Archivio per luglio 2017

Lo SMART CITY FORUM per “riusare” i condomini – Rigenerazione Urbana, Assoedilizia e IEFE/Bocconi – Sole 24 Ore del 25 luglio 2017 di Saverio Fossati

luglio 25, 2017

Rigenerazione e riuso urbano: due temi che vedono al centro il condominio ma che, dal punto di vista della penetrazione culturale, faticano a farsi strada. Ogni amministratore condominiale che abbia a cuore la professione sa che la valorizzazione dello stabile passa dalla manutenzione innovativa e dalle soluzioni, anche radicali, per renderlo adeguato alle nuove necessità della qualità abitativa e del risparmio energetico. Ma pochi condòmini, invece, si rendono conto che gli investimenti sul corpo dell’edificio (e non solo sulla propria unità immobiliare) sono indispensabili.

Per questo è nato lo Smart City Forum, il cui primo nucleo promotore è stato annunciato pochi giorni fa dal presidente di Assoedilizia, Achille Colombo Clerici, nel corso dell’assemblea annuale. L’attività di studio è affidata a un Team di ricerca Iefe-Università Bocconi coordinato dai professori Giuseppe Franco Ferrari ed Edoardo Croci. L’osservatorio, spiega Colombo Clerici, nasce nell’ottica “Di un auspicato futuro prossimo venturo di rigenerazione urbana; per approdare alla smart city, attraverso la riqualificazione urbano-edilizia (riuso/sostituzione) nonché la realizzazione della prestazionalità delle strutture e della biodiversità del tessuto urbano”.

Foto: da sin. Giuseppe Franco Ferrari, Gustavo Cioppa, Achille Colombo Clerici

Un grande Piano nazionale di protezione civile di Ettore Bonalberti

luglio 24, 2017

“Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”, così Leo Longanesi scriveva dell’Italia e, mai come oggi, quella sua triste connotazione del nostro Paese risulta così appropriata.

Incendi boschivi dolosi ( perché non esistono in realtà fenomeni di autocombustione) che , secondo la stima di Legambiente “solo in questo primo scorcio di estate 2017, da metà giugno ad oggi, sono andati in fumo ben 26.024 ettari di superfici boschive, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016”; carenza idrica causata dalla siccità e dalla vetustà di una rete idrica che secondo le stime del Censis è soggetta a una perdita d’acqua di almeno il 32%; frequenti succedersi di disastrose alluvioni, frane e la drammatica realtà di un dissesto idrogeologico che è la condizione prevalente in vaste aree del nostro territorio nazionale.

Se a questi eventi, le cui cause sono ampiamente riconducibili alla responsabilità di noi cittadini, massime quelle di chi è titolare di funzioni politico istituzionali, aggiungiamo  i  frequenti terremoti che sconvolgono intere comunità locali, l’Italia mostra sempre più l’immagine di un Paese totalmente alla deriva.

Con un patrimonio edilizio  storico e  artistico culturale tra i più importanti nel mondo,  mai analizzato nella sua reale capacità di resilienza e strutture abitative accumulate nei secoli, comprese le ultime, poche, costruite secondo regole antisismiche solo di recente obbligatorietà normativa, siamo obbligati a redigere “la carta di identità degli edifici” e a sviluppare un piano di interventi a medio lungo periodo per la preventiva sistemazione strutturale del nostro immenso e assai fragile patrimonio edilizio. Contro la furia sin qui imprevedibile dei terremoti poco o nulla possiamo fare, ma contro l’imprudenza e l’ignavia degli uomini, compresa quella dei responsabili istituzionali di scarsa visione strategica, abbiamo il dovere di reagire e assumerci tutti insieme le nostre responsabilità.

Ho avuto la fortuna di conoscere da vicino la realtà del sistema forestale italiano, avendo diretto per quindici anni l’Azienda regionale delle foreste della mia Regione, il Veneto, e, successivamente quella della protezione civile di una delle regioni leader, la Lombardia, nella quale ho svolto la funzione di direttore generale dell’assessorato regionale delle opere pubbliche, politiche per la casa e protezione civile.

