Archivio per febbraio 2019

Premio Panettone d’Oro, alla Virtù Civica – 20^ edizione 2019, Teatro dell’Arte, Triennale di Milano – Arcivescovo Mario Delpini – Associazione Amici di Milano informa

febbraio 11, 2019

 

Associazione
AMICI DI MILANO

Informa

 

 

Mario Delpini alla XX edizione del Premio Virtù Civica-Panettone d’Oro
“VENGO A PROPORRE L’IMPRESA DELLA SOLIDARIETA’”
Colombo Clerici:  “La società umana tanto più funziona, quanto più diffusa nei cittadini è la coscienza dei valori civili.”

“Vengo a incoraggiare la perseveranza, all’andare oltre, al contagio del bene, di cui voi siete capaci, rendendo credibile che il bene è possibile, e facendo nascere il desiderio di dire ‘anche io voglio esserci’” .

Con queste parole l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini ha aperto la “lectio magistralis” (il contributo ad una riflessione, l’ha definita)  al Premio Virtù Civica-Panettone d’Oro, giunto alla XX edizione, nel gremito Teatro dell’Arte alla Triennale di Milano.

Un Premio che la città metropolitana di Milano riserva a chi abbia mostrato una concreta rispondenza ai principi del vivere civico, operando attivamente a favore delle categorie più deboli e contribuendo a migliorare la qualità della vita anche nei quartieri più difficili.

Delpini ha così proseguito: “Il bene che si fa non può essere qualche parentesi della nostra vita: siamo chiamati a far sì che il bene sia persuasivo, che il volontariato contagi tutta l’esperienza e il tempo che abbiamo da vivere. Occorre che non ci siano momenti in cui ci corazziamo di indifferenza e, poi, i momenti del volontariato, dobbiamo andare più avanti e credere che il bene sia capace di trasfigurare tutta la giornata, seminando, nella città, uno stile che è quello della quotidianità, della collaborazione e del buon vicinato, del sentirci alleati nel costruire il futuro. Vengo a proporre l’impresa della solidarietà. E questo per contrastare la diffusa idea di fatalismo, di rassegnazione per una sorta di catena che si non può rompere e per la quale chi è vittima, cercherà di rifarsi con una rabbia dentro, chi ha fatto il male lo rifarà; per cui, se le cose oggi vanno male, domani andranno peggio. Io sono qui per dire che siamo persone libere e che, se abbiamo ricevuto del male, possiamo fare il bene”. Proseguendo: “Passare dalla generosità alla relazione, dal regalo – che termina all’oggetto e che presume di colmare solitudini e vuoti affettivi (come avviene, talvolta, tra genitori che regalano tutto ai figli, ma non se stessi), al dono, che è segno di cura, desiderio di incontrare, modo di stabilire una relazione”.

Il dono vero che un padre può fare al figlioletto, non è l’oggetto, sia pur tanto desiderato, ma è lo stargli accanto, il raccontargli una storia, una fiaba, una parabola.
Il dedicargli il proprio tempo.

La conclusione: “La relazione, che la generosità può stabilire, è una proposta di liberazione e – anche se non sempre possiamo risolvere i problemi, tutti i problemi – restituisce al destinatario attenzioni e la persuasione di essere meritevole di stima, di essere un valore, non l’utente di una possibile beneficenza, ma il protagonista della costruzione di un ambiente più accogliente, più solidale, pieno di speranza. Non clienti che devono essere beneficati, ma uomini e donne resi capaci, a propria volta, di contribuire al bene e non solo di riceverlo. Persone chiamate a uscire dalla sottostima, restituite alla fierezza potendo dire “Tu ti sei curato di me e io posso curarmi degli altri”. Un’autostima – questa – che rende capaci di contribuire all’opera comune”.
Presenti alla cerimonia oltre al presidente della Triennale Stefano Boeri, la vice Sindaca della Città Metropolitana Arianna Censi, l’assessore all’istruzione del Comune di Milano Laura Galimberti, Mario Furlan dei City Angels, Giangiacomo Schiavi del Corriere della Sera, Salvatore Crapanzano del Coordinamento dei Comitati, Jole Garuti SAO.

