Archivio per dicembre 2018

QN Il Giorno pag. 31 – 22.12.2018 Un’identità per l’Europa (Achille Colombo Clerici)

dicembre 22, 2018

L’Unione Europea, sogno di illuminati utopisti quali Altiero Spinelli e Robert Schuman, appare oggi una bella opera incompiuta. Pur avendo raggiunto straordinari traguardi come la pace (con l’eccezione dei Balcani) nel Continente da millenni devastato dalle guerre, e l’unione monetaria e dei mercati, non è riuscita – ancora – a trasformarsi in una identità politica come, ad esempio, è avvenuto negli Stati Uniti d’America.

La Grande Crisi importata nel 2008 da Oltreoceano, affrontata con una politica rigorista anziché espansiva, la globalizzazione, lo strapotere della grande finanza, le immigrazioni non controllate hanno causato grandi guasti nel tessuto sociale ed economico del Continente con decine di milioni di disoccupati, diseguaglianze crescenti, insicurezza, paura del futuro. E, oserei dire soprattutto, perdita di identità o timore di perderla. Per molti l’Europa si è trasformata da madre in matrigna: come confermano il caso Brexit, e, in misura meno traumatica, Polonia, Ungheria, Italia.

La questione, complessa quanto vitale per l’avvenire di noi tutti, è stata dibattuta pochi giorni or sono a Milano in un convegno internazionale organizzato dalla rivista Logos il cui direttore scientifico è Giuseppe Valditara: decine di docenti universitari ed alcune personalità pubbliche hanno affrontato il tema “Sovranità, Democrazia, Libertà”, non sulla base di un disegno politico, ma accomunati da una sensibilità al tema.

Nessuna guerra all’Unione Europea è stato il messaggio: disuniti, i piccoli Stati che la compongono sarebbero facile preda delle superpotenze. Ma vanno preservati valori e tradizioni nazionali.  Questo è patriottismo mentre la sua degenerazione, il nazionalismo, è volontà di dominio. E una forte identità nazionale è cosa opposta al razzismo. Bisogna quindi difendere i valori universali della civiltà occidentale che hanno dato democrazia e libertà ai popoli. E sarebbe sciocco chiudere alla globalizzazione, ma è necessario gestirla nella sua ricaduta negativa, il globalismo.

Europa delle Nazioni, in sintesi. Almeno sino a quando l’Unione Europea non sarà tale anche da un punto di vista politico, appare a molti difficilmente accettabile che, per citare, una istituzione sovrannazionale come la Corte di Giustizia possa prevalere con le sue sentenze su quelle dei giudici di un Paese membro. Le leggi sono il risultato di una sedimentazione secolare di culture, tradizioni, sono le radici di un popolo. E’ pericoloso soffocarle.

 

SAVE THE DATE Seminario in Banca d’Italia Milano, sul tema : “Il sistema delle vendite giudiziali immobiliari” 16 gennaio 2019 ore 15 – Banca d’Italia, Assoedilizia, Università degli Studi di Milano Osservatorio sui diritti Immobiliari – INVITO

dicembre 21, 2018

 

BANCA D’ITALIA Sede di Milano

OSSERVATORIO DEI DIRITTI IMMOBILIARI

 

 

INVITO

Seminario

 IL SISTEMA DELLE VENDITE GIUDIZIALI IMMOBILIARI. PROFILI ISTITUZIONALI, ECONOMICI, SOCIALI

Banca d’Italia, via Cordusio 5, Milano

Mercoledì 16 gennaio 2019 ore 15,00

 

 

 

Ore 14,30 Registrazione dei partecipanti

Ore 15 Saluti introduttivi
Dott. Giuseppe Sopranzetti, Direttore Banca d’Italia sede di Milano
Avv. Achille Colombo Clerici, Presidente Assoedilizia
Prof.ssa Marilisa D’Amico, Pro Rettore Università Statale e Presidente Osservatorio dei diritti immobiliari

Ore 15,30 Interventi
Prof. Andrea Bassi, Master Valutazioni Immobiliari, Politecnico Milano
Prof. Edoardo Croci, IEFE, Università Bocconi Milano
Dott. Luca Dondi, Direttore Nomisma
Prof. Jean Ergas, Chief Economist Tigress Finanzial Partners LLC, New York
Dott. Angelo Peppetti, Uffficio Crediti Associazione Bancaria Italiana
Avv. Stefano Marchetti, Capo Divisione Recupero Crediti Gruppo Intesa-S.Paolo
Prof. Ferdinando Parente, Università Liuc Carlo Cattaneo, Castellanza
Avv. Lorenzo Platania, Dottore di Ricerca in Diritto Costituzionale, Università degli Studi Milano
Avv. Cesare Rosselli, Segretario Generale Assoedilizia
Prof. Gianroberto Villa, Professore ordinario di Diritto privato, Presidente del Collegio Didattico Interdipartimentale, Università degli Studi Milano.

Coordinatore: Dott. Saverio Fossati, Il Sole 24 Ore.

