Archivio per maggio 2018

Biennale di architettura di Venezia – Padiglione del Canada – maggio 2018 – Europasia informa

maggio 14, 2018

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

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Dall’architetto Alberico Barbiano di Belgiojoso con la collaborazione dello Studio Brunn

BIENNALE DI ARCHITETTURA DI VENEZIA, RESTAURATO IL PADIGLIONE DEL CANADA

Il Padiglione del Canada, nei Giardini della Biennale di Venezia, è stato oggetto di un’accurata opera di restauro che ha presentato parecchie complessità decisionali ed esecutive. L’operazione per il Restauro è iniziata nel 2015, su richiesta della National Gallery of Canada (Proprietaria del Padiglione), con guida e controllo della Soprintendenza e della Biennale, su progetto dell’architetto Alberico B. Belgiojoso (il cui Studio a suo tempo aveva progettato il Padiglione), con la collaborazione tecnica in loco dello Studio Brunn (arch. Troels Brunn). L’edificio, opera dello Studio BBPR, è stato realizzato negli anni ’50 e inaugurato in occasione della Biennale del 1956. E’ collocato tra i Padiglioni della Germania e della Gran Bretagna ed è stato concepito con intento “antimonumentale” con una interpretazione e sviluppo, in ferro e mattoni, dell’immagine di una tenda indiana, con riferimento alla tradizione canadese. La struttura della copertura è formata da putrelle che si incrociano nel cielo sopra il cortiletto creando un gioco di equilibri molto scenografico. Le pareti che circondano lo spazio poligonale sono in mattone a vista e il tutto è circondato dal verde dei Giardini della Biennale. Per il restauro sono state effettuate analisi accurate, con saggi sul degrado dei materiali che hanno permesso di valutare quali sostituzioni operare mantenendo tipi e forme originali. E’ stato previsto il completo adeguamento antisismico, particolarmente importante in una struttura molto articolata come quella del Padiglione, con una completa verifica strutturale, che ha tenuto conto dei carichi a cui le strutture sono state nel tempo sottoposte, dello stato di degrado di alcuni punti e della necessità di rinforzo. A tale scopo è stato necessario rimuovere completamente il sistema tetto e soffitto, e inserire travi di controventamento e rinforzi strutturali, ripristinando l’immagine originaria. Anche le ampie vetrate che circoscrivono l’ingresso e il cortiletto sono state smontate, i loro elementi restaurati e i vetri sostituiti con tipo antinfortunio, naturalmente mantenendo le forme originali.

Il pavimento in seminato alla veneziana è stato mantenuto e restaurato.

Particolarmente complesso è stato l’inserimento degli impianti che richiedono spazi e attraversamenti non sempre possibili. Tuttavia, accettando di lasciare alcuni, pochi, elementi in vista, è stato possibile completare l’adeguamento impiantistico necessario. L’esterno è stato in parte liberato dalla vegetazione che occludeva la vista pregevole verso la laguna. Le opere di restauro si concludono in tempo per la inaugurazione della Biennale di Architettura del 2018.

Yvonne Farrell e Shelley McNamara sono le curatrici della 16a Mostra Internazionale di Architettura, che si svolgerà dal 26 maggio al 25 novembre 2018 ai Giardini e all’Arsenale e in vari luoghi di Venezia. Il titolo scelto è Freespace, che rappresenta la generosità e il senso di umanità che l’architettura colloca al centro della propria agenda, concentrando l’attenzione sulla qualità stessa dello spazio.
Con questo tema la Biennale Architettura 2018 presenterà al pubblico esempi, proposte, elementi – costruiti o non costruiti – di opere che esemplificano le qualità essenziali dell’architettura: la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l’orchestrazione e la disposizione in sequenza del movimento, rivelando così le potenzialità e la bellezza insite nell’architettura.

Foto: Alberico Barbiano di Belgiojoso con Achille Colombo Clerici pres. IEA

 

 

 

“Ripartire dal Modello Milano?”- Convegno organizzato da Civicamente e dal Gruppo consiliare Beppe Sala Sindaco-Noi Milano – Franco D’Alfonso – Europasia informa

maggio 14, 2018

Istituto Europa Asia
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Europe Asia Institute

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Richiesta emblematica del sindaco Sala al governo: 100 milioni per la metropolitana con Monza

IL MODELLO MILANO ‘ANTIPATICO’ MA EFFICIENTE E SOLIDALE

Gaetano Salvemini era guidato  dalla massima: “Domani l’Italia penserà quello che oggi pensa Milano”. L’aforisma,  per alcuni  una minaccia e per altri una speranza, è apparso quanto mai d’attualità al convegno “Ripartire dal Modello Milano?” organizzato da Civicamente e dal Gruppo consiliare Beppe Sala Sindaco-Noi Milano, animatore il consigliere comunale Franco D’Alfonso, svoltosi a Palazzo Marino.

Relatore d’onore il sindaco Beppe Sala, il quale si è subito rivolto al governo in fieri con una emblematica richiesta: “Vi va bene il nostro modello che coniuga solidarietà ed efficienza?  Dateci allora le risorse – 100 milioni di euro – per completare la metropolitana tra Milano e Monza”. E, rispondendo alle critiche, di cui si è fatto interprete Oscar Farinetti, di una Milano che vuole accaparrarsi tutto, dal Salone del Libro a Cibus, Sala ha aggiunto: “L’attivismo della città potrà disturbare, ma funziona”. Auspicando infine un radicale cambio di passo riducendo la pletora di oltre 8.000 comuni italiani a un numero più ridotto di entità amministrative in grado però di offrire servizi ai cittadini.

