Archivio per gennaio 2019

Felix Baumann Ambasciatore – Supplente del rappresentante permanente della Svizzera presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e inviato speciale presso il Consiglio dei diritti umani a Ginevra – Felicitazioni del presidente EUROPASIA Achille Colombo Clerici

gennaio 31, 2019

 

 

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Le felicitazioni di Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia

IL CONSOLE GENERALE DI SVIZZERA A MILANO NOMINATO AMBASCIATORE

 

Félix Baumann, attualmente console generale a Milano, è stato nominato capo della Divisione multilaterale, supplente del rappresentante permanente della Svizzera presso l’Ufficio delle Nazioni Unite e le altre organizzazioni internazionali, nonché rappresentante permanente della Svizzera presso la Conferenza sul disarmo e inviato speciale della Svizzera presso il Consiglio dei diritti umani a Ginevra. Per l’esercizio di tale funzione il Consiglio federale gli ha attribuito il titolo di ambasciatore.

Il Presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici esprime al neo ambasciatore le più vive felicitazioni, in uno con l’augurio di svolgere, con pienezza di soddisfazioni, la sua nuova funzione.

“A Félix Baumann – ha detto Colombo Clerici – cui mi unisce un pluriennale rapporto fondato su stima ed amicizia, faccio pervenire gli auguri di buon lavoro miei e del nostro mondo associativo, fiducioso che la sua preparazione professionale, la sua cultura, la sua indipendenza intellettuale siano adeguatamente posti al servizio della comunità internazionale;  in un periodo in cui i valori fondamento di ogni democrazia liberale  – libertà, solidarietà, uguaglianza – sono oggetto di pesanti attacchi.”

Foto:
Félix Baumann con Achille Colombo Clerici

 

 

 

Giuseppe Conte a Milano – Fotogallery Formiche.net

gennaio 31, 2019

Fotogallery al link:

https://formiche.net/gallerie/giuseppe-conte-a-milano-foto/

 

 

 

Premier Giuseppe Conte in visita ufficiale a Milano incontro con Assoedilizia COMST

gennaio 30, 2019

A s s o e d i l i z i a

 

Tra i temi affrontati, la tutela del risparmio dell’economia immobiliare
IL PREMIER CONTE INCONTRA DELEGAZIONE DI ASSOEDILIZIA

 

Milano, 30 gennaio 2019

Il  Presidente del Consiglio dei Ministri prof. Giuseppe Conte con il  Sottosegretario di Stato dott. Stefano Buffagni ha incontrato questa mattina nella sede della Borsa di Milano una delegazione di Assoedilizia subito dopo analogo incontro con i vertici della Borsa.

La delegazione di Assoedilizia, guidata dal Presidente avv. Achille Colombo Clerici, era composta dal Consigliere Amministratore ing. Paolo Jacini, dal Segretario Generale avv. Cesare Rosselli, dal componente del Consiglio Direttivo prof. Stefano Simontacchi, dall’avv. Roberto Fusco, dall’avv. Antonio Bellantoni. Tema del cordiale colloquio le prospettive di sviluppo dell’economia del Paese e, in particolare, la tutela del risparmio dell’economia immobiliare.

Foto:

Il Premier Giuseppe Conte con Achille Colombo Clerici

Il tavolo dell’incontro alla Borsa di Milano da sin. Stefano Buffagni, Giuseppe Conte, Roberto Fusco,  Cesare Rosselli, Paolo Jacini, Achille Colombo Clerici, Antonio Bellantoni, Stefano Simontacchi

Paolo Jacini, Roberto Fusco, Achille Colombo Clerici, Antonio Bellantoni, Cesare Rosselli

 

Giornata della Memoria Milano 28 Gennaio 2019 Università degli Studi, Commemorazione – Convegno Unimi – Europasia informa

gennaio 29, 2019

 

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Giornata della Memoria, le iniziative dell’Università Statale di Milano