Moderatore: Dott. Mario Sanna, Inviato Speciale di Economia di Rainews

Ore 18 Conclusione dei lavori

 

Il Seminario trae origine dal Rapporto di Bankitalia del luglio 2018 sulle vendite giudiziarie.

I temi affrontati dai relatori comprendono, tra l’altro:
– Snellimento delle procedure: problemi giuridici
– Razionalizzazione del sistema: aspetti istituzionali/organizzativi
– La riforma della Pubblica Amministrazione (digitalizzazione)
– La determinazione dei valori immobiliari, valutazione degli immobili
– Problematiche bancarie (finanziamento, NPL, tutela del debitore)
– Riflessi sul mercato
– Il finanziamento delle abitazioni in Italia
– La Smart City e la riqualificazione funzionale ed economica del bene immobiliare
– Riflessi sul condominio.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili, previa registrazione all’indirizzo email info@assoedilizia.mi.it

 

 

Assoedilizia, Via Meravigli 3 Milano, tel. 02.88559.1

Auguri

dicembre 20, 2018

 

 

Natale 2018
Capodanno 2018-2019

I migliori auguri di Buon Natale e di un sereno Anno Nuovo.

Achille Colombo Clerici
Presidente

 

“Logos” Convegno Internazionale su “Sovranità, Democrazia, Libertà” all’ Auditorium Gaber Regione Lombardia dic. 2018 – Europasia informa

dicembre 17, 2018

Informa

 

 

Convegno di Logos a Milano su Sovranità, Democrazia, Libertà

NO A NAZIONALISMO E GLOBALISMO MA DIFESA DEI VALORI OCCIDENTALI

“Il XX secolo si è chiuso con la questione della libertà responsabile; il XXI secolo si apre con la questione della sovranità”. Così Giuseppe Valditara, direttore scientifico di Logos, dopo i saluti di Stefano Bruno Galli, assessore alla Cultura della Regione Lombardia, ha aperto i lavori del convegno internazionale svoltosi al Pirellone di Milano “Sovranità, Democrazia, Libertà”. Con lui esperti italiani e stranieri di mezzo mondo.  Un dibattito che, pur in una cornice “di parte”, ha avuto il merito di affrontare da un punto di vista scientifico un tema che percorre l’Italia, l’Europa, il mondo al di fuori degli stravolgimenti tipici della politica. Infatti i partecipanti (citiamo nei ruoli di moderatori il presidente Rai Marcello Foa e il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia Alessandro Galimberti; e di relatori il giudice della Corte Costituzionale Nicolò Zanon e Giampio Bracchi presidente emerito della Fondazione Politecnico di Milano) non fanno parte di un disegno politico, ma sono accomunati da una sensibilità al tema.

Valditara, docente di Diritto pubblico romano nell’Università di Torino e da qualche mese capo dipartimento per la formazione superiore e la ricerca del ministero dell’Istruzione, ha precisato che sarebbe sciocco chiudere alla globalizzazione ma è necessario gestirla nelle sue ricadute negative, il globalismo, in particolare per quanto riguarda la cancellazione di valori e di identità. Ad esempio, le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo prevalgono sulle sentenze dei magistrati italiani; così come lo strapotere delle grandi multinazionali condiziona pesantemente lo sviluppo economico di un Paese.

Quanto costa, ciò, alla manifestazione della volontà popolare attraverso il voto democratico? Fin dai tempi dell’antica Roma si sono combattute oligarchia e democrazia, ma oggi la famosa frase di Abramo Lincoln “governo del popolo, dal popolo, per il popolo” sembra avere perso validità.

Ciò non vuol dire – altra importante affermazione – fare la guerra all’Unione Europea: i piccoli Stati che la compongono sarebbero facile preda delle superpotenze, Usa e Cina. Ma vanno preservati valori e tradizioni nazionali.  Questo è patriottismo mentre la sua degenerazione, il nazionalismo, è volontà di dominio. E una forte identità nazionale è cosa opposta al razzismo. Bisogna quindi difendere i valori universali della civiltà occidentale che hanno dato democrazia e libertà ai popoli, patrimonio dell’umanità, ha concluso Valditara.

Sottolineata nel corso dei lavori l’importanza del rapporto tra giornalismo e democrazia soprattutto in un’epoca di inquinamento da social media, il costituzionalista Nicolò Zanon ha espresso forte perplessità sul ruolo “creativo” di certe sentenze della Suprema Corte obbligata talvolta a supplire ai silenzi  del legislatore. Dobbiamo sempre riferirci a quanto è scritto nella Costituzione che assegna ruoli precisi, e diversi, alle istituzioni che governano il Paese, ha detto. Un esempio riassuntivo, il caso del radicale Marco Cappato che ha aiutato il Dj Fabo al suicidio assistito: chiamata ad esprimersi, la Corte ha demandato al legislatore l’intervento. Non una soluzione pilatesca, ma di rispetto delle regole.

