovato sito www.fondazionecarlomariamartini.it, online dal 18 febbraio.

Con l’Archivio digitale saranno a disposizione 204 files audio di discorsi e interventi del Cardinale, circa 6.500 immagini digitali di testi e fotografie, 20 delle videointerviste realizzate dalla Fondazione, come ha illustrato Chiara Daniele, coordinatrice del Progetto Archivio, definito “una porta di ingresso nell’officina martiniana”.

Il reading è pensato come un percorso che articola brani, audio originali e gallerie di immagini del Cardinale, testimonianze dal vivo e interviste video inedite a suoi collaboratori e ad altre personalità. Verrà approfondito, in particolare, il pensiero di Martini sulla città, sui temi della convivenza sociale e dell’etica politica, con un focus sui primi anni del suo episcopato. Nella mattinata verranno proiettati alcuni spezzoni delle oltre trenta videointerviste realizzate nell’ambito del Progetto Archivio: tra gli intervistati, Enzo Bianchi, Franco Giulio Brambilla, Massimo Cacciari, Renato Corti, Umberto Eco, Maris Martini, Gustavo Zagrebelsky.

Sempre sabato 18 febbraio pomeriggio, nella Sala Ricci della Fondazione San Fedele prenderà avvio una Call for documents che proseguirà nei mesi successivi: chiunque potrà portare ricordi sotto forma di documenti cartacei, fotografie, files digitali o altro, per contribuire alla costruzione dell’Archivio Martini (i materiali verranno digitalizzati e restituiti). Un archivio “aperto” e in progress cui tutti possono contribuire – «Voi c’eravate?», lo slogan – per arricchire il quale, un giorno alla settimana ci si potrà recare presso il San Fedele per portare propri contributi documentali.

Ancora sabato 18, alle 16, verrà inaugurata la mostra “Connessioni luminose” dell’israeliano Shay Frisch, a cura di Andrea Dall’Asta SJ e Dorothee Mack (visitabile fino al 25 marzo). Promossa da San Fedele Arte con il Consiglio delle Chiese cristiane di Milano, la rassegna è concepita secondo uno spirito ecumenico, nella prospettiva martiniana.

Domenica 19 febbraio in Sala Ricci proseguirà la raccolta di documenti, dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17, mentre alle 17, nella chiesa di San Fedele, il Coro da Camera di Varese diretto da Gabriele Conti eseguirà il concerto «Salmi per Carlo Maria Martini», con musiche di Desprez, Monteverdi, Scarlatti e Mendelssohn; padre Bartolomeo Sorge proporrà una riflessione introduttiva. Infine, alle 19, verrà celebrata la Santa Messa in ricordo presieduta da monsignor Franco Agnesi, Vescovo ausiliare, Vicario episcopale e a lungo stretto collaboratore dell’allora Arcivescovo.

Tra le iniziative editoriali, infine, interessante la collana sulle meditazioni bibliche di Martini in 10 volumi, che dal 16 febbraio usciranno in abbinamento a Famiglia Cristiana.

Foto archivio: Don Virginio Colmegna con Achille Colombo Clerici pres. IEA

Achille Colombo Clerici e don Virginio Colmegna

 

 

Banca d’Italia di Milano, “I convegni” – “Fare impresa oggi: sviluppo sostenibile e competitività” – febbraio 2017

febbraio 14, 2017

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Convegno su “Fare impresa oggi: sviluppo sostenibile e competitività” alla Banca d’Italia di Milano

L’INSOSTENIBILE ISOLAMENTO DELL’IMPRENDITORE IN CRISI

Fare impresa oggi impone scelte mirate e tempestive: sia degli strumenti idonei a favorirne lo sviluppo ed a sostenerne la competitività, sia delle misure utili ad affrontarne la crisi eventuale. L’impresa non disponibile a confrontarsi con le nuove sfide che la tecnologia e la globalizzazione impongono, ovvero non preparata ad affrontare la crisi eventuale tempestivamente e con strumenti idonei, è destinata inevitabilmente a soccombere.
E’ il messaggio di fondo venuto ieri dalla Banca d’Italia di Milano dove si è svolto il convegno “Impresa oggi: sviluppo sostenibile e competitività-Nuove opportunità e irrisolte criticità per il finanziamento delle imprese in stato di crisi”. Ma non è cosa facile per l’imprenditore stretto tra problemi di credito, burocrazia, normative comunitarie e in diversi casi anche di malavita organizzata. E alla fine, se le cose vanno male, c’è il totale isolamento. Tanto che, è stato detto durante i lavori, “fare gli imprenditori in Italia è da folli”.
Ma qualcosa si sta muovendo. Le recenti riforme della legge fallimentare sono finalizzate a tutelare il “bene impresa” privilegiando una soluzione concordata della crisi. Poiché in tale contesto il rapporto tra l’impresa in difficoltà e il sistema bancario assume rilievo determinante, il legislatore ha introdotto nuove norme che, potenzialmente, favoriscono l’accesso a finanziamenti prededucibili “funzionali a urgenti necessità relative all’esercizio dell’attività aziendale”. La fruizione di tali opportunità, che il legislatore ha inteso offrire all’impresa in crisi per consentirne il tempestivo e proficuo accesso alle procedure concorsuali alternative al fallimento, trova però un ostacolo molto spesso insormontabile nella normativa regolamentare comunitaria.
L’incontro ha avuto lo scopo di mettere a fuoco sia gli aspetti propositivi dello sviluppo e della competitività sia le criticità del “fare impresa oggi”. Con riferimento alle criticità, il convegno ha presentato un’iniziativa recentemente adottata dalla Regione Siciliana per promuovere azioni di contrasto alla crisi d’impresa coordinate tra tutti i soggetti istituzionali, finanziari e professionali che a diverso titolo sono chiamati a occuparsene.
I saluti istituzionali sono stati portati da Giuseppe Sopranzetti, direttore della sede di Milano della Banca d’Italia assieme a Marcella Caradonna, presidente Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Milano, Laura Jannotta, Presidente Unione Nazionale delle Camere Civili e Remo Danovi, Presidente Ordine degli Avvocati di Milano. Ad aprire i lavori Massimo Garavaglia, Assessore Regionale all’Economia, Crescita e Semplificazione della Regione Lombardia e Mariella Lo Bello, Assessore Regionale alle Attività Produttive della Regione Sicilia. Moderatore Alberto Morino, avvocato e componente del Comitato Scientifico del Centro Studi dell’Avvocatura Italiana, Coordinatore della “Commissione paritetica permanente per il coordinamento delle iniziative di contrasto alla crisi d’impresa” della Regione Sicilia.
Relatori Alessandro Ortis, Presidente emerito dell’Autorità per l’energia e co-presidente Commissione Economia e Sviluppo della PAM (Assemblea Parlamentare del Mediterraneo), Elena Frascaroli Santi, già ordinario di Diritto fallimentare presso l’Università di Bologna. Ha trattato il tema “aziende e sistema bancario: sinergie e strumenti di investimento nel quadro europeo” Antonio La Lumia di Lumia & Associati Studio Legale di Milano.

