“Ema, costretti all’Armistizio” – Il Giorno ediz. Dell’ 1 luglio 2017 di Achille Colombo Clerici

Secondo indiscrezioni, i 27 leader chiamati a decidere sulla procedura per l’assegnazione delle due agenzie comunitarie per l’autorizzazione delle medicine (Ema) e per la supervisione sulle banche (Eba), destinate a lasciare Londra dopo l’uscita del Regno Unito dall’Ue, avrebbero deciso di assegnare l’una a Lille e l’altra a Francoforte.

Le decisioni formali, che escluderebbero dalle scelte Milano e l’Italia, per il momento sono state rinviate al Consiglio Affari generali di ottobre (discussione) e di novembre (voto).

L’ Ema è la seconda Agenzia europea in termini di budget annuo (322 milioni per il 2017) e staff impiegato (890 persone) e Milano può contare su alcuni vantaggi, in termini di competenze e logistici: una forte presenza dell’industria farmaceutica, settore in cui l’Italia è il secondo mercato europeo, un polo scientifico-universitario e di ricerca di prim’ordine, tre aeroporti pronti a gestire il flusso di “ospiti” provenienti dai vari Paesi.

Giova ricordare che, mentre le varie sedi istituzionali europee – Commissione, Parlamento, Banca Centrale, Tribunali – sono collocate in Benelux, Germania, Francia (non una in Italia) le Agenzie europee sono 45: 9 sono collocate nel Belgio, la Spagna ne conta 5, la Francia 4 e l’Italia due: l’Efsa, Agenzia per la sicurezza alimentare, a Parma; l’Eft, per la formazione, a Torino.
La Germania avrebbe anche l’Eba.

Il Premier Paolo Gentiloni ha comunque rinnovato la candidatura di Milano.

La decisione europea sarebbe conseguenza del rilancio dell’asse franco-tedesco a guida dell’Ue e, nel caso specifico, escluderebbe anche le candidature di Amsterdam, Barcellona, Vienna, Varsavia.

E’ come un gioco di bussolotti, in cui si ricomincia ogni volta da capo con 27 Paesi in lizza e senza tener conto di un ordine di priorità fondato sulla considerazione della situazione pregressa e sulle aspettative storiche. Un gioco nel quale alla fine, gira gira, l’Italia risulta sempre esclusa, ad onta del suo peso economico e politico.

A Ventotene è stato scritto nel 1941 il manifesto che proclamava quella che sembrava un’utopica follia.

Il trattamento riservato al nostro Paese non sembra quello spettante ad uno Stato propugnatore e cofondatore dell’Unione (rappresentante la terza economia ed il quarto contribuente netto della stessa), ma piuttosto quello riservato a chi ha chiesto un armistizio.

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