Milano può esprimere una politica in grado di esercitare un’egemonia nel pensiero e nell’azione nell’interesse dell’intero Paese? La cronaca politica più recente sembra aver spostato il baricentro altrove e sembrerebbe spingere Milano a pensare e ad agire in proprio, preoccupandosi della sua coesione interna e valorizzando autonomamente la sua proiezione internazionale. Eventi recenti come Expo 2015, però, hanno rappresentato uno straordinario volano non solo per la Città e la Regione, dimostrando con i fatti che Milano può essere un modello. La realtà insomma si presenta con più facce e cominciare a delinearne meglio i contorni non è, sicuramente, tempo perso. Ma perché la funzione propulsiva della città a vantaggio dell’intero Paese possa esplicarsi al meglio è necessario che essa ragioni, ed operi, con i numeri della Grande Milano che conta oltre 3 milioni di abitanti.

I lavori sono stati presieduti da Marco Fumagalli, capogruppo “Noi Milano – Beppe Sala Sindaco” ed Emmanuel Conte, presidente Associazione MU.ME. e moderati da Sergio Vicario, coordinatore di Civicamente. Nel panel dei relatori, oltre al sindaco Sala, Giuseppe Bonomi, amministratore Delegato Arexpo; Pietro Bussolati, consigliere regionale Partito Democratico; Arianna Censi, consigliere delegato Città Metropolitana Milanese; Franco D’Alfonso, consigliere comunale Lista Noi Milano Beppe Sala Sindaco; Paolo Gatti, coordinamento Concessionari Sportivi Milanesi; Stefano Bruno Galli, assessore all’Autonomia e Cultura della Regione Lombardia; Emilio Genovesi, ceo Material Connexion; Stefano Golfari, giornalista; Pierfrancesco Majorino,  assessore al Welfare del Comune di Milano; Pierfrancesco Maran     , assessore all’Urbanistica del Comune di Milano; Gianni Martino, ceo Car2go; Lia Quartapelle, deputato del Partito Democratico; Antonio Santangelo, esperto in innovazione e trasferimento tecnologico; Mattia Martinelli , general manager RobertaeBasta Design;  Serse Severini, deputato Area Civica;  Walter Andreazza, coordinamento Movimenti Civici Lombardia.

Foto: Il Sindaco Giuseppe Sala con Achille Colombo Clerici

 

Polis Maker, Politecnico di Milano Conferenza-Intervista interattiva “Il Turismo nel Comasco” di Achille Colombo Clerici nella sede di Assoediliizia – 11 maggio 2018

maggio 14, 2018

A s s o e d i l i z i a

 

Conferenza-intervista interattiva tra il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici e tre corsisti del Polis Maker – 11 maggio 2018

PER IL TURISMO DI COMO E DEL SUO LAGO QUALE FUTURO?

Romano Guardini, filosofo esistenzialista cattolico tedesco di origine italiana, nelle sue “Lettere dal lago di Como” (Briefe vom Comer See 1959) osservando il dolce e armoniosamente classico paesaggio del Comasco ( ‘vedevo un campanile… e accanto una ciminiera’), e ricordando quello tedesco, invaso da capannoni e fabbriche, immagina lo snaturamento cui andrà incontro una volta sottoposto alle trasformazioni derivanti dal progresso tecnico. Il che, fortunatamente, è avvenuto solo parzialmente. Non credo pertanto che per Como e il suo lago il turismo romantico, naturalmente elitario, diventerà mai un fenomeno di massa come è successo per il lago di Garda. Per la morfologia dei luoghi, la realtà socio-economica del territorio, il carattere elitario del tradizionale flusso turistico. La città, destinata a diventare con il completamento di AlpTransit  (tratto svizzero del Corridoio ferroviario europeo Genova-Rotterdam) punto di raccordo tra centronord e sud del Continente, deve saper continuare ad attirare turismo di buona qualità.

E’ la sintesi della conferenza-intervista interattiva che il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia avv. Achille Colombo Clerici ha tenuto con un gruppo di laureati, corsisti del master internazionale “Polis Maker per la qualità del vivere e lo sviluppo urbano sostenibile” diretto dal prof. Angelo Caruso di Spaccaforno.

Nel corso del master, il cui progetto scientifico e didattico è curato dal Polo Territoriale di Como del Politecnico di Milano, è stato avviato un workshop sul tema degli attuali scenari e tendenze del turismo a Como. I risultati verranno elaborati in collaborazione con la prof.ssa Gabriella Gilli, Direttrice dell’Unità di ricerca di Psicologia dell’arte presso il Dipartimento di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano; e saranno presentati in occasione di un convegno che si terrà in collaborazione con il Comune di Como il 29 giugno presso la Pinacoteca Civica.

I tre corsisti – Sara Schieppati, Giovanni Salvarani, Guilherme Pavia – hanno rivolto a Colombo Clerici articolate domande, dando il via a un dibattito che ha trattato diversi aspetti del turismo nel Comasco con particolare riguardo alla realtà immobiliare, alle potenzialità ricettive turistiche, alle loro tipologie – B&B, locazioni temporanee, Piattaforme internet, Condhotel ed altre questioni attinenti – alla ricaduta economica, ai condizionamenti culturali e sociali  del territorio.

Assoedilizia ha di recente svolto un Seminario sul tema, cui hanno partecipato diverse centinaia di proprietari ed operatori.  Sono state esaminate le diverse fattispecie, fornendo risposte in parte valide anche per la realtà comasca.

