” Una nuova urbanistica” – QN Il Giorno ediz. 8 luglio 2017 – Rubrica Assoedilizia di Achille Colombo Clerici

In campo urbanistico la Regione Lombardia si è dotata in questi anni di un apparato complesso di leggi e piani per affrontare anche sul piano territoriale ed urbano le sfide del terzo millennio.
Dalla legge urbanistica fondamentale del 2005 che ha istituito i Piani di Governo del Territorio, al PTR-piano territoriale regionale, dalla legge sul consumo del suolo, alle leggi sul recupero dei sottotetti e dei seminterrati.

In molte materie le leggi lombarde sono antesignane rispetto alla legislazione nazionale, sicché la nostra Regione, nel vuoto della legislazione nazionale finisce per fare scuola.

In urbanistica i principi contenuti nelle leggi lombarde rappresentano delle conquiste culturali.

Essi rispondono in linea generale a saggezza amministrativa.
Razionalità delle scelte; funzionalità e correlazione tra strumenti e funzioni; economicità, come sostenibilità ed autonomia economica; prestazionalità, come qualità degli obiettivi e dei risultati, ne sono i criteri informatori.

Il mese scorso il Consiglio regionale ha adottato un progetto di integrazione del Ptr in relazione alla problematica del consumo del suolo (legge 31 del 2014) ed a fine luglio scadono i termini entro i quali si possono presentare le osservazioni di rito.
Se ne è parlato in un convegno organizzato dalla Regione e dal Ciam-Collegio degli ingegneri e degli architetti, di Milano.

                * * *

Vorrei osservare nel merito, come correttamente la legge regionale introduca nel computo del consumo del suolo le infrastrutture sovracomunali di servizio per la mobilità.

Parallelamente anche la verifica del consumo del suolo andrebbe compiuta a livello sovracomunale: un comune è interessato dal semplice tracciato di una strada, l’altro si trova sul suo territorio una serie di svincoli e raccordi, magari l’aeroporto, con gran consumo di suolo.

Mentre viceversa il parametro è rappresentato dal territorio del singolo comune, che in Italia è il livello base della pianificazione territoriale.

De jure condendo, si potrebbe cominciare a pensare di superare il livello comunale (che è storico convenzionale) come parametro per la pianificazione urbanistica.
Cominciando dalla città metropolitana, per la quale la vasta area dovrebbe diventare la scala alla quale realizzare, non solo la riorganizzazione dei servizi comunali, ma anche la pianificazione urbanistica ed il controllo del consumo del suolo, la fiscalità locale, una gestione unitaria della politica culturale.

Forse è anche arrivato il tempo di riflettere sull’opportunità di introdurre normativamente un istituto volto a correlare gli interventi di nuova produzione edilizia, comportanti nuovi insediamenti di volumi edilizi, ad un momento non solo pianificatorio, ma anche programmatorio generale.

Ad una verifica, cioè non solo della correlazione delle strutture edilizie di godimento con le infrastrutture di servizio, bensì anche della congruenza del rapporto tra gli interventi stessi e la situazione socio-economica della città: in altri termini con riferimento ad effettivi fabbisogni di funzioni e di strutture (cioè alla domanda del mercato).

Perché gli interventi edilizi non rispondano solo ad una logica di tipo finanziario.

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