I relatori:

MARIO COMBA Prof. Diritto Pubblico Comparato Univ. Torino
GIAMPAOLO AZZONI Prof. Teoria Generale del Diritto Univ. Pavia
MICHAEL JOHANNES RAINER Prof. Comparative Civil Law / Preside Facoltà Giurisprudenza Univ. Salisburgo
PAUL COYER Research Professor Institute of World Politics Washington D.C. / Associate Prof. Ecole Spéciale Militaire de Saint-Cyr France
JANET REZNICEK Ricercatrice di Civil Law Univ. Salisburgo
PAULINA NEUDING Editor-in-chief di Kvartal, Stoccolma
MORDECHAI KEDAR Prof. of Arabic, Islam & Middle East Issues, Bar Ilan Univ. Tel Aviv
UMBERTO VINCENTI Prof. Diritto Romano Univ. Padova
RAIMONDO CUBEDDU Prof. Filosofia Politica Univ. Pisa
LUDOVICO MAZZAROLLI Prof. Diritto Costituzionale Univ. Udine
GABOR HAMZA Prof. Roman Law and Comparative Legal History Univ. Budapest
JOHN TASIOULAS Prof. of Politics, Philosophy and Law King’s College Londra
ALESSANDRO BERNASCONI Prof. Diritto Processuale Penale Univ. Brescia
GIAMPIO BRACCHI Pres. Emerito Fondazione Politecnico Milano
FRANCESCO MANFREDI Prof. Economia Aziendale e Pro Rettore Univ. Jean Monnet Bari
ALDO RUSTICHINI Prof. Economia Univ. Twin Cities Minnesota
HELEN THOMPSON Prof. Political Economy Univ. Cambridge
FRANCESCO CAVALLA Prof. Emerito Filosofia del Diritto Univ. Padova
FRANCISZEK LONGCHAMPS DE BERIER Prof. Roman Law Univ. Cracovia
NICOLO’ ZANON Prof. Diritto Costituzionale Univ. Milano / Giudice Corte Costituzionale
RICHARD EKINS Associate Prof. Faculty of Law Univ. Oxford / Director of Programme for the Foundations of Law and Constitutional Government Univ. Oxford / Head of Policy Exchange’s Judicial Power Project
FRANCISCO DE BORJA LOPEZ-JURADO Prof. Administrative Law Univ. Navarra
GUGLIELMO VERDIRAME Prof. International Law King’s College Londra
PAOLO BECCHI Prof. Filosofia del Diritto Univ. Genova
MARIA CAHILL Prof. Constitutional Law Univ. College Cork
DOUGLAS MURRAY scrittore.

I moderatori:

MARCELLO FOA, presidente Rai
PIETRO SENALDI direttore Libero Quotidiano
REBECCA LOWE Institute of Economic Affairs
JULIET SAMUEL The Telegraph
MARCO CREMONESI corrisp. Corriere della Sera
ALESSANDRO GALIMBERTI corrisp. Il Sole 24 Ore.  Pres. Ordine Giornalisti Regione Lombardia

Foto:
Marcello Foa, Nicolò Zanon, Achille Colombo Clerici, Giuseppe Valditara

Alessandro Galimberti con Achille Colombo Clerici pres. Europasia

 

 

“Rapporto 2018 sul mercato immobiliare della Lombardia” di Scenari Immobiliari e Casa.it – Milano Dicembre 2018 – Europasia informa

dicembre 17, 2018

Istituto Europa Asia
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Europe Asia Institute

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Presentato il Rapporto 2018 sul mercato immobiliare della regione di Scenari Immobiliari e Casa.it

CASA, LA LOMBARDIA SI CONFERMA PRIMA IN ITALIA

Gode buona salute il mercato immobiliare in Lombardia, e lo stato dovrebbe essere positivo anche nel prossimo anno. Sulla nostra regione, soprattutto a Milano, continua ad appuntarsi l’attenzione degli investitori istituzionali, italiani e stranieri, sia pure meno consistente rispetto all’eccezionale 2017. Bene, ma solo fino a un certo punto: perché Milano ha una capacità territoriale limitata e corre il rischio di non riuscire a soddisfare la domanda. E’ necessario quindi coinvolgere, con una politica di incentivi e di promozione, anche le province che gravitano sul capoluogo (circa 7 milioni e mezzo di abitanti su un totale di 10 milioni dell’intera regione) ma non godono della medesima attrattività.