il prestigioso riconoscimento – ideato a metà degli anni ’90 dal Coordinamento Comitati Milanesi – con il sostegno di Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica), di AMSA-Gruppo A2A, di Assoedilizia  e di un cartello di associazioni cittadine (Amici di Milano, Associazione SAO, Ciessevi, City Angels e Legambiente) è stato assegnato a 15 cittadini benemeriti che si sono distinti per il loro impegno sociale. Inoltre sono state assegnate 15 menzioni speciali ad altrettante associazioni che quotidianamente mettono in pratica e aiutano a diffondere un esemplare comportamento civico nel tessuto urbano.

Tra i casi premiati Giovanni Cavedon, anima del Centro Ambrosiano di Solidarietà e Matteo Nassigh, ragazzo con disabilità che ha fatto della sua esperienza la molla per dare vita a un’associazione che si prendesse cura delle persone in difficoltà.

Dopo il saluto del presidente della Triennale, Stefano Boeri, che ha rilevato la peculiare caratteristica di Milano “città fatta di innovazione e generosità”, il commento di Achille Colombo Clerici presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia: “La società umana, tanto più funziona, quanto più diffusa nei cittadini è la coscienza dei valori civili: rispetto dell’altro e delle norme di convivenza, con senso civico, collaborazione, solidarietà. Attenersi a questi valori dev’essere inteso dal cittadino come bisogno di un’intima soddisfazione morale, e non come motivo di onori. Secondo un antico aforisma di Aristotele la dignità non risiede nel ricevere meriti, ma nella coscienza di meritarli. Questo è appunto lo spirito che il Premio alla Virtù Civica intende riconoscere: quello di donne e uomini che per tutta la loro vita hanno fatto il bene in semplicità, senza mai cercare la ribalta.”

“Questa è la ventesima edizione del Panettone d’Oro, un premio dedicato alla virtù civica che negli anni si è allargato a tutto il territorio milanese” ha detto il direttore generale di Comieco Carlo Montalbetti.

Ha preceduto l’evento l’ormai tradizionale rapporto di Ipsos sul senso civico dei milanesi.  Milano si conferma nella percezione dei suoi cittadini una città sicura (per il 73% degli intervistati) e dotata di un forte senso di solidarietà verso gli svantaggiati (per il 50% del campione). Emerge inoltre il quadro di una città dinamica che offre grandi possibilità ai giovani (63%) e che si dimostra molto attenta all’ambiente: per ben il 92% dei milanesi interpellati infatti la raccolta differenziata è un importante indicatore di senso civico e abbandonare rifiuti per strada è tra i comportamenti più gravi da condannare (per il 44%), dopo corruzione (71%) ed evasione fiscale (55%). La città con cui Milano si dovrebbe confrontare è Londra, secondo il 31% degli intervistati, seguita a distanza da Berlino (22%) e Barcellona (12%).

Qualche contraddizione in più invece affiora quando si affronta la questione legata al fenomeno immigrazione. Il 46% dei milanesi intervistati ritiene che abbia avuto un impatto negativo sulla città e per il 45% l’immigrazione incide sui costi dei servizi di welfare, consumando risorse che potrebbero essere spese per gli italiani. La pensano diversamente i giovani: secondo il 32% della fascia 18-30 anni l’immigrazione ha un effetto abbastanza o molto positivo su Milano, anche e soprattutto in quanto fattore di arricchimento della vita culturale cittadina.