RAZZISMO, PRODOTTO INEVITABILE DI OGNI FASCISMO

Il concetto di “razza italica” era estraneo alla nostra cultura fino agli anni ’30 del secolo scorso quando esponenti della cultura fascista, anche se nelle istituzioni – dall’esercito alle università alle associazioni imprenditoriali alla pubblica amministrazione – operavano molti ebrei, cominciarono a instillare tale concetto nell’opinione pubblica.  Ma il progetto di Benito Mussolini di una internazionale fascista diffusa in Europa ma anche in Usa, nel Sud America e persino in Asia, aveva bisogno di una giustificazione “culturale” forte. Ecco l’operazione di indottrinamento del popolo che scivolò verso le leggi razziali.
E’ soltanto uno dei molti temi trattati nei numerosi e molto interessanti interventi organizzati dall’Università Statale di Milano per celebrare la Giornata della Memoria con due momenti di incontro: nella Sala Napoleonica un convegno sull’Italia fascista e le leggi razziali; e in Aula Magna la proiezione del documentario Memoria di Ruggero Gabbai e la presentazione dei progetti sulla Memoria dell’ateneo.
Ad aprire la giornata di iniziative è stato il convegno “L’Italia ai tempi del ventennio fascista tra storia, scienza e diritto. A ottant’anni dalla promulgazione delle leggi antiebraiche.” Promosso dai dipartimenti di Diritto pubblico italiano e sovranazionale e di Studi storici, il convegno, aperto dai saluti del rettore Elio Franzini, ha visto l’intervento di esperti e studiosi, tra cui il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida che ha tenuto una relazione sulle radici delle leggi razziali; Marilisa D’Amico, prorettrice alla Legalità, Trasparenza e Parità dei Diritti  dell’Università Statale e docente di Diritto costituzionale; Ivano Granata, docente di Storia Contemporanea alla Statale; Lorenza Carlassare, professoressa emerita di Diritto costituzionale all’Università degli Studi di Padova.
La giornata è proseguita con l’incontro “Memoria. I sopravvissuti raccontano” in aula Magna, con la proiezione del film documentario di Ruggero Gabbai sulla Shoah italiana intitolato Memoria. Attraverso le interviste a 90 ebrei italiani sopravvissuti al campo di sterminio di Auschwitz, il film ha raccontato, dalla viva voce dei testimoni, le diverse fasi della Shoah italiana. A introdurre il film sono stati Marilisa D’Amico e Lorenzo Lipparini, assessore alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data del Comune di Milano. Prima della proiezione è stato trasmesso un messaggio della senatrice a vita Liliana Segre e al termine della pellicola la serata è proseguita con il regista Ruggero Gabbai e un incontro dedicati ai progetti e alle iniziative dell’ateneo in difesa del valore civile e umano della memoria: sono intervenuti i referenti delle iniziativa,  Nando Dalla Chiesa (Progetto Memoria), Emanuele Edallo (Ma poi che cos’è un nome?), Giacomo Aresi (Promemoria_Auschwitz) e Stefano Marrone (La Statale e le epurazioni).
A margine di altro evento, Liliana Segre così si è espressa su un fatto di attualità, la vicenda della Sea Watch 3: “Avendo provato a essere una persona che è stata nel mare dell’indifferenza ed è stata annegata nel mare dell’indifferenza con la mia famiglia intera, da cui solo io sono tornata a raccontare, sono certamente più sensibile a una nave che non trova attracco; ma come non ho trovato allora le risposte perché il mondo intero è stato indifferente, non solo i nazisti colpevoli, trovo che quest’indifferenza si ripeta anche oggi.”

Foto:

– Valerio Onida con Achille Colombo Clerici pres. Assoedilizia e di Europasia

– Alessandro Pajno, Marilisa D’Amico, Achille Colombo Clerici

– Nicolò Zanon con Achille Colombo Clerici

“Sturzo, cent’anni dopo. Buone ragioni per una nuova politica” in Sala Alessi di Palazzo Marino presentazione del libro di Mattioli e Nardi – Europasia informa

gennaio 29, 2019

 

Istituto Europa Asia
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Presentato a Palazzo Marino di Milano il libro di Mattioli e Nardi su don Luigi Sturzo

BUONE RAGIONI PER UNA NUOVA POLITICA

“A tutti gli uomini liberi e forti facciamo appello perché uniti insieme propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e di libertà.”

Suonano quanto mai attuali le parole di don Luigi Sturzo, che il 18 gennaio di cent’anni fa, vigilia dell’avvento del regime fascista, invocava e sollecitava un sussulto d’orgoglio nei cattolici – e non solo ‒ a prendersi a cuore la costruzione di una nuova Italia, fondata sugli ideali della libertà, dello sviluppo, del progresso, della giustizia e del lavoro per tutti.

Lettere, discorsi, pensieri che anche oggi suscitano riflessioni importanti e sono capaci di ispirare tempi in cui obiettivamente l’agire politico sembra aver perso smalto e capacità di appassionare uomini e donne “liberi e forti” per costruire un progetto – come scrisse Sturzo – che sappia “congiungere il giusto senso dei diritti e degli interessi nazionali con un sano internazionalismo”, portatore di bene comune.

Prende spunto da queste riflessioni il dibattito “Sturzo, cent’anni dopo. Buone ragioni per una nuova politica” in Sala Alessi di Palazzo Marino, Milano, promosso da ITL-In Dialogo Editore, Unione Cattolica della Stampa Italiana-Lombardia, Istituto Luigi Sturzo e Comune di Milano   a partire dalla pubblicazione del volume  “Liberi e forti. Per una nuova politica a cent’anni dall’appello di Luigi Sturzo” curato da Alberto Mattioli e Pino Nardi, che ha moderato il dibattito.

