Archivio per agosto 2017

“Gestione piu’ dinamica e la cultura vola” QN Quotidiano Nazionale, Il Giorno ediz. del 26 agosto 2017 – di Achille Colombo Clerici

agosto 29, 2017

“Gestione piu’ dinamica e la cultura vola” QN Quotidiano Nazionale, Il Giorno ediz. del 26 agosto 2017 –

di Achille Colombo Clerici

 

A Ferragosto il record di ingressi ai musei milanesi da un lato ha confermato che la città non è mai stata così popolata nei giorni clou delle vacanze – come anticipato da Cescat-Assoedilizia – d’altro lato che Milano ancora una volta è la cartina di tornasole di una tendenza nazionale: la fame di cultura.

Pur riferendosi le statistiche nazionali al 2016, si può ragionevolmente prevedere che anche il 2017 segnerà nel nostro Paese il quarto record consecutivo dei visitatori nei musei e nei siti archeologici italiani, grazie anche, ma non esclusivamente, ai turisti stranieri. Il 2016 ha battuto ogni record precedente con 44,5 milioni di visitatori (1,2 milioni aggiuntivi rispetto al pur ottimo 2015, +4%) e incassi per oltre 172 milioni di euro (oltre 18 milioni in più, +12%). Sei milioni di visitatori in più in un triennio.

Le sei regioni con il maggior numero di visitatori nei musei statali sono state il Lazio (19.653.167), la Campania (8.075.331), la Toscana (6.394.728), il Piemonte (2.464.023), la Lombardia (1.791.931) e il Friuli Venezia Giulia (1.198.771). Le regioni con i tassi di crescita più elevati sono invece Piemonte (+31,4%), Calabria (+17,6%), Liguria (+17,5%), Veneto (+17%) e Campania (+14,2%) e Lombardia (+8,3%). Per spazi espositivi ogni 100.000 abitanti Roma detiene il primo posto 7,7, seguita da Parigi (6,8) e da una sorprendente Milano con 6,3. Seguono Berlino (4,7) e Londra (3,1).

Un successo anche i numeri relativi alle domeniche gratuite, le prime domeniche di ogni mese di ingresso ai musei statali gratis per tutti che hanno registrato oltre 8 milioni di ingressi nel periodo 2014-2016.

Si aggiungono altri dati positivi: il primo è che, almeno nell’offerta di cultura e pur con tutte le carenze denunciate, il Sud ha ridotto la forbice con il centro-nord: la Campania mantiene stabilmente il secondo posto nella classifica delle regioni con maggior numero di visitatori; il record italiano spicca in un contesto continentale dove invece sembra registrarsi un calo degli amanti della cultura; e gli ingressi aumentano non solo nelle più rinomate città d’arte. Il Palazzo Ducale di Mantova, per esempio, ha scalato 10 posizioni nella classifica dei musei più visitati.

Come si spiega? Forse sono più di una coincidenza  l’apertura dei musei ad attività non strettamente culturali, una gestione più dinamica e reticolare, l’apertura al turismo internazionale.

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“Mercato immobiliare trainante nella ripresa economica” QN Il Giorno del 19/agosto 2017 – di Achille Colombo Clerici

agosto 29, 2017

“Mercato immobiliare trainante nella ripresa economica” QN Il Giorno del 19/agosto 2017 –

I rischi “politici”

di Achille Colombo Clerici

Nel lungo periodo il mattone non ha mai tradito la fiducia degli italiani. Secondo diversi studi, nel periodo 1966-2016 l’immobiliare residenziale si è rivalutato ogni anno mediamente dell’1,8% al netto dell’inflazione, nonostante crisi più o meno violente: in altri termini, nel 1966 un investimento immobiliare in lire equivalente a 100.000 euro oggi è diventato di oltre 260.000 euro, sempre in termini reali.

Va comunque ricordato a chi parla di grande ripresa del settore che siamo ben lontani dal picco di compravendite del 2006, 845.000 unità. E che negli anni  2007-2016 il valore del patrimonio immobiliare privato è sceso da 5.300 a 4.300 miliardi di euro: nel caso del singolo immobile ciò si è tradotto in una perdita media di oltre il 15%, con punte nelle periferie e in provincia del 30-35%.