Sul sistema forestale la mia lunga battaglia condotta con il compianto gen. Alfonso Alessandrini, capo del CFS da lui difeso strenuamente sino alla sua scomparsa, per superare l’assurda dicotomia esistente tra le vecchie competenze e funzioni del Corpo Forestale dello Stato e dell’Azienda di Stato per le foreste demaniali con quelle affidate dalla Costituzione alle Regioni, è miseramente finita con il semplice assorbimento del fu CFS nell’arma dei carabinieri, senza dare soluzione efficiente ed efficace alla frammentazione delle politiche regionali forestali prive di un reale coordinamento strategico.
Unica lodevole eccezione,  il permanere di quel  ancorché debole strumento di scambio di informazioni tecnico specialistiche rappresentato dall’ANARF ( Associazione Nazionale delle Attività Regionali Forestali) che abbi l’onore di avviare con l’amico scomparso Sergio Torsani, presidente dell’Azienda regionale delle foreste di Regione Lombardia.

Le esperienze da me maturate a contatto delle realtà forestale italiana e la diretta funzione di guida amministrativa della protezione civile in una realtà tra le più avanzate del Paese, mi hanno permesso di formulare a suo tempo un vero e proprio Piano per la difesa della montagna e della nostra sicurezza idraulica, che denominai PRO.MO.S. ( Progetto Montagna Sicura). Un Piano che non si è mai potuto realizzare perché si sa “ gli alberi non votano” e i tempi per la difesa del territorio sono troppo lunghi rispetto a quello di interesse dei politici dal corto respiro.

Gli obiettivi del progetto PRO.MO.S. erano quelli  di definire linee strategiche per la sicurezza in montagna e di promuovere interventi coordinati nell’ambito di una pianificazione a scala di bacino idrografico.

Nel campo della protezione del territorio, in particolare dai rischi di tipo idrogeologico, tutte le iniziative dovrebbero essere orientate alla sostituzione dell’attuale approccio “reattivo”, basato prevalentemente sulla gestione dell’emergenza, con un approccio di tipo “proattivo”, basato sulla prevenzione, cioè sulla pianificazione e realizzazione di attività atte a ridurre il rischio di accadimento di eventi calamitosi e comunque di limitarne gli effetti dannosi. In questa ottica si possono identificare alcune specifiche tematiche di studio e di intervento:

  1. Monitoraggio di parametri idrologici e geologici

 L’acquisizione di misure, anche in tempo reale, su parametri idrologici e geologici caratteristici dei fenomeni naturali che possono innescare situazioni di rischio rappresenta sicuramente una delle prime priorità. Una componente rilevante dell’incertezza nella valutazione del rischio, soprattutto di tipo idrologico e idrogeologico, deriva dalla mancanza di dati sufficienti sull’evoluzione nel tempo di elementi dinamici del territorio, quali versanti e corsi d’acqua. Attività di razionalizzazione, coordinamento e potenziamento delle attuali reti di misura (le diverse ARPA regionali , Consorzi, Centri di monitoraggio, ecc.) sarebbero quindi auspicabili, soprattutto in un’ottica di benefici di lungo periodo.

     2.Analisi e mappatura dei rischi naturali

 L’organizzazione della conoscenza del territorio è il primo strumento operativo per l’analisi e quindi a prevenzione dei rischi naturali. Le iniziative in questa direzione là dove sono state avviate, dovrebbero essere potenziate e coordinate in un programma a lungo termine, in modo da perfezionare la mappatura del rischio di dissesto territoriale. Nell’analisi delle aree di rischio è particolarmente importante l’approfondimento delle possibili interazioni tra i diversi tipi di rischio, in una visione integrata delle problematiche legate sia alla erosione dei versanti e dell’assetto idrogeologico del reticolo idrografico.

        3. Definizione di piani di gestione delle emergenze in caso di disastri naturali

.             I piani di emergenza  rappresentano strumenti nel contempo delicati ed indispensabili per una razionalizzazione  del soccorso qualora dovesse verificarsi una calamità. La normativa vigente in materia definisce quelli che sono gli obiettivi che attraverso questi piani bisogna  raggiungere, ma manca una standardizzazione della loro stesura e dei contenuti che sono indispensabili per attivare la complessa macchina della Protezione Civile in situazioni di emergenza. Pertanto un approfondimento di queste tematiche, nonché la definizione di linee guida  da seguire in tali Piani diviene un obiettivo prioritario in questo settore.