L’ attualità di quei concetti, espressi comunque in una realtà non paragonabile a quella odierna (si era appena conclusa la Grande Guerra), è stata sottolineata da Rosy Bindi, politico, già presidente della commissione parlamentare antimafia : “Anche allora lo Stato liberale era in crisi, incapace di cogliere la separazione tra politica e società, con il rischio che si scelga l’autorità liberticida per superare le disuguaglianze cui la politica, in Italia e nel mondo, non riescono a rispondere”.
A monito dei governanti che ci reggono Rosy Bindi, entrando nella attualità, ha ribadito l’intima connessione esistente tra mafia e corruzione: ai tempi di don Sturzo, come anche ai nostri giorni.

La conversazione è stata anche l’occasione per ricordare i convulsi mesi da gennaio ad aprile 1919: la visita a Milano del presidente Usa Woodrow Wilson fautore della Società delle Nazioni;  l’irruzione dei fascisti alla Scala che interruppe il discorso del socialista Leonida Bissolati; la costituzione dei Fasci italiani di Combattimento  da parte di Benito Mussolini nella sala riunioni del Circolo dell’alleanza industriale  in piazza San Sepolcro di Milano; in aprile l’assalto alla redazione dell’Avanti! Mesi cruciali nei quali una alleanza tra uomini “liberi e forti” cattolici e laici avrebbe dato alla storia un corso diverso.

Gli interventi hanno tratteggiato la figura di don Sturzo. Figlio di un proprietario terriero di Caltagirone, già ordinato sacerdote, gestì con capacità imprenditoriale e umanità la proprietà di famiglia opponendosi all’organizzazione mafiosa che già allora imperversava nella zona. Diventato sindaco di Caltagirone, governò il Comune in maniera anticipatrice dei tempi, rivendicando autonomia dal potere centrale: fondò scuole, imprese, centri sociali. Il suo pensiero politico lo portò all’esilio all’avvento del fascismo: ma anche il ritorno nell’Italia repubblicana non fu facile, tanto che si tentò di convincerlo a restare all’estero il più a lungo possibile. Grande amico di Alcide De Gasperi, subì con lui larvate forme di ostracismo. La sua visione dell’economia, ispirata alla Rerum Novarum, si basava sulla libertà dell’iniziativa privata temperata dall’intervento pubblico, contro il capitalismo di rapina che oggi domina. Lo statalismo non come fine ma come mezzo.

Dopo i saluti introduttivi
– Lamberto Bertolé, Presidente del Consiglio comunale di Milano;
– Beatrice Uguccioni  Vicepresidente Consiglio comunale di Milano;
– Alessandro Galimberti  Presidente Ordine dei Giornalisti della Lombardia;
– Monica Forni, Presidente Ucsi Lombardia;
– Alberto Mattioli e Pino Nardi, curatori del volume Liberi e forti, gli interventi di Matteo Truffelli, docente di Storia delle dottrine politiche (Università di Parma) e presidente dell’Azione cattolica italiana;
Antonio Carioti,  giornalista “Corriere della Sera”;
Marco Vitale, economista e opinionista.

Folto il pubblico: tra i presenti, Roberto Biscardini, Federico Falck, Achille Colombo Clerici, Antonio Ivan Bellantoni.

Rosy Bindi con il pres. di Europasia e di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

 

 

 

 

QN Il Giorno pag. 24 – 26.01.2019 “L’Italia punti sul turismo” (Achille Colombo Clerici)

gennaio 28, 2019

In questi giorni i mezzi di comunicazione snocciolano cifre allarmanti paventando una nuova recessione: negli ultimi mesi, 14 dei 17 settori della nostra economia sono in rosso più o meno profondo. Si salvano soltanto alimentari e farmaceutici. Ma tra gli indicatori manca la voce turismo, a conferma di quale scarsa considerazione continui a soffrire questo settore anticiclico, vitale per la nostra economia, cui contribuisce, tra diretto e indotto, con 180 miliardi: oltre il 10 per cento del Pil e con 2 milioni 600 mila posti di lavoro.

Dati Istat ancora non definitivi parlano di un aumento degli arrivi nel 2018 del 4,5% e delle presenze del 3,9% rispetto al pur buono 2017. Bene anche la spesa degli stranieri; più 4%. Milano fa meglio della media nazionale: quasi 7 milioni di turisti in un anno, il 10% in più rispetto al 2017. Turisti che diventano 10 milioni se, oltre alla città, si considera anche l’hinterland. Anche in dicembre le presenze in città sono aumentate: 543.613 persone, il 13,81% in più rispetto a dicembre 2017, quando gli arrivi erano stati 477.636.

Secondo una ricerca della Banca d’Italia, però, non è il caso di entusiasmarsi. Se paragoniamo lo sviluppo del turismo in Italia al Paese competitor a noi più affine per vocazione e dimensione, la Spagna (il primato francese è generalmente accettato), ci si chiede come sia possibile che la Spagna riceva molti più turisti dell’Italia: 82 milioni contro 59, e incassi 60 miliardi di spese contro 40; anche se per bellezze paesaggistiche, patrimonio culturale e monumentale, qualità enogastronomica e quant’altro siamo oggettivamente superiori.