Numerose le situazioni da indagare ed analizzare per approdare ad una valutazione che possa avere un minimo di attendibilità.

Dalle forme di ospitalità ‘di massa’ alternative a quelle fornite dagli alberghi di medio-alto livello. Alla buona realtà economica della città e del comprensorio. Dai limiti fisiologici delle strutture ricettive alternative – 559 a fronte di 243 esercizi alberghieri ‘tradizionali – all’alta qualità media degli alberghi stessi, di cui il Grand Hotel Villa d’Este di Cernobbio, che ospita i seminari internazionali Ambrosetti, è il più emblematico esempio; dalle sei perle golfistiche del comprensorio comasco, che attirano anch’esse turismo elitario, alle grandi ville ambite da famosi personaggi dello sport, dello spettacolo, della finanza, dell’economia (e pensare che nel dopoguerra queste ville erano in svendita!); dalla tradizione centenaria di riservata ospitalità (da Byron a Bellagio, citata come una delle dieci località più affascinanti del mondo, a Bellini a Moltrasio, a Listz, Stendhal)  alla  ricchezza storico-monumentale della ‘città murata’, magnifico esempio di “città crocicchio” di origine comunale.

“Città Metropolitana di Milano” Seminario promosso da CIAM, ARCHXMI, AIM, con il patrocinio di Assoedilizia e di Ordine degli Architetti di Milano

maggio 11, 2018

A s s o e d i l i z i a
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In Assoedilizia il secondo di quattro Seminari organizzati dal Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, in collaborazione con ARCHXMI e con l’Associazione Interessi Metropolitani

L’ INCERTA REALTA’ DELLA CITTA’  METROPOLITANA

Il CIAM Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, in collaborazione con ARCHxMI e AIM l’Associazione Interessi Metropolitani e con il supporto e patrocinio di Assoedilizia e di Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Milano, ha tenuto il secondo dei quattro Seminari dal titolo “OSSERVATORIO METROPOLITANO –

Dibattiti per lo sviluppo e la promozione di una nuova qualità urbana” in Assoedilizia, via Meravigli 3, Milano. Coordinatori Alberico Belgiojoso, Carlo Berizzi, Gianni Verga.

Questi seminari vogliono operare un approfondimento delle diverse questioni che stanno alla base delle discussioni e delle proposte su Milano e la Città Metropolitana: Bellezza e Qualità Urbana, operazioni di diverso tipo di corso, PGT, Regolamento Edilizio, Grandi Interventi, ecc.; i criteri che si adottano, le loro motivazioni; come funzionano nella realtà le diverse azioni che si intraprendono.

Ciò intende essere una iniziativa utile per le Istituzioni Professionali e Culturali, un contributo al miglior funzionamento delle iniziative e dei “meccanismi urbani” e alla verifica di PGT e Regolamento Edilizio. Quali relatori sono stati scelti professionisti particolarmente esperti, in un ampio quadro multidisciplinare.

La partecipazione agli incontri è gratuita ed è previsto il rilascio di CFP. Per le iscrizioni inviare una mail a formazione@ciam1563.it.

Carlo Berizzi,  Presidente di AIM, ha presentato il tema e i relatori: i metodi e le modalità operative della Città Metropolitana, una realtà istituita il primo gennaio 2015 in sostituzione della Provincia che ha subito denunciato lacune e difficoltà operative. Ne hanno parlato  l’avv. Pier Giuseppe Torrani, esperto di diritto amministrativo,  che ha sempre affiancato istituzioni pubbliche e private su grandi temi dello sviluppo della città ; Maurizio Cabras, assessore di Cinisello Balsamo: come si vive la città metropolitana al di fuori di Milano, quali sono i problemi e le opportunità, trattando in particolare una esperienza sul Bando per le Periferie. Andrea Villani, prima come direttore del PIM e poi come docente della Cattolica ha in qualche modo guidato la crescita del territorio milanese e dei comuni limitrofi essendosi Milano dotata per prima di strumenti coordinati di gestione del territorio.

Torrani – Ha studiato il tema Area Metropolitana molto a lungo quando era presidente dell’Irer ed ha compreso che un conto è l’ Area Metropolitana, in quanto realtà oggettiva consistente in un sistema di relazioni più o meno intenso a seconda dei vari progetti e un conto è la Città Metropolitana, cioè l’istituzione, come viene disciplinata sul piano del diritto, nella quale “non abbiamo mai creduto”; per la necessità innanzitutto di creare una classe dirigente e perchè,  nel momento in cui la si crea, nasce un confine. Allora la soluzione è la gestione consensuale dei problemi e della governance. L’area milanese comprende circa 130 Comuni e il potere locale è loro riservato: o li si mette d’accordo, impresa difficile, oppure si individuano i temi di interesse generale e su questi si tratta.

Cabras – partendo dal suo ruolo presso Anci, ha messo in luce due aspetti: uno di ordine generale per cercare di capire le differenze e le similitudini della Città Metropolitana di Milano con le omologhe realtà italiane ; il secondo aspetto, che si è tradotto in una parte teorica ed in una parte concreta,  ha trattato il Bando per le Periferie il quale ha visto importanti stanziamenti governativi  ed ha avuto notevole risonanza in campo nazionale.  L’esperienza milanese sta offrendo risultati importanti.