         4.  Definizione di linee guida di intervento mirati alla riduzione dei rischi

La definizione di linee guida per la realizzazione di interventi di tipo proattivo per la riduzione dei rischi consente da un lato di controllarne l’efficacia operativa, dall’altra di orientare la loro pianificazione, inserendoli in un contesto razionale e omogeneo a scala di bacino idrografico. In condizioni di risorse limitate, risulta anche importante l’individuazione delle priorità d’intervento, in base sia alla probabilità di accadimento dei vari tipi di eventi disastrosi, sia alle loro conseguenze sul territorio.

Credo che, data l’urgenza della situazione italiana,  sarebbe quanto mai opportuno riproporre quelle linee guida ed avviare un grande Piano di Servizio Civile nazionale da coordinare con e nelle diverse realtà regionali, orientato a progetti di riforestazione tanto più urgenti, dopo le sciagurate distruzioni boschive di quest’estate e tuttora in corso, e per la difesa idrogeologica nazionale non più rinviabile.

Con una disoccupazione giovanile che sfiora e in talune aree supera il 40%, questo Piano nazionale potrebbe rappresentare un’utile occasione per offrire alle nuove generazioni la possibilità di mettere in campo le diverse attitudini e/o di acquisirne di nuove, in un ambito, la difesa del territorio, di cui l’Italia ha assoluta necessità primaria.

Solo così potremo sfatare la diagnosi di Longanesi e far diventare finalmente l’Italia “un paese di manutenzioni e non solo di inaugurazioni”. Certo servirebbe una diversa classe dirigente dedita veramente al bene comune e non alla mera sopravvivenza autoreferenziale nei luoghi privilegiati del potere. Di questa, però, saranno i cittadini elettori a definirne a breve le future identità.

Ettore Bonalberti
Venezia, 23 Luglio 2017

 

 

“Radiografia di una metropoli” QN Il Giorno, 22 luglio 2017 di Achille Colombo Clerici

luglio 24, 2017

Oggi più della metà delle popolazione del mondo vive nelle città, nel 2050 sarà il 75%. Perché la città diventa sempre più attrattiva per sviluppo economico, possibilità di lavoro, scambio culturale, assistenza sanitaria, opportunità. Realtà che fanno aggio sull’altra faccia della medaglia: scarsa sicurezza, limitata qualità del vivere e dell’ambiente, tensioni sociali, emarginazione.

Innumerevoli sono gli indicatori che raffrontano le città in cui viviamo con quelle di altri Paesi. L’ Italia si colloca in una giusta via di mezzo senza le vette, ma anche senza gli abissi, di altre metropoli.

Se assumiamo a termine di paragone la più “mondiale” delle conurbazioni italiane, Milano, vediamo che essa è, secondo un rapporto di Deutsche Bank, tra le città con gli stipendi più alti del mondo, 28esima tra le metropoli: 1.597 euro medi mensili, più alto della media italiana ma in netto calo rispetto a soli tre anni fa quando era di 2.052 euro (prime nella classifica Zurigo con 5.403 euro, New York, 4.430 euro e San Francisco poco al di sotto).

Anche se Milano si pone allo stesso livello di Tokyo, Parigi e New York per qualità della vita, a sorpresa però, per chi ci vuole trascorrere un fine settimana, è la città più costosa al mondo, 2.092 euro (ovviamente hotel e ristoranti di lusso), seguita da Copenhagen, Zurigo, Londra, Stoccolma, Vienna e New York.

Prendendo in esame anche altri indici come il potere di acquisto e la criminalità, nella scelta dei migliori luoghi dove vivere, la capitale della Lombardia si pone al 29° posto, preceduta da Tokyo e New York ma seguita da Parigi, Londra, Shanghai e Mumbai.

Va sottolineato che queste classifiche vanno lette più come curiosità che come atto di fede: è sufficiente infatti aggiungere o togliere un parametro per modificarle profondamente. Infatti secondo la società statunitense Mercer, Milano è solo al 41° posto delle città in cui si vive meglio al mondo. Motivo? La classifica condotta dalla ricerca si basa principalmente sulla qualità dei servizi resi al cittadino.