Da decenni la Spagna fa dello sviluppo turistico il pilastro della propria economia: ha istituito un ministero ad hoc mentre in Italia il turismo dovrebbe essere assorbito dal ministero dell’Agricoltura. Il settore inoltre lamenta da sempre poca attenzione alla pianificazione strategica, incapacità di promuovere l’immagine del Paese, bassi investimenti pubblici.

Questi punti di debolezza si rivelano anche all’interno del Paese. Il Nord e il Centro intercettano l’85% del turismo, nonostante il Sud (che comunque sta migliorando in classifica) conti il 78% delle coste, tre quarti dei parchi nazionali, un quarto dei musei e più della metà dei siti archeologici.

Bankitalia invita ad attrezzarsi per trarre beneficio dalla prevista ulteriore espansione dei flussi turistici mondiali, che hanno raggiunto quota 1 miliardo e 350 milioni di viaggiatori. Tra i punti critici del sistema Italia annota la relativa preparazione del capitale umano e la carenza di infrastrutture di trasporto.

Arcivescovo di Milano Mario Delpini – Incontro con i giornalisti 2019 – Istituto dei Ciechi – Europasia informa

gennaio 28, 2019

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Incontro con i giornalisti dell’Arcivescovo di Milano Mario Delpini
UN’INFORMAZIONE CORRETTA PER SCELTE CONSAPEVOLI

Calo di lettori (in vent’anni le vendite dei quotidiani sono scese della metà), di pubblicità, ma anche di professionalità nell’informazione sono tra le cause e gli effetti della crisi della carta stampata e in parte anche della televisione con un pubblico, in grande maggioranza giovani, che si documenta sui social, miniera inesauribile di disinformazione. Limitandoci alle responsabilità della categoria degli informatori professionali va detto che talvolta il giornalista si abbevera a fonti di parte senza avere la voglia, o la possibilità, di controllarne l’attendibilità. Nel Dopoguerra il caso più clamoroso è quello della bufala (gli anglofili la chiamano fake news) delle armi di distruzione di massa, mai esistite, che giustificò la guerra in Irak di Usa e alleati e i conseguenti decenni di destabilizzazione del Medio Oriente con centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi dei quali l’Europa sopporta le conseguenze.

“Le informazioni tendenziose e ideologicamente orientate, come ad esempio quelle che individuano nei profughi il capro espiatorio di tutti i mali d’Europa, sono deboli. Soprattutto non sono un aiuto a comprendere la realtà nella sua verità più profonda”. Lo ha affermato mons. Mario Delpini, arcivescovo di Milano, all’incontro dal titolo “Il futuro dell’informazione, i giornalisti di domani” organizzato all’Istituto dei ciechi dall’Ufficio Comunicazioni sociali della diocesi, in collaborazione con Ucsi Lombardia in occasione della Festa del Patrono dei giornalisti e degli operatori della comunicazione San Francesco di Sales. Per Delpini “il buon giornalismo deve favorire relazioni, non contrapposizioni dialettiche. Per esprimere un giornalismo di pace è necessario tuttavia esporsi, se davvero si vuole difendere il bene comune, che non è mai gratuito e a buon mercato”. Rispondendo a una domanda sul suo rapporto con i social, l’arcivescovo ha poi ricordato che al recente Sinodo dei vescovi sui giovani, con 250 vescovi provenienti da tutto il mondo, si è osservato che “i giovani nel mondo vivono in condizioni sociali e culturali molto diverse, ma una cosa li accomuna: tutti abitano sui social”. In questo senso bisogna “abitare i social, la tv, la carta stampata proponendo il bene, cose buone: sono convinto che il bene fa bene e convince”. Concludendo con l’invito di dare vita a un giornalismo “made in Italy”, a una via italiana al giornalismo di qualità.

L’incontro   è stato introdotto da don Walter Magni, portavoce dell’Arcivescovo e responsabile dell’Ufficio comunicazioni sociali della Diocesi. Sono seguiti interventi di Alessandro Galimberti, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, di Fausto Colombo (direttore del dipartimento di Scienze della comunicazione della Cattolica), Claudio Lindner (vicedirettore del Master in giornalismo “Walter Tobagi” all’Università degli Studi), Marco Lombardi (direttore della Scuola di giornalismo della Cattolica) e Ugo Savoia (coordinatore didattico del Master in Giornalismo alla Libera università di lingue e comunicazione – Iulm). Moderatore Alessandro Zaccuri, giornalista di Avvenire.  Quindi un dialogo tra Delpini e sei allievi delle tre scuole di giornalismo milanesi.   L’evento è stato seguito, oltre che da RaiTre e da numerose testate giornalistiche milanesi, anche da TvChina e ChinaFm.