Villani – La complessità – fisica, umana, economica, sociale, artistica, religiosa – contraddistingue una città-metropoli quale è Milano. Che va governata, come avviene, o dovrebbe avvenire, per tutte le funzioni collettive. Ciò riguarda anche la Città, o Area, Metropolitana di Milano e delle altre 8 Città Metropolitane cui la legge Delrio demanda importanti funzioni: dallo sviluppo strategico del territorio alla cura delle infrastrutture, addirittura ai rapporti con le realtà omologhe europee. Con quali risorse? Villani manifesta forti dubbi che tale ambizioso programma possa essere messo in atto, considerata, tra l’altro, la presenza della Regione. L’alternativa è quella di riprendere, allargato, il ruolo prima svolto dalle Province. Con la visione di una città postmetropolitana che coinvolga l’intera Lombardia.

Il successivo dibattito – cui hanno preso parte, tra gli altri, l’ing. Gianni Verga e il prof. del Politecnico di Milano Fabrizio Schiaffonati, il prof. Alberico Belgiojoso – ha messo in luce ulteriori aspetti della Città Metropolitana.

Gianni Verga ha osservato:  ” Milano è da sempre “Città di mezzo” e “Città degli scambi”: di mezzo perché al centro della pianura, degli scambi perché luogo dei commerci per antonomasia.

Ma nel tempo le caratteristiche geografiche sono diventate così importanti da determinare un’Identità specifica e, ancora di più, gli scambi da commerciali sono diventati imprenditoriali, sociali, etnici e, oggi più che mai, di filosofia e di pensiero.

Sono a Milano Giulio Giorello, Vito Mancuso, Mauro Magatti che rappresentano riferimenti internazionali della filosofia della scienza, del senso religioso e delle riflessioni sul necessario cambio di paradigma per costruire la società di domani.

Ma non basta neppure questo. A Milano leader, quantomeno nel contesto nazionale, sono le scuole di sociologia dell’Università Cattolica e quella dell’Università Bicocca.

Non dobbiamo dimenticare un fiore all’occhiello unico: la facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale. Mai come oggi dobbiamo ricordare e ringraziare chi cinquant’anni fa intuì che sarebbe stato necessario generare un luogo dove approfondire i temi del soprannaturale relativamente alla fede cristiana anche in relazione alle altre fedi religiose. ”

Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha rilevato come la nuova realtà amministrativo-culturale rappresenti poco più di un maquillage della precedente Provincia.

Premesso che ormai si deve prender atto che il riferimento al territorio comunale, come parametro per l’esercizio di funzioni istituzionali quali la fiscalità locale e la pianificazione territoriale, nella sua configurazione storico-convenzionale, risulta obsoleto e inadatto a reggere il passo con l’esigenza della competitività internazionale delle conurbazioni e dei territori e rilevato come  latiti, nel sistema della Città Metropolitana milanese, un criterio omologativo tra i circa 130 Comuni che ne fanno parte, conclude: la Città Metropolitana non può ritenersi ridotta a un mero livello di organizzazione di servizi comunali.
Dovrebbe viceversa esser strutturata come livello istituzionale alla cui scala configurare le funzioni-chiave della amministrazione pubblica locale, oggi rientranti nella competenza dei singoli Comuni.

Foto:

 

– da. sin. Gianni Verga, Alberico Barbiano di Belgiojoso, Achille Colombo Clerici

 

 

“Banca d’Italia storia” – Conferenza di Salvatore Messina all’ Umanitaria Milano – Europasia informa

maggio 11, 2018

Istituto Europa Asia
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La storia della Banca d’Italia nella conferenza di Salvatore Messina ex Direttore della sede di Milano della Banca d’Italia

UNA ISTITUZIONE PILASTRO DELLO SVILUPPO DEL PAESE

E’ storia ma sembra cronaca. In maniera appassionata e appassionante l’avv. Salvatore Messina ha narrato ad un folto e selezionato gruppo di esperti e di estimatori riuniti nell’Auditorium della Società Umanitaria di Milano il contributo della Banca d’Italia alla crescita e allo sviluppo del Paese dalla sua fondazione, avvenuta nel 1893, ai giorni nostri.

Coadiuvato da due signore ben note nel milieu milanese – Claudia Buccellati e Chiara Caraffa – Messina ha percorso anno dopo anno le vicende di questa istituzione che riflette la storia dell’Italia. Ha le carte in regola per farlo: una vita trascorsa nell’istituzione; e anche oggi, tra vari prestigiosi incarichi, l’ambiente bancario resta il suo punto di riferimento (è presidente di Banca Farmafactoring).

Gli sono guida le Considerazioni finali del Governatore contenute nelle relazioni annuali, quei documenti   che contengono un’ampia analisi dei principali sviluppi dell’economia italiana e internazionale.  E che sembrano riprodurre se stesse.

Come non trovare analogie, ad esempio, tra le cause delle periodiche crisi economico-finanziarie – l’eccesso di spesa pubblica, la debolezza imprenditoriali, la pochezza, se non peggio, della classe dirigente, la fuga di capitali – e certi programmi politici odierni? E come non rilevare gli attentati della politica all’autonomia e alla funzione della Banca d’Italia negli anni ’70 con il caso Baffi-Sarcinelli e la recente commissione parlamentare sulle accuse di mancata vigilanza dell’Istituto?

In ogni caso la Banca d’Italia, grazie alla preparazione e al rigore della grande maggioranza dei suoi dirigenti  – da ricordare i Governatori Einaudi, Menichella, Carli, Baffi, Ciampi, Draghi – ha rappresentato e rappresenta tutt’ora uno dei più validi pilastri del Paese.