“La Lombardia – hanno detto Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari e Luca Rossetto di Casa.it presentando il Rapporto 2018 – ha un numero di compravendite superiore a quello del Belgio e si avvicina a quello del Portogallo, confermandosi anche nel 2018 come un mercato a parte rispetto al resto del Paese, e rappresenta il primo mercato immobiliare d’Italia, concentrando il 22,8 % delle compravendite residenziali nazionali.”
Rispetto al 2017 la crescita delle transazioni nella regione ha vissuto un’ulteriore accelerata, incrementandosi del 13,8% (quasi cinque punti in più sul comunque positivo risultato nazionale del comparto residenziale).
Il numero di compravendite concluse in Lombardia dovrebbe attestarsi entro la fine dell’anno a 140 mila unità immobiliari, contro le 123 mila registrate nel 2017 in uno scenario nazionale di 610 mila transazioni (in crescita dell’8,9% rispetto all’anno precedente). Nel 2018 i prezzi medi di vendita sono tornati al 95,8 % del valore nominale registrato nel 2007, con una crescita dell’1,2% rispetto al 2017. In Italia, invece, in media le quotazioni hanno proseguito la discesa (pur mostrando un significativo rallentamento) perdendo lo 0,1% sull’anno precedente e fermandosi a quota 83,9% dei valori rilevati nel 2007.
Il 2019 in Italia si dovrebbe caratterizzare per un arresto del calo dei prezzi medi delle abitazioni, che rimarranno invariati rispetto al 2018, mentre in Lombardia è prevista una lieve accelerazione della crescita delle quotazioni, con un incremento nell’ordine dell’1,5%. E nel 2020 si dovrebbe arrivare a una crescita dei prezzi del 4,2%, assistendo al contempo anche a un primo ricarico dei prezzi a livello nazionale, attorno all’1% rispetto al 2018, pur rimanendo ancora stabilmente al di sotto dei valori pre-crisi.

A Milano la rinnovata qualità urbana, unita al consolidamento dei fondamentali economici della città, ha reso il capoluogo lombardo una delle mete più ambite come destinazione di studenti lavoratori, turisti, imprese e investimenti. A fine anno si prevedono 36 mila compravendite, per un incremento dell’8,4% sul 2017, con un fatturato di 10,6 miliardi di euro.
Tutti i capoluoghi di provincia registrano un segno positivo.
Nel panel di commento, moderato da Francesca Zirnstein di Scenari Immobiliari, interventi di Marco Daviddi – E&Y; Corrado de Francisco – Lendlease; Clemente Di Paola – Atlantica Real Estate; Marco Grumetti – Fiaip Lombardia; Luca Guffanti – Ance Lombardia; Guido A. Inzaghi – Belvedere, Inzaghi & Partners; William Maggio – Dovevivo; Antonio Mazza – Aareal Bank; Massimiliano Morrone – UnipolSai Investimenti Sgr; Roberto Nicosia – Colliers International.

Foto:
Mario Breglia con il Presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

 

QN Il Giorno pag. 31 – 15.12.2018 “Un’Europa da riordinare” di Achille Colombo Clerici

dicembre 17, 2018

L’Italia è una delle nazioni fondatrici della U.E. e, fra i 27 Paesi membri, è il terzo contributore netto dell’Unione, dopo Germania e Francia; cioè un importante finanziatore del bilancio comunitario. Secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato, complessivamente dal 2000 al 2016 all’Europa abbiamo versato 230 miliardi e 675 milioni di euro e ne abbiamo incassati 162,3 miliardi per programmi europei. In pratica per l’Italia i costi dell’Europa sono stati pari a 68 miliardi e 345 milioni: più di 4 miliardi l’anno. Ma, va detto, che i calcoli dell’UE, pur confermando l’Italia contributore netto, riducono di molto tale squilibrio.

Parte di questo esborso va al mantenimento dell’immensa macchina amministrativa (decine e decine di migliaia di dipendenti) dell’Unione europea che nel 2016 è costata 9,2 miliardi di euro, la maggior parte dei quali (57,8%) destinati a far funzionare la Commissione Europea.

Possiamo anche comprendere l’entità dell’apparato che governa un continente.   Ma se andiamo a vedere il quadro della collocazione delle sedi istituzionali dell’Unione, rimaniamo sconcertati.

Il Parlamento Europeo opera a Bruxelles e Strasburgo, un duplicato illogico; il Consiglio dell’Unione europea ha sede a Bruxelles come pure la Commissione Europea;  la Corte di Giustizia con annesso Tribunale a  Lussemburgo;   la Banca Centrale Europea  a Francoforte. Si aggiungano le 30 Agenzie europee – organi indipendenti, specializzati e decentralizzati che hanno lo scopo di fornire consulenza alle  istituzioni comunitarie e agli Stati membri – suddivise tra i vari Paesi dell’Unione che vedono l’Italia ospitarne soltanto due, come il Portogallo: In Francia le Agenzie sono 4, in Olanda e Spagna 3, per citare. Mentre le Autorità di vigilanza, tre, sono andate a Francia (l’Eba traslocherà da Londra a seguito dell’uscita del Regno Unito dall’UE) e Germania.

Non solo abbiamo perso un enorme e continuo indotto finanziario, ma abbiamo anche perso gran parte delle possibilità di influenza culturale sull’Europa. La nostra, sic stantibus rebus, sarà sempre più marginale, da periferia culturale del Continente.

E’ una delle conseguenze di una impostazione miope, prima, e del passaggio graduale del potere politico dalla Commissione al Consiglio, poi. Ma è proprio la Commissione Europea che dovrebbe affrontare tale questione di fondo dell’Unione, senza pensare di affidarla al consesso dei governi degli stati membri, che si esprimono secondo l’umore politico del momento, come è avvenuto nel caso Ema.