FOTO

1. Premiazione di Don Claudio Galimberti con l’Arcivescovo Mario Delpini, Achille Colombo Clerici, il sindaco di Garbagnate Daniele Davide Barbetta

2. La premiazione del  Comitato Parchi di Novate da Achille Colombo Clerici e dal sindaco Lorenzo Guzzoloni

3. Arianna Censi, Achille Colombo Clerici,  Mario Furlan

4. L’Arcivescovo Mario Delpini con Achille Colombo Clerici

5- il Palco della premiazione

6. Don Claudio Galimberti, l’Arcivescovo Delpini, Achille Colombo Clerici

 

 

 

QN Il Giorno pag. 25 – 09.02.2019 “L’Unione Europea e la distribuzione delle risorse” (Achille Colombo Clerici)

febbraio 11, 2019

Molti ormai concordano nel ritenere che l’Europa debba sviluppare una politica economica propria nell’interesse generale e dei singoli Paesi membri, mediante progetti realizzati sul proprio territorio o all’estero, promuovendo ad esempio programmi di sviluppo nei Paesi africani. Ma non lo può fare poiché la dotazione finanziaria (pari all’1% del Pil degli Stati membri) è troppo esigua allo scopo.

L’Unione si limita dunque a portare avanti progetti che riguardano i singoli Paesi; e la logica si riduce ad essere quella del “ritorno” (in tutto, in parte o in più) al Paese contribuente di quanto lo stesso versa a titolo di contribuzione. Già questo è un non-senso, perché ogni nazione dovrebbe essere il miglior giudice della validità dei progetti che la riguardano (e demandare all’Europa tale compito è illogico).

Ma va aggiunto che il bilancio Europeo non può pensarsi aumentabile oltre il monte ipotizzato, per come funziona oggi l’Europa. Infatti, a seguito dello spostamento del potere dalla Commissione (il governo della UE) al Consiglio (costituito da ministri dei governi nazionali degli Stati membri) si finirebbe inevitabilmente per favorire le politiche di alcuni Paesi egemoni o favoriti da alleanze contingenti, a discapito delle politiche proprie dell’Unione e dei suoi interessi generali.

Lo abbiamo visto con il caso EPPO e con la questione della assegnazione delle Agenzie: questa vien fatta nell’interesse dell’Europa o nell’interesse dei singoli Stati?

Nel caso dell’Ema, l’interesse europeo avrebbe suggerito di “potenziare” un Paese, come l’Italia, che ha avuto ben poco in termini di assegnazione di sedi e di Agenzie ed è il terzo contributore netto dell’UE; mentre si è gratificato un Paese, l’Olanda, che ha già molto, e che contribuisce in misura minore al bilancio della Unione. Impreparato, oltretutto, ad ospitare l’Agenzia (mancava addirittura la sede che a Milano era già pronta) e che nel caso dell’accoglienza di una quota parte di migranti sbarcato in Italia ha risposto picche.

Che ci sia dunque, nell’Unione, un vero Governo responsabilizzato, che non si possa trincerare, inoltre, dietro il criterio di turnazione breve della presidenza della Commissione, che è un bel principio democratico, ma impedisce di identificare un responsabile che si investa dei programmi.

 

Anno Accademico 2019, Università degli Studi di Milano – Cerimonia di Inaugurazione – Aula Magna – Europasia informa

febbraio 11, 2019

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
Europe Asia Institute

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Inaugurato il 94° Anno Accademico dell’Università degli Studi di Milano

FRANZINI: IL FUTURO E’ INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLA CULTURA E DELLA CONOSCENZA

È il futuro il tema scelto a cornice della cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico dell’Università Statale di Milano, novantaquattresimo dalla fondazione.

Evocato nella sua declinazione forse più classica dall’intervento dello scienziato dell’ESA-Agenzia Spaziale Europea Tommaso Ghidini – dedicato a “Marte, la nostra Terra nuova” – rappresentato a pieno titolo dai bambini del Coro delle voci bianche del Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, il futuro fa da trama anche al primo discorso inaugurale del rettore Elio Franzini insediatosi lo scorso 1° ottobre.

