QN Il Giorno “Frenati dal carico fiscale” del 23 giugno 2018 di Achille Colombo Clerici

QN IL GIORNO pag. 27 – 23.06.2018
FRENATI DAL CARICO FISCALE

di Achille Colombo Clerici

 

Se la produzione è compito degli imprenditori, la competitività è compito del sistema Paese.

Ebbene, secondo l’Aibe (Associazione Italiana delle Banche Estere) Index, stiamo riguadagnando, seppure di poco, attrattività per gli investitori esteri, passando a maggio 2018 a un valore di 43,5, dal 40,3 registrato nel 2017.

Aumenta di 3 punti percentuali (dal 28% al 31%) la quota di chi giudica il nostro Paese più attrattivo per gli investimenti esteri rispetto allo scorso anno e diminuisce di oltre 15 punti quella di chi lo considera meno attrattivo (dal 32% al 16,7%). Cresce (dal 40% al 52,4%) la quota di chi non segnala variazioni significative.

Ma in termini assoluti non c’è da cantare vittoria: siamo al terzultimo posto. Nella graduatoria fra le prime 10 economie mondiali con più alta capacità di attrazione di investimenti esteri, il primo posto è occupato dalla Germania, seguono la Cina, gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Spagna, la Francia, l’India, l’Italia (che era all’ultimo posto della classifica), il Brasile e la Russia.

Pesano, sull’Italia, in particolare, i fattori rappresentati dal carico fiscale e dal carico normativo-burocratico; che si confermano come i principali gap da colmare per veder crescere l’immagine del nostro Paese presso gli investitori. Il vero punto di forza attribuito all’Italia, rappresentato dalla qualità delle risorse umane, non sembra risultare un criterio fondamentale nelle scelte di investimento generale.

Secondo l’opinione del panel consultato, per incrementare il grado di attrattività l’Italia deve procedere sulla via delle riforme strutturali  intervenendo prioritariamente su: carico normativo-burocratico (73,2%), carico fiscale (63,4%), tempi della giustizia civile (31,7%) e costo del lavoro (19,5%). Per consolidare la crescita, l’Italia dovrebbe, infine, dare sostegno alla domanda interna (lo afferma il 40,5% del panel), continuare a puntare sul made in Italy (38,1%) e intensificare un’azione coordinata per migliorare l’attrattività degli investimenti esteri (11,9%).

Fra i settori produttivi più attrattivi si confermano, per importanza, le filiere tradizionali del made in Italy, rappresentate in primo luogo dal sistema moda (con l’83,7% delle indicazioni), dall’agroalimentare (72%), dal turismo alberghiero (60,5%).

 

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