Può mai l’Europa pensare di andare avanti con questa impostazione?

 

Incontro AIM CIAM ARCHXMI In Assoedilizia Dic. 2018 – Osservatorio Metropolitano – “Conservazione del patrimonio storico e trasformazioni. Criteri e Motivazioni” – Europasia informa

dicembre 12, 2018

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In Assoedilizia concluso il ciclo 2018 di incontri dell’Osservatorio Metropolitano organizzati dal Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano, in collaborazione con ARCHxMI e con l’Associazione Interessi Metropolitani

LE CITTA’ VISTE COME UN INSIEME, NON COME SINGOLI EDIFICI

Si è concluso con l’ormai tradizionale successo di partecipazione e di interesse il ciclo di incontri 2018 dell’Osservatorio Metropolitano ospitati da Assoedilizia presieduta da Achille Colombo Clerici. Ciclo che riprenderà nel 2019, come ha annunciato il presidente del Collegio degli Ingegneri e degli Architetti di Milano Gianni Verga che con il presidente dell’Associazione Architetti per Milano Alberico Belgiojoso e con il presidente dell’Associazione Interessi Metropolitani Carlo Berizzi ha coordinato gli incontri.

Lo stesso Belgiojoso ha ripercorso le tappe dell’Osservatorio durante le quali si sono discussi temi quali Città e Cittadinanza, Bellezza e Qualità Urbana, Piano di Governo del Territorio, Regolamento Edilizio – un riuscito mix di argomenti urbanistici, tecnici, sociali, culturali, finalizzati ad approfondire le diverse questioni che stanno alla base delle future proposte sullo sviluppo di Milano e della Città Metropolitana – prima di avviare il dibattito coordinato da Berizzi  su “Conservazione del patrimonio storico e trasformazioni. Criteri e Motivazioni”.

Con lui Libero Corrieri (già Soprintendenza Beni Architettonici e Paesaggistici) e Massimo De Adamich (consigliere delegato Comitato Tecnico Tecnologia e Innovazioni di Assimpredil Ance).

Belgiojoso: le città parlano, ciascuna con il proprio linguaggio. Vanno viste come un insieme – percorsi, quartieri, punti-monumento, sistemi urbanisti e culturali – e non come singoli edifici; e vanno viste con gli occhi degli abitanti, non degli operatori. Milano è una città geometrica, che si è espansa in cerchi concentrici, ogni fascia è un pezzo di storia, il centro, le circonvallazioni, le periferie, la cintura ferroviaria. Per citare, i Bastioni punteggiati di neoclassico, le aree dove fiorì l’industria, dove si concentra la cultura con le università, ogni pezzo della città abbisogna di una valutazione ad hoc con uno spirito non di fanatica conservazione ma attraverso una valutazione del patrimonio urbanistico decidendo cosa e come salvare. Sulla base delle scelte Milano, città in continua trasformazione, deciderà il proprio futuro.

Secondo Corrieri,  che si è avvalso di una nutrita ed emblematica documentazione visiva, Milano è piena di orrori urbanistici: dalle rovine della seconda guerra mondiale che ancora esistono in pieno centro (Cinque Vie) ai “mostri” di grandi edifici abbandonati o non completati di proprietà pubblica e privata (Inps, Telecom, San Petronio, Poste, Tiro a Segno, caserme, cascine, gasometri per citare) che potrebbero essere riutilizzati senza ricorrere a nuove costruzioni che mangiano il territorio. Lodata la legge del 1939 che consentiva allo Stato di cooperare con la proprietà privata privilegiando l’interesse pubblico a tutela del territorio e del Paesaggio, si è soffermato sull’aspetto del turismo a Milano: in crescita sì, ma che potrebbe trovare ulteriore e più razionale sviluppo se i suoi luoghi di attrazione venissero inseriti in percorsi ad hoc. Esempio, l’Ultima Cena. Una toccata e fuga di migliaia di turisti perché non inserita in un “percorso Leonardesco”.

La tecnologia per la ristrutturazione è stato l’argomento di De Adamich che ha illustrato alcuni interventi di recupero: dell’Acquario (bombardato nel 1943) che, pur avendo ripreso l’attività  nel 1963, ha visto realizzare dal 2003 al 2006 i lavori per offrire una struttura tecnologicamente avanzata e di recupero architettonico dell’edificio; della chiesa sconsacrata di San Carpoforo in Brera; del Padiglione d’arte contemporanea  di via Palestro; del complesso dell’Annunciata di Abbiategrasso.  Un tema, quello dei cantieri nell’arte, oggetto di un volume-ricerca di Assimpredil Ance ed altri per far conoscere al mondo la realtà di eccellenza dei cantieri di restauro milanesi.

Foto:
Alberico Barbiano di Belgiojoso con Achille Colombo Clerici

 

 

 

QN Il Giorno pag. 30 – 08.12.2018 “Una matassa da sbrogliare” di Achille Colombo Clerici

dicembre 10, 2018

Il futuro del Paese dipende dal futuro dei nostri giovani.  Ma cosa vede un giovane italiano?