Tra gli invitati  il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, il Prefetto di Milano Renato Saccone, Mons. Luca Bressan in sostituzione dell’Arcivescovo Delpini, il Gen. Silvano Frigerio Comandante della Prima Regione Aerea, il Presidente del Tar della Lombardia Angelo De Zotti, l’ assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera, l’ On. Patrizia Toia, il sindaco di Lodi Sara Casanova, quindi i maggiori esponenti della società culturale, professionale, imprenditoriale milanese tra cui la presidente di Brera Livia Pomodoro, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, Claudia Buccellati.

Un’idea di futuro  centrata sul percorso di internazionalizzazione della cultura e della conoscenza, che riconosca come riferimento ineludibile i valori e l’identità europea – e il ruolo dell’Università a promuoverli – nel quale la scienza non rinunci alla forza del sentire, lo spirito critico non si dissoci dalla “intelligenza che deriva dal confronto con la differenza”, dalla “disponibilità ad accogliere l’altro” e che sappia contemperare la gestione più efficiente degli atenei con la valorizzazione del contributo attivo di tutte le energie presenti nella comunità universitaria.
Ricco di riferimenti storici, perché “Guardare al passato è inevitabile, indispensabile per costruire il futuro”, l’intervento del Rettore traccia una sintesi delle linee di sviluppo dell’Ateneo nei prossimi anni, nella ricerca, nella formazione, nella governance, nel quadro di una riflessione complessiva sulla natura e la funzione delle Università.
Il richiamo all’Europa ha un rilievo centrale. Franzini esordisce ricordando che “i modelli di dialogo e confronto che l’Europa, dopo le tragedie del secolo scorso, ha messo in atto devono essere riferimento essenziale” e richiama la responsabilità fondamentale delle Università nella promozione dei valori e dell’identità europea, nella formazione di nuove generazioni anche “mediante l’istituzione di percorsi e strumenti educativi comuni”. Su questo fronte il Rettore annuncia che la Statale, già unica italiana a far parte della LERU, la rete delle 22 università europee research intensive, ha da pochi giorni aderito a una nuova rete di Università internazionali coordinata dalla Sorbona. Per intercettare, e in qualche misura anticipare, la “velocità e la pervasività dei cambiamenti” che stanno interessando in tutto il mondo ogni funzione fondamentale delle Università, è stato costituito il Gruppo di progetto UNIMI 2040 che, partendo dall’individuazione di benchmark internazionali, lavorerà ai possibili scenari che riguarderanno formazione, ricerca e governance nei prossimi anni.
Molto atteso il passaggio riguardante il progetto di trasferimento delle Facoltà scientifiche nell’area che ha ospitato Expo, oggi Mind, progetto che il rettore Franzini ridefinisce, ponendo come obiettivo per il 2024, anno del centenario dalla fondazione, “una Università nuova, che sappia valorizzare tutte le sue sedi nel quadro di uno sviluppo sostanzialmente tripolare: nel centro di Milano, in un nuovo distretto dell’innovazione e in un luogo storico, Città Studi, che presenti un volto rinnovato e nuove missioni ancora”. “Preservazione e rilancio” per Città Studi dunque – “con idee sino a oggi mancate” – perché quell’area è “legata non solo ai nostri cuori ma a tutto ciò che i nostri ricercatori hanno costruito in quelle aule e in quei laboratori”, ma certo senza rinunciare al polo scientifico da costruire nell’area di Mind, “che si integrerà in un distretto innovativo che potrà portare prestigio, scienza e lavoro al nostro territorio”. Senza dimenticare la nuovissima sede della Facoltà di Medicina Veterinaria a Lodi, inaugurata a ottobre.
Per i suoi studenti nuove professioni. Tra ipotesi fantascientifiche e fantastiche, nell’elenco delle 20 nuove professioni troviamo il ‘costruttore di parti del corpo’, il chirurgo in grado di aumentare la memoria dei pazienti, il medico esperto in nanotecnologie applicate alla salute. Per la tutela del clima sarà presente la figura di colui che si occupa di ridurre o invertire i cambiamenti climatici. Nella lunga lista troviamo alcune professioni curiose come la guida turistica spaziale per i viaggiatori del futuro o il Vertical Farmer che coltiva ortaggi in verticale sugli edifici cittadini. Professioni per carriere oggi impensabili, facendoci riflettere su quanto sia necessario proiettarci nel futuro quando si progettano nuovi percorsi formativi.

