“Grattacielo, scelta green” – QN Il Giorno del 23 sett. 2017 – di Achille Colombo Clerici

Solo da quando in politica hanno cominciato a prevalere le logiche economiche sono tornati a presentarsi tra le forme urbane i grattacieli. Fino a che dominavano le ideologie, e parlo di quasi cinquant’anni, il mainstream dell’urbanistica nazionale li aveva ostracizzati.

Come si poteva nelle nostre città celebrare il simbolo del capitalismo?

A tal punto che a metà degli anni Ottanta avevamo addirittura costituito a Milano un think tank che diede vita ad una vera e propria campagna di propaganda con manifesti culturali e convegni a sostegno dell’idea del grattacielo.

Ma i tempi non erano maturi.

Nel frattempo in Italia dominava una concezione distorta e miope di “città a misura d’uomo”. Una concezione che andava bene all’epoca del Manzoni, quando la popolazione italiana era meno di un terzo (17 milioni) della attuale: contenuti indici volumetrici fondiari e quindi limitazioni costruttive in altezza, proliferazione di urbanizzazioni primarie alla rincorsa degli insediamenti privati, quindi grande consumo di suolo.

Oggi, il suolo l’abbiamo ormai consumato (21 mila chilometri quadrati) e l’Europa ci impone di risparmiarlo. Ma lo fa con una direttiva che si attaglia alla situazione della Francia e della Germania, non a quella del nostro Paese, che presenta il 40 % del territorio non urbanizzabile perché montuoso.

Inoltre, stanno arrivando le ondate di migranti che pongono il problema del “tetto a tutti”. Ma i padri dell’urbanistica ideologica cosa dicono?

Non rimane che demolire i casamenti più vetusti e realizzare le torri-grattacielo, che possono essere una soluzione dal punto di vista ambientale, economico, sociale. Oltre a consentire minore consumo di territorio o addirittura renderlo nullo come nei centri urbani, i grattacieli consentono un risparmio energetico molto significativo.

Va bene, peccato che si frapponga l’ostacolo del milione e più di condomìni inamovibili, creati dalla cinquantennale politica di sfavore verso la locazione privata, altra faccia della distorsione del concetto di città a misura d’uomo. Chi li convince, milioni di condòmini, a trasferirsi temporaneamente in un altro alloggio, sia pure con la prospettiva di una nuova abitazione più confortevole, più bella e sicura?
Ma questo è un altro capitolo.

 

 

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