QN Il Giorno 17.06.2017 “Sbagliato tassare il mattone” (Achille Colombo Clerici)

La tesi è quella propugnata dall’ Ocse, da cui proviene il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, espressa dalla recente presa di posizione dall’economista presidente di Assonime Innocenzo Cipolletta, e prima ancora, nel 2011/2012, sostenuta da Confindustria: la tassazione deve passare dalle persone alle cose, principalmente gli immobili. Come si fa a dar torto ad una tesi suggestiva come questa, che sembra la più naturale ed equa? Ma non si pensa che le cose, alla fine, appartengono alle persone, che finiscono per pagare sulle cose.

Per Cipolletta la tassazione in Italia avvantaggia le rendite ed i consumi, mentre penalizza il lavoro e l’impresa. Però lavoro e impresa stanno in piedi se i contribuenti alla fine consumano. Diverso è se si tratta di imprese che operano con l’estero: ma queste sono la parte privilegiata della nostra economia e, a livello nazionale, rappresentano solo il 25% della stessa (parte che difatti prospera, a differenza del restante 75%).

Questi principi, quando si va a declinarli nella realtà, producono effetti disastrosi proprio per le persone, il lavoro, le imprese.

Il sistema tributario vigente è il punto di arrivo di una serie di misure applicate gradualmente nel tempo, che hanno prodotto un innalzamento progressivo della pressione fiscale mantenendo tuttavia in equilibrio società e Stato.

In questo campo non si fanno salti, soprattutto nel buio. E poi ricordiamo l’antico aforisma di Tiberio “boni pastores esse tondere pecus, non deglubere” (compito del governo è tosare, non scorticare i contribuenti).

Il sistema non può esser ribaltato sulla base di tesi concepite a tavolino. Questo è quanto avvenne in Italia dalla fine del 2011 in poi con un progressivo, pesante incremento della tassazione sulla casa.

Minare il mercato immobiliare ha significato metter in crisi l’economia delle famiglie sulla quale a sua volta si basava l’economia nazionale. Un dato su tutti: per raccogliere poche decine di miliardi di tasse si è impoverito il patrimonio edilizio di oltre 1.500 miliardi. Le famiglie hanno ridotto consumi ed investimenti, non permettendo in tal modo una più efficace ripresa della crescita economica.

Si è voluta forzare la mano sugli immobili, trasformando la crisi, da finanziaria che era, in economica. Ci siamo ancora dentro e chissà quando ne usciremo.

 

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