E adesso come andrà? Se non si verificano eventi drammatici in campo internazionale con ripercussioni sull’Italia e se la politica riscopre il ruolo trainante sull’intera economia  del settore immobiliare – dicono gli esperti –  la previsione più attendibile contempla un deciso recupero del mercato che potrebbe superare il livello top del 2007 tra 5 o 6 anni e proseguire con segni più almeno fino al 2025.

Ma, sul futuro del settore, in particolare, pesano tre gravi incognite: la ventilata imposta patrimoniale, la ripresa della attuazione della revisione catastale, nei termini in cui la stessa è stata prevista dalla vigente legge e l’aggravio della imposta sulle successioni.

Come abbiamo potuto constatare, il tracollo dei valori immobiliari iniziato nel 2012 è stato conseguenza anche della manovra “a tenaglia” in campo fiscale condotta dal Governo, dalla fine del 2011 all’inizio del 2013: aumento dei coefficienti moltiplicativi catastali e delle aliquote ai fini Imu ed estensione dell’imposta anche alla abitazione principale; parallela riduzione della deduzione forfetaria per le spese di manutenzione nei contratti di locazione; introduzione dell’Imu agricola; varo, su pressione dell’Europa, di siffatta riforma catastale; forte innalzamento del prelievo sui redditi delle dimore storiche; revisione automatica dei contratti di locazione alla P.A. con riduzione dei canoni.  Misure che hanno prodotto una profonda sfiducia dei risparmiatori individuali nell’investimento immobiliare, anche perché davano l’idea di una “prevenzione” del Governo nei confronti dell’intero settore.

Se dopo le elezioni si ricomincerà a parlare di revisioni della fiscalità immobiliare in tali termini, allora… altro che ripresa del mercato.

Investimento e mercato immobiliare in Italia nell’ultimo mezzo secolo 1961/2016 : Analisi – Studio “Reddy’s Group” – Commento di Alberto Lunghini di R’s G e di Achille Colombo Clerici Assoedilizia

agosto 29, 2017

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Reddy’s Group, analisi e previsioni del mercato immobiliare italiano

IL MATTONE NON TRADISCE LA FIDUCIA DEL RISPARMIATORE

Nell’ultimo mezzo secolo e oltre, il mattone non ha mai tradito la fiducia degli italiani. Il valore della casa, depurato dall’inflazione, si è incrementato del 7% nel decennio 1961-1970 e dopo il picco del quasi raddoppio – più 90% – dal ’71 all’80 (anni di inflazione stratosferica), ancora negli anni 2001-2016 ha registrato un segno positivo del 16%, pur incorporando la pesante crisi causata dalla recessione mondiale scatenata dagli Stati Uniti. Riassumendo. I prezzi immobiliari sono cresciuti in media dell’ 8,0% annuo in 55 anni (1961-2016). Nello stesso arco temporale il costo della vita è cresciuto in media del 6,1% annuo. L’incremento reale composto è stato pertanto pari all’ 1,8% annuo in 55 anni: in altri termini, nel 1961 un investimento immobiliare in lire equivalente a 100.000 euro oggi è diventato di oltre 260.000 euro, sempre al netto dell’inflazione.

E’ uno dei dati più interessanti fra quelli rivelati dal  rapporto “Il mercato immobiliare residenziale italiano dagli anni ’60 al 31.12.2016” elaborato da Reddy’s Group su dati propri e di Istat , Censis, Agenzia delle Entrate, Omi, che racconta la storia dell’investimento più amato dai connazionali e ne anticipa il probabile futuro.

Prendendo in esame gli indici del potere di acquisto dell’impiegato medio italiano – il famoso signor Rossi che statisticamente ci rappresenta tutti – e l’indice dei prezzi reali degli immobili residenziali dal 1963 al 2016, vediamo le due linee, sempre ben lontane,  quasi toccarsi nel 2007-2008, inizio recessione, a dimostrare come il signor Rossi  non avesse più possibilità di investire in immobili dati gli alti valori raggiunti dal comparto. Possibilità che, con la rapida caduta degli stessi negli anni successivi, il signor Rossi ha ampiamente riacquistato tanto che dal minimo di compravendite – 403.000 unità del 1913 – siamo arrivati alle quasi 529.000 del 2016, in aumento anche quest’anno.