E’ pure del futuro che ha parlato Tommaso Ghidini, un futuro proiettato al di là dei confini della Terra diventati ormai angusti e che appare ai più come fantascienza, quando invece è ancorato a solidi studi ed esperimenti scientifici.
Parla della stazione permanente sulla Luna e della metodologia per realizzarla: non trasportando sul satellite tutte le componenti per realizzare la base –  sarebbe proibitivo considerato che ogni kg di materiale trasportato  costerebbe 100.000 dollari – ma inviando sul satellite una gigantesca stampante 3d in grado di utilizzare materie prime esistenti in loco, sabbia ed acqua  (in forma di ghiaccio nel sottosuolo) e i lander (veicoli di atterraggio) abbandonati sul nostro satellite da precedenti missioni (anno 2023): il primo passo per la costruzione di  una stazione spaziale in orbita attorno alla Luna, base di partenza  per Marte che, nel 2030, verrà raggiunto da robot con lo scopo di realizzare un habitat per i futuri astronauti.

Da questi programmi ricadranno sui comuni esseri umani considerevoli vantaggi, per esempio,  anche in termini di cure mediche.
Un intervento che ha strappato per qualche minuto l’attento uditorio agli assilli del quotidiano per farlo volare verso un cielo di stelle e non di nubi.

– Attilio Fontana, la prorettrice Marilisa D’Amico, Achille Colombo Clerici

– Mons. Luca Bressan, Giulio Gallera, Patrizia Toia, Achille Colombo Clerici

 

 

 

 

QN Il Giorno 6 febbraio 2019 – Ecostampa Evento “Il caso Kaufmann” Giovanni Grasso

febbraio 6, 2019

Consiglio Regionale della Lombardia – Giorno della memoria per i caduti al servizio della comunità – Europasia informa

febbraio 6, 2019

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Cerimonia al Consiglio Regionale Lombardo con i presidenti Fontana e Fermi
GIORNO DELLA MEMORIA PER I CADUTI AL SERVIZIO DELLA COMUNITA’

“Giorno della Memoria” per commemorare in forma semplice e solenne i servitori della Repubblica caduti nell’adempimento del dovere e tutte le vittime del terrorismo, della mafia e di ogni altra forma di criminalità. Il Consiglio regionale della Lombardia lo ha celebrato nell’Aula consiliare di Palazzo Pirelli. Dopo gli interventi del Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi e del Presidente della Giunta Attilio Fontana, è seguita l’esecuzione del silenzio d’ordinanza, alla presenza di numerose autorità civili, militari, di alcuni familiari dei caduti, nonché di esponenti dell’imprenditoria milanese tra i quali il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici.
Il “Giorno della Memoria”, istituito con legge regionale nel 2004, è nato per celebrare il ricordo di Renato Barborini e Luigi D’Andrea, agenti della Polizia di Stato caduti entrambi il 6 febbraio 1977 in un conflitto a fuoco con la banda criminale Vallanzasca al casello autostradale di Dalmine in provincia di Bergamo.

“Tante sono le persone che hanno trovato la morte mentre svolgevano il loro dovere: oggi, commemoriamo il loro sacrificio e ricordiamo il loro valore. Il mio pensiero in questo momento è rivolto soprattutto ai loro familiari, ai loro amici e al loro dolore”. Lo ha detto il presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana, nel corso del suo intervento. Proseguendo: “Ognuno di noi è chiamato a dare il proprio contributo al rispetto delle leggi e dei diritti del prossimo; e contribuire attraverso la cultura e la conoscenza a prevalere sulla paura e sull’ignoranza” brodo di coltura nel quale si alimentano delinquenza e sopraffazione.