Vede uno Stato settima economia del mondo, secondo in Europa per capacità manifatturiera, ma anche uno Stato con il terzo debito pubblico del mondo,  debito esploso a metà degli anni Ottanta e progressivamente cresciuto.

Vede inoltre che il suo futuro dipende dalla crescita economica, la quale dipende a sua volta dagli investimenti privati e pubblici: che questi ultimi non si possono fare perché, a seguito di una serie di vincoli con l’Unione Europea che non permettono ulteriore indebitamento, essi dovrebbero esser fatti attraverso un aumento di imposte. Che tale aumento sarebbe un freno alla crescita economica e quindi un freno alla creazione di posti di lavoro per giovani come lui, e dunque fonte di impoverimento generale. Insomma, in estrema sintesi, vede una situazione in avvitamento. Senza via d’uscita.

Il giovane, sul versante nazionale, vede inoltre: corruzione pervasiva dilagante: secondo Transparency International  siamo al 7° posto su 31 Paesi europei; un’evasione fiscale abnorme che equivale a 120 mld di euro l’anno; mafie e criminalità organizzata che dalle aree di origine si sono metastasizzate nell’intero Paese; una spesa pubblica corrente primaria senza freni che raggiunge gli 670 miliardi all’anno; l’incapacità di mettere a frutto o monetizzare, da parte dello Stato, i valori patrimoniali accumulati attraverso le tasse e  l’indebitamento; la disfunzione di tutto l’apparato istituzionale pubblico, cioè di giustizia, sanità, infrastrutture, servizi.

Ma vede anche un Paese con il maggior asset mondiale di beni culturali e ambientali, volano per il turismo domestico, che deve assurgere ad un ruolo chiave nella nostra economia; settori di eccellenza quali l’industria meccanica e le tre effe:  fashion, food and forniture; un invidiabile surplus commerciale con l’estero (52 mld nel 2017); il patrimonio finanziario (4.200 mld) e immobiliare (abitativo e ad uso diverso)  delle famiglie, che sfiora i 8.000 miliardi; nel solo residenziale (oltre 5 mila mld).

Solo se lo Stato sarà in grado di intervenire con una serie di misure virtuose, che comincino ad affrontare le criticità e sviluppino le positività esaminate dando fiducia agli investitori privati, i nostri giovani – e con loro l’intero Paese – potranno spiccare il salto verso il futuro, senza precipitare nel baratro o, per ben che vada, senza scivolare in una situazione di irreversibile declino.

 

“La Smart City del futuro: il suo paesaggio indoor e outdoor” Incontro dibattito organizzato a Milano da V.I.V.A. Consulting&Management nella sede Azimut Capital Management sgr, corso Venezia 48 – Europasia informa

dicembre 10, 2018

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Incontro a Milano sul tema “La Smart City del futuro: il suo paesaggio indoor e outdoor”

PUNTO PRIMO, LA QUALITA’ DELLA VITA NELLE MEGALOPOLI

Le città coprono il 2% della superficie terrestre ma in esse vive oltre la metà della popolazione del globo che diventerà il 70% nel 2050, risultato di un incremento del fenomeno dell’emigrazione dalle zone rurali esploso con la globalizzazione. Perché le città – beninteso in rapporto ai differenti livelli dei Paesi nelle quali sorgono – sanno attrarre e trattenere il talento, guidare e gestire i cambiamenti tecnologici e hanno infrastrutture che contribuiscono a un’elevata qualità della vita. Le città sono in grado di garantire uno slancio positivo a lungo termine, le meglio equipaggiate per affrontare le sfide alle quali il futuro potrà sottoporle.

La città intelligente, o smart city per gli anglofili, diventa quindi una scelta obbligata per offrire a milioni di persone compresse in spazi limitati una qualità di vita accettabile, migliore di quella di oggi.

E’ il concetto emerso all’incontro-dibattito “La Smart City del futuro: il suo paesaggio indoor e outdoor” organizzato a Milano  da V.I.V.A. Consulting&Management nella sede Azimut Capital Management sgr, corso Venezia 48. Invitati selezionati, professionisti e operatori del settore, tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.

Gli interventi dei relatori
Alfonso Femia (architettura come ritmo e sequenza);
Aldo Bottini (edifici e sostenibilità circolare);
Marco Predari, presidente di Universal Selecta (gli arredi indoor: materiali e innovazione) – sono stati moderati da Ezio Rendina che inoltre ha presentato il libro “La Prossima Città”, a cura di Giuseppe Franco Ferrari, Mimesis 2017, del quale è stato coautore con il capitolo “Il Paesaggio Sonoro”.

Sono stati analizzati casi e soluzioni nei quali la progettazione innovativa svolge il ruolo essenziale, spaziando da soluzioni sostenibili ad arredi outdoor e indoor fino alla definizione del paesaggio nel senso più ampio del termine.