Va comunque ricordato a chi parla di grande ripresa del settore che siamo ben lontani dal picco di compravendite del 2006, 845.000 unità. E che negli anni  2007-2016 il valore del patrimonio immobiliare privato è sceso da 5.300 a 4.500 miliardi di euro: nel caso del singolo immobile ciò si è tradotto in una perdita media di oltre il 15%, con punte nelle periferie e in provincia del 30-35%.

Causa scatenante, il venir meno del mercato prodotto dal ceto economico medio basso (costituito anche dagli immigrati) che ha bloccato la spirale virtuosa della vendita del proprio alloggio per l’acquisto di un alloggio più grande: se non ci sono acquirenti della casa che si intende cambiare, manca l’apporto finanziario fondamentale per il nuovo acquisto, integrato dal mutuo.  Problema che non esiste per il top del mercato il quale ha continuato a registrare un aumento di compravendite e di valori.

E adesso come andrà? “Le previsioni 2016-2027 – spiega Alberto Lunghini  presidente di Reddy’s Group – mostrano tre linee di sviluppo, tutte positive ma di diversa entità.  Se non si verificano eventi drammatici in campo internazionale con ripercussioni sull’Italia e se la politica riscopre il ruolo trainante sull’intera economia  del settore immobiliare , la previsione più attendibile contempla un deciso recupero del mercato che potrebbe superare il livello top del 2007 tra 5 o 6 anni e proseguire con segni più almeno fino al 2025.”

Il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici commenta: “Nel futuro del settore, in particolare, ci sono tre gravi incognite a condizionare le prospettive rassegnate nello studio, comportando un serio inasprimento del carico fiscale sugli immobili.

Esse sono: la ventilata imposta patrimoniale, la ripresa della attuazione della revisione catastale, nei termini in cui la stessa è stata prevista dalla vigente legge e l’aggravio della imposta sulle successioni.

“Come abbiamo potuto constatare, il tracollo dei valori immobiliari iniziato nel 2012 è stato anche conseguenza della manovra “a tenaglia” in campo fiscale condotta dal Governo, dalla fine del 2011 all’inizio del 2013, avverso il settore immobiliare: aumento dei coefficienti moltiplicativi catastali e delle aliquote ai fini Imu, ed estensione dell’imposta anche alla abitazione principale; parallela riduzione della deduzione forfetaria per le spese di manutenzione nei contratti di locazione; introduzione dell’Imu agricola; varo, su pressione dell’Europa, di una riforma catastale con molte criticità; forte innalzamento del prelievo sui redditi delle dimore storiche; revisione automatica dei contratti di locazione alla P.A. con riduzione dei canoni.  Misure che hanno prodotto una profonda sfiducia dei risparmiatori individuali nell’investimento immobiliare, anche perché davano l’idea di una “prevenzione” del Governo nei confronti dell’intero settore.

“Se dopo le elezioni si ricomincerà a parlare di revisioni della fiscalità immobiliare in tali termini, allora… altro che ripresa del mercato.”

Foto: Achille Colombo Clerici

Un dossier per portare l’EMA a Milano – Review Monitore Immobiliare del 18 agosto 2017

agosto 29, 2017

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Un dossier per portare l’EMA a Milano – Review Monitore Immobiliare del 18 agosto 2017

Un dossier per portare l’Ema a Milano

Su richiesta del Sindaco di Milano, a corredo del dossier per la candidatura della città ad ospitare EMA-Agenzia Europea del Farmaco che dovrà lasciare Londra a seguito del “referendum Brexit”, Assoedilizia ha redatto un rapporto sullo stato dell’offerta abitativa del capoluogo metropolitano, del suo hinterland e dell’asse residenziale con Varese, sede della Scuola Europea.

Il rapporto ha preso in esame i valori locativi e di acquisto di un monolocale, di un bilocale, di un trilocale e di un quadrilocale in varie zone della città, dalle più centrali a quelle del semicentro, ad esempio: Brera, Duomo, Cordusio, Torino; Porta Venezia, Vittoria, Romana; Scala, Manzoni, Vittorio Emanuele; Stazione Centrale, Gioia, Zara, Istria, Murat, Loreto, Turro, Padova; Città Studi, Leonardo da Vinci, Gorini.