Certo, l’istituzione della Banca Centrale Europea ha fatto venire meno la funzione principale delle Banche Centrali nazionali.  Ma il loro campo d’azione è divenuto più vasto in quanto partecipano all’Eurosistema. Esso spazia dal disegno della politica monetaria comune a quello dei sistemi di pagamento: decisioni e assetti istituzionali devono adattarsi alle esigenze di una progredita, ma diversificata, area economica. La Banca d’Italia è inoltre inserita attivamente in un contesto internazionale più ampio, sia per i principi guida della vigilanza sia per analisi e iniziative legate alla stabilità finanziaria.

Foto:
Salvatore Messina con Achille Colombo Clerici pres. di Europasia

 

 

 

“Città Metropolitana di Milano” Seminario promosso da CIAM, ARCHXMI, AIM, con il patrocinio di Assoedilizia e di Ordine degli Architetti di Milano

maggio 10, 2018

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In Assoedilizia il secondo di quattro Seminari organizzato dal Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, in collaborazione con ARCHXMI e con l’Associazione Interessi Metropolitani

L’ INCERTA REALTA’ DELLA CITTA’  METROPOLITANA

Il CIAM Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, in collaborazione con ARCHxMI e AIM l’Associazione Interessi Metropolitani e con il supporto e patrocinio di Assoedilizia e di Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della provincia di Milano, ha tenuto il secondo dei quattro Seminari dal titolo “OSSERVATORIO METROPOLITANO – Dibattiti per lo sviluppo e la promozione di una nuova qualità urbana” in Assoedilizia, via Meravigli 3, Milano. Coordinatori Alberico Belgiojoso, Carlo Berizzi, Gianni Verga.

Questi seminari vogliono operare un approfondimento delle diverse questioni che stanno alla base delle discussioni e delle proposte su Milano e la Città Metropolitana: Bellezza e Qualità Urbana, operazioni di diverso tipo di corso, PGT, Regolamento Edilizio, Grandi Interventi, ecc.; i criteri che si adottano, le loro motivazioni; come funzionano nella realtà le diverse azioni che si intraprendono.

Ciò intende essere una iniziativa utile per le Istituzioni Professionali e Culturali, un contributo al miglior funzionamento delle iniziative e dei “meccanismi urbani” e alla verifica di PGT e Regolamento Edilizio. Quali relatori sono stati scelti professionisti particolarmente esperti, in un ampio quadro multidisciplinare.

La partecipazione agli incontri è gratuita ed è previsto il rilascio di CFP. Per le iscrizioni inviare una mail a formazione@ciam1563.it.

Carlo Berizzi, presidente di AIM, ha presentato il tema e i relatori: i metodi e le modalità operative della Città Metropolitana, una realtà istituita il primo gennaio 2015 in sostituzione della Provincia che ha subito denunciato lacune e difficoltà operative. Ne hanno parlato l’avv. Pier Giuseppe Torrani, esperto di diritto amministrativo, che ha sempre affiancato istituzioni pubbliche e private su grandi temi dello sviluppo della città; Maurizio Cabras, assessore di Cinisello Balsamo: come si vive la città metropolitana al di fuori di Milano, quali sono i problemi e le opportunità, trattando in particolare una esperienza sul Bando per le Periferie. Andrea Villani, prima come direttore del PIM e poi come docente della Cattolica ha in qualche modo guidato la crescita del territorio milanese e dei comuni limitrofi essendosi Milano dotata per prima di strumenti coordinati di gestione del territorio.

Torrani – Ha studiato il tema Area Metropolitana molto a lungo quando era presidente dell’Irer ed ha compreso che un conto è l’ Area Metropolitana, in quanto realtà oggettiva consistente in un sistema di relazioni più o meno intenso a seconda dei vari progetti e un conto è la Città Metropolitana, cioè l’istituzione, come viene disciplinata sul piano del diritto, nella quale “non abbiamo mai creduto”; per la necessità innanzitutto di creare una classe dirigente e perché,  nel momento in cui la si crea, nasce un confine. Allora la soluzione è la gestione consensuale dei problemi e della governance. L’area milanese comprende circa 130 Comuni e il potere locale è loro riservato: o li si mette d’accordo, impresa difficile, oppure si individuano i temi di interesse generale e su questi si tratta.

Cabras – partendo dal suo ruolo presso Anci, ha messo in luce due aspetti: uno di ordine generale per cercare di capire le differenze e le similitudini della Città Metropolitana di Milano con le omologhe realtà italiane; il secondo aspetto, che si è tradotto in una parte teorica ed in una parte concreta, ha trattato il Bando per le Periferie il quale ha visto importanti stanziamenti governativi  ed ha avuto notevole risonanza in campo nazionale.  L’esperienza milanese sta offrendo risultati importanti.

Villani – La complessità – fisica, umana, economica, sociale, artistica, religiosa – contraddistingue una città-metropoli quale è Milano. Che va governata, come avviene, o dovrebbe avvenire, per tutte le funzioni collettive. Ciò riguarda anche la Città, o Area, Metropolitana di Milano e delle altre 8 Città Metropolitane cui la legge Delrio demanda importanti funzioni: dallo sviluppo strategico del territorio alla cura delle infrastrutture, addirittura ai rapporti con le realtà omologhe europee. Con quali risorse? Villani manifesta forti dubbi che tale ambizioso programma possa essere messo in atto, considerata, tra l’altro, la presenza della Regione. L’alternativa è quella di riprendere, allargato, il ruolo prima svolto dalle Province. Con la visione di una città postmetropolitana che coinvolga l’intera Lombardia.