Foto d’archivio:
Giuseppe Sopranzetti con il pres. IEA Achille Colombo Clerici

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Immigrazione. Tutto quello che dovremmo sapere – Libro di Giuseppe Valditara, Gian Carlo Blangiardo, Gianandrea Gaiani; Presentazione all’Hotel Cavalieri di Milano

febbraio 13, 2017

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Libro controcorrente di Valditara, Blangiardo, Gaiani
IMMIGRAZIONE. TUTTO QUELLO CHE DOVREMMO SAPERE

Non è facile andare controcorrente, specialmente in Italia. Interessante perciò il libro “Immigrazione. Tutto quello che dovremmo sapere” (88 pagg., 10 euro, Aracne Editrice) scritto a sei mani da Giuseppe Valditara, Gian Carlo Blangiardo e Gianandrea Gaiani, presentato a Milano da Matteo Salvini, leader della Lega, Norman Gobbi, consigliere di Stato del Canton Ticino, Simona Bordonali, assessore alla Sicurezza e Immigrazione della Regione Lombardia, moderatore Marcello Foa, giornalista e scrittore.

L’immigrazione è una delle questioni cruciali nel mondo sviluppato che sta mettendo a rischio la sopravvivenza stessa dell’Unione Europea per i forti contrasti che suscita nell’opinione pubblica divisa tra accoglienza e respingimento. Guerre e miseria in Africa e Medio Oriente causate da interventi militari di grandi e medie potenze hanno generato un fenomeno che non sembra possibile controllare. Certo dal caos qualche Paese extraeuropeo, qualche potere forte, ci guadagna.

Quali sono i rischi e quali sono i vantaggi, quali i problemi che suscita e quali i falsi miti collegati all’immigrazione? La risposta viene sulla base di dati e cifre (“Non è un libro da tifosi” ha precisato Salvini) elaborati da studiosi ed esperti quali Valditara, professore ordinario di Diritto privato romano all’Università degli Studi di Torino; Blangiardo, professore ordinario di Demografia all’Università degli Studi di Milano Bicocca; Gaiani, giornalista, direttore responsabile di “Analisi Difesa”.

Esiste un’immigrazione positiva e una negativa e sul modello dell’antica Roma viene proposta una distinzione fra un’immigrazione utile, che va incoraggiata, e una che rischia di disintegrare le nostre società, che pertanto va contrastata.

Alcune tesi del libro. Si dice che l’immigrazione serve a rimpiazzare, con nuove nascite il declino demografico nel Vecchio Continente. Non è vero. In Italia nel 2006 le famiglie di immigrati registravano un tasso di natalità di 2,5 (ottimale è 2 per pareggiare nascite e decessi), sceso però nel 2015 a 1,9. Si dice che i contributi versati dagli immigrati regolari servono a pagare in parte le pensioni degli italiani; ma si tratta solo di un prestito, l’Inps dovrà comunque corrispondere le pensioni a chi ha versato. Si dice dall’Africa giungono soltanto i disperati; è parzialmente vero, partono anche rappresentanti del ceto medio, laureati e diplomati, tanto che i vescovi cattolici locali denunciano allarmati l’impoverimento culturale e gestionale che colpisce i rispettivi Paesi. E’ piuttosto l’immagine – falsa, come ben sappiamo –  dell’Europa ricca e felice che attrae tanti giovani africani e mediorientali con gioia delle multinazionali che vedono accrescere il numero di consumatori. E sull’integrazione, dati allarmanti: in Francia il 50% degli immigrati la rifiuta,

E ancora. La Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati afferma che non vanno accolti quelli che arrivano utilizzando canali criminali, come le bande di scafisti.

Il volume, in sostanza, affronta il problema con uno sguardo alla storia, un’attenzione alla demografia e una prospettiva strategica. Non si occupa solo di dati spesso allarmanti, ma anche di fornire soluzioni per governare un fenomeno che sarà sempre più decisivo per il destino delle generazioni presenti e future.

Foto archivio:
Giuseppe Valditara con il pres. IEA Achille Colombo Clerici

Colombo Clerici con Giuseppe Valditara (2)