Per quanto riguarda l’acquisto sono stati considerati i valori del nuovo, del recente, del vecchio o da ristrutturare.

Assoedilizia ha esteso l’indagine all’hinterland milanese e a Monza, che viene scelta da un sempre maggiore numero di dipendenti di società con sede a Milano per la sua vicinanza, gli ottimi collegamenti ed anche per la sua buona qualità della vita.

Ricerche analoghe sono state elaborate per Varese e l’asse residenziale con Milano rilevando lo stato dell’housing a Gallarate, Busto Arsizio, Legnano, Saronno.

“Ferragosto a Milano e nelle citta’ Italiane” Presenze e attivita’- Cescat Assoedilizia osserva

agosto 29, 2017

A s s o e d i l i z i a
Cescat – Centro Stuti Casa e Territorio

Secondo CESCAT-Centro studi casa ambiente e territorio di Assoedilizia

FERRAGOSTO 2017,  RECORD DI PRESENZE A MILANO E  IN ALTRE CITTA’

Colombo Clerici: « Il volto ferragostano di Milano e’ lo specchio del grande cambiamento che la citta’ ha fatto in questi ultimi anni, e del new deal da vera capitale.»

Milano, 13 agosto 2017

Il 2017 meglio del 2016, che a sua volta è stato più positivo del 2015…

Da parecchi anni ormai, mutuando un costume proprio delle città del centro-nord Europa, Milano a Ferragosto è sempre più popolata. Di turisti e di residenti. Fenomeno comune, d’altronde, anche alle altre città italiane.

E’ nel capoluogo lombardo che Cescat-Centro Studi Casa Ambiente e Territorio di Assoedilizia ha effettuato un monitoraggio delle saracinesche alzate sabato 12 agosto nelle vie dell’asse commerciale Corso Buenos Aires-San Babila- Quadrilatero-corso Vittorio Emanuele-Duomo-Galleria-Cordusio-Dante  e in un quartiere simbolo della periferia, Lorenteggio.

Con una percentuale di oltre l’85% di negozi e locali pubblici in attività – dai bar alle farmacie, librerie, profumerie, boutiques, minimarket, eccetera – Buenos Aires, il più grande “centro commerciale all’aperto” d’Italia, si conferma il più attivo della metropoli anche a Ferragosto: a riprova la presenza dei mendicanti che, com’è ovvio, scelgono le zone di grande traffico.  Stessa analisi per il Quadrilatero – Montenapoleone, Spiga, Bagutta, Gesù, Santo Spirito –  con le saracinesche alzate di tutti i grandi marchi. Singolare, al contrario, il caso di un albergo di via Santo Spirito chiuso per ferie.

Tutte le saracinesche alzate da San Babila al Castello, passando per corso e Galleria Vittorio Emanuele, piazza Duomo sorvegliatissima da esercito e forze dell’ordine (lunga la fila ai posti di controllo per accedere al Duomo) Mercanti, Cordusio, Dante: attività come in qualsiasi giorno dell’anno, compresa quella degli artisti di strada  dei chioschi, con la differenza che  la folla indaffarata degli impiegati in grigio è stata sostituita dallo struscio dei turisti in bermuda.

La periferia del Lorenteggio, Bande Nere, Frattini , invece, conta parecchie saracinesche abbassate, circa l’80%. Ma in attività sono  bar, gelaterie, minimarket, lavanderie, riparatori tv, tintorie, parrucchieri, sufficienti per garantire anche in questi giorni una adeguata ordinarietà di vita ai residenti. Da rilevare  che oltre la metà degli esercizi sono gestiti da extracomunitari che, esempio all’altro capo della città, mantengono viva via Padova.

Forse si poteva fare di meglio con i mezzi pubblici: attese mediamente di 5-10 minuti per il Metro e di 10-15 minuti per tram e autobus non sembrano adatti a una grande città sempre attiva, anche a Ferragosto.

Quante persone sono rimaste a Milano e nelle altre principali  città italiane in questi giorni? Cescat le ha previste basandosi  sui dati raccolti ogni anno dal 1996 nello stesso periodo e sul relativo trend  che, ad eccezione di eventi di particolare entità, non fa registrare brusche variazioni. Nel resto del mese  le presenze registrano valori nettamente superiori.