Il successivo dibattito – cui hanno preso parte, tra gli altri, l’ing. Gianni Verga e il prof. del Politecnico di Milano Fabrizio Schiaffonati, il prof. Alberico Belgiojoso – ha messo in luce ulteriori aspetti della Città Metropolitana. Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici ha rilevato come la nuova realtà amministrativo-culturale rappresenti poco più di un maquillage della precedente Provincia.

Premesso che ormai si deve prender atto che il riferimento al territorio comunale, come parametro per l’esercizio di funzioni istituzionali quali la fiscalità locale e la pianificazione territoriale, nella sua configurazione storico-convenzionale, risulta obsoleto e inadatto a reggere il passo con l’esigenza della competitività internazionale delle conurbazioni e dei territori e rilevato come  latiti, nel sistema della Città Metropolitana milanese, un criterio omologativo tra i circa 130 Comuni che ne fanno parte, conclude: la Città Metropolitana non può ritenersi ridotta a un mero livello di organizzazione di servizi comunali.
Dovrebbe viceversa esser strutturata come livello istituzionale alla cui scala configurare le funzioni-chiave della amministrazione pubblica locale, oggi rientranti nella competenza dei singoli Comuni.

Foto:
da. sin. Gianni Verga, Alberico Barbiano di Belgiojoso, Achille Colombo Clerici

 

 

Aldo Moro, 40 anni dalla morte. Convegno AIKAL “L’eredità morale di Aldo Moro, nel quarantennale della morte” a Venezia – Saluto di Achille Colombo Clerici – 9 maggio 2018

maggio 9, 2018

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IL SALUTO DI ACHILLE COLOMBO CLERICI AL SEMINARIO SULL’EREDITA’ POLITICA DI ALDO MORO

“Ricordo commosso la stima, non oso dire l’amicizia, che mi legava allo statista, cementata dagli incontri in vacanza a Bellamonte, una delle località più suggestive della Val di Fiemme nel Trentino; dove, in occasione del centennale della nascita, è stata intitolata ad Aldo Moro la sala conferenze del Centro Servizi alla presenza della figlia Maria Fida”.

Comincia così il saluto di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia, al seminario di studio organizzato da AIKAL-Associazione Internazionale Cultura Ambientale e Lavoro solidale, Democrazia Cristiana, Veneto Pensa, ALEF-Associazione Liberi e Forti a Mestre, in occasione del 40° anniversario dell’assassinio di Aldo Moro.

Colombo Clerici così prosegue: “In circostanze ancora non completamente chiarite, il 9 maggio 1978 le Brigate Rosse stroncarono il progetto di una democrazia del dialogo che disturbava i potenti dell’epoca, in occidente come oltre la Cortina di Ferro, e che – pur senza la drammaticità di quei tempi – ripropone anche in questi giorni la necessità di una politica di integrazione e di dialogo tra frange opposte della politica italiana per creare una sinergia comune al servizio del Paese.

“E’ doveroso rendere omaggio al sacrificio di Moro, che tuttora inorridisce per la violenza umana.  Ma ancor più va accolto il suo messaggio politico di concerto, di collaborazione e comunicazione, di reciproco riconoscimento, pur nel rispetto delle proprie identità. Moro era un uomo forte, sostenuto da una profonda fede religiosa, come ho avuto occasione di ammirare quando assistevamo assieme alla Santa Messa nella chiesetta di Bellamonte.  E quanto mai attuale è anche la sua visione della politica, intesa quale strumento per il progresso civile e non solo quale mezzo di affermazione personale.

“Auspico perciò – conclude Colombo Clerici – che dalle commemorazioni del massimo sacrificio, quello della vita, dall’ideale della vera politica che ispirava la sua azione, giunga alto e forte il messaggio di Aldo Moro,  che guardava al futuro delle nuove generazioni e non alle immanenti scadenze della politica. Questo il suo lascito, oggi più che mai attuale.”

Politecnico di Milano – Seminario della Facoltà di Architettura “Costruire con le regole” – in collaborazione con Assoedilizia 7 maggio 2018

maggio 8, 2018

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Colombo Clerici al Seminario del Politecnico “Costruire con le regole”

BENE LE NORME STRETTAMENTE NECESSARIE, MEGLIO LA CULTURA

“Ci salveremo con le regole o con la cultura e con la politica che, in fin dei conti, dovrebbe essere l’arte nobile di esercitare, di esprimere la cultura?”

E’ l’interrogativo con il quale Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia, ha aperto il proprio intervento “A regola d’arte (le regole e la bellezza)” rivolgendosi agli studenti del Politecnico di Milano-Dipartimento Architettura e Studi Urbani, nel corso del Seminario “Costruire con le regole”. Il Seminario è parte del ciclo di incontri e dibattiti sull’ Urbanistica 2018 in collaborazione con Assoedilizia.
I lavori sono stati condotti da Maria Agostina Cabiddu del Politecnico, organizzatrice dell’incontro: relatori, oltre a Colombo Clerici, Pierluigi Mantini del Politecnico di Milano (Le semplificazioni) e vice presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa e Alessio Grison, 3Sixty-Group (L’inquadramento normativo del progetto).

Extra panel l’intervento di Alberto Lunghini, presidente di Reddy’s Group.

Il mondo finanziario internazionale – ha proseguito Colombo Clerici – per due terzi vive senza regole: più o meno si tratta degli stessi Paesi che non accettano le regole dei protocolli ambientali. Il mondo immobiliare, sotto la pressione economica, rifiuta quelle che ci sono. Vaste aree di illegalità (malaffare economico, criminalità) sono indifferenti alle regole.

