“Il Nord ha le sue ragioni” Il Giorno del 14 ottobre 2017 di Achille Colombo Clerici

Se la questione meridionale italiana da quasi un secolo è al centro del dibattito storiografico e politico nel nostro Paese, scarsa attenzione viene data alla questione lombarda che si inserisce, più in generale, nella questione settentrionale, il cui confine è tracciato dal perimetro delle cosiddette regioni a residuo fiscale

negativo: cioè di quelle regioni che allo Stato danno in tasse più di quanto ricevono in servizi. Si delinea un’area geografica comprendente le regioni del Nord, un’area entro la quale si riscontra una certa omogeneità storico cultural-sociale, ed economica. Anche se dobbiamo dire che, grazie a Milano, la Lombardia è la regione che più assomiglia ad uno stato autonomo, nel quale esiste in modo inequivocabile un vero riconoscibile polo di potere socio-economico-amministrativo a reggerne la vita. La questione settentrionale potrebbe oggi, per grandi linee, affacciarsi nei termini problematici del compito e della responsabilità, maturati sul piano storico, delle Regioni del Nord di tenere agganciato il Paese al mondo internazionale. Mentre le risorse per consentire questo compito non sono per niente definite. Anzi, non se ne parla nemmeno.

Se a seguito della conseguente sottodotazione di infrastrutture e di strutture di servizio esse sono costrette a frenare il passo ad esser danneggiato è l’intero Paese.

L’ assistenzialismo centralistico verso le regioni del Sud ha dato luogo a ingenti trasferimenti finanziari alle famiglie senza la contestuale creazione di nuovi posti di lavoro. Si è in tal modo sviluppato un modello di società dei consumi senza una corrispondente produzione. Lo Stato Italiano ha sottratto ingenti risorse finanziarie agli investimenti in infrastrutture di servizio, tanto al Nord, quanto al Sud; dove peraltro gli investimenti realizzati non hanno dato i risultati ipotizzati. La soluzione? Alcuni sostengono un’idea più avanzata sul piano del federalismo”, soprattutto in campo fiscale; altri più sfumatamente parlano di “regionalismo”, in aderenza sostanzialmente all’idea di una maggiore autonomia dell’ente locale.

Ma poi inevitabilmente nelle risposte degli uni e degli altri emergono tutte le tematiche del dibattito generale: dai principi di interdipendenza, di sussidiarietà, di solidarietà, al policentrismo ed al cosmopolitismo.
Il tutto inquadrato in un sistema che sia in grado di conciliare le esigenze di autogoverno-partecipazione locale, con la salvaguardia del principio di unità-solidarietà nazionale.

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