“La lezione del dopo EMA” IL GIORNO del 25 nov. 2017 – Casa Città Società di Achille Colombo Clerici

Delusione e amarezza per la mancata assegnazione dell’Ema a Milano: una scelta che fotografa la posizione di debolezza dell’Italia in questa Unione Europea di egoismi ed i distorcenti meccanismi che permettono il gioco a nostro danno.

Una Europa politica non sarebbe dovuta arrivare al ballottaggio.

La città ha tutte le qualità e i requisiti per ottenerne l’assegnazione e l’Italia vanta grandi crediti verso l’Europa: per il contributo finanziario al bilancio europeo, e perché, a parte le due agenzie, in Italia non ha sede alcun organismo o istituzione dell’Unione Europea (Parlamento, Commissione, Banca Centrale, Tribunale, Corte).

Ci sarebbe quindi una ragione storica per vantare, sul piano politico, qualche diritto nell’attribuzione di una semplice agenzia; ma il meccanismo del voto segreto ed addirittura l’assurdità del sorteggio non permettono alcuna valutazione e alcuna tutela politica.

Questo è quanto si può dire con amarezza in una Italia attonita, all’indomani della vicenda. Ma che ha dato prova, come ai tempi di Expo, di poter “fare sistema”, purtroppo in questo caso solo interno, con Governo, Regione, Comune, imprenditori e associazioni totalmente impegnati per raggiungere l’obiettivo.

Impegno che non è stato vano perché ha presentato al mondo, non solo l’immagine di una città, di una regione all’avanguardia in tantissimi campi, dalla sanità alle infrastrutture alla cultura all’accoglienza: ma soprattutto di un Paese affidabile nella sua concretezza.

Ema all’Olanda ed Eba alla Francia, dunque. Si rafforza così l’ipotesi più volte avanzata di una Europa a cerchi concentrici. Del primo cerchio farebbero parte Germania, Francia e Paesi più piccoli ma omogenei: Olanda, appunto, Austria, Belgio ed altri, con la Spagna a rappresentare il sud del Continente. Spagna il cui “tradimento” all’ultimo momento (non ci ha dato il voto promesso che avrebbe evitato il pareggio e quindi l’estrazione a sorte) avalla tale ipotesi.

Fantapolitica? Si vedrà. Ma il segnale giunto all’Italia, uno dei Paesi promotori e fondatori dell’Unione, non è tranquillizzante: e potrebbe anticipare un tentativo di esclusione dalle conseguenze ben più gravi della perdita dell’EMA.

Nella tradizione popolare milanese, per rappresentare questo stato di cose, girava una immagine pittoresca.

Attualizzando, nella più benevola delle ipotesi, sembra di stare nel mondo del calcio e non in quello della politica internazionale.

 

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