“Il gradimento espresso da parte del popolo lombardo per l’operato delle Forze dell’Ordine è sempre stato costante – ha concluso Fontana – ed è anche il miglior riconoscimento alla loro memoria. Una sola giornata non può bastare per onorare il sacrificio di chi ha messo la propria vita a disposizione delle Istituzioni e degli altri. Ogni giorno dobbiamo essere fieri di chi serve le Istituzioni e difende la nostra democrazia”.

In precedenza il Presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi ha ricordato la devozione al dovere dei caduti aggiungendo: “Sotto questa luce si illuminano le ragioni del Giorno del Ricordo: da una parte la solidarietà e la vicinanza a chi ha subito lo sfregio della violenza e ai famigliari delle vittime, dall’altra il riconoscersi tutti insieme nella nostra Costituzione e nelle istituzioni democratiche. A questo si accompagna sempre, mai sopita, la richiesta che emerga la verità e che si compia la giustizia, perché non possiamo e non dobbiamo mai arrenderci alla violenza.”

Alla cerimonia erano presenti numerosi familiari delle vittime: la vedova del Maresciallo Luigi D’Andrea, signora Gabriella Vitali; i fratelli Rocco e Carmelo del vigile urbano Niccolò Savarino, tragicamente investito da un malvivente; la signora Nicoletta Caravaggio, moglie dell’appuntato dei Carabinieri Giovanni Sali assassinato a Lodi, presente con il fratello; Maurizio Campagna, fratello di Andrea Campagna, agente di pubblica sicurezza ucciso in un agguato dai PAC mentre lasciava la casa della fidanzata a Milano; il Comandante della Sottosezione della Polizia Stradale di Guardamiglio, l’ispettore Cristian Fumagalli, collega dell’agente di Polizia Francesco Pischedda, che ha perso la vita durante una colluttazione con dei malviventi; il Comandante della Sottosezione della Polizia Stradale di Bellano, l’ispettore Francesco Giovoni, collega dell’agente di Polizia stradale Giuseppe Beolchi, perito nel tratto lodigiano dell’Autostrada A1; gli zii, Antonio Simiele e Bianca Maria De Donato, del vigile del fuoco Pinuccio La Vigna, morto durante un intervento a seguito del crollo di un capannone durante un incendio. Il Presidente Fermi ha inoltre dedicare un pensiero ai familiari dell’agente di Polizia Locale, Gino Zanardini, travolto da una frana in Valsabbia lo scorso mese di giugno.

Foto d’archivio:
– Achille Colombo Clerici, Giorgio Spaziani Testa, Claudio Bocchietti, Alessio Butti, Alessandro Fermi

– Il Pres.  Attilio Fontana con Achille Colombo Clerici

 

 

Arcivescovo di Milano Mario Delpini – Incontro con il presidente dell’Istituto Europa Asia – Europasia informa

febbraio 4, 2019

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L’ ARCIVESCOVO DI MILANO MARIO DELPINI: l’informazione dia anche messaggi di speranza

Il presidente dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici ha incontrato l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, accompagnato da mons. Walter Magni, responsabile della comunicazione della Diocesi di Milano.

Colombo Clerici sottolinea come la grande Chiesa ambrosiana, l’informazione e l’imprenditoria rappresentino altrettanti pilastri – forti di valori quali la solidarietà e l’accoglienza – di una città e di una regione che da sempre sono alla guida del Paese.

Monsignor Delpini auspica che l’informazione, pur non minimizzando le negatività che ogni comunità presenta, possa esprimere compiutamente le realtà positive che quotidianamente la comunità propone.
In maniera tale che, in un momento storico nel quale sembrano prevalere paure, incertezze e disuguaglianze, venga lasciato spazio a un messaggio di speranza in un futuro migliore cui tutti, cattolici e laici, sono chiamati a dare il proprio contributo.