Ma anche in questo caso, resta comunque la migliore in Italia. Roma, a causa di infrastrutture (tra tutte lo scarso smaltimento dei rifiuti) giudicate poco efficienti scivola al 57° posto (perdendo sei posizioni dal 2016).

 

Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Milano – Il saluto di Achille Colombo Clerici

luglio 20, 2017

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute
Informa

 

Festa dell’Unità di Milano
Visita di Matteo Renzi, Colombo Clerici invitato

 

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha partecipato alla visita del segretario del Pd Matteo Renzi alla Festa dell’Unità di Milano.

Renzi, in precedenza, aveva presentato il suo libro “Avanti” al teatro Franco Parenti, intervistato dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana.  Tra tanti riferimenti alle più o meno recenti vicende politiche e anche ad aspetti personali, uno dei capitoli più rilevanti è stato dedicato all’economia.

L’ex presidente del Consiglio, se dovesse tornare a Palazzo Chigi, ha promesso che condurrà una battaglia in Europa per consegnare al passato il Fiscal Compact, riportare il deficit entro i parametri del 3% nei prossimi 5 anni e investire le maggiori risorse liberate (in debito) per abbassare le tasse.

Foto:
Matteo Renzi e Achille Colombo Clerici

Giorgio Gori al Festival dell’Unità di Milano

luglio 19, 2017

Istituto Europa Asia IEA
EUROPASIA
Europe Asia Institute
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Dibattito alla Festa dell’Unità di Milano con Giorgio Gori

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici è stato invitato a partecipare al dibattito che ha visto protagonista il sindaco di Bergamo e possibile candidato alla presidenza della Regione Lombardia per il centrosinistra Giorgio Gori.

Nel corso del dibattito Gori ha ribadito che “la condizione è che ci sia un sostegno molto ampio, costruendo la più grande alleanza possibile con Campo progressista e altre forze di sinistra”. “Se ci sarà questo fronte – ha proseguito rispondendo al direttore de Il Foglio, Claudio Cerasa, e indicando i militanti in platea – la mia disponibilità è confermata. Però saranno loro a decidere se vado bene”.

Il sindaco di Milano Beppe Sala, che ha incontrato il potenziale candidato e il vertice del Pd milanese prima del dibattito, in tema di primarie ha dichiarato: “Se andassimo a votare presto, credo non sarebbe necessario. Se, come pare, si andrà a votare in primavera, probabilmente le primarie andranno fatte”.

Foto:
Giorgio Gori, Achille Colombo Clerici, Ada Lucia De Cesaris

 

 

Assoedilizia – ASSEMBLEA ANNUALE 2017 – Nuovi ingressi in Consiglio direttivo – SMART CITY FORUM

luglio 19, 2017

A s s o e d i l i z i a

 

A Milano l’assemblea annuale ordinaria di Assoedilizia presieduta da Achille Colombo Clerici

CINQUE NUOVI NOMI NEL CONSIGLIO DIRETTIVO
LA COSTITUZIONE DELL’OSSERVATORIO SMART CITY FORUM

Si è tenuta a Milano l’assemblea annuale ordinaria di Assoedilizia, la storica associazione che rappresenta i proprietari immobiliari presieduta da Achille Colombo Clerici. Nel corso dei lavori è stato eletto, all’unanimità, il nuovo Consiglio Direttivo che durerà in carica fino al 2019. Ingresso in Consiglio di cinque nuovi componenti:

– dott. Massimo De Angelis, commercialista;
– avv. Tiziano Barbetta, già presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano;
– dott. Luigi Perego di Cremnago, amministratore;
– ing. Eugenio Radice Fossati, presidente del Collegio Ingegneri e Architetti di Milano CIAM;
– prof. Stefano Simontacchi, docente di diritto tributario internazionale nell’Università di Leiden.

Colombo Clerici ha inoltre comunicato la costituzione del primo nucleo promotore dello Smart City Forum, unitamente ad un Team di ricerca IEFE-Università Bocconi coordinato dai professori Giuseppe Franco Ferrari ed Edoardo Croci.