Foto:
Arcivescovo Mario Delpini con il pres. di Europasia Achille Colombo Clerici

Il pres. di Europasia Achille Colombo Clerici con Alessandro Galimberti

 

 

Aste Giudiziarie immobiliari e sfratti: i dati della Corte d’Appello di Milano – Inaugurazione Anno Giudiziario 2019 – Europasia informa

gennaio 28, 2019

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I dati comunicati all’Inaugurazione dell’Anno Giudiziario della Corte d’Appello di Milano
PROCEDURE ED ESECUZIONI IMMOBILIARI IN LIEVE FLESSIONE – CONVALIDE DI LICENZA E SFRATTO IN AUMENTO

L’analisi dei dati statistici riferiti alla situazione del Distretto della Corte di Appello di Milano (che comprende i Tribunali di Milano, Busto Arsizio, Como, Lecco, Lodi, Monza, Pavia, Sondrio, Varese) evidenziano, dopo la sensibile  riduzione degli scorsi anni, una certa stabilità nelle sopravvenienze delle esecuzioni immobiliari, ancorché tendenti a una lieve flessione.

Dopo il picco degli anni 2013/2014 (le statistiche tengono conto degli ultimi sei mesi dell’anno precedente e dei primi sei mesi dell’anno successivo) con quasi 12.000 casi, le esecuzioni immobiliari sopravvenute sono poco più di 8.000.

Le procedure esecutive immobiliari pendenti al 30 giugno 2018 erano 17.088 (contro le 18.573 dell’anno precedente); le sopravvenienze si dimostrano in progressiva flessione mentre l’andamento delle definizioni, sempre lievemente inferiori alle sopravvenienze, sembra da ultimo avere invertito tale tendenza (nel 2016 erano 2.435, 2.350 a metà dello scorso anno).  Da notare che è aperto un tavolo di lavoro con gli Ordini professionali, la Prefettura e gli Amministratori locali diretto, in estrema sintesi, a coordinare gli interventi di tutte le istituzioni coinvolte nello sgombero degli immobili pignorati al fine di rilevare eventuali situazioni di disagio e di ottenere il rilascio spontaneo del bene.

Quanto ai procedimenti sommari di convalida di licenza e di sfratto, le statistiche disponibili riportano i dati dei procedimenti definiti (manca il dato delle sopravvenienze). I procedimenti sono stati 5.308 a fronte dei 4.722 dell’anno precedente.

Queste le esecuzioni immobiliari nei Tribunali del Distretto (i raffronti si riferiscono all’anno precedente):
Busto Arsizio – da 2.757 a 2.606.
Como – Da 1.261 a 1.175, grazie anche a una diminuzione delle sopravvenienze.
Lecco – Tendenziale diminuzione delle pendenze.
Lodi – Diminuzione del numero delle procedure.
Monza – Si registra una certa stabilità nelle sopravvenienze e un discreto abbattimento delle pendenze nelle esecuzioni mobiliari e immobiliari. Né può trascurarsi il grande rilievo che nelle procedure immobiliari presenta la risposta del mercato che, se nella metà dei casi ha consentito il raggiungimento del valore di prima asta (a fronte peraltro di vendite con grande ribasso dopo incanti deserti) in altri casi ha indotto protratte pendenze (per i beni non ritenuti appetibili che continuano a rimanere invenduti).
Pavia – Procedure esecutive e sfratti hanno risentito della congiuntura che ha colpito il tessuto imprenditoriale.
Sondrio – In diminuzione i procedimenti esecutivi immobiliari.
Varese – Sostanziale stabilità delle pendenze complessive dell’area Siecic (esecuzioni immobiliari e mobiliari, fallimenti e procedure concorsuali) dopo il deciso miglioramento rispetto all’anno 2015/2016.

Alla cerimonia di inaugurazione dell’ Anno Giudiziario del distretto della Corte di Appello di Milano, ospite d’onore l’ Arcivescovo di Milano Mario Delpini con  il Presidente della Giunta Regione Lombardia Attilio Fontana, il Prefetto Renato Saccone, il Questore Marcello Cardona, il Sindaco di Milano Giuseppe Sala, il Procuratore della Repubblica di Milano Francesco Greco, il presidente del Tribunale di Milano Roberto Bichi, i Comandanti regionali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, l’ Assessore al Welfare della Regione Giulio Gallera. Presenti, fra gli altri, Roberto Maroni, Mario Monti, Pietro Martello, Benito Perrone, Michele Saponara, Giacomo Caliendo, Edmondo Bruti Liberati, Nicola Cerrato, Carmen Manfredda, Achille Colombo Clerici, Marilisa D’Amico, Marco Di Tolle, Lucio Nardi, Enrico Vitali, Bruna Gabardi Vanoli, Claudia Buccellati, Carmelo Ferraro, Giovanni Bana. Il Procuratore Generale della Repubblica Roberto Alfonso, la Presidente della Corte d’Appello Marina Anna Tavassi, il Presidente dell’Ordine degli Avvocati Remo Danovi hanno letto le relazioni.