Foto:
l’Arcivescovo Mario Delpini con Achille Colombo Clerici

QN Il Giorno pag. 25 – 02.02.2019 “Uno sviluppo sostenibile” di Achille Colombo Clerici

febbraio 4, 2019

Assillati, come siamo, dai nostri mille problemi quotidiani dimentichiamo che essi fanno parte – cause e conseguenze insieme – di un fenomeno ben più vasto che viene identificato come un radicale cambiamento globale. Da un punto di vista sia economico, sia ambientale, territoriale, climatico.

Ambiente ed economia sono strettamente correlati. La supremazia del liberismo dopo la fine dell’Unione Sovietica ha portato ad uno sregolato sistema produttivo che da un lato ha intaccato profondamente le risorse del pianeta, dall’altro lato ha aggravato l’inevitabile riscaldamento globale della Terra.
Risultato. Caccia alle risorse naturali con le conseguenti guerre spacciate quali esportazione di democrazia, catastrofi naturali sempre più rilevanti e milioni di persone in fuga verso lidi più prosperi e tranquilli.

E’ possibile conciliare produzione (posti di lavoro) e ambiente? Sì, dicono gli esperti, con programmi di “sviluppo sostenibile”: uno sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri.  Concetto che negli anni si è articolato riguardando, per citare, il sistema pensionistico (i contributi versati oggi dal lavoratore non servono ad assicurare la propria pensione, ma a pagare quella di chi ha smesso di lavorare); e la solidarietà all’interno delle generazioni (redistribuendo il reddito in maniera equa).

I programmi di sviluppo sostenibile si basano principalmente su due direttrici: sostituire l’economia lineare che porta a scartare il prodotto dopo l’utilizzo, con l’economia circolare che punta a riutilizzare lo scarto.

La domanda è: il radicale cambiamento del modello di sviluppo quali conseguenze avrà per l’occupazione, destinata a ridursi progressivamente anche per l’arrivo di nuove tecnologie (robot)? Le polemiche sono feroci. Gli Usa, per esempio, hanno scelto di salvare i posti di lavoro nelle miniere di carbone e nell’industria estrattiva del petrolio a scapito delle conseguenze per l’ambiente; e il Brasile di intaccare gravemente l’ultimo polmone verde della terra per ricavare materie prime e legname.

Semplificando. Secondo i diversi scenari elaborati, nei Paesi, come l’Italia, ad economia avanzata, non ci sarebbero sostanziali vantaggi, in termini occupazionali, adottando l’economia circolare e il passaggio non sarebbe indolore. Ma l’incommensurabile vantaggio sarebbe di lasciare a chi verrà dopo di noi un Paese, un pianeta più vivibile.  Infatti, come dice un proverbio dei nativi americani (più saggi evidentemente di chi è loro succeduto) “noi non ereditiamo la Terra, la prendiamo a prestito dai nostri figli”.

Giovanni Grasso “Il caso Kaufmann”, Presentazione del Libro alla Libreria Rizzoli in Galleria a Milano – Liliana Segre e Ferruccio De Bortoli – Europasia informa

febbraio 1, 2019

Istituto Europa Asia
EUROPASIA
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Il libro di Giovanni Grasso presentato dalla senatrice Liliana Segre e dal giornalista Ferruccio De Bortoli
“IL CASO KAUFMANN”, RICHIAMO ATTUALISSIMO ALLA MEMORIA E ALLA RAGIONE