Milano  700.000/750.000

Torino 540.000/560.000

Genova*  385.000/400.000

Conurbazione VR-VI-PD  325.000/370.000

Bologna  215.000/225.000

Firenze 220.000/235.000

Roma*  1.790.000/1.850.000

Napoli* 875.000/900.000

Bari*  210.000/225.000

Palermo*  500.000/525.000

Nelle città segnate con asterisco, marittime o prossime al mare, si registra un forte pendolarismo giornaliero: per cui, ad esempio, ad una Roma deserta durante la giornata si contrapporrà una città più popolata alla sera. Il fenomeno si registra anche nelle altre città, ma in misura minore. Al numero dei residenti va aggiunto quello dei turisti, soprattutto stranieri, in costante aumento.

L’Italia nel 2017 registra il record di presenza in città dagli anni ’60, inizio delle vacanze di massa. L’esodo si concentrava nel mese di agosto per la chiusura contemporanea delle grandi fabbriche. Nel corso dei decenni si è assistito – e la tendenza continua – a una diluizione delle vacanze in altri mesi (il periodo interessato va da metà giugno a metà settembre), così come avviene, e in misura più accentuata,  nei Paesi economicamente più avanzati. Quindi, diluizione delle vacanze estive nel tempo, frazionamento delle stesse (diversi periodi “brevi” rispetto alle ferie “lunghe”),  con il vantaggio di servizi migliori e costi più contenuti: anche se quest’anno certe voci del “costo vacanze” – hotel, trasporti ecc. – hanno fatto registrare impennate, temperate però dalla diffusione di servizi quali airbnb, locazioni turistiche brevi ecc.

A fare da battistrada sono state le grandi città elencate, cui il CESCAT ha aggiunto la conurbazione Verona-Vicenza-Padova.  Il mese di agosto resta comunque “delle vacanze” per eccellenza, come confermano gli ingorghi sulle autostrade e gli assalti a stazioni ferroviarie e aeroporti.
La notevole presenza nelle città di residenti e l’afflusso di turisti ha indotto le amministrazioni comunali ad organizzare una serie di intrattenimenti che, assieme a numerosi esercizi pubblici aperti soprattutto in centro, rende quasi normale vivere in città anche a metà agosto. Anche le periferie. finora penalizzate, si stanno adeguando al nuovo trend soprattutto, come abbiamo visto, grazie alla presenza di esercenti extracomunitari. E pure questa è una novità positiva.
Cinquant’anni fa partendo dalla Stazione Centrale di Milano bisognava arrivare in Galleria per trovare un bar aperto. C’è voluto parecchio per percorrere, anche nel campo della vivibilità ferragostana, passi importanti. Il fatto è che nel frattempo le altre grandi città europee di passi ne hanno percorsi di più.

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici commenta: « Il volto ferragostano di Milano e’ lo specchio del grande cambiamento che la citta’ ha fatto in questi ultimi anni, e del new deal da vera capitale.»

 

– Foto archivio:

Achille Colombo Clerici con Carlo Sangalli Pres. Confcommercio

“Italia Paese da mantenere” – QN, Il Giorno 12 agosto 2017 Rubrica Assoedilizia di Achille Colombo Clerici

agosto 29, 2017

“Italia Paese da mantenere” – QN, Il Giorno 12 agosto 2017 Rubrica Assoedilizia

di Achille Colombo Clerici

“Paese di inaugurazioni e non di manutenzioni”, scriveva Leo Longanesi. Il rituale dell’inaugurazione contempla autorità in pompa magna,  folla festante, tv e giornali; la manutenzione, nulla di tutto questo.

Così territorio e infrastrutture sono abbandonati a se stessi. Gli incendi dolosi (perché sono rarissimi i fenomeni di autocombustione) secondo la stima di Legambiente, solo nella primavera-estate 2017 hanno mandato in fumo oltre 72.000 ettari di superficie boschiva; nei periodi di siccità la carenza d’acqua viene aggravata dalla vetustà della rete idrica che, secondo le stime del Censis,  causa la perdita di almeno il 32% del prezioso elemento; il frequente succedersi di disastrose alluvioni e frane testimoniano la drammatica realtà di un dissesto idrogeologico condizione prevalente in vaste aree del territorio nazionale.