Foto:
S.E. La Presidente della Corte d’Appello di Milano dott. Marina Anna Tavassi con il pres. Di Assoedilizia Achille Colombo Clerici (foto d’archivio)

 

 

 

RE ITALY – Il Ministro Toninelli: “Il settore immobiliare volano chiave per il rilancio del Paese” Ottava edizione di Re Italy-Winter Forum, alla Borsa di Milano, Palazzo Mezzanotte – Europasia informa

gennaio 24, 2019

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Ottava edizione di Re Italy, la convention dell’immobiliare organizzata da MonitorImmobiliare
IL MINISTRO TONINELLI: IL SETTORE IMMOBILIARE VOLANO CHIAVE PER IL RILANCIO DEL PAESE

Un messaggio del ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha aperto i lavori dell’ottava edizione di Re Italy-Winter Forum, la convention dell’immobiliare organizzata da MonitorImmobiliare alla Borsa di Milano, in Palazzo Mezzanotte.

Rilevando come Re Italy sia ormai “un appuntamento centrale e irrinunciabile nel panorama italiano del real estate”, Toninelli ha ricordato come il settore immobiliare abbia una “sua doppia, fondamentale valenza per la nostra economia: da una parte è cartina di tornasole dello stato di salute del sistema nel suo complesso; dall’altra è un volano chiave per il rilancio del Paese”

Proseguendo: “Si fa un gran parlare di “grandi opere. Questo Governo è a favore delle grandi opere utili e ne abbiamo tante da portare avanti. Siamo invece contrari agli sprechi di denaro pubblico. Tuttavia, non va mai dimenticato che la prima grande opera di cui abbiamo bisogno sono le tantissime piccole opere diffuse che l’Italia aspetta ormai da decenni. Un miliardo investito nel Ponte sullo Stretto crea 900/1000 posti di lavoro. Lo stesso miliardo investito nella riqualificazione degli edifici crea 15mila occupati. Ecco perché bisogna puntare sulla manutenzione del territorio, sulle infrastrutture digitali, sulla ristrutturazione delle reti idriche, sulla rigenerazione urbana, sugli interventi al patrimonio storico e all’edilizia civile, a partire da scuole e ospedali. Non va fatto solo in base a un principio di elementare giustizia e civiltà, ma giova anche alla ricchezza della nazione, alla qualità della vita e alla sicurezza dei cittadini”.

Due economisti, Giulio Sapelli e Mario Baldassari assieme a Renato Panichi di S&P, hanno aperto i lavori. Entrambi gli economisti, rilevando sia pure con sfaccettature diverse, che siamo all’inizio di una frenata dell’economia mondiale, e quindi anche del nostro Paese, ma hanno escluso la possibilità di una recessione analoga a quella del 2008 a patto che non intervengano drammatici sviluppi politici.

Secondo Sapelli “non ci può essere ripresa economica senza gli in vestimenti indispensabili ai due settori trainanti, automotive e immobiliare. E’ il 20% della produzione che sostiene l’80% dei servizi”. E ancora. Si stanno incrociando due fattori negativi: da un lato la deflazione europea che porta alla stagnazione dell’economia di lungo periodo e dall’altro lato il rallentamento (relativo, resta sempre un Pil nettamente al di sopra del 6%) della Cina anche a causa della politica delle sanzioni di Trump.  Nello stesso tempo Wall Street è cresciuta soprattutto per la leva finanziaria e non per una prospettiva industriale, ed oggi è in frenata. L’Italia soffre per l’intreccio di questi due fattori perché siamo un Paese fondato sull’esportazione anziché sull’ampliamento del mercato interno, quindi non possiamo essere che i più danneggiati sia dalla politica economica europea sia dalla congiuntura internazionale. Sembra proprio che siamo destinati ad essere gli ultimi dei primi e i primi degli ultimi. Comunque, ha concluso Sapelli, nervi saldi e niente panico.

Anche Panichi non prevede crisi nell’anno corrente, ma un rallentamento. Per capire come andranno le cose, bisognerà attendere i dati di dicembre e gennaio. Gli investitori, che stanno alla finestra, decideranno, anche se dà per scontato che nel 2019 e nel 2020 l’Italia continuerà a crescere meno della media UE.