Parigi, per citare, vedrà unito il centro urbano all’Ile de France (una realtà simile a Milano e Lombardia) attraverso 200 chilometri di nuove linee metropolitane mettendo così in collegamento ogni agglomerato urbano, comprese le banlieue, di una regione con 12 milioni di abitanti che producono il 30% del prodotto interno lordo francese.  Un investimento complessivo, se si considerano anche alcune opere accessorie e la rivalutazione edilizia delle aree limitrofe operata però da soggetti privati, di 40 miliardi di euro. Fondi interamente pubblici. E uno zinzino di invidia da parte dei milanesi che attendono da trent’anni il collegamento di pochi chilometri con Monza.

Il Grand Paris Express mostra come il futuro delle città passi inevitabilmente dalle infrastrutture. Ma anche da audaci ristrutturazioni come quella che ha interessato lo storico edificio, opera di Vico Magistretti, realizzato alla fine degli anni Cinquanta in Corso Europa a Milano. Completamente svuotato e ricostruito all’interno, dotato di tutte le più moderne tecnologie ecosostenibili, è stato oggetto – nel rispetto delle normative che salvaguardano gli edifici storici – di un’audace realizzazione di ulteriori tre piani, interrati, con lo sfondamento e la ricostruzione delle fondamenta originarie. I piani superiori, tutti open space, hanno reso necessaria la realizzazione di “isole di privacy” ottenute con un sistema modulare, coperto da cinque brevetti,  fornito in kit, denominato Chakra: una “stanza” dalle pareti trasparenti ma perfettamente isolata può essere montata in una mattina. A conclusione, ingentilendo il tecnicismo dell’incontro, l’anteprima dell’esposizione di ritratti di animali di Marina Rigolone.

Foto:
Il presidente di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

 

 

 

“Società e Magistratura nell’età repubblicana” Libro di Edmondo Bruti Liberati ed. Laterza – Presentazione al Palazzo di Giustizia Milano, Aula Magna – Europasia informa

dicembre 10, 2018

Istituto Europa Asia
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Presentato con un convegno a Palazzo di Giustizia di Milano l’affascinante volume di Edmondo Bruti Liberati

MAGISTRATURA E SOCIETA’ NELL’ITALIA REPUBBLICANA

Altrochè magistratura rinchiusa in una torre d’avorio, avulsa dalla società sulla quale si erge: essa  non solo ne è l’espressione, ma, almeno dagli anni ’60, ne rappresenta la componente di punta  dell’Italia – nota al mondo per un certo lassismo nel rispetto di leggi e regole – che pungola ad affiancarsi ai Paesi più moderni e corretti.

E’ quanto abbiamo recepito al convegno “La giustizia in Italia. Il lungo viaggio nella democrazia” organizzato da ANM-Associazione Nazionale Magistrati e dall’Ordine degli Avvocati di Milano a Palazzo di Giustizia di Milano, nell’affollata Aula Magna testimone di molti importanti eventi, per la presentazione del libro di Edmondo Bruti Liberati “Magistratura e società nell’Italia repubblicana” (editore Laterza). I lavori sono stati introdotti da Marina Tavassi, presidente della Corte d’Appello di Milano e coordinati dal giornalista Gad Lerner. Interventi di Remo Danovi, presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati; di Francesco Minisci, presidente dell’ANM; di Virginio Rognoni, già più volte ministro e vicepresidente del CSM; di Giuliano Pisapia, avvocato e già sindaco di Milano.   Solo un cenno sull’autore, rispettando la sua scelta di non-protagonismo (nel libro si cita solo pochissime volte, quando indispensabile), già procuratore della Repubblica di Milano ed ex presidente dell’Associazione nazionale magistrati. Per la cronaca, applausi ad alcune personalità presenti – tra cui  Teresa Pomodoro, prima donna in magistratura e Francesco Greco, procuratore capo di Milano – e ad un assente, Armando Spataro, procuratore capo di Torino oggetto di un recente attacco politico.

Nel libro Bruti Liberati si chiede: “La magistratura costituisce un ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere»: così recita la Costituzione. E nei fatti?”. La risposta traccia un quadro ampio e non privo di ombre del difficile percorso di attuazione dei valori democratici nella magistratura e nella società. Dalla caduta del fascismo all’entrata in funzione della Corte Costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura; dai difficili anni del terrorismo alla stagione di Mani pulite, per arrivare ai più recenti tentativi di riforma del sistema della giustizia.

Una vera e propria storia d’Italia dalla Liberazione ad oggi. Redatta senza nascondere le sue opinioni (Bruti Liberati è tra i leader di Magistratura democratica, la corrente progressista dei giudici e dei pm) da autentico cronista che non nasconde mai le opinioni altrui – come scrive Corrado  Stajano sul Corriere della Sera  – è un lavoro  frutto di una documentazione rigorosa e di grande peso: atti, libri, giornali, convegni, tornate parlamentari, discussioni politiche, polemiche che si sono via via accumulati nel suo archivio. Essenziale, naturalmente, la sua testimonianza. A far da sfondo c’è sempre la società nazionale, l’opinione pubblica più o meno attenta ai problemi che la riguardano.