Ma il nostro mondo è invaso dalle regole. In campo immobiliare: per citare, dalla progettazione delle grandi architetture, alle prescrizioni costruttive tipologiche e materiche, al design dei materiali e degli oggetti a corredo della costruzione. E’ tutto un pullulare di regole.

Norme nazionali, regionali, delle comunità montane,  dei parchi, dei consorzi di bonifica ed altri, delle Province,  dei Comuni, delle aree metropolitane; le direttive europee. Qualcuno si è preso la briga di contarle: in campo nazionale sono 246 gli atti nel cui titolo ricorre l’edilizia e 2069 quelli che se ne occupano nel contenuto.  L’urbanistica ricorre nel titolo di 22 leggi o regolamenti e nel testo di 915.  In Lombardia l’edilizia è citata in 201 atti, in Emilia 117. Una vera babele.

Ed in tutti i casi non si tratta di poche essenziali norme, ma si tratta di veri e propri trattati che sviscerano tutto lo scibile ed oltre. La questione è che noi abbiamo alle spalle decenni di leggi che si sono preoccupate delle procedure e non dei risultati. Dei dettagli più che delle finalità.

La domanda conseguente: occorrono più regole od occorre più cultura?

Il discorso delle regole vive tutto il dualismo tra bellezza e funzionalità figlia della razionalità e della economicità. Burocrazia e regole sono figlie della incapacità della politica di governare i processi in atto: la globalizzazione; le trasformazioni sul piano socio-economico rappresentate dai processi di ristrutturazione, di innovazione tecnologica, di terziarizzazione, di finanziarizzazione, di internazionalizzazione).

Regole e burocrazia, dunque, proliferano in assenza di cultura.

La normazione trova quindi la sua ragion d’essere nella necessità di governare l’incultura. Se ci fosse cultura (cultura della bellezza) non ci sarebbe bisogno della normazione.

L’ipertrofia normativa, unita ad una carenza di politica dell’ambiente e del territorio,  trasforma qualsiasi  norma di tutela in un  vincolo. Così, in questi anni, le regole hanno mirato a stabilire le procedure, e non a preordinare il risultato.

Secondo aspetto: regole valide per tutti nei fatti, oserei dire nella sostanza, non solo nella forma.
Non si vuole dire che esistano “due pesi e due misure”. Ma senz’altro, di fatto, siamo di fronte ad un diverso impatto delle norme a seconda del rapporto del destinatario con l’ordinamento italiano. Rispetto allo straniero  le nostre norme impattano in modo diverso di quanto impattino nei confronti della famiglia italiana, del piccolo industriale della Brianza, piuttosto che dell’Ilva di Taranto.

Il permanere di tale condizione provocherà, in difetto di cultura e di politica adeguate, la perdita dei valori legati alla nostra storia e tradizione. Questi saranno sempre più difficilmente difendibili: visto che la proprietà edilizia italiana, sempre in difetto di cultura e di politica, ripeto, temo passerà gradatamente in mani straniere.

D’altronde, il dilagare di archistars straniere è  la conseguenza della committenza straniera e della debolezza della politica nel nostro Paese.
I grandi architetti hanno sempre vissuto all’ombra del potere e di chi gestisce la cosa pubblica.

Oggigiorno i nostri governanti in sé sono molto deboli; non hanno autorevolezza, né vero potere. Come possono imporre i propri architetti?
L’ultima generazione di architetti italiani di una certa consistenza è stata quella degli architetti legati al craxismo.

Da allora i nostri sono rimasti orfani. E si sono imposte le archistars straniere.

Conclusivamente, una nota di ottimismo. Domenica scorsa, l’europeista Mario Monti intervistato da Lucia Annunziata ha osservato: oggi come oggi per far valere l’Italia non resta che passare attraverso l’Europa. Aggiungendo: “Ve lo immaginate come potrebbe misurarsi l’Antitrust italiano con i colossi dell’ high tech internazionali (Amazon, Google, etc)? Il Commissario europeo alla concorrenza (la danese Margrethe Vestager)  sta invece ottenendo dei risultati, sul piano delle fiscalità delle grandi multinazionali, che cominciano a pagare le tasse.”
Confidiamo dunque nell’ Europa. Ma, aggiugiamo noi, in un’Europa un po’ diversa, un po’ meno divisiva.

Maria Agostina Cabiddu con Achille Colombo Clerici

Pierluigi Mantini con Achille Colombo Clerici

 

 

QN Il Giorno – “PIL, l’effetto immobiliare” (Achille Colombo Clerici) – ediz. del 5 maggio 2018

maggio 7, 2018

Chi ricorda, fra le “fake news” degli anni 80, l’idea del sorpasso economico dell’Italia sul Regno Unito?

Sta viceversa per diventare realtà il sorpasso della Spagna sull’Italia.

Nonostante la differenza demografica a nostro favore – Italia oltre 60 milioni di abitanti, Spagna 46 milioni – già gli iberici ci battono per attrattività turistica – nel 2017 471 milioni di presenze, Italia 425 – e per Pil pro capite a parità di potere d’acquisto, anche se in assoluto entrambi sono a poco più di 38.000 dollari. E’ la conseguenza del fatto che in Spagna il costo della vita è inferiore rispetto al nostro.

L’ economia cresce a ritmi doppi di quelli italiani ed è tornata ai livelli precisi. All’Italia mancano ancora diversi punti percentuali; 5 secondo alcune stime.

