«Educare alla legalita’» QN IL GIORNO del 23 dicembre 2017 – A. Colombo Clerici

«Educare alla legalita’» QN IL GIORNO del 23 dicembre 2017 –
di A. Colombo Clerici

Secondo Transparency International l’Indice di Percezione della Corruzione vede l’Italia al 60° posto nel mondo ed in Europa  fanalino di coda con Grecia e Bulgaria. In Italia è forte la propensione all’illegalità e la sua pratica.

La casistica e’ innumerevole, a cominciare dai fatti molesti e da quelli considerati a bassa intensità di illegalità, ed e’ sotto gli occhi di tutti.
Illeciti “minori”, si dice, ma che sono il mare magnum nel quale sguazzano i reati gravi: atti di violenza, omicidi, per arrivare a mafia, ‘ndrangheta, camorra, corruzioni milionarie, traffico di droga, di migranti, eccetera.

La magistratura e le  forze di vigilanza e di repressione sono intasate da un massa vera e propria di casi da affrontare e, pur distinguendosi per capacità nell’attività di “intelligence” in contrasto di terrorismo e mafie, nell’ordinarietà fanno quel che possono.

Se vogliamo risalire alle cause della diffusa illegalità possiamo ricordare innanzitutto una mentalità improntata ad uno spiccato individualismo che porta il connazionale a considerare la legge una regola bypassabile.

E’ la conseguenza di una storica scarsa presenza del senso dello Stato, mista ad una atavica bizantina propensione alla furberia, come arte di arrangiarsi, che trova spazio anche nella rassegnata accettazione da parte della opinione pubblica.

Per debellare il malcostume dilagante  va bene la “tolleranza zero”, che ha risolto i problemi di New York, ma occorre partire dalla base culturale dei giovani ai quali oggi viene imposto il messaggio che prepotenza e illegalità sono modelli vincenti, a cominciare dalla dominante filmografia.

Reintrodurre quindi l’educazione civica nelle scuole, “rieducare” i genitori ad un minor individualismo (difesa dei figli a prescindere) e ad un maggior senso dello Stato e di rispetto della collettività.

Per arrivare laddove si governa, preparando i futuri decisori con una adeguata formazione pubblica, traendo esempio  dalla francese Ecole d’Administration Publique.

Un lavoro lunghissimo, di generazioni. Ma bisognerà pure cominciare.

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