Se a questi eventi, le cui cause sono ampiamente riconducibili alla responsabilità di noi cittadini, massime quelle di chi è titolare di funzioni politico istituzionali, aggiungiamo  i  frequenti terremoti che sconvolgono intere comunità con centinaia di vittime e danni che superano di gran lunga i costi della prevenzione, l’Italia mostra sempre più l’immagine di un Paese più dedito al lifting che alla cura dei propri mali.

L’Italia possiede uno straordinario patrimonio culturale e paesaggistico, che non tutela e valorizza adeguatamente. Sono 49 i siti riconosciuti dall’Unesco come “patrimonio dell’umanità”. Si tratta della maggiore concentrazione al mondo (l’Italia precede la Cina che ne conta 45,  il Regno Unito 11 e la Germania 10). Oltre a 100.000 chiese, il patrimonio immobiliare storico-monumentale in Italia vanta circa 60.000 immobili, fra castelli (3.000) torri, palazzi e ville.  Oltre la metà di questo tesoro è manutenuto a cura e  spese di privati.

Diventa quindi sempre più urgente l’adozione di un grande Piano di servizio civile nazionale, da coordinare con le realtà regionali, per la prevenzione e la tutela. Esso, come suggerito da un grande esperto, Ettore Bonalberti, si dovrebbe basare sui seguenti punti:

– Monitoraggio di parametri idrologici e geologici;
– Analisi e mappatura dei rischi naturali;
– Definizione di piani di gestione delle emergenze in caso di disastri naturali;
– Definizione di linee guida di intervento mirati alla riduzione dei rischi.

«Le normative lombarde? Conquiste culturali» Brescia Oggi ed. 12/agosto/2017 intervista ad Achille Colombo Clerici

agosto 29, 2017

«Le normative lombarde? Conquiste culturali» Brescia Oggi ed. 12/agosto/2017 intervista ad Achille Colombo Clerici

L’INTERVENTO. Il presidente regionale di Confedilizia Achille Colombo Clerici non ha dubbi parlando delle nuove regole urbanistiche

 

«Le normative lombarde? Conquiste culturali»

Per l’esperto la Regione si è dotata di un apparato di leggi e piani per affrontare le sfide del terzo millennio «Le nuove normative regionali adottate in Lombardia in materia di urbanistica sono conquiste culturali». Ne è convinto il presidente regionale di Confedilizia Achille Colombo Clerici.

«In campo urbanistico spiega la Regione Lombardia si è dotata in questi anni di un apparato complesso di leggi e piani per affrontare anche dal punto di vista territoriale e urbano le sfide del terzo millennio. In urbanistica i principi contenuti nelle leggi lombarde rappresentano delle conquiste culturali. Il mese scorso il Consiglio regionale ha adottato un progetto d’integrazione del Ptr in relazione alla problematica del consumo del suolo e a fine luglio sono scaduti i termini per presentare le osservazioni di rito».

Come si potrebbe migliorare, quindi, la situazione del suolo?

«Vorrei osservare nel merito come correttamente la legge regionale introduca nel computo del consumo del suolo le infrastruttre sovracomunali di servizio alla mobilità. Anche la verifica del consumo del suolo andrebbe compiuta a livello sovracomunale. Il parametro è rappresentato dal territorio del singolo comune, che in Italia è il livello base della pianificazione territoriale.

Si potrebbe superare il livello comunale come parametro per la pianificazione urbanistica. Cominciando dalla Città Metropolitana, per la quale la vasta area dovrebbe diventare la scala in base a cui realizzare la riorganizzazione dei servizi comunali, la pianificazione urbanistica e il controllo del consumo del suolo».

Quali i vantaggi di un superamento del singolo Comune?

«E giunto il tempo di riflettere sull’opportunità di introdurre normativamente un istituto per correlare gli interventi di nuova produzione edilizia, comportanti nuovi insediamenti di volumi edilizi, a un momento non solo pianificatorio ma programmatorio.

Una verifica non solo della correlazione delle strutture edilizie di godimento con le infrastrutture di servizio, ma anche della congruenza del rapporto tra gli interventi e la situazione socio economica della città, con riferimento ai fabbisogni di funzioni e strutture».

Achille Colombo Clerici

Confedilizia promuove le nuove regole urbanistiche regionali