E ancora: lo spread tra i Btp e i Bonos si è ampliato a circa 55 punti base per la scadenza decennale; il debito pubblico spagnolo è inferiore a 100 rispetto al Pil, quello italiano è a 132. E via elencando.

Perché questa perdita di competitività nei confronti di un Paese che ancora prima della Grande Recessione guardavamo con un pizzico di sufficienza e che oggi ci contende il ruolo geopolitico di leader dei Paesi mediterranei (considerando la Francia proiettata nell’Europa centrale)?

Abbiamo ricordato il differenziale di crescita, ma c’è un dato che forse lo spiega: il disinteresse italiano verso il comparto immobiliare e gli investimenti. In rapporto al Pil, quelli dell’Italia sono diminuiti in questi anni, quelli della Spagna sono cresciuti. E senza investimenti, il Pil è destinato a ristagnare o, addirittura, a contrarsi.

Gli economisti parlano di riforme effettuate, di buon risultato della cura di rigore europeo: ma pochi si soffermano su un dato interessante.

In Spagna l’economia è legata all’edilizia che vi pesa per il 15%. E nel secondo semestre del 2017 il valore della tipologia medio-usata è aumentato dell’11,5%, in Italia è ancora in calo.

Da noi i  governi che si sono succeduti dalla Grande Recessione ad oggi hanno spremuto fiscalmente dall’ immobiliare lo spremibile; e la boccata d’ossigeno del governo Renzi (abolizione dell’ Imu prima casa) pur premiante elettoralmente – in allora – è stata cosa ben diversa da quella seria politica di rilancio immobiliare che si attua anche attraverso gli investimenti e gli incentivi (meglio: le non penalizzazioni) fiscali estesi a tutti i comparti dell’edilizia e non solo alla abitazione in proprietà.

 

Bici Targhe – Revirement dell’ opinione pubblica – Maggio 2018 – Dichiarazione di Achille Colombo Clerici – Europasia informa

maggio 7, 2018

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

Informa

 

Dichiarazione di Colombo Clerici: “Finalmente apertura sul tema da parte dell’opinione pubblica e persino della “lobby” dei ciclisti
MUNIRE LE BICICLETTE DI TARGA PER L’IDENTIFICAZIONE

Dichiarazione del Presidente di Assoedilizia avv. Achille Colombo Clerici:

“Leggiamo con soddisfazione che l’opinione pubblica si è finalmente sensibilizzata sulla necessità di munire le biciclette di segnali di identificazione, o targhe che dir si vogliano, a fronte del moltiplicarsi dell’uso di questo mezzo da parte di una popolazione sempre più ecologica, ma nella quale, inevitabilmente, si moltiplicano prepotenti e maleducati: addirittura la “lobby” dei ciclisti, quella della critical mass, ricordiamo?,  ora non rifiuta a priori l’ipotesi”.

La “piccola battaglia di civiltà”, come la definisce lo stesso Colombo Clerici, è stata avviata una quindicina di anni fa da Assoedilizia, allora in quasi completa solitudine (suscitando l’incomprensibile reazione dei ciclisti organizzati e di molti mezzi di comunicazione) su modello della vicina Svizzera e della lontana Cina, per citare.

Molto più tardi l’associazione dei proprietari immobiliari ha trovato al suo fianco le istituzioni: sempre per citare, il Consiglio Regionale della Lombardia con una mozione per inserire nell’allora disegno di legge di riforma del Codice della Strada l’obbligo dei costruttori di biciclette di apporre sui telai un numero di identificazione; ma anche politici, sindaci, giornalisti.

L’identificazione della bicicletta avrebbe da un lato una funzione deterrente in un periodo in cui una minoranza di bulli stradali (i quali restano sempre tali, che guidino sia un suv, sia una due ruote senza motore), circolando impunemente sui marciapiedi e sfrecciando nelle aree riservate ai pedoni, contromano, attaccati al telefonino e, di notte, senza segnali luminosi, costituiscono un pericolo per i cittadini oltreché per se stessi. E in caso di incidente spesso si dileguano lasciando al malcapitato investito gli oneri delle cure mediche.  Senza voler considerare che la targa, accompagnata da un semplice foglio di possesso, limiterebbe molto il traffico di biciclette rubate – 320.000 ogni anno su un totale di 4 milioni –, e  impunemente rivendute nei mercatini rionali.

“Ricordiamo quando, in controtendenza rispetto al mainstream, diversi anni or sono – riassume Colombo Clerici – abbiamo per primi avanzato la proposta della “targa”, sia per responsabilizzare il ciclista, sia per limitare i numerosi furti delle due ruote, non certo per penalizzare i ciclisti corretti che meritano l’apprezzamento di tutti. Fummo attaccati e sbeffeggiati soprattutto dall’associazione dei ciclisti organizzati milanesi che si mobilitarono anche in chiassose pubbliche manifestazioni. La stessa cosa avvenne quando criticavamo le imprese dei graffitari selvaggi, gli stessi a cui – sostenevamo – poco importava l’arte murale, ma importava aggredire la città e le sue case. Oggi le città italiane sono piene di muri imbrattati, meta di “artisti” provenienti da mezzo mondo. “Ben vengano quindi, anche a proposito dei mezzi di identificazione per le bici, queste resipiscenze che fanno giustizia delle gratuite accuse di oscurantismo che ci furono a suo tempo rivolte: quando invece il nostro obiettivo era, ed è sempre, il rispetto della legalità, l’amore per la città e la tutela dei diritti del vivere civile”.