E’ d’accordo Baldassarri che, nelle previsioni sui prossimi Pil di Cina (già prima economia del mondo), Usa ed EU ritiene che l’Italia, cresciuta negli ultimi decenni la metà della media europea, nei prossimi anni crescerà di un quarto. Snocciolando una impressionante serie di tabelle e di grafici ha spiegato inoltre come la manovra di governo potrà incidere, nel bene o nel male, con pochi decimali sul Pil e sull’occupazione. Anche il tanto temuto aumento dell’Iva si rivelerebbe poco influente: nel 2021 arriveremo a 2.500 miliardi di debito pubblico senza aumentare l’Iva, a 2.450 aumentandola. Con questo ordine di grandezza, anche una ipotetica manovra correttiva di 6-7 miliardi è ben poca cosa. Per intervenire sul debito pubblico, vera palla al piede del Paese, occorrerebbe una manovra coraggiosa come quella attuata da Amato nel 1992; oltre a un deciso taglio alla spesa pubblica che è di 900 miliardi di euro. Infine, Baldassarri non si preoccupa molto di una possibile procedura di infrazione da parte della UE alla vigilia delle elezioni del Parlamento europeo. Tutto rimandato a settembre, quindi (con un 7 in condotta). Ma i mercati aspetteranno?

Al Forum sono inoltre intervenuti:
– Mahmoud Hesham El Burai, Senior Advisor at the Department of Dubai
– Rusmin Lawin,  Vice President of the Indonesia Developers Association for Foreign Affairs and Investment Promotion
– Fahami Chaabane,  President of the Chambre Syndicale Nationale des promoters immobiliers de Tunisie, CEO of the real estate CHAABANE and CEO 3N
–  Abdel Nasser Taha,  President of FIABCI Egypt and CEO of CFLD Egypt
– Mikhail Grin, President Fiabci Russia, CEO Grand & Metro Consulting
– Alberto Forchielli, Mandarin Capital Management
–  Mario Occhiuto,  Mayor of Cosenza and President of the Joint Heritage Foundation
– ANCI
-Luca Dondi,  CEO Nomisma
– Makedonov Assen, Presidente mondiale Fiabci

Foto:
Giulio Sapelli con il Presidente di Europasia e di Assoedilizia Achille Colombo Clerici

 

 

 

XXIII Rapporto sull’economia globale e l’Italia dal titolo “Il mondo cambia pelle?” a cura di Mario Deaglio, in collaborazione con Centro Einaudi, UBI Banca, Assolombarda genn. 2019 – Europasia informa

gennaio 23, 2019

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In Assolombarda presentato il XXIII Rapporto sull’economia globale e l’Italia

IL MONDO STA CAMBIANDO PELLE, DOMINA L’INCERTEZZA

Un mondo in corso di mutazione, soprattutto l’Occidente al quale apparteniamo. Una frattura che corre lungo l’Atlantico, tra un’Europa sotto scadenza elettorale e l’America di Donald Trump che sfida il commercio internazionale; la difficile equazione tra lavoro e capitale a dieci anni dal crack Lehman Brothers; Mosca al bivio tra Washington e un’Asia sempre più cinese. E l’Italia, alla ricerca di una via tra la fine delle ideologie e nuovi paradigmi di sostenibilità non solo ambientale, ma politica, finanziaria e sociale.

Questa la situazione che fa da cornice alla presentazione avvenuta in Assolombarda del XXIII Rapporto sull’economia globale e l’Italia dal titolo “Il mondo cambia pelle?”  a cura di Mario Deaglio – con i contributi di Chiara Agostini, Giorgio Arfaras, Francesco Beraldi, Gabriele Guggiola, Paolo Migliavacca, Giuseppe Russo e Giorgio Vernoni – edito da Guerini e Associati. Il Rapporto viene realizzato dal 1996 con cadenza annuale; in passato con Lazard e dal 2009 in collaborazione con UBI Banca ed analizza l’evoluzione dei mercati mondiali dal punto di vista degli sviluppi congiunturali, dei settori, delle imprese, delle regole, e la posizione dell’Italia nell’economia globale.

Dopo gli indirizzi di saluto di Carlo Bonomi, Presidente Assolombarda; di Letizia Moratti, Presidente Consiglio di Gestione UBI Banca e l’introduzione di Salvatore Carrubba, Presidente Centro Einaudi, Deaglio ha illustrato il Rapporto cui è seguita la discussione con Victor Massiah, Consigliere Delegato UBI Banca; Vincenzo Cremonini, Amministratore Delegato Gruppo Cremonini, Luigi Galimberti, Amministratore Delegato Sfera Società Agricola. Moderatore Fabio Tamburini, Direttore Responsabile Il Sole 24 Ore

Il titolo stesso del Rapporto sta a significare un cambiamento di carattere generale che investe l’intero Occidente dove i parametri nei quali siamo cresciuti stanno saltando e dove è sempre più difficile prevedere cosa succederà.   Se infatti negli ultimi anni la globalizzazione ha prodotto molto, dall’altra ha distribuito male i suoi risultati. La conseguenza è stata l’esplosione dei cosiddetti “pupulismi” a danno della politica tradizionale, “colpevole di non aver visto i problemi che stavano emergendo e di non aver reso sostenibile il modello di capitalismo che li determinava”. Si aggiungono fratture politiche, come quella tra America ed Europa con il venir meno dell’Unità atlantica o come quella dell’Inghilterra post-Brexit; fratture fisiche come quella emblematizzata dal crollo del Ponte di Genova; per finire, fratture sociali come le manifestazioni dei gilet gialli in Francia.