Partendo dall’analisi e dal monitoraggio della realtà urbana delle città italiane, l’iniziativa culturale è volta a costituire un osservatorio permanente della loro funzionalità, nell’ ottica di un auspicato futuro prossimo venturo di rigenerazione urbana; per approdare alla smart city, attraverso la riqualificazione urbano-edilizia (riuso/sostituzione) nonché la realizzazione della prestazionalità delle strutture e della biodiversità del tessuto urbano.

La relazione che ha concluso l’assemblea, ha esaustivamente analizzato lo stato di fatto del settore immobiliare, le criticità che ancora permangono, avanzando suggerimenti e proposte per la loro soluzione.

Foto d’archivio:
Alcuni esponenti del mondo della Proprietà Edilizia nella sede di Assoedilizia in Milano

 

 

Welfare Abitativo Regione Lombardia – Direzione Casa, Housing sociale; Expo 2015 – Assoedilizia informa

luglio 18, 2017

A s s o e d i l i z i a
Informa

 

Workshop  sul welfare abitativo nella nostra Regione
12,6 milioni di euro per l’emergenza casa in Lombardia

La Direzione Casa, Housing sociale, Internazionalizzazione delle imprese e Expo 2015 hanno organizzato un workshop  per fare il punto sul welfare abitativo nella nostra regione, soprattutto approfondendo il ruolo che hanno i Piani di zona e che avranno ancora di più in futuro nella programmazione e gestione delle politiche abitative.

Vi hanno partecipato amministratori comunali,  dirigenti e funzionari degli uffici competenti, responsabili dei Piani di zona, rappresentanti del mondo della casa, tra cui Assoedilizia.

Regione Lombardia con uno stanziamento di 12,6 milioni di euro ha inteso promuovere iniziative che coinvolgono i Piani di Zona, i Comuni, le istituzioni e i soggetti territoriali diversi in chiave di integrazione delle politiche di welfare, a sostegno delle famiglie per il mantenimento dell’abitazione in locazione o per la ricerca di nuove soluzioni, abitative temporanee, volte al contenimento dell’emergenza abitativa.

Destinatari di questa importante misura sono 1523 Comuni lombardi e 98 piani di zona. Le azioni da attivare riguardano: il sostegno alle famiglie in difficoltà nel pagamento dell’affitto, il sostegno temporaneo alle famiglie proprietarie di alloggio all’asta a seguito di pignoramento per mancato pagamento delle rate di mutuo ed infine il sostegno ai pensionati in difficoltà nel mantenimento dell’alloggio in locazione.

I fondi regionali consentono di sopperire alla carenza del Fondo Nazionale per il sostegno all’affitto non trasferito alle regioni da parte del Ministero delle Infrastrutture per l’anno in corso.

La misura “Emergenza abitativa 2017” rappresenta la prima di una serie di importanti provvedimenti sociali per la casa, che prevede ulteriori 21 milioni di euro per sanare la morosità incolpevole e 2,5 milioni di euro per le azioni di contrasto all’emergenza abitativa. Complessivamente si tratta di un pacchetto di misure per la casa, per un totale di oltre 36 milioni di euro, destinati ai cittadini, vittime della perdurante  crisi economica.

Ha aperto i lavori Fabrizio Sala, vicepresidente e assessore alla Casa, Housing Sociale, Expo 2015, e Internazionalizzazione delle Imprese;

Relazioni di:

Carmelo Di Mauro, direttore generale Casa, Housing Sociale, Expo 2015 e Internazionalizzazione delle Imprese;

Paolo Formigoni, Regione Lombardia, Unità Organizzativa Sviluppo Urbano, Housing Sociale, Promozione e relazioni internazionali sul tema: “Il quadro di contesto e le politiche regionali di welfare abitativo”;

Francesco Foti, Regione Lombardia, Unità Organizzativa Programmazione Politiche abitative su “Il nuovo regolamento dei Servizi abitativi pubblici: il ruolo della programmazione”;

Luigi Bernardi, IRS KCity “Le opportunità e i limiti delle misure regionali di welfare abitativo”;

Francesco di Ciò, IRS KCity “Le sfide della programmazione e gestione delle politiche abitative nei piani di zona”.

Conclusioni affidate a Paolo Formigoni.