Parte, Bruti Liberati, dalla constatazione che la Repubblica nasce malata dalla contiguità con il fascismo che ha visto all’inaugurazione dell’anno giudiziario del 1940  a Palazzo Venezia i magistrati che indossavano l’orbace del partito fascista; gli stessi che, a Liberazione avvenuta, resteranno al loro posto assurgendo ai più alti incarichi nominati dai presidenti della Repubblica Gronchi e Saragat. Aggiungiamo che tale contiguità faceva comodo alle potenze vincitrici in omaggio a considerazioni geopolitiche (l’Unione Sovietica premeva ad est). Ma non mancarono pochi coraggiosi, coloro che, con sacrificio, incuranti dei rischi, si schierarono dalla parte dell’antifascismo e della Resistenza; tra gli altri Luigi Bianchi d’Espinosa, i fratelli Alessandro e Carlo Galante Garrone, Giorgio Agosti, Domenico Peretti Griva.

La nascita della magistratura come la intendiamo oggi, “ordine autonomo e indipendente”, opposta ad un rapporto organico con il potere politico, fu una gestione lunga e travagliata, complici troppi silenzi e passività.  Dal dominio pressocchè assoluto della Corte di Cassazione si arrivò solo a metà degli anni ’60 alle sentenze della Corte Costituzionale che impressero, dopo la dichiarazione di illegittimità delle leggi fasciste, la svolta democratica. Quindi l’arrivo delle donne in magistratura (ora sono la maggioranza), il XII Congresso dell’ANM nel quale si stabilì: “Il giudice deve essere consapevole della portata politico-costituzionale della propria funzione di garanzia, così da assicurare, pur negli invalicabili confini della sua subordinazione alla legge, un’applicazione della norma conforme alle finalità fondamentali volute dalla Costituzione”.

Ma ancora negli anni Settanta, che oggi vengono definiti “gli anni di piombo” (e delle bombe, aggiungiamo, di provenienza opposta) l’alta magistratura condiziona pesantemente l’operato di chi lavora sul campo delle indagini: il processo sulla strage di Piazza Fontana finì a Catanzaro per decisione della Cassazione, la procura di Roma diventò il “porto delle nebbie” dove si eclissarono alcune tra le più importanti inchieste. E ancora i casi schedatura dei 300.000 operai della Fiat, golpe Borghese, Rosa dei venti,  terrorismo,  P2  (che coinvolse il vicepresidente del Csm Ugo Zilletti, ministri, generali capi dei servizi segreti, direttori di giornali; e  Sindona, gli assassini  di Moro, dell’avvocato Giorgio Ambrosoli,  del generale Carlo Alberto dalla Chiesa). Sono anni sul filo della legge quelli in cui il terrorismo e la mafia uccisero un’impressionante numero di magistrati. La politica non aiuta: Craxi odia i giudici, Berlusconi, attento soprattutto, nei suoi governi, alle leggi ad personam, li definisce “matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana. Se fai quel mestiere devi essere affetto da turbe psichiche”; e il presidente del Senato Marcello Pera propone rivoluzioni del sistema giudiziario più volte bocciate dal presidente della Repubblica Ciampi.

Su Mani Pulite, che politici della stessa area hanno definito “rapina a toga armata”, riconosciuti i grandi meriti del procuratore Saverio Borrelli  che ha coordinato lo straordinario pool di magistrati , Bruti Liberati scrive: “A un quarto di secolo non sono utili celebrazioni, ma analisi. Vi furono, certo, taluni eccessi (in particolare nell’uso della custodia cautelare in carcere), errori, protagonismi, vi furono dolorose e tragiche vicende personali. Ma la storia di Mani pulite non è una storia di eccessi e di errori; è, al contrario, la storia del doveroso intervento repressivo penale di fronte ad un vero e proprio sistema di corruzione, ad una devastazione della legalità”. Dietro questo libro c’è la storia del Paese, senza la quale non c’è futuro.

Dagli interventi dei relatori sono emerse interessanti considerazioni, alcune delle quali già inserite nella recensione del libro: le  correnti della magistratura, da alcuni auspicate, costituiscono una ricchezza di pluralismo e di democrazia e mai influiscono sulla garanzia di imparzialità del magistrato; la separazione delle carriere può essere il primo passo, non certo auspicabile, per un nuovo ruolo del pubblico ministero; la collaborazione tra magistrati e avvocati ha portato ad importanti innovazioni quali il giudice unico, il giudice di pace, la depenalizzazione dei reati minori che ingolfavano la macchina giudiziaria, le sanzioni domiciliari.

Ma passi indietro quali le leggi sul falso in bilancio, sulle prescrizioni, sulle rogatorie, per citare, ricordano come la “legge giusta” non sia un bene acquisito per sempre. E che la magistratura non può continuamente essere chiamata a supplire alla politica.

Foto:
Edmondo Bruti Liberati con Achille Colombo Clerici