Le previsioni per il futuro non sono rosee: la crescita degli ultimi anni mostra segni di stanchezza. A mettere in guardia è l’andamento economico degli Stati Uniti, prima potenza mondiale, che vede crescere a dismisura il proprio debito parallelamente a un ristagno del PIL e a una crisi dei salari. Ma a fare paura è anche il rallentamento tedesco, partito due trimestri fa dal settore dell’auto, che oggi colpisce tutti i settori. Anche le cosiddette new industry non sembrano passarsela bene, basti considerare il calo di Google in Borsa.

C’è la prospettiva di una possibile crisi le cui cause sono da far risalire ad alcuni fattori globali emergenti, come lo scontro sul libero commercio, la tendenza a crescere dei tassi e dei rendimenti verso livelli storici, nonché la diffusione dei populismi che tendono a disincentivare la crescita e spingono a un consolidamento dello status quo.

Sono diminuite le disuguaglianze tra Paesi, ma aumentate quelle interne. La classe media tende oggi a spaccarsi con ricchi sempre più ricchi e poveri in aumento. Anche il fenomeno dell’invecchiamento demografico riguarda tutta l’Europa con una popolazione mediana che va dai 38 anni del 2002 ai 42 e mezzo del 2017. Da qui la minor propensione al rischio e una maggiore tendenza al consolidamento che toglie ai Paesi la forza di innovare.

La situazione dell’Italia all’interno del contesto globale non è anomala, anzi segue la tendenza al rallentamento generale. Dopo la Grande Recessione, nel 2015 si è tornati a tassi di crescita positivi. Stando al Rapporto ciò è dipeso da forti investimenti, da una bilancia commerciale in attivo e dalla ripresa dei consumi. “Siamo sopravvissuti alla crisi grazie alla resilienza delle famiglie (determinata, a sua volta, da un discreto ammontare di risparmio privato)”, ha spiegato il Professor Deaglio, “ma anche grazie agli aiuti della BCE, al controllo dei conti pubblici, alla reattività dell’industria al cambiamento e alle riforme che hanno favorito gli investimenti esteri. Permane tuttavia un gap importante Italia-Europa sugli investimenti in innovazione”.

A oggi settori come finanza, assicurazioni, informatica e agricoltura contribuiscono a formare il PIL e sono a buoni livelli, ma l’industria è ben lontana dal recuperare i livelli pre-crisi. Buone le performance dell’export che nel nostro Paese non ha perso terreno e può essere ritenuto l’unico elemento distintivo nell’economia globale. Eppure si è assistito a una riconfigurazione dei prodotti esportati: dalla tecnologia all’ambito artistico (moda, design ecc.). Ciò, a detta di Deaglio, rappresenta una potenziale fragilità per il futuro. Emergono tuttavia alcuni settori di nicchia che crescono grazie all’export di oggetti esclusivi, quali apparecchi medicali, apparecchiature sportive, macchine per la lavorazione industriale, spesso prodotti da aziende italiane acquisite da società estere che hanno investito.

Considerati questi fattori di rallentamento, non c’è un rischio di recessione immediato, quanto si ravvisano una serie di fattori che, se non corretti, potrebbero portare a una crisi di lungo periodo. Per esempio è manifesto un aumento allarmante della povertà assoluta e di quella relativa con un rischio povertà molto più alto rispetto alla media europea. L’Italia, in sintesi, è un paese malato che cammina ma non corre. Serve una visione di lungo periodo che manca alla totalità dell’orizzonte politico attuale. Su questa visione di lungo periodo urge aprire una discussione nazionale che ancora nessuno a oggi ha ancora avviato.

Occorrerà incentivare la spesa pubblica. Una forte contrazione dei consumi per via dell’incertezza potrebbe essere molto pericolosa. Il reddito di cittadinanza, per esempio, non contribuisce all’aumento della spesa come altri provvedimenti potrebbero fare.   Sarebbe stato meglio, perché meno oneroso, ampliare il reddito di inclusione. Per quanto riguarda lo spread non si avranno grossi effetti negativi fino all’autunno rispetto a quelli che già ci sono. Anche il risparmio delle famiglie per il momento tiene, soprattutto nelle famiglie over 40. Quanto all’aumento dell’Iva al 2020, tutte le simulazioni dicono che non è possibile evitarlo.

Foto:
Letizia Moratti  con Achille Colombo Clerici pres. Europasia

Salvatore Carrubba con Achille Colombo Clerici pres. Europasia