“Ad un certo punto della mia vita di bambina ho notato come a scuola e per strada ero indicata a dito, derisa, non venivo più invitata alle festicciole dei coetanei obbligati dai genitori a non giocare con me”. E’ l’isolamento sociale, prodromo di ben altri, terribili eventi, che Liliana Segre, senatrice a vita della Repubblica, superstite dei campi di concentramento nazisti, denuncia alla presentazione del libro “Il caso Kaufmann” di Giovanni Grasso (Rizzoli editore). Con lei e con l’autore, a commentare la pagina nera d’Europa, il giornalista e scrittore Ferruccio De Bortoli, presidente onorario della Fondazione Memoriale della Shoah di Milano, moderatrice la giornalista Mia Ceran; l’attrice Cristiana Capotondi ha letto alcuni passi del libro. Tra i numerosi presenti all’evento svoltosi nella Galleria Rizzoli di Milano, il direttore della Banca d’Italia Giuseppe Sopranzetti, il presidente di Assoedilizia e dell’Istituto Europa Asia Achille Colombo Clerici, Lino Duilio, Paolo Balboni, Giorgio Sacerdoti, Roberto Fusco, Antonio Ivan Bellantoni.

De Bortoli, da sempre ottimo cronista dei fatti della vita e dell’economia, sfogliando i giornali dell’epoca ha scovato riferimenti che trovano eco nell’attualità dei giorni nostri: quali un articolo intitolato “Com’è organizzata la pacchia”, riferentesi ad un presunto “coordinamento” degli ebrei; ed altri che indicavano il loro numero in Italia, l’8% dell’intera popolazione di 45 milioni di abitanti, pari a 3.600.000, quando in realtà erano 45.000.  Elementi di un meccanismo di propaganda, purtroppo sempre valido, che avvelena menti e coscienze, e che spinge una società in crisi a cercare un capro espiatorio. Dagli untori della peste agli ebrei. Ed oggi?

Il libro, “Il caso Kaufmann”, che origina da un fatto vero, ma che Giovanni Grasso – giornalista, saggista e autore televisivo, consigliere per la stampa e la comunicazione e direttore dell’ufficio stampa della Presidenza della Repubblica – ha trasformato in romanzo storico: è stato scritto in un anno, ma ha dovuto aspettarne altri venti prima di trovare un editore. Narra una sovversiva, per i tempi, storia d’amore tra un anziano ebreo e una giovane ariana e descrive l’atmosfera nella quale le discriminazioni razziali si impossessarono della gran parte delle menti tedesche. “Quando tutti erano nazisti, dire ‘democratico’ a qualcuno era un insulto, peggio che dirgli ladro, mascalzone o carogna” fa dire molti anni dopo alla portinaia che faceva le pulizie per Leo Kaufmann.

A sconvolgere la sua esistenza, nel dicembre del 1933, è una lettera. Kurt, il suo migliore amico, gli chiede di prendersi cura della figlia Irene e di aiutarla a stabilirsi a Norimberga. Kaufmann ha sessant’anni, è uno stimato commerciante ebreo, vedovo, e presidente della comunità ebraica di Norimberga – vittima, in quegli anni, della persecuzione nazista. Irene si presenta da subito come un raggio di sole a illuminare la vita di Leo. Ha vent’anni, è bella, determinata e tra i due si instaura un rapporto speciale fatto di stima, affetto, ma anche di desiderio. Però è ariana, e le leggi razziali stabiliscono che il popolo ebraico è nemico della Germania. L’odio, sapientemente fomentato dal governo nazista, entra pian piano nelle vite dei comuni cittadini e le stravolge. Diffidenza e ostilità prendono il posto di rispetto e stima. Gli sguardi si abbassano, i sorrisi si spengono. E quando anche la Giustizia, nelle mani dello spietato giudice Rothenberger, si trasforma in un mostro nazista, per l’onestà e la verità non ci sarà più scampo.

Foto:
– da sin.  Roberto Fusco, Ferruccio De Bortoli, Giovanni Grasso, Achille Colombo Clerici

– Liliana Segre con Achille Colombo Clerici

– Giovanni Grasso con Achille Colombo Clerici

– Roberto Fusco, Ferruccio De Bortoli, Achille Colombo